Questo sito contribuisce alla audience di

Intervista a Pierluigi Zonzin

Ciò che danzo, come danzo sono ciò che io sono, ciò che provo, che penso, che vivo e che ho vissuto e quando danzo entro in una dimensione differente da quella reale, distante dalla quotidianità con i suoi ritmi, obblighi e vincoli. Nella danza sono libero di potermi sentire leggero, di concentrarmi su me stesso, di entrare in contatto con la parte più profonda del mio essere e di quello di chi condivide con me questa danza: è un momento che appartiene a me e che posso davvero definire mio.

zonzin

Elettra_ Cos’è per te la danza?

Pierluigi Zonzin:_Considero la danza un potente strumento espressivo, di un’intensità viscerale e profonda, quasi primitiva, in grado di spalancare una finestra comunicativa nel cuore di chi la pratica. Personalmente, è la porta di accesso alla più intensa e profonda espressione del mio io profondo, dell’essenza di ciò che sono e sento. Ciò che danzo, come danzo sono ciò che io sono, ciò che provo, che penso, che vivo e che ho vissuto e quando danzo entro in una dimensione differente da quella reale, distante dalla quotidianità con i suoi ritmi, obblighi e vincoli. Nella danza sono libero di potermi sentire leggero, di concentrarmi su me stesso, di entrare in contatto con la parte più profonda del mio essere e di quello di chi condivide con me questa danza: è un momento che appartiene a me e che posso davvero definire mio.

Naturalmente danzare per se stessi è diverso che farlo davanti ad un pubblico, dove il piacere del gesto e l’armonia del movimento si devono necessariamente coniugare con la responsabilità ed il dovere di veicolare e trasmettere qualcosa che sia godibile, comprensibile e recepibile da chi guarda. È la responsabilità di far arrivare la danza al pubblico, di renderlo partecipe pur essendo esterno all’esperienza diretta, di coinvolgerlo personalmente, come se ciascuno spettatore fosse realmente presente sul palco accanto ai danzatori, divenendo egli stesso danzatore e parte della danza.
Vivo questo obbligo con senso di responsabilità ma anche con molto piacere, poiché sono consapevole che la DanceAbility, il tipo di danza che pratico e mostro agli spettatori, ha la capacità di coinvolgere nel profondo, riesce a trasmettere molte emozioni e presenta degli aspetti autenticamente originali.

La DanceAbilty è infatti una bellissima maniera di mettersi in gioco con se stessi, con i propri partner di danza e con il pubblico che assiste. Ciò che mi affascina di più, oltre alla consapevolezza di proporre qualcosa di nuovo e originale, è avere coscienza che chiunque viene a contatto con questa tecnica di danza (sia come praticante che come spettatore) esce cambiato da quest’esperienza, in un modo o nell’altro, in misura maggiore o minore. È qualcosa che accade sempre, poiché per poter partecipare a ciò che viene fatto o mostrato devono essere abbandonati o accantonati molti preconcetti, molti stereotipi, molti dubbi….in senso assolutamente non religioso, nella DanceAbility si richiede un atto di fede, di fiducia, di apertura mentale per credere a ciò che avviene, che è reale e autentico, nello spogliarsi di tanta cerebralità che ci portiamo sempre addosso e nel decidere di abbandonarsi alle proprie possibilità, tralasciando per una volta almeno i propri limiti fisici e mentali.

Elettra:_Quando hai iniziato a fare danceability?

Pierluigi Zonzin:_ Ho incontrato la DanceAbility alla fine del 2001 con l’Associazione artistica Ottavo Giorno di Padova. E non è stato un incontro casuale, ma frutto di una ricerca personale, consapevole e lavorativa.
Sono infatti operatore presso uno sportello InformaHandicap la cui funzione, oltre a dare tutta una serie di informazioni utili e pratiche per la vita quotidiana a persone disabili e ai loro famigliari, propone e presenta nel territorio progetti di natura sociale e culturale.

