Intervista a Federicapaola Capecchi

Prima Parte

Federicapaola Capecchi

Elettra:_ Cos’è per te la danza?

Federicapaola Capecchi:_La danza è forse la miglior forma di espressione della vita. È creazione di nuove ed ulteriori forme e idee. É un’urgenza. La mia vita si svolge con la danza: le ho dedicato tempo, allenamento, dedizione, passione, desiderio. Siamo state anche in crisi per qualche tempo come tutti i grandi rapporti d’amore. Già Bejart diceva che “la danza si fa a due, come l’amore”. In questo lasso di tempo di crisi mi sono dedicata alla mia formazione anche attorale.

Dopo una felice esperienza con Marco Baliani, uno dei più grandi attori di narrazione italiani, nel progetto spettacolo “Le Antigoni della Terra”, decisi che per me era importante saper usare anche la parola, la regia, la drammaturgia. Questo mi ha consentito di riprendere la mia relazione con la danza in modo ancora più carnale, viscerale e costruttivo. La danza è una necessità, almeno per me.

“Perché dipingo la danza? E’ il movimento della gente e delle cose che ci consola. Se le foglie degli alberi non si muovessero, gli alberi sarebbero infinitamente tristi e la loro tristezza sarebbe la nostra” (Edgar Degas). È il mezzo, il linguaggio, un punto di vista, la forma con la quale esiste reale espressione e comunicazione. Una comunicazione umana. Condivisione di esperienza reale, vissuta. La danza e la coreografia -non riesco a scinderle – sono una reale possibilità di cambiare le cose, o per lo meno di saper osservare, elaborare, criticare, raccontare, provocare, il nostro contemporaneo.
Danza e coreografia possono avere un linguaggio vissuto, che arriva dal corpo e vi respira, senza automatismi né artifici tecnicistici. Possono parlare davvero direttamente, immediatatamente, nel profondo, per sempre, senza troppi ma, se e perché. Arrivano al grado di corpo che a me piace e cerco: sotto pelle.

Danza e coreografia sono l’unico sistema linguistico capace di trasmettere in tempi brevi e in modi efficaci un’immagine positiva di tutto un sistema sociale. Sono un valore in sé e, se ci fossero istituzioni e politici in grado davvero di amministrare lo spettacolo dal vivo e la danza in particolare, sarebbero in grado anche di creare ricchezza non solo quella interiore. Educare gli spettatori alla danza potrebbe essere un reinfondere, insieme all’ausilio del teatro di prosa, della musica, un po’ di cultura e di umanità. Ma credo di star divagando troppo. La danza è forza e potenza assoluta: è corpo, sangue, respiro, ascolto, sensibilità, sentire, pensare, è libera da esigenze strettamente narrative perché arriva direttamente da corpo a corpo, da pulsione a pulsione.

Elettra:_Quali sono i coreografi che hanno segnato maggiormente la tua formazione di danzatrice e perchè?

Federicapaola Capecchi_ Domanda difficile. Perché mi sento un meticcio o un ibrido, attraversata fino in fondo e segnata da tutte le esperienze formative, gli stili e i percorsi incontrati e cercati, e perché ad ognuno di loro – non me ne vogliano i maestri e i docenti – non sono stata fedele. Li ho quasi sempre traditi. Ma nel senso che ho tradotto quanto avevo appreso in un mio percorso e in una mia personale ricerca. Pensandoci…Sicuramente Adriana Borriello mi ha iniziato a questa scelta. Fino ad allora avevo studiato solo danza classica poi incontrai lei in un residenziale al Teatro Elfo di Milano. Lì iniziai e dicisi di proseguire nella danza contemporanea.

Ero molto giovane, allora direi che mi prese la qualità del movimento e le infinite possibilità di variazione intraviste. Dopo molti anni mi sono resa conto che, più di tutto, mi era rimasta la sua poetica fatta di una danza talmente inscritta nella musica da sembrare musica visiva. Per me è diventata la mia quasi impossibilità di creare serenamente senza musica dal vivo.

Non inscrivo la danza nella musica, anzi spesso e volentieri, le remo contro o lavoro in dissonanza e discordanza, ma della musica, del ritmo, della conoscenza dei danzatori di entrambi, ho assoluto bisogno. Credo che questa cosa mi derivi da quell’esperienza. Sicuramente Giorgio Rossi rispetto all’attenzione e all’ascolto dello spazio, della musica, dell’energia, del peso, del respiro, delle regole del gioco e della possibilità di giocare con le regole.
Ha reso sicuramente più marcatamente organico il mio approccio con la creazione e l’interpretazione. In assoluto una svolta radicale nel mio modo di pensare, percepire e agire sono state le due esperienze di danza butoh. Prima con Kayo e Yukio Mikami con i quali ho partecipato anche allo spettacolo “Luna di Terra” al Teatro Franco Parenti di Milano e poi con l’Assoluto…Kazuo Ohno, al Teatro Comunale di Ferrara. Non so dire a parole cosa mi ha insegnato questa esperienza. Posso dire che mi ha portato ad un corpo e ad un’azione onesti, a cercare il silenzio (come già suggeriva Leo De Berardinis per il teatro), a rispettare oltremodo il corpo e la sua capacità di provocare profondamente.
Dell’esperienza Choreographic Collision part 1, laboratorio coreografico per una nuova drammaturgia della danza, mi hanno segnato maggiormente Jacopo Godani e Mi Na Yoo. Jacopo Godani con la sua propaganda antimetodo, la deformazione, eppur bellissima, della scultura del corpo, l’asimmetria, la rivoluzione eppur il suo puntinismo coreografico. Mi Na Yoo per le possibilità di espansione del corpo che mi ha permesso di intravedere. Di Ismael Ivo non parlo volutamente qui perché l’esperienza con lui, in due anni di progetto, non si limita ad un segno di formazione. È stato qualcosa di più ampio e articolato.

Intervista a cura di Elettra Cecilia

info:
www.opificiotrame.org

Compagnia OpificioTrame

tel +39 02973822993; +39 02 2484027

opificiotrame@opificiotrame.org

Seconda parte dell’intervista….
Federicapaola Capecchi

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