
La danza e la musica, come sostiene Franco Larocca, sono dei mediatori universali nell’educazione speciale per l’handicap, come ho potuto sperimentare nella mia attività didattica di docente di sostegno in un liceo classico dove ho realizzato percorsi di musicoterapia e danzaterapia con l’alunna che seguivo.
Larocca definisce la musica e la danza “mediatori analogici”, in educazione speciale. Alla base sta il concetto di “terapie attive” e questo induce a capire che i mediatori in generale e, in particolare la musica e il movimento-danza, “aiutano” (ecco la parola terapia!) i diversamente abili a superar le proprie difficoltà.
Larocca evidenzia:
Secondo Kant l’uomo vive secondo la rappresentazione della legge e l’organo della rappresentazione è la neocortex e gli infiniti mondi possibili rappresentabili dalle infinite connessioni sinaptiche dei nostri due emisferi cerebrali. La natura umana pertanto ha la continua, quotidiana e fisiologica tendenza alla comunicazione fra le miriadi cellule cerebrali. Così l’uomo si apre alla vita della cultura. L’attività della neocortex è tutta a carico dei mediatori, della loro capacità di penetrare nell’animo attraverso i sensi.
Senza attenzione e partecipazione attiva con i mediatori, non si struttura in noi alcuna rappresentazione né cognitivo-razionale né cognitivo-emotiva della realtà. E’ fondamentale per l’educatore, il pedagogista e l’insegnante studiare i mediatori per cercare quelli più adatti a risvegliare l’attenzione nei soggetti con deficit visivo o uditivo, o motorio, o per deficit mentali dovuti a lesioni cerebrali che interrompono o distorcono i messaggeri della vita spirituale nel dialogo dell’uomo con la realtà. Così soltanto si può superare la fatica dell’opposizione del deficit. Si tratta di trovare mediatori che aprano sia alla rappresentazione emotiva che a quella cognitiva.
Larocca sottolinea che il contenuto del mediare è il proprio io, la propria nudità che si può ricoprire di musica, di danza, di acqua, d’animali, di giochi o di simboli e quindi invita l’altro ad aprirsi, a mostrarsi, a mettersi in gioco, a venire in luce. Suono e movimento, dal caos primordiale, per la legge dell’entropia, s’organizzano in cosmo, giungendo alla periferia dell’universo, ossia alle membra umane, come eco d’origine cosmica. Quindi i cieli e le galassie danzano e suonano arcane armonie che ci giungono flebili attraverso i milioni d’anni luce. Quindi sottolinea che musica e danza sono tra i primi mediatori della nostra vita, dicendo:
Eppure dentro le nostre membra il ritmo, insieme moto e suono, o se vogliamo moto sonoro o suono che muove, è, costituisce “esperienza prima dell’esserci” (si ricordi che l’udito è il primo senso a risvegliarsi già nel terzo quarto mese di gestazione!). Questo è sufficiente per annoverare musica e danza tra i primi mediatori, quelli dell’esperienza diretta e vitale, quelli che richiamano spontaneamente l’attenzione e dispongono a partecipare quasi per risonanza e in cui l’animo s’espone attraverso il corpo in movimento ritmico, con primitiva semplicità e con la gioia e il buon umore di chi sente in se il pulsar della vita. Ma danza e musica si fan messaggeri di sogni, aprono, nelle volute e volteggi, ndo I el riempir gli spazi di infinite immagini, la realtà visibile e la ridisegnano scolpendola con vigore entro le connessioni sinaptiche al punto da entrare in “trance” come sciamani e ballerini di flamenco possono testimoniare. Musica e danza sono però soprattutto mediatori analogici, e in più modi: in senso comunicativo e in senso contenutistico.
Danza e musica come mediatori inducono ad una rappresentazione della realtà dove l’uomo si apre ad una cognitività emotiva ed empatica, olistica, che della realtà nulla dimentica, ricomprendendola e ri-creandola in una dimensione che trascende e spazio e tempo. Di conseguenza si può osservare che la musica e la danza, poiché mediatori analogici, sono i più adatti a mantener attiva l’attenzione del sordo, dell’ipovedente, del down, dell’idrocefalo, del cerebroleso, del debole mentale, del cranioleso e di tutti quei soggetti con deficit mentali secondari. Questo perché musica e danza sono mediatori anche in senso contenutistico sia per similitudine con la realtà, sia perché con la realtà hanno un rapporto di proporzionalità diretta e quindi ci emoziona direttamente l’animo e quindi:
Per l’analogia di proporzionalità tuttavia musica e danza ci strappano le lacrime, ci infervorano le feste, solennizzano i riti, muovono a guerre, alleviano il dolore, addolciscono gli animi esacerbati, aprono a nostalgia, incutono timore, pongono in sospensione gli animi, risvegliano ad antiche memorie. Occupandoci di handicap, sappiamo che con i mediatori di musica e danza possiamo aiutarli (ecco la terapia!) a rappresentarsi la realtà con l’intelligenza emotiva .
Possiamo infatti ritenere che:
“Il suono sta al ritmo come la natura sta alla vita” o ancora: “la danza sta al moto come il movimento sta al divenire”, “un movimento danzante dà concretezza di moto all’astratto divenire della natura” .
A cura di Elettra Cecilia

Elettra Cecilia