Tutto è nato da un’esperienza personale di recitazione durata qualche anno presso una associazione artistica teatrale e soprattutto dopo aver apprezzato alcune lezioni di teatro-danza in cui ero l’unica persona disabile in un contesto di persone abili: malgrado questa condizione bizzarra, lungi dal sentirmi imbarazzato o a disagio, ho provato una sensazione di piena integrazione artistica, di leggerezza, di normalità e di libertà mai sperimentata prima, soprattutto perché, diversamente dal contesto teatrale, le lezioni erano basate sull’improvvisazione corporea. Così mi sono detto che quello che stavo provando io, così profondo e coinvolgente, potente e forte, poteva essere provato anche altre persone con dei limiti fisici simili al mio…. E da qui l’idea di organizzare e proporre inizialmente un corso di teatro-danza aperto sia a persone abili che disabili.

Da una ricerca nel web ho scoperto che in quel momento in Italia, in particolare in Veneto e in Lombardia, esistevano alcune associazioni che proponevano qualcosa di ancora differente e ancora più affascinante: la DanceAbility, una particolare tecnica di danza praticata da persone abili e disabili insieme, che mi ha colpito proprio perché non si rivolgeva esclusivamente ai disabili, ma favoriva l’integrazione ponendo tutti i danzatori su un piano di uguaglianza e parità.
Da qui mi sono mosso prendendo i primi contatti per poter praticare in prima persona tale attività e per conoscerla meglio e, nello stesso tempo, per capire se in queste associazioni ci fossero insegnanti disposti a portare avanti l’attività nell’Alto Vicentino dove io risiedo e in collaborazione con la Asl per cui lavoro. Il tutto era motivato, favorito e auspicato anche dalla possibilità offerta da una Legge nazionale - D.L. 162/98 – che, attraverso bandi di concorso, si proponeva di finanziare progetti di natura anche artistica atti a favorire l’integrazione tra persone abili e disabili.
Dopo appena un’ora di pratica di DanceAbility ero già letteralmente folgorato e determinato nel voler organizzare un corso a Schio, portando questa nuova tecnica di danza nell’Alto Vicentino. E così è stato, dopo qualche mese, malgrado la scarsità di finanziamenti e lo scetticismo di alcuni enti pubblici. Senza dubbio l’impegno più grande che mi sono trovato a fronteggiare è stato quello di promozione e divulgazione, avendo ben chiari due obiettivi per me fondamentali: primo, catturare l’interesse di persone abili e disabili per poter avere un numero partecipanti consistente e secondo, portare varie realtà a conoscenza dell’esistenza di questa tecnica di danza ancora abbastanza sconosciuta.

Senza dubbio la divulgazione più massiccia l’ho realizzata in rete, creando un ampio database che comprendesse realtà artistiche, culturali, sportive, sociali, educative, scolastiche. Fortunatamente il tutto ha dato i suoi frutti e a distanza di pochi mesi è partito il primo corso di DanceAbility da me organizzato, con il supporto di un’associazione vicentina che mi ha dato carta bianca nella realizzazione del progetto e con la professionalità degli insegnanti dell’Associazione Ottavo Giorno di Padova.
Dal 2002 ad oggi ho continuato nel mio ruolo di danzatore, promoter, organizzatore, coreografo e insegnante di DanceAbility, dopo aver frequentato il Teacher Training in Oregon USA con l’inventore della tecnica Alito Alessi. In questi anni le persone coinvolte nei vari progetti, corsi, spettacoli, manifestazioni sono state qualche centinaio, provenienti dalle più diverse realtà (comprese quelle delle scuole elementari, medie e superiori) e tutte hanno confermato la mia convinzione che si può fare arte e integrazione artistico-sociale attraverso la danza, intesa anche come espressione corporea, condivisione, sperimentazione.
Sono stati anni faticosi ma ricchi di soddisfazioni, in cui i riconoscimenti sono stati talvolta davvero prestigiosi come: catturare l’interesse della K2006 Filmaster Group per poi trovarsi allo Stadio Olimpico di Torino per danzare nella Cerimonia di Apertura delle Paralimpiadi, trovarsi invitati al Festival di Contact Improvisation di Rio de Janeiro per condurre dei seminari, calcare i palcoscenici di alcuni importanti teatri confrontandosi con gruppi di danza e compagnie di professionisti, performare in alcune prestigiose piazze suscitando l’interesse degli spettatori presenti sia su invito che per caso…rapiti da ciò che stava accadendo.
C’è oggi una nuova sfida che mi accingo a vivere con gioia e con grande senso di responsabilità e forse un po’ di timore: l’essere stato invitato ad una manifestazione di altissimo prestigio artistico quale RomainDanza 2011 in qualità di insegnante e relatore. Incarico reso possibile anche grazie a questa rubrica e a chi con tanta passione e professionalità la gestisce ogni giorno. Grazie Elettra!

