Questo sito contribuisce alla audience di

Il räi, Cheikha Rimitti e le donne

Il nuovo räi, che trova sede ad Orano dopo la seconda guerra mondiale, è cantato da donne che si esibiscono nei caffé o nei bordelli per intrattenere i clienti.

Spesso donne come Cheikha Rimitti provengono da condizioni di povertà estreme, ripudiate dal marito, senza nessuna tutela giuridica, prive del nome della loro famiglia. Approdano dunque ad Orano, trovano lavoro nelle viticulture della zona oppure si prostituiscono.
Le autorità francesi non approvano lei e quelle come lei capaci solo di diffondere cattive influenze. I rivoluzionari e i mujaheddin dell’emergente movimento indipendentista, considerano il suo nuovo räi come anti-rivoluzionario e apolitico portando la gente verso pensieri retrogradi pieni solo di oblio dovuto all’alcool. I cheikh considerano la Rimitti immorale, addirittura criminale, per il suo comportamento inappropriato.

Ma Cheikha Rimitti non si curerà di queste accuse, continuerà a provocare i clienti e le lavoratrici dei caffeè nei quali si esibirà. Anzi a riprova di queste false accuse nel ‘62, anno dell’indipendenza, farà scalpore (come sempre, già dal 1954, quando una delle sue canzoni di maggior successo era Charag gatâa in cui incitava le ragazze a infrangere il tabù della verginità) rendendo omaggio alla resistenza algerina e alla lotta armata con “Ya Ouled el djazair”: “figli dell’Algeria, grazie per averci portato la libertà”, ricalcando quello che facevano nel 1800 i taleb (una sorta di cantastorie) che raccontavano la storia dell’Algeria da un punto di vista arabo per non dimenticare i massacri compiuti dagli occupanti francesi: le deportazioni di massa delle popolazioni e l’esproprio delle terre. Soprattutto dopo la rivoluzione algerina la storia della resistenza antifrancese è caratterizzata dalla sfida che hanno portato avanti le donne algerine contro la polizia colonialista.

La vita degli cheikh e delle cheikhat diventerà da questo momento in poi sempre più difficile, non troverà certo posto nella grande famiglia della cultura algerina, le feste patronali saranno più controllate e “normalizzate” e Cheikha non sarà più chiamata ad esibirsi nei matrimoni dei villaggi, i caffè di Orano diventeranno per lei zona off-limit.

Poche musiche, oggi, hanno di fronte così aspre battaglie; essere giovani in Algeria non è come esserlo altrove nel mondo. Le musicassette, che girano di mano in mano come un’unica, immensa, irrefrenabile colonna sonora della voglia di vivere nonostante integralisti, dittatura, disoccupazione ed isolamento, non hanno impedito a molti artisti di affrontare grossi rischi al costo della propria vita.

Dal sud di Tamanrasset sino ad Algeri, dal ‘300 fino ad oggi, periodo in cui dalla fusione della civiltà arabo- berbera con le espressioni musicali locali, si sono sviluppate le eleganti ed originali forme della musica algerina. Il gruppo è stato protagonista di tournèe in varie città europee ma anche in Asia e in Africa e ha rappresentato la musica algerina in vari festival internazionali.

Ultimi interventi

Vedi tutti