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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>Il Testamento di Pietra </title>
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	<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 18:49:10 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>dentro-il-mistero</category><category>artea</category><category>cappella di sansevero</category><category>il testamento di pietra</category><category>principe di sansevero</category><category>raimondo di sangro</category><category>scheletri metallizzati</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/capsan150.jpg" class="left" border="0" width="176" height="250" alt="" /></p>
<p>Il leggendario Principe di Sansevero, nato nel 1710 e misteriosamente morto nel 1771, è una delle figure più emblematiche e misteriose della città partenopea, di lui si narrano leggende ed epopee tali da infiammare anche la più flemmatica delle fantasie. Raimondo di Sangro, magnificentissimo Principe dei Sansevero di Napoli, fu grande naturalista e uomo di scienza, filosofo, poeta, scrittore, pensatore, astronomo e guerriero. Munifico e generoso mecenate di tutte le arti, era dedito a studi e a discipline esoteriche e mistiche che avrebbero fatto invidia a Cagliostro e al tempo stesso fu autore di invenzioni rivoluzionarie in netto anticipo sui tempi che invece avrebbero fatto valida concorrenza a Leonardo Da Vinci. </p>
<p>Maniaco e strambo, come del resto furono tutti i grandi uomini, viveva di fissazioni, una delle quali era quella di possedere la carrozza più grande di tutte, fosse pure più larga di quella dello stesso Re di Napoli. Al punto che il passaggio del suo cocchio divenne leggendario perché era stato costruito proprio di stretta misura per gli angusti vicoli della città partenopea, tanto che ne sfiorava i muri da parte a parte, e i passanti erano costretti a gettarsi a precipizio nei portoni, quando lo vedevano sopraggiungere, per non essere travolti dal suo cammino. Ma non gli bastò certo detenere questo singolare primato, quello di possedere la carrozza più larga dei suoi tempi, per essere consacrato al mito ed alla storia. Pare infatti che tra le altre sue prodezze sia anche riuscito a progettare un bizzarro dispositivo che consentiva al suo cocchio di muoversi, anche se solo per brevi tratti, senza essere trainato da cavalli, con qualche mezzo di propulsione sconosciuto per l’epoca, e a disegnare un mezzo anfibio, straordinariamente simile a uno dei nostri moderni sommergibili, decisamente in anticipo sui tempi.</p>
<p>Buona parte delle sue vicende, e delle sue incredibili scoperte e invenzioni, sono state riportate dall’esimio storico Benedetto Croce, nel suo Storie e Leggende Napoletane. Sulle orme poi di Cagliostro, il leggendario principe di San Severo si dedicava anche agli studi occulti, riuscendo dopo anni e anni di esperimenti a distillare uno stupefacente filtro di resurrezione, che lo metteva in grado di far rivivere, come fece il Dr. Frankestein nell’opera letteraria di Mary Shelley, i cadaveri rinvenuti nei cimiteri, negli ospedali e negli obitori. Peccato però che decise di sperimentarlo su se stesso, e per tale apposito scopo diede ordine al suo fidatissimo schiavo negro di ucciderlo e poi di sezionare il suo corpo, e di rinchiudere i pezzi in un baule, che non doveva essere aperto prima di una certa data, al fine di consentire al filtro magico di espletare completamente la sua azione rigenerante. Ma Raimondo di Sangro non fece i conti con i suoi avidissimi eredi e parenti, che bramosi di impossessarsi dei suoi averi e tesori, aprirono il forziere prima del tempo previsto, incuriositi dall’atteggiamento del servitore che lo sorvegliava a vista notte e giorno. Fu così che le misere spoglie dell’eminentissimo Principe di San Severo, non ancora perfettamente rigenerate, videro anzitempo la luce del sole. Il corpo semidecomposto si sollevò davanti agli occhi terrorizzati dei suoi discendenti, per gridare loro qualche atavica maledizione, e poi ricadde su se stesso sgretolandosi, condannando il Principe  alla morte eterna.</p>
<p>Se questa forse può essere “solo” una leggenda, così non è per gli incredibili scheletri metallici che giacciono al riparo di uno dei vecchi armadi della storica cappella dei SanSevero di Napoli. Si tratta di corpi umani, appartenenti probabilmente a due degli schiavi negri della famiglia dei SanSevero, cui, con l’applicazione di qualche strana diavoleria alchemica, è stato asciugato l’involucro esterno composto da acqua, epidermide, sangue e muscoli, riducendo lo scheletro a una fitta ossatura di vasi capillari e arteriosi, perfettamente metallizzati.<br />
Non si conosce ancora nel campo della medicina o in quello della scienza un procedimento capace di ottenere un simile risultato, anche se incombe pesantemente il sospetto che questa “tecnica” sconosciuta sia comunque all’epoca stata applicata sui corpi  delle inconsapevoli vittime, quando erano ancora vive. In nessun modo risulta possibile descrivere l’orrore che queste due creature essiccate e metallizzate ispirano nello spettatore, soprattutto quando ci si rende conto che non si tratta come si potrebbe pensare a prima vista, di modellini, o statue, o scheletri dorati, ma di vere e proprie persone disidratate mentre erano ancora vive.</p>
<p>Ulteriori implicazioni di ordine umano e morale subentrano quando, abbassando gli occhi, ci si accorge che ai piedi di uno dei scheletri, quello della donna, riposa compostamente uno scheletro minuscolo, che sembrerebbe essere quello di un girino, se non fosse per la forma del teschio, di inconfondibile foggia umana. La schiava negra era, infatti, incinta, e il suo piccolo giace al suolo, muto e innocente testimone della disidratazione e progressiva essicazzione del corpo della madre, che ne ha disciolto la placenta facendo precipitare a terra il