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Cristiano, amico fragile.

Cristiano. E' lui l'amico fragile. Fabrizio per quei testi evidentemente aveva ascoltato anche i suoi geni e ne è venuto fuori un ritratto che è quasi un marchio di famiglia, andato ben oltre l'autobiografico.

Cristiano, musicista e polistrumentista.
“E’ lui il musicista in famiglia” diceva Fabrizio, ed era vero. Il figlio del Poeta, capace di tradurre in suono la “balbuzie musicale” del padre..il braccio e la mente, il corpo e l’anima. Quel corpo che forse non sa vivere senza la sua anima, chissà.
Certo, difficile pensare ad una persona “ubriaca” alla 7 di mattina, forse anche il cronista ha pudore, certe volte… forse reverenziale per un cognome così imponente.
Ubriaco, forse “evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte”, notte in cui piangi perchè è l’unico modo di dimostrare di voler bene ed essere corrisposti. Cristiano è anche lui un talento, ma non riesce a staccarsi dall’ombra paterna, è un peso troppo grande per chiunque. Anche per questo Fabrizio era meglio da vivo, quando non lo avevano ancora mitizzato e quando c’era chi parlava male e ad alta voce di lui, anche se questo succedeva di rado, ma lo rendeva più accessibile e un padre più facile da gestire. Ora c’è un’eredita morale e “culturale” troppo grossa, un’eredità improvvisa e inaspettata, grossa come un macigno, grossa, troppo.
“…pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra.”
E noi tutti aspettiamo che quella chitarra inizi a suonare sperando di non doverci meravigliare dei luoghi meno comuni e più feroci.

Michelangelo