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Intervista a Fabrizio Monteverde

La danza è un profumo,un aroma. E' ciò che stimola pensieri, ricordi, emozioni e sensazioni, passando per il corpo per arrivare alla mente.

Fabrizio Monteverde

Elettra_COS’ E’ PER TE LA DANZA?

Fabrizio Monteverde:__A una domanda così mi piacerebbe rispondere con una frase ad effetto che possa far comprendere il mondo che uno ha dentro di se’, ma ti darò la risposta che do’ sempre quando mi viene rivolta: la danza è un profumo, un aroma. E’ ciò che stimola pensieri, ricordi, emozioni e sensazioni, passando per il corpo per arrivare alla mente.

Elettra_QUALI SONO LE TAPPE PIU’ IMPORTANTI DELLA TUA CARRIERA DI DANZATORE E COREOGRAFO E PERCHE’?

Fabrizio Monteverde:__Credo che nella vita di un danzatore, coreografo e non solo, ogni singola esperienza sia fondamentale e si possa considerare una tappa importante. Forse possiamo parlare di incontri. Quelli che hanno dato una svolta alla mia vita professionale sono stati molti e diversissimi, come ad esempio: MARCO BREGA perchè è stato la prima persona che ha riconosciuto in me delle doti e mi ha convinto a studiare la danza quando non era molto semplice per un uomo prendere una decisione di questo tipo.

Inoltre PINA BAUSCH attraverso i suoi spettacoli perchè è stato come essere colpiti da un fulmine e tutto dopo non era più come immaginavo doveva essere. E poi CRISTINA BOZZOLINI, direttrice del Balletto di Toscana che, dandomi fiducia,ha consolidato il mio lavoro di coreografo e mi ha messo a disposizione i suoi straordinari danzatori.
IL CINEMA anche adesso continua ad essere un’inesauribile fonte d’ispirazione, ma anche molti altri incontri perchè sia nel bene, sia nel male hanno contribuito a cambiare il mio modo di osservare la realtà e a rendermi più strabico.

Elettra:_QUALI SONO I TEMI CHE ATTRAVERSANO I TUOI SPETTACOLI? C’E’ UN FILO ROSSO CHE LI LEGA?

Fabrizio Monteverde:__Una volta, nella presentazione della mia prima coreografia: BENE MOBILE, un passo a due ispirato ad un racconto di Alberto Savinio, scrissi: “è impossibile per me raccontare un amore felice. Lo è un po’ meno raccontare un amore impossibile”. Credo che, a distanza di tanti anni, sia ancora valido.

Elettra:_COME DOCENTE, OLTRE CHE COREOGRAFO, SECONDO TE QUALI DEVONO ESSERE LE QUALITA’ FONDAMENTALI DI UN DANZATORE?

Fabrizio Monteverde:__Esistono tante tecniche, tanti stili, tantissimi modi di fare il danzatore, ma il segreto è individuare quello che più si avvicina al nostro modo di essere, alle nostre possibilità, al nostro fisico. Compreso tutto questo è necessario mettersi con estrema umiltà a lavorare, lavorare, lavorare…

Elettra:_NEI PROSSIMI MESI VA IN SCENA OTELLO CON IL BALLETTO DI ROMA.
E’ UN BALLETTO ORIGINARIAMENTE CREATO PER IL BALLETTO DI TOSCANA, CHE IO HO VISTO AD ANAGNI IN UN CONTESTO MOLTO INSOLITO: I RESTI MEDIEVALI DI UNA BADIA CON TORRE CAMPANARIA ANNESSA, DI EPOCA MEDIEVALE, NEL FESTIVAL DEL TEATRO RINASCIMENTALE E MEDIEVALE DI ANAGNI.
COSA HAI EVIDENZIATO DI PIU’ DI OTELLO E DESDEMONA? E IAGO COSì INTRIGANTE, SEMBRA QUASI UN DEMONE, DINAMICISSIMO DA COME LO HAI CARATTERIZZATO CON LA DANZA.
DELL’UMANITA’ DEI PERSONAGGI SHAKESPEARIANI COSA HAI SOTTOLINEATO IN PARTICOLARE?

Fabrizio Monteverde:__E’ la terza volta che affronto questo soggetto, la prima è stata con il Balletto di Toscana, la seconda è stata una regia dell’opera di Verdi al Teatro Pergolesi di Jesi ed infine l’ultima è con il Balletto di Roma.
Ogni volta puoi trovare all’interno di personaggi di Shakespeare, sfumature infinite su cui mettere l’accento e renderli universali. Per la ripresa con il Balletto di Roma ho voluto evidenziare la fisicità e l’erotismo di un rapporto d’amore fortissimo tra esseri molto diversi, sia per Otello che per Desdemona, ma anche per lo stesso Jago o anche nella contrapposizione tra uomini e donne.

Elettra:_METTERAI IN SCENA ANCHE BOLERO CON IL BALLETTO DI ROMA. COME HAI IMPOSTATO QUESTO LAVORO SCENICAMENTE E NELLA DANZA. LA MUSICA DI RAVEL OSCILLA TRA TONI FORTI E CADENZATI INCISIVI MA ANCHE MOLTO TENUI, LIEVI, DELICATI,MORBIDI. INSOMMA OSCILLA SPESSO TRA TONI E LIVELLI OPPOSTI, CONTRASTANTI. CHE TIPO DI COREOGRAFIA HAI REALIZZATO?

Fabrizio Monteverde:__Bolero è una coreografia del 2007. Dopo varie esitazioni,dovute al timore del confronto con illustrissimi precedenti, ho accettato di coreografare questo brano ed ho preso ispirazione dalla visione del film “Non si uccidono così anche i cavalli?” di Sydney Pollack che mi ha dato l’imput visivo di quello che potevo rappresentare con le note ossessive di Ravel. Ho ambientato Bolero in una gara di ballo vista anche come una gara di sopravvivenza con la fatica, la rabbia, la sconfitta, la solitudine, il mondo maschile e quello femminile perchè tutto poteva essere racchiuso in quel piccolo spazio della partitura di Ravel.

Infatti mentre il ritmo cresce i danzatori,stanchissimi, diminuiscono fino al malinconico e rabbioso epilogo. E’ una sorta di psicodramma perchè volevo che i danzatori mettessero in scena il vero sforzo e il vero sudore nel danzare, e quindi li ho sottoposti ad affrontare una vera maratona coreografica fatta di giri, prese, abbracci, salti e tutto quello che poteva portarli allo sfinimento reale del corpo. Si tratta di un lavoro dove prevale principalmente il gruppo.

Intervista a cura di Elettra Cecilia

sito web di Fabrizio Monteverde http://www.fabriziomonteverde.com/

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