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Vino Santo Puro di eccezionale stoffa e di singolare struttura

La Valle dei Laghi è la terra originaria del Vino Santo dove la tradizione di produrre vini dolci attraverso l’appassimento naturale delle uve è molto antica. All’origine del Trentino DOC Vino Santo c’è l’uva Nosiola con una produzione di essa non inferiore all’85% prevista dal disciplinare.

La Valle dei Laghi è la terra originaria del Vino Santo dove la tradizione di produrre vini dolci attraverso l’appassimento naturale delle uve è molto antica. All’origine del Trentino DOC Vino Santo c’è l’uva Nosiola con una produzione di essa non inferiore all’85% prevista dal disciplinare.

Raccolte con cura, per non schiacciarne gli acini, le uve vengono condotte negli appassitoi dove resteranno fino ai primi giorni di Marzo. Qui vengono tradizionalmente distese sulle arèle i graticci, un tempo col fondo in canne, dove avviene l’appassimento naturale. Il merito di questo processo va principalmente all’azione di una muffa nobile, la Botrytis cinerea, che favorisce la concentrazione degli zuccheri.

La ventilazione di questa zona è mite, asciutta e costante permettendo di posticipare la raccolta dei grappoli e lasciandoli appassire gradatamente sulla vigna. Il Vino Santo richiede un utilizzo di uva Nosiola perfettamente matura. Si vendemmia generalmente nella prima settimana di ottobre dopo un’attenta scelta delle uve. Per ottenere il Vino santo occorre utilizzare esclusivamente i grappoli spargoli. Durante la Settimana santa, da cui il nome del vino, le uve ormai appassite subiscono la spremitura. Il mosto che si ottiene, travasato più volte per essere ripulito, viene poi lasciato decantare. Con la fermentazione si ha anche l’illimpidimento che procede lentamente e anche per questo il Vino Santo richiede un lungo invecchiamento. La fermentazione avviene in botti di legno (per lo più rovere).

Dopo l’imbottigliamento il vino potrà mantenersi anche oltre i cinquant’anni. La tecnica di vinificazione dell’uva da cui si ottiene il Vino santo è lunga e laboriosa, un investimento di tempo e operosità che produce non più di 50/60.000 bottiglie l’anno e con 100 Kg di uva fresca si possono ottenere 15-18 litri di mosto di Vin Santo. Questo vino è tenuto molto in considerazione nella tradizione popolare perché ha proprietà terapeutiche (corroborante).

Le prime testimonianze storiche di questa tradizione risalgono al Cinquecento quando cominciano ad essere citati dei vini bianchi dolci, veri e propri progenitori del Vino Santo. In un documento del 1508, fra i beni che vengono pagati ogni anno dal capitano di Castel Toblino (il cronista Mariani definì questi vini rari e che hanno dell’aromatico) al principe vescovo di Trento; il Mariani, storico del Concilio, parlando del banchetto offerto il 25 luglio del 1546 dal cardinale di Trento parla di “vini squisitissimi, bianchi, rossi e rosati dei colli di Trento e vini dolci di Santa Massenza (definiti amabili e pettorali, sempre da Mariani), vini, questi ultimi, citati anche da Giano Pirro Pincio nella descrizione del banchetto allestito il 12 settembre 1536 per l’arrivo a Trento del re Ferdinando. Notizie che confermano il forte radicamento nella zona di una tradizione legata alla produzione di apprezzati vini dolci. Venendo a tempi più recenti la documentazione si fa più ricca. Al tempo della caduta dell’Impero austriaco e della fine della prima Guerra Mondiale la produzione di vino ed il suo mercato subirono una profonda crisi e stavano crollando ma solo la tenacia di alcuni produttori, mantenne in vita questa antica tradizione. Nasce nel 1976 il Consorzio per la tutela e la valorizzazione del Vino Santo Classico Trentino”. Il resto è storia recente: l’esposizione di Firenze nel ‘94 a Palazzo Pitti, l’inserimento nella DOC Trentino, la Mostra della Nosiola e del Vino Santo, Dulcenda…fino a Passito è Passione, l’evento che rappresenta un appuntamento costante della primavera di Palazzo Roccabruna.
E ancora, leggende e musiche antiche ne accompagnano la degustazione,che rimanda a questa valle trentina, luogo di produzione per eccellenza e a Castel Toblino, dove nel 1800, i Conti Wolkenstein produssero le prime bottiglie, preceduti dalla cantina di G. Angelini-Gianotti di Dro.

Il nuovo percorso inizia ancora una volta dai Vignaioli che, nel 2002 si uniscono creando la
nuova Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino D.O.C ed esso diviene Presidio Slow Food.
Oggi, i viticoltori che si dedicano a questa delicata nicchia produttiva sono pochissimi. Il Vino Santo Trentino D.O.C., un vino che a pieno titolo può essere considerato “il passito dei passiti”. Nessun altro vino al mondo, infatti, rimane in appassimento naturale così a lungo.

Vino degustato: Vino Santo Puro 1995 Cantina di Toblino.

Tipologia: Bianco Dolce DOC.

Uve: Nosiola 100%.

Gradazione: 13%.

Affinamento: 6 anni in barrique.

Esame Visivo: Prezioso sfumatura ambrata.

Esame olfattivo: Complesso con nette sensazioni di albicocca candita, fichi secchi, miele di acacia e tipica nota di iodio nel finale.

Esame gustativo: Elegantissimo al gusto, con dolcezza garbata e persistenza infinita.

Abbinamento: Da meditazione, eccellente con formaggi accompagnati con il miele o mostarde.

Temperatura di servizio: 12°C- 14°C.

Prezzo di vendita al pubblico in negozio: €32,00- € 37,00.

Punteggio: 92/100

Conclusione: Vino Santo Puro di eccezionale stoffa e di singolare struttura, si merita l’eccellenza.

Per informazioni o acquisto vino Santo Puro online, contattare l’enoteca Le Cantine Dei Dogi al nr. 0415489920.
Appassimento Vino Santo Puro

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