
Elettra:_Parlami dell’esperienza artistica della compagnia Opificio Trame
Federicapaola Capecchi:_ OpificioTrame è nata sulla carta nel 2002 operativamente nel 2003. Cominciavo ad avvertire la necessità di comunicare con un mio linguaggio, con mie visioni e punti di vista. Mi sentivo pronta a farlo. A fondarla siamo stati in 4: io, Riccardo Walchhutter, scrittore-drammaturgo, Paolo Bellucci, un musicista, cantante e Lorenzo Burresi, video maker. Con la volontà, fin dal principio, per l’attivazione dei progetti, di aggiungere e coinvolgere continuamente attori, danzatori, musicisti.
Quando ci siamo riuniti, ognuno di noi avvertiva la necessità di esprimere specifiche emozioni ed esigenze comunicative. Tutti e 4 eravamo alla ricerca di una collocazione nuova nella pratica della danza e del teatro, diversa da quello fatto fino a quel momento, che fosse anche in sincronia con il momento storico e sociale.
Cercavamo la possibilità di dire cose per noi importanti come cittadini del mondo e come teatranti. Ci siamo trovati concordi nel fatto che fare danza, coreografare e fare teatro dovesse essere una presa di posizione. Ci siamo seduti attorno a un testo, scritto da uno di noi. Diventato uno spunto, una sorta di canovaccio, ma che riassumeva le nostre esigenza espressive di quel momento.
Così è nato il gruppo e il suo primo progetto: “Bambini non tirate gli estintori ai carabinieri”. Uno spettacolo se vuoi di cronaca, se dobbiamo dargli una definizione, i cui dati ufficiali provengono dalla diretta collaborazione con Medici Senza Frontiere che seguiva lo spettacolo anche con una mostra fotografica.
Poi è nato “SottoPelle”, “L’unico pensiero che mi occorre”, poi “Resistenze” spettacolo di teatrodanza. Altre due produzioni sono in fieri: “Hobo” e “Il Carrello tiene tra i denti”. E in cantiere vi è la possibilità di riprendere la performace di Venezia e traformarla in uno spettacolo. Produciamo altri progetti, anche non strettamente di danza, nel tentativo di valorizzare e diffondere le forme di produzione indipendenti letterarie, musicali, multimediali e artistiche direttamente collegate o svincolate dalla produzione teatrale.
Perseguiamo una linea continua di sperimentazione di un nostro linguaggio. Questo anche per quanto riguarda i testi – laddove li riteniamo necessari - affidati al nostro scrittore e drammaturgo che opera, ogni volta, in assoluta simbiosi con danzatori e attori. Il nostro linguaggio parte dalla danza contemporanea per frantumarsi e continuamente trasformarsi nelle dinamiche del teatrodanza, del teatro e della contact, spinta ad una sua inarrestabile ed inevitabile mutazione fisica, corporea, visiva ed emozionale.
Veicolata attraverso un personale percorso di ricerca che la stravolge di corpi imperfetti e capovolti, nella ricerca inesausta del rapporto tra gli individui. La dimensione dei rapporti tra gli individui. Come i corpi l’uno all’altro, intersechiamo e ricerchiamo unioni e scontri di linguaggi come la multimedialità, la musica e il canto dal vivo, la fotografia e la pittura.
L’unione di questi elementi alimenta la nostra ricerca. Siamo interessati ad una pura ricerca in studio con i danzatori e gli attori. Iniziamo quasi sempre un progetto con domande e risposte, temi, sollecitazioni, interrogativi, provocazioni, improvvisazioni. Il tutto sotto l’alea di un’assoluta estroversione, fiducia e sincerità. Per rischiare, concedersi fino in fondo: il punto in cui si intreprende il gioco dell’avventura creativa.
Solo a quel punto si riesce -come ci ha ribadito Pina Bausch alla Biennale Internazionale di Venezia- ad andare ben al di là della semplice composizione coreografica o teatrale.
Intervista a cura di Elettra Cecilia
info:
www.opificiotrame.org
Compagnia OpificioTrame
tel +39 02973822993; +39 02 2484027
opificiotrame@opificiotrame.org

Elettra Cecilia