Elettra:_Parlami del tuo rapporto artistico con Alito Alessi

Pierluigi Zonzin:_Considero Alito Alessi un vero genio artistico dei nostri tempi, poiché in un panorama ricchissimo di nomi e idee sempre innovative e diverse, è stato in grado e ha avuto la lungimiranza, unico e solo al mondo, di lanciare un fortissimo messaggio universale che è quello che non bisogna essere necessariamente fisicamente perfetti per poter danzare, per poter fare arte, ma che è possibile farlo anche con dei limiti e che grazie all’espressione corporea e alla danza qualsiasi tipo di diversità può essere superata.
Ho avuto la fortuna di conoscere Alito sia dal punto di vista professionale che personale e senza dubbio è una persona che è riuscita ad entrare nella mia vita lasciando un segno indelebile.

L’ho incontrato per la prima volta nel 2005 partecipando ad un laboratorio intensivo di una settimana tenuto da lui, e posso dire che dal primo momento in cui ci siamo relazionati c’è stato un grande feeling, una grande intesa. È stato lui a convincermi a diventare un insegnante di DanceAbility partecipando al suo Teacher Training e, nel mese in cui sono stato negli Stati Uniti, oltre ad aver appreso la sua tecnica, ho avuto modo di confrontarmi quotidianamente con lui sia dal punto di vista artistico che umano. A distanza di qualche mese, l’ho voluto a Schio per un seminario intensivo di una settimana, a cui hanno partecipato circa 36 danzatori tra abili e disabili, che si è concluso con una performance di strada itinerante che a distanza di cinque anni fa ancora parlare di sé.

Il nostro rapporto è profondo ma in alcuni momenti anche conflittuale, talvolta ci scontriamo, confrontiamo in modo vivace le nostre esperienze, difendiamo con accanimento le nostre posizioni per poi infine trovare nuove prospettive e nuovi compromessi, e questo accade, credo, anche perché entrambi abbiamo deciso di mostrarci interamente e apertamente all’altro mostrando senza remore tutti i nostri pregi, i nostri limiti e difetti; senza dubbio ci sono una grandissima stima e un grande affetto che continuano malgrado le poche occasioni di incontro che le nostre vite ci offrono. Siamo davvero entrambi troppo impegnati e lontani!
Naturalmente la mia collaborazione professionale con lui continua quotidianamente, soprattutto in veste di referente della DanceAbility International in Italia, con il ruolo di promoter, dando informazioni a tutti coloro che mi contattano per conoscere la DanceAbility, indirizzando gli aspiranti insegnanti presso i Teacher Training da lui tenuti, continuando a divulgare attraverso il mio ed il suo lavoro questa tecnica di danza davvero preziosa.

Intervista a cura di Elettra Cecilia

Ultimi interventi

Vedi tutti