
La mia carriera di danzatrice è iniziata per caso ed in modo simile a quello di tante tra voi, ovvero,
un bel giorno mi sono iscritta ad un corso!
Con una sola, piccola, differenza: credo che fosse allora il primo ed unico in Italia ed il numero delle partecipanti si riduceva a meno di una decina; la nostra insegnante era una ragazza americana, di nome Made Nancy Hagensick,in arte “Aziza”.
Attualmente questo nome è molto popolare,poiché è già stato adottato da più di un danzatrice italiana, ma la “mia” ( e prima!!!) Aziza veniva dall’Oregon dove si era laureata in Antropologia all’Università di Portland; in tale occasione aveva studiato questa disciplina che negli Stati Uniti era già ampiamente diffusa e popolare fin dagli anni ‘60; le femministe avevano accolto il messaggio ed i contenuti di questa danza, che era diventata, per quella generazione, il “simbolo” di una femminilità combattiva, positiva, creativa e potente.
Trasferitasi in Europa, aveva iniziato per gioco ad insegnare, raccogliendo un piccolo gruppo di amiche e allieve; vorrei ricordare che se oggi in Italia basta schiacciare un tasto ed Internet ci apre ad un’enorme quantità di informazioni sui corsi, sulle musiche, sui costumi e sulle scuole che quasi in ogni città e paese propongono questa danza, lo si deve un po’ anche a questa “pioniera” che dal nulla ha creato nel giro di pochissimo tempo un grande interesse ed entusiasmo sfidando ilarità e scetticismi (”vengo dall’Oregon per fare l’odalisca”, “faccio la danza del ventre ma guai se mi dicono che sono sexy” sono stati i titoli dei primi articoli sulla Danza Orientale pubblicati, quasi vent’anni fa, in Italia).
Credo che sia stata proprio lei e la sua personalità anticonformista ed un po’ “fricchettona” a convincermi e a farmi appassionare così tanto a quest’arte; diversamente e senza questo iniziale filtro non avrei apprezzato altre/i validissime/i insegnanti ed interpreti che ho conosciuto successivamente perché il loro personaggio un po’ troppo costruito o di finte bambolone o di “superstar” era davvero lontano dal mio modo di essere.
Ricordo che il clima delle lezioni era molto appassionante, poiché il condividere un’attività così nuova e particolare ci dava la sensazione di avere una “missione” da svolgere.
E,da quanto ho potuto conoscere riguardo alla vita personale delle mie vecchie compagne, chi si accostava allora ad una disciplina così particolare era davvero un po’ “speciale”!
Per noi allieve era diventato un punto d’onore convincere che quest’arte aveva un grande ricchezza di contenuti per l’universo femminile, un’antichissima storia e una dignità pari a quella di altre danze in termini artistici; ragion per cui non ci saremmo mai azzardate a presentarla se non nella migliore forma possibile, quando effettivamente saremmo state tecnicamente pronte per un’ intervento pubblico e puntando per ciò che riguardava la scelta dei costumi, l’impostazione dello spettacolo ed i comportamenti durante le esibizioni ad eliminare ogni dubbio riguardo ad una sua “presunta” volgarità.
E questo è un valore che tuttora mi porto come retaggio e che cerco di trasmettere anche alle mie allieve.
Successivamente gli eventi, (sempre casuali, ma credo che nulla lo sia completamente!), mi hanno portato a fare di questa passione un lavoro vero e proprio del quale tuttora sono pienamente felice e soddisfatta.
La mia insegnante ha lasciato l’Italia ed io ho in un certo senso “ereditato” una parte dei corsi da lei avviati.
E’ iniziata così la mia carriera professionale.
Ho approfondito la mia formazione dal punto di vista tecnico conoscendo altri maestri ed artisti negli Stati Uniti, in Francia, in Egitto, in Marocco, in Tunisia ed in Turchia, e dal punto di vista culturale diplomandomi in lingua e cultura araba presso l’Istituto Superiore per il Medio ed Estremo Oriente di Milano.
Da ognuno degli insegnanti che ho conosciuto ho potuto imparare moltissime cose; tuttavia quelli che considero in particolare i “miei maestri” sono stati i pochi (
forse soltanto due o tre!) che, insieme alla Danza sono riusciti a comunicarmi un modo di “sentire” quest’arte così ricco di intensità e di emozione da diventare per loro uno stile di vita e che soprattutto ricordo per l’ umiltà, la dedizione e l’umanità con la quale hanno saputo trasmetterla agli altri.
Mi riferisco ad esempio ad un insegnante che, dovendo tenere uno stage per un gruppo composto da più di 70 allieve conosceva ciascuna per nome e sapeva valorizzare gli aspetti più belli ed interessanti della danza di ciascuna, commuovendosi come se ognuna fosse stata “la sua bambina”; ricordo artisti che si sono “adattati” con molta semplicità alle situazioni più disagiate per avviare un discorso di divulgazione della danza; ricordo persone che in ogni situazione hanno mantenuto un atteggiamento equo e paritario con tutte le allieve, nonostante dall’alto fossero spinti a fare delle preferenze.
Proprio per questo motivo le varie “star” che circolano attualmente mi fanno una certa impressione!
***Continua…

Yadira Rami








