
Elettra : cos’è per te la danza?
Ambra Senatore: Semplicità, vita, niente di elitario, qualcosa che di solito mi annoia vedere e che invece penso abbia un sacco di potenzialità, qualcosa che non ha forse più senso chiamare così. Un corpo- persona che si muove in uno scambio con l’altro e con sè.
Elettra: quali sono i coreografi che hanno segnato maggiormente la tua formazione di danzatrice e perchè?
Ambra Senatore: Hanno segnato la mia formazione persone varie, non necessariamente coreografi. Tra i coreografi sicuramente Roberto Castello con cui lavoro dal 2004 e che stimo molto per la purezza d’animo e per avermi insegnato l’importanza di avere chiarezza negli intenti e che estetica ed etica sono inscindibili. Poi Raffaella Giordano, nella cui ricerca sulla presenza e sul lavoro nel corpo ho trovato una materia che in qualche modo già mi apparteneva anche tramite lei ha trovato sostegno e avvio di una strada che ancora sto percorrendo. Potrei citare molti altri: mi viene in mente ora Nigel Charnok per il lanciarsi senza pregiudizio nelle cose, i pionieri della danza modern, gli esponenti della post modern dance americana, le avanguardie artistiche in genere.
Elettra: Parlami del tuo assolo al teatro comunale di Teramo: temi ricorrenti, tipo di gestualità e movimento coreografico.
Ambra Senatore: EDA-solo è il mio primo lavoro in totale autonomia creatività ed è del 2004 e risale ad un momento in cui la primaria esigenza era appunto mettermi in gioco io sola come autrice, assumendomi ogni responsabilità e in fondo ogni merito e demerito.
Sono partita da qualcosa di molto personale, non per restare in un ambito autoreferenziale, ma perchè era l’unico modo che avevo in quel momento per poter toccare con sincerità forse anche qualcosa di universale, semplice, ma comune a molti.
Ho dunque lavorato a partire da me e dalle tracce di una persona a me cara (senza l’interesse che questa persona emergesse sulla scena, nè che fosse dichiarata l’ispirazione al pubblico).
Ho scoperto che facevo ridere e che la gente, vedendomi, era trasportata emotivamente… sorrideva …e poi rideva. Questa è stata una grande scoperta inattesa. Da lì ho inziato a lavorare sull’ironia e ho ancora tanto da imparare.
Parto da azioni e questioni consuete e comuni, le amplifico, le diminuisco, le distorco lievemente, traslandole su un piano lievemente surreale ed ironico, come se uno spostasse un pochino il punto di vista su cose che bene conosce e su cui quasi non pone più attenzione e si accorgesse della loro vanità, goffaggine o l’essere buffi.
Via via si è andato creando un personaggio che ha azioni semplici, direi goffamente seduttive, nel tentativo di ricevere attenzione e apprezzamento dall’altro (lo spettatore). La richiesta di riconoscimento dall’esterno è un tema per me decisamente ricorrente.
Qui tutto è molto casalingo: azioni, costumi, suoni, oggetti.
Elettra: La danza contemporanea in italia….quale futuro ha o potrebbe avere?
Ambra Senatore: Ci sono molti danzatori di qualità e - come sappiamo - difficili condizioni di lavoro: non c’è cura intorno alla crezione contemporanea. Eppure le forze creative sono molte. Non so che futuro potrà avere, ma io credo in due punti essenziali: 1. smettere di paralare di danza e teatro e generi poichè per quanto riguarda la creazione contemporanea non ci sono confini ed è importante riferirsi ad un unica grande materia, pur differenziatissima, che è proprio la creazione contemporanea. 2. la fatidica formazione del pubblico poichè in Italia manca una cultura di danza.
Credo si debbano investire energie e fondi nella diffusione della danza nelle scuole innanzi tutto con degli incontri seri ( troppo spesso, non sempre per fortuna, chi interviene nelle scuole sono persone che sentono fallito il proprio progetto creativo e portano questo fallimento ai bambini. E’ importante che non sia più così).
Sono importanti anche tanti altri aspetti e comunque non ho la ricetta io sola, ma sento che si devono abbattere pregiudizi sulla danza contemproanea e sulla creazione contemporanea in genere ed è responsabilità di autori, danzatori, performer, programmatori.
Nella danza e nel teatro c’è molta vita, per questo serve ai cittadini. Lo spettacolo è un diritto dei cittadini, non di chi lo fa.
Intervista a cura di Elettra Cecilia

Elettra Cecilia








