Intervista ad Aquilino

A cura di Elettra Cecilia

Elettra: Quando hai scoperto la passione e il talento della scrittura in  te?

 

Aquilino: Avevo undici anni e un pomeriggio di pioggia scrissi di getto una poesia con le rime e in metrica. Mi sembrò così simile a quelle dei libri che pensai che anch’io avrei potuto fare lo scrittore. Da quel giorno non ho più smesso di scrivere poesie, racconti, romanzi e testi teatrali.

 

Elettra: Quali son stati da ragazzo adolescente e quali sono ora i tuoi autori preferiti?

 

Aquilino: Da ragazzo ho letto Salgari, Verne e poi tutto quello che trovavo perché leggere mi piaceva tantissimo. Mi sedevo sul pavimento in cucina e smettevo solo perché mia madre mi sgridava dicendo che sarei diventato cieco. Non ero però un solitario. La mia vita si svolgeva soprattutto all’aperto in compagnia degli amici. Non c’erano ancora televisione e play station e le nostre avventure non erano certo virtuali: campi, boschi, discariche, torrenti, fienili… Si era sempre in giro, a piedi e in bicicletta, a caccia di insetti e animali o a fare battaglie tra di noi. Insomma, l’avventura non c’era solo nei libri, era esperienza quotidiana.

Da adolescente ho letto centinaia di libri di fantascienza, poi ho scoperto i gialli, i thriller e così via. Ora leggo ogni tanto romanzi a sfondo storico (Cornwell, Hobb…), ma soprattutto libri sulla storia medievale, dal secolo X al secolo XIII. È un periodo che mi ispira sia per la prosa (sto scrivendo Le crociate dei Santi Innocenti, la storia romanzata delle crociate dei fanciulli del 1212) sia per il teatro. Sono passati ottocento anni, ma poche cose sono cambiate rispetto al potere, all’ingiustizia sociale, all’emarginazione, all’ignoranza delle masse…

Leggo anche autori per ragazzi come Pullman, Stroud, Pratchett. 

 

 

Elettra: Dalla tua biografia si legge che hai svolto attività di animazione con Centri d’Incontro, Associazioni di Disabili, Amministrazioni, Scuole dalla materna alle superiori. Cosa ha significato per te fare animazione con ragazzi diversamente abili  e  con i ragazzi in generale?

 

Aquilino: Ricordo ancora gli abbracci stritolanti di Franca, Erminia e di altre ragazze che nel teatro trovavano divertimento, riconoscimento, sfida, autostima… Ricordo spettacoli come I cavalieri della tavola rotonda e Voglio andare al mare e la riduzione della Traviata, tutti un poco folli perché sceneggiati assieme ai ragazzi del Centro.

Ricordo la cordialità di anziani di ottanta e più anni, e i momenti tristi quando capitava che uno si ammalasse e morisse… una volta poco prima il debutto, l’altra tre giorni dopo. Ma il tempo maggiore l’ho speso con i ragazzi, dapprima organizzandoli per carnevali, animazioni natalizie, spettacoli per l’Unicef… e poi facendo teatro insieme a loro.

Mi hanno regalato qualcosa di invidiabile. La possibilità di non perdere di vista l’infanzia e l’adolescenza, e quindi di maturare senza rinunciare alla preziosa leggerezza dell’anima che invece di solito negli adulti si spegne. Ho mantenuto così la capacità di emozionarmi ancora, di stupirmi e incuriosirmi, di valutare le cose davvero importanti, di riconoscere il grande valore dell’affettività, di non farmi trascinare in vortici assurdi di soldi e potere.

Rimanere sempre un poco bambini significa mantenersi liberi, vitali, creativi. Di questo ringrazio le centinaia di bambini e ragazzi che per trent’anni hanno vissuto avventure insieme a me.

 

 

Elettra: Leggendo su di te nel tuo bellissimo sito, mi ha colpito molto questa tua affermazione su te come ragazzo: ” Sentivo di non aderire del tutto alla realtà e vivevo soprattutto “dentro”. Mi ritrovavo nei miei sogni e mi sentivo un po’ diverso dai miei coetanei ….la scrittura mi ha fatto scoprire che realtà e fantasia sono sorelle”. 

Realtà e fantasia oggi  spesso viaggiano su binari diversi, ma come faresti capire ai giovanissimi che possono essere sorelle e viaggiare insieme in una società complessa e difficile come la nostra? 

 

Aquilino: La società, in sé, è complessa e difficile in ogni tempo, proprio perché non muta e si mantiene solida e respinge gli attacchi con determinazione e cinismo. Essa bada di più a preservare il sistema che ad assicurare la felicità del singolo. Senza che ce ne rendiamo conto condiziona la nostra vita e i ragazzi ne sono le prime vittime. Televisione, moda, divismo, realtà virtuale… Penso che molti ragazzi rischino di mettere in soffitta il proprio cervello e di comportarsi in modi stupidi e balordi che non gli appartengono. Tanti episodi di bullismo, di sfide sconsiderate, di scherzi idioti e pericolosi… che senso hanno? Tanta droga tra i giovani, che senso ha? Che gusto c’è a perdere l’autostima, a sentirsi sempre più depressi, inutili, infelici?

La società ci propina (si fa un uso disgustoso e perverso della televisione!) modelli inconsistenti di evidente imbecillità perché non vuole che i giovani pensino con la propria testa e che immaginino con la propria fantasia. Ecco che cosa bisogna fare: recuperare un proprio mondo interiore autonomo e indipendente.

Recuperare la verità di se stessi, riscoprirsi e amarsi, opporsi alla globalizzazione nel senso di omogeneizzazione delle diversità. Rivendicare la propria originalità! Ritrovare sensibilità, compassione, rispetto, collaborazione… Essere critici, per non cadere nei tranelli di soldi facili e successo immediato. E non diventare mai vittime. I ragazzi devono fare musica, teatro,danza, poesia… e invece li si spinge solo al calcio e alla carriera televisiva. Mi vengono i brividi.

 

A cura di Elettra Cecilia

 

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