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La danzaterapia

Articolo di Elettra Cecilia

maria fux

Maria Fux, nei suoi seminari con gruppi integrati, pratica la danzaterapia secondo quanto riportato nel suo libro:

Parlo della danza in particolare della danza che da gioia; della danza che da sollievo; della danza che aiuta a capire; della danza che aiuta ad esprimere e ad esprimersi; della danza che cura. (Della danzaterapia) .

La danza, nella concezione di Maria Fux, unifica, esprime e rivela ciò che non si può raccontare in parole; la danza cura. Accanto alla sua attività di danzatrice ha sviluppato una lunga carriera di insegnante e ha avuto centinaia di allievi/e.

Insegna la danza moderna con mezzi creativi legati alla mimesi e all’improvvisazione. Ogni allievo/a ha subito una modificazione fisica e psicologica poiché il corpo è diventato più saldo, elastico e
controllato e così anche la personalità che si è aperta è diventata più sicura. Ma la vera, commovente, miracolosa realtà di una disciplina tutta da inventare le si rivela con le prime bambine “non normali” che le vengono portate al suo Studio.

Nel suo libro Maria Fux parla della sua esperienza con la diversabilità e nello specifico con i ciechi e con i non udenti.
Riporto le sue esperienze in quanto si innestano nel tema danza e diversabilità.

L’esperienza con i ciechi è stata realizzata per il Servizio Nazionale di Riabilitazione e Abilitazione del cieco di Buenos Aires negli anni ’70. Lavorando con persone con deficit alla vista ha messo da parte stimoli visivi e colori, e ha cercato di ispirare loro fiducia nello spazio che non potevano vedere usando delle musiche ritmiche ed indigene americane per charango e bongo.

Si parte sempre dal cerchio (come fa anche il coreografo americano Alito Alessi nella danceability), invitando a mettersi attaccati attraverso le spalle perché il contatto fisico fa sentire più sicuri.

Poi ha iniziato a fare un lavoro corporeo in cui, tramite la guida vocale e con la musica, gli allievi dovevano muovere la mano o il corpo ascoltando musica medievale con il flauto. Nella classe ad un certo punto tutti, vedenti e non vedenti, uomini e donne, muovevano il busto e le braccia lentamente, si integravano, partecipavano insieme alla musica e creavano immagini.

Successivamente il gruppo cominciò a cercare un’autonomia individuale per esprimersi, riuscendo ciascuno ad associarsi agli altri da solo e lentamente. Con movimenti chiusi ed aperti, ascendenti e discendenti, costruivano le loro piccole e originali frasi espressive, imparavano a riconoscersi e i non vedenti acquisivano fiducia in se stessi e nello spazio in cui si muovevano, con emozione e allegria.

Di Elettra Cecilia

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