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L'attualità di "Tutti morimmo a stento"

"Ho licenziato Dio". Ecco, gia' da queste prime tre parole di De Andre', ci rendiamo conto in che guaio si è andato a cacciare, e la prima cosa che ci chiediamo, come Toto', è: "e mo' questo,dove vuole arrivare?"...

Certo… dove vuole arrivare De Andre’ che ha scomodato perfino Dio trattandolo anche, come direbbe lui, in un modo un po’ irriverente, ma è proprio in questa introduzione che traspare, secondo me, la religiosita’ di Fabrizio cosi’ come nell’altro suo capolavoro della famosa trilogia, e cioè “La buona Novella”.
 E’ in questa introduzione che gia’ si avverte l’universalita’ e l’attualita’ di tutto l’album…Si è cacciato in un guaio perche’ parlare dell’esistenza umana, dei suoi risvolti, delle sue miserie,o del rapporto con Dio (ovvero con “chi per noi l’ha creato”) puo’ risultare scomodo e sconveniente ,oltre che fastidioso, ai piu’.
Temi come la droga o la pedofilia, o l’arroganza dei ricchi, sono piu’ che mai (ahimè) attuali, ma la cosa sorprendente è che De Andre’ avverte con anticipo, rispetto all’epoca, la generale degenerazione di là da venire, la “massificazione”di tali degenerazioni, e cerca di comunicarlo con toni quasi disperati. Lo fa in un modo straordinario e, secondo me, rivoluzionario: non con una fredda descrizione del drogato o dello sporcaccione o dei deviati in genere; lo fa spogliandoti della tua persona e vestendoti di quei personaggi. Ti fa vedere il mondo dai loro occhi, in uno stile quasi cinematografico, (come oggi solo Ligabue sa fare) non tralasciando pero’ tutti i risvolti umani e psicologici. “Cantico dei drogati” è un esempio formidabile, in contrasto con il “Cantico delle Creature”, appunto quasi a sottolineare la degenerazione del creato e degli umani in genere.
Ti viene quasi il sospetto che lo abbia provato sulla sua pelle e che abbia sperimentato l’effetto degli allucinogeni di prima persona… Un ragazzo drogato che se ne frega di tutto e di tutti vivendo “la morte con anticipo tremendo” aspettando che “scada l’affitto di questo corpo idiota”, quasi sperando implicitamente una migliore vita nell’aldila’, quindi una speranza divina… come nella sua disperata ricerca dell’artefice che “l’ha messo al mondo”.
[continua]