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La novella buona di Gesù e Maometto

Fino all'ultimo Fabrizio De Andrè si è dovuto quasi giustificare del perchè abbia voluto incidere "La buona Novella", che resta a tutt'oggi uno dei migliori album mai incisi in Italia. Nel suo ultimo tour aveva ripreso molte di queste canzoni e dal palco...

” Nel 1969 scrivevo La buona Novella. Eravamo in piena rivolta studentesca; i miei amici, i miei compagni, i miei coetanei hanno pensato che quello fosse un disco anacronistico. Mi dicevano: cosa stai a raccontare della predicazione di Cristo, che noi stiamo sbattendoci perché non ci buttino il libretto nelle gambe con scritto sopra sedici; noi facciamo a botte per cercare di difenderci dall’autoritarismo del potere, dagli abusi, dai soprusi.
Non avevano capito - almeno la parte meno attenta di loro, la maggioranza - che La buona novella è un’allegoria.
Paragonavo le istanze migliori e più ragionevoli del movimento sessantottino, cui io stesso ho partecipato, con quelle, molto più vaste spiritualmente, di un uomo di 1968 anni prima, che proprio per contrastare gli abusi del potere, i soprusi dell’autorità si era fatto inchiodare su una croce, in nome di una fratellanza e di un egualitarismo universali.
Come traccia ho seguito gli evangelisti apocrifi. La chiesa, un tempo, non gradiva che persone di confessione non cristiana scrivessero di Gesù di Nazareth; invece scrittori e pensatori bizantini, arabi, armeni, greci hanno avuto sempre nei confronti di Gesù un enorme rispetto. Ancora oggi il mondo musulmano lo considera il più grande profeta dopo Maometto, mentre il mondo cattolico considera Maometto poco più che un ciarlatano. E questo è un punto a favore dell’Islam; inoltre tra i cinque pilastri che reggono l’Islam non esiste la jihad, la guerra santa: quella viene dopo le crociate”.

(Fabrizio De Andrè durante i concerti)

Ed ora una piccola nota personale: da Branduardiano mi piacerebbe che “La Buona Novella” fosse riproposta proprio da Angelo Branduardi… E’ l’unico che puo’ metterci le mani e renderla attuale anche dal punto di vista degli arrangiamenti. Se Fabrizio è stato il cesellatore di parole, Angelo è sicuramente il cesellatore di suoni.
Le sonorità di questo capolavoro sono, ovviamente, figlie del suo tempo, e l’atmosfera beat di quegli anni si sente ed è l’unica parte anacronistica, per così dire. Avrei voluto chiederlo ad Angelo direttamente, al telefono durante una trasmissione su Video Italia di due anni fa, ma non c’è stato il tempo. Lo farò non appena mi capiterà l’occasione. :-)

Michelangelo Gargiulo