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Mostra di Chagall al Vittoriano

Recensione di Elettra Cecilia

Marc Chagall, straordinario artista di origine russa, ebreo  esule in Francia e poi negli Stati Uniti, in fuga dalle persecuzioni naziste, ha attraversato le correnti artistiche di questo secolo come  il cubismo, il surrealismo, l’espressionismo, traendone degli spunti, ma mantenendo sempre una poetica autonoma.

Nella Mostra al Vittoriano sono presenti circa 200 opere. Il percorso della retrospettiva inizia dalle prime oprere, dove il pittore rievoca la sua Russia fatta di colori brillanti e feste popolari della sua città natale Vitebsk,  ad opere contrassegnate da temi ricorrenti, le fiabe dei Grimm, gli amanti e gli sposi accanto a suggestivi quadri sul tema del Cristo e della sua lettura della Bibbia.

 

Per testimoniare  nelle sue opere l’oppressione che ha segnato fortemente la sua famiglia e la sua gente, Chagall utilizza il Cristo crocefisso, focalizzando il sacrificio che è alla base della  religione cristiana come simbolo metaforico del  martirio del popolo ebraico.

Il Cristo di Chagall è immerso in colori  brillanti come giallo, bluette, rosso, simboli di forza, passione ma anche di sacrificio e richiamano esplicitamente il dolore e la forza della passione di Cristo.

Il pittore russo con unicità di tratto riesce con pochi segni e colori sul volto ad esprimere la sofferenza  nel corpo di Cristo deformato molto espressionisticamente come si può vedere nelle tre tele affiancate al secondo piano del Vittoriano, “Resistenza” dove Cristo crocefisso spicca come fonte di vita e pace tra folle di uomini in rivolta con esplicito riferimento ai travagliati anni fra le due guerre, esule per il mondo, vittima di scontri devastanti che hanno generato le guerre.

 

Accanto troviamo “Resurrezione” del  1937 e “Liberazione” eseguita  da Chagall  dopo il ritorno in Francia,  dove il personaggio del rabino che suona il violino immerso nella luce gialla forte  e accecante è Cristo risorto che vive   nella vita di una città di uomini in festa, tra gli sposi e la vita che riprende dopo i tumulti e le atrocità della guerra e della persecuzione.

 

Sul tema sacro vi troviamo anche “I figli di Israele che mangiano l’agnello di Pasqua”, “Abramo e i tre angeli”, “L’esodo”. “Il figliuol prodigo”.

 

Molto caro a Chagall il tema della sua famiglia dalla quale restò lontano per tantissimi anni, gli anni dell’esilio, la figura della madre  ritratta in casa o in immagini di maternità come “La nascita”. Anche l’immagine della sorella è importante ed è  ritratta alla finestra. Ci sono poi  immagini di donne  tratte della sua memoria, nudi  femminili sensuali ed influenzati dal cubismo di Picasso e dai colori degli espressionisti e da Munch.

 

Gli oggetti e i personaggi sono esposti nello spazio pittorico in una dimensione onirica apparentemente priva di consequenzialità spazio-temporale  e immediatamente siamo immersi in atmosfere da sogno, oniriche molto suggestive nei colori e forme ma anche molto riflessive che vanno al di là della contemplazione della forma e del  colore e dell’atmosfera della tela.

I colori di Chagall infatti hanno un fascino magnetico, rimandano alla Russia popolare ma anche alla cultura mediterranea, e posseggono una forza evocativa, plastica e pittorica magica che non può non attrarre il visitatore che, al di là dei temi e personaggi, si perde nella bellezza coloristica delle  opere del pittore russo.

 

Chagall è un artista che sa toccare le corde più profonde del nostro spirito e della nostra anima con atmosfere magiche e da fiaba che sono molto presenti nella retrospettiva al Vittoriano.

 

Il tema degli amanti e degli sposi è molto ricorrente in diverse tele dove predomina la dolcezza, l’incanto degli abbracci immersi tra cieli  molto surreali, con personaggi eternamente in volo, eternamente in viaggio nella vita e dentro se stessi attraverso l’amore che li lega.

I volti dei suoi innamorati-sposi sono speculari come fossero due facce di uno stesso volto: l’amore.

 

Da non dimenticare per bellezza  e suggestione, “La fidanzata dal volto blu”, 1939, “Gli amanti in rosa” del 1916, ” Gli amanti in blu”1914, “Il matrimonio” con il bellissimo angelo rosso che suggella e rafforza l’unione come un Deus ex-machina, del 1918, “Il guanto nero”, ” All’imbrunire” “Villaggio con il sole offuscato”, “La notte verde”. Spesso sono tele ambientate in paesaggi innevati con neve bianca dai toni molto freddi ma riaccesi dai volti colorati e vivi dell’umanità che li popola e anima anche nel vento gelido della russia in una dimensione reale, ma anche ideale.

 

Innamorati e sposi immersi in cieli da sogno, fiori coloratissimi, accompagnati spesso da animali puri ed ingenui, fragili come mucche e piccoli uccelli che fanno quasi da testimoni e da spettatori forse da angeli sempre, lì sempre presenti a trasmettere pace e magia.

Si  tratta di uomini, animali e fiori collocati e fatti vivere in cielo, un cielo speciale cui fanno eco le seguenti parole di Chagall:

 

 

Dio tu che  ti cieli nelle nuvole,

o dietro la casa del calzolaio,

fa che la mia anima,

anima dolorosa di ragazzo balbuzziente, si riveli,

mostrandomi la strada.

Non vorrei essere uguale a tutti gli altri;

voglio vedere un mondo nuovo”

M.Chagall 1931

 

 

In molte tele ricorre un  mondo animale incantato delle fiabe, come dice lo stesso pittore: “Ho utilizzato, mucche, lattaie  e l’architettura tipica  della provincia russa come fonte di ispirazione formale  perchè questi elementi appartengono al mio paese d’origine, ed hanno lasciato nella mia memoria visiva  un’impressione  più profonda di tutte.

Ciascun pittore è nato da qualche parte  e anche se in seguito reagisce alle influenze di nuovi ambienti,  una certa essenza, un certo profumo del suo paese natale  presisterà sempre nel suo lavoro” M. Chagall.

A queste parole fanno eco molte delle tele esposte al Vittoriano come: ” L’occhio verde”, del 1944, “Ossessione”  opere che fanno emozionare per la bellezza dell’arte che sprigionano con grande forza  e che  fanno entrare nell bellissimo mondo delle “meraviglie” di Chagall, mondo reale spesso fatto di dolore e sofferenza subita, ma anche di fede, di amore, di speranza, di magia, di favola che lascia sperare e sognare.

 

 

Recensione di Elettra Cecilia

Giorni della mostra: Roma, Vittoriano, dal 09.03.2007 al 01.07.2007 

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