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Intervista a Fabrizio Laurentaci

Da circa tre anni sono molto concentrato sul tema della diversità. E’ talmente ampio ed esteso, e così tremendamente attuale, che cerco di rilevarne aspetti apparentemente nascosti, eppure estremamente significativi, che possano aprire riflessioni a livello più profondo. Quest’anno, ad esempio, attraverso il lavoro che sto creando con i miei studenti del laboratorio coreografico Flowmotion, mi occupo della paura, madre di tutte le barriere. Considerare l’altro, per qualsiasi ragione, un diverso, denota la presenza di un muro: come ben sai i muri sono duri da abbattere; occorre trovare una breccia. Altro è parlare di diversità come espressione dell’essere nella sua unicità.

Fabrizio Lauerentaci

Elettra__ COS’E’ PER TE LA DANZA?

Fabrizio Laurentaci__Gradirei fare una distinzione fra ciò che rappresenta per me la danza e quello che ne è la sua percezione oggi. La danza è l’evento che si manifesta nel momento in cui il movimento si fa espressione. In senso performativo, rappresenta il processo creativo che s’instaura nella ricerca dell’espressione attraverso il movimento, indipendentemente dall’essere danzatore o coreografo. Ogni danzatore, a livello più o meno conscio, intraprende un percorso di conoscenza attraverso il proprio essere corporeo; in un secondo tempo, con una maturazione più profonda, acuisce la conoscenza del movimento e la sua sensazione. A questo livello la danza diviene una vera e propria analisi trasversale attraverso i vari sé e le condizioni che ne possono determinare la comunicazione.

L’espressione del movimento è legata al “come” esso viene eseguito, articolato, rappresentato. La percezione della danza, sia per l’esecutore che per lo spettatore, si verifica quando se ne avverte la motivazione, sia energetica(dinamica, estetica, flusso) che concettuale, anche nella sua apparente immobilità… come un fiume che scorre in modo tumultuoso, ma anche tranquillo. La sua bellezza in fondo, come per tutta l’arte, è fatta di armonia e contrasti. Il coreografo che ricerca infatti, rifiuta lo stereotipo proprio perché limitativo dell’individualità, e quindi di un’interiorità autentica.

Elettra__ QUALI SONO LE TAPPE PIU’ IMPORTANTI DELLA TUA CARRIERA DI DANZATORE E COREOGRAFO E PERCHE’?

Fabrizio Laurentaci__Comincerò col dirti che sono arrivato alla danza un po’ per caso, attraverso una sorella maggiore che insegnava in una scuola di danza. Era il 1978, ed io desideravo fare l’attore fin da quando avevo 5 anni. Pensavo che la danza mi avrebbe aiutato nella padronanza dei movimenti. Poi me ne sono innamorato, e a 18 anni ho deciso che invece di entrare all’Accademia di Arte Drammatica volevo fare l’esame per entrare all’Accademia Nazionale di Danza. E’ stato un momento in cui ho avuto la possibilità di vedere per 5-6 sere di fila al Teatro Petruzzelli, sia Kylian che Forsythe portare in scena, con le rispettive compagnie, parte della loro produzione. Non ero ancora un vero danzatore e già sentivo che mi sarebbe piaciuto coreografare. Dopo alcuni mesi ho potuto lavorare per due giorni con Il balletto del XX° Secolo di Bejart e con il Grand Magic Circus di Jerome Savary: due bellissime esperienze. L’anno successivo, appena ammesso all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, sono stato accettato ad uno stage tenuto dai maestri del prestigioso Mudra du Bruxelles: pensa, 250 ragazzi da tutta Europa per meno di 50 posti! Una carriera atipica la mia, fatta di paradossi: ammesso come allievo all’AND poco dopo aver debuttato come primo ballerino al Teatro Petruzzelli! Ma in fondo si trattava di una commedia musicale, per quanto sovvenzionata dalla Regione Puglia. E contemporaneamente, nello stesso periodo, assunto da una casa discografica, la C&M di Bari, per “coreografare” un brano presentato in gara al festival di San Remo. E non sapevo ancora nulla di coreografia…! Dopo due anni sono entrato a far parte del Gruppo Stabile dell’Opera dell’Accademia Nazionale di Danza, con cui ho fatto una tourneè in Grecia. Un anno di sana gavetta facendo vari spettacoli in giro, anche se da primo ballerino di una compagnia sovvenzionata dallo stato. Poi due anni nel Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera, un po’ di televisione, ed esperienze più o meno brevi. A 25 anni ho preso il primo Diploma di Laurea in Accademia, che mi abilitava all’insegnamento. Subito dopo l’incontro con Claudia Venditti: sono rimasto legato alla sua compagnia, come primo ballerino, e alla sua scuola come docente di modern jazz, per 9 anni. Sono varie le esperienze vissute in quel periodo, alcune rimarchevoli, altre un po’ meno. Esaltante avrebbe potuto essere l’esperienza di Città della Musica, nel 1993, una Rassegna Internazionale della Musica durata 10 giorni per la quale sono stato direttore artistico per il settore Danza: ma la debàcle finanziaria del pur pregevole evento ha condizionato ogni eventuale slancio di carriera. Cose che capitano… In fondo avevo solo 29 anni! Ciò che mi ha salvato in quel frangente è stata la riscoperta della scrittura. Negli anni successivi, pur continuando a danzare, ho avuto la possibilità di coreografare, anche per grandi eventi. Il percorso degli ultimi anni è stato improntato al cambiamento, al tentativo di rinnovare e nutrire di nuova linfa il mio lavoro di coreografo e docente. La scelta della specializzazione in Composizione della Danza in Accademia lo dimostra.

Elettra__QUALI SONO I TEMI CHE ATTRAVERSANO I TUOI SPETTACOLI O COREOGRAFIE?

Fabrizio Laurentaci__Da circa tre anni sono molto concentrato sul tema della diversità. E’ talmente ampio ed esteso, e così tremendamente attuale, che cerco di rilevarne aspetti apparentemente nascosti, eppure estremamente significativi, che possano aprire riflessioni a livello più profondo. Quest’anno, ad esempio, attraverso il lavoro che sto creando con i miei studenti del laboratorio coreografico Flowmotion, mi occupo della paura, madre di tutte le barriere. Considerare l’altro, per qualsiasi ragione, un diverso, denota la presenza di un muro: come ben sai i muri sono duri da abbattere; occorre trovare una breccia.
Altro è parlare di diversità come espressione dell’essere nella sua unicità.

Elettra__COME DOCENTE, OLTRE CHE COREOGRAFO, SECONDO TE QUALI DEVONO ESSERE LE QUALITà FONDAMENTALI DI UN DANZATORE?

Fabrizio Laurentaci__Al di là delle qualità tecniche ed estetiche che, preciso, sono da definire in funzione del tipo di necessità che un coreografo ha rispetto ad un altro, credo che un danzatore debba possedere grande disponibilità a mettersi in gioco, sensibilità a carpire gl’input e i segnali anche minimi nell’esecuzione dei movimenti per determinarne una maggiore espressività a livello corporeo. Una o più pirouettes non possono fare una coreografia, né tanto meno esprimere un concetto; ma l’uso e il gusto con cui possono essere adoperate forse si.

Elettra__TI OCCUPI ANCHE DI SCRITTURA. AL I° RADUNO INTERNAZIONALE DELLA DANZA DI FIUGGI HAI TENUTO UNA CONFERENZA SUL TUO LIBRO “CASTELLI DI PAGLIA”. COSA RAPPRESENTA PER TE LA SCRITTURA?

Fabrizio Laurentaci__La scrittura è una parte importante di me della quale avverto in questo momento la necessità, per più di una ragione. Da un lato c’è la voglia e la curiosità di riscoprire come si è evoluto il mio linguaggio dopo circa 9 anni dalla pubblicazione di Castelli di Paglia, e poi perché in essa ritrovo quella dimensione di totale autenticità che non sempre viene compresa nella vita quotidiana. Inoltre mi accorgo sempre dell’importanza e del peso della parola scritta, in un mondo in cui il vaniloquio e la finzione imperano… soprattutto nel nostro. Credimi, gl’imbonitori… abbondano!
Tornare ad una dimensione in cui le parole rappresentano un’azione che s’imprime nella memoria, ti responsabilizza, quindi ti costringe a riflettere prima di esternare qualsiasi idiozia. “Verba volant”, per fortuna … e te lo dice uno che per volare ha scelto di danzare.
E la danza, in fondo, non è una muta poesia?

Il sito web di Fabrizio Laurentaci

Intervista a cura di Elettra Cecilia

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