Questo sito contribuisce alla audience di

Danza e autismo

Articolo di Elettra Cecilia

autismo

Percorsi di danza tra scuola, vita e professionalità. Il caso di Lucia.

Prima di avviarmi alle conclusioni di questo studio vorrei testimoniare la mia esperienza professionale di danza in contesti scolastici e con la diversabilità, parlando di una mia alunna molto speciale: Lucia.
Nel corso dell’anno scolastico 2000-2001, (e poi anche 2001/2002), il mio primo anno come docente di sostegno in un liceo classico con indirizzo scientifico, ho attivato su decisione corale del GLH di classe, dell’equipe medica e del Preside, un percorso di danzaterapia per la mia alunna Lucia.

Il percorso è durato quasi due anni scolastici, praticamente i miei due anni di supplenza nella stessa scuola, all’inizio della mia carriera di docente di sostegno sull’area letteraria.
Lucia è una ragazza di 19 anni, inserita in una classe di 29 alunni, ha cecità corneale per disgenesia sclero corneale, con esiti di cerebropatia e ritardo cognitivo medio-grave. A questo si va ad aggiungere la sua strutturazione autistica per cui è portatore di handicap psico-fisico e visivo come riportato nella sua DF. Come conseguenze funzionali ha cecità totale, assenza di apprendimento scolastico e autismo. Come previsione dell’
evoluzione naturale Lucia può migliorare se si lavora adeguatamente sull’autonomia personale e sulle sue capacità di entrare in relazione con l’altro.
Nell’area motorio-prassica ha goffaggine motoria e scarsa capacità di controllo motorio. Nell’area linguistica risulta che Lucia comprende frasi semplici e nella produzione il linguaggio è assente. Comunica a volte con pochi gesti.
Nell’area affettivo-relazionale mostra un disturbo nella strutturazione del sé e tollera il contatto fisico.

Nell’autonomia sociale tende ad isolarsi.
Nella DF redatta in forma conclusiva si evince che Lucia necessita di una cura della motricità fine e globale e delle competenze relazionali per poter raggiungere una migliore autonomia personale e sociale.

Date tali premesse, la scuola si è attivata per farle avere l’insegnante di sostegno sin dal primo anno di superiori (quando l’ho conosciuta). Ne sono state assegnate due, su una cattedra di 18 ore di cui 15 ore gestite da un’altra collega di sostegno e 3 ore assegnate a me. In queste tre ore settimanali svolgevo con Lucia attività di danza, mentre con l’altra collega Lucia faceva soprattutto attività manipolativa fine, molto semplice, seduta in classe; ad es. tagliava a mano dei pezzetti di carta o infilava perline grandi in un filo e con la matita faceva dei segni su fogli sparsi.
Da questa realtà, che da un punto di vista umano mi aveva molto rattristata, ho pensato professionalmente di attivarmi con un’azione didattica mirata al suo benessere. La danza e la musica sono state la soluzione e per quasi due anni l’ho coinvolta con grandi risultati generali in tutti gli assi di riferimento nella sua attività scolastica e anche nella sua vita.

Certamente ho dovuto lottare con chi sorrideva sarcasticamente tra i colleghi sul fatto di farla danzare a scuola e fuori dalla classe in cui non voleva sempre stare.

Nel contesto culturale e antropologico della scuola dove lavoravo, in genere la danza non è considerata cultura ma solo passatempo e divertimento puro, ma mai nessuno aveva pensato di inserirla in una programmazione di classe. Questo era l’ambiente, molto retrivo e “non aggiornato” professionalmente, che ho trovato nella scuola dove lavoravo. Nonostante tutto ci ho creduto fino in fondo nel mio percorso didattico di danza, vedendo soprattutto, quanto Lucia amasse ascoltare la musica e muoversi, danzando a suo piacimento e anche e soprattutto sotto la guida delle mie indicazioni tecniche.

Quando si insegna danza ci sono sempre delle tecniche che entrano in azione, dalla base, dalla danza classica alla danza moderna, alla danza contact, alla danceability, alla danzaterapia perché ogni movimento corporeo ha una tecnica con cui deve essere svolto e un’intenzione che riguarda i benefici del movimento stesso.
Con Lucia quindi ho svolto un programma di danza, lavorando sulla definizione e l’espressione culturale (antropologica) del movimento e utilizzando brani di musica classica, etnica, e new age come supporto all’attività corporea.

Seguendo l’iter didattico, testimoniato nel dettaglio nel mio registro scolastico personale, si è potuto rilevare che Lucia ha espresso sempre attraverso il linguaggio del corpo le sue emozioni e reazioni all’attività proposta.
Durante l’iter, nel rapporto umano ed empatico che si istaurato con me, ha mostrato sempre molto entusiasmo verso l’attività di danza. Lucia spesso in classe aveva delle forti crisi di pianto con urli associati e voleva uscire fuori. Con la mia attività questo non si verificava e, accanto all’entusiasmo e la gioia, Lucia ha conseguito un vero e proprio miglioramento della sua condizione umana.

Infatti si è lavorato sulle sue autonomie personali attraverso un lavoro mirato al miglioramento del suo rapporto con lo spazio, con il ritmo corporeo, la gestualità minima e quotidiana e soprattutto si è cercato di sciogliere la muscolatura del suo corpo.
Come conseguenze di tale lavoro, si è potuto constatare un miglioramento delle capacità mnemoniche potenziate attraverso la ripetitività e la ridondanza di alcuni esercizi, con l’improvvisazione corporea, la contact improvisation e la ripetizione di movimenti spontanei svolti sul ritmo musicale.

La musica come costante punto di rifermento, quasi matematico, scandito in tempi, ha mostrato sempre la capacità di calmare emotivamente Lucia e di tranquillizzarla anche e soprattutto in alcuni momenti in cui era particolarmente agitata in classe, data la sua strutturazione autistica.

Di Elettra Cecilia

Ultimi interventi

Vedi tutti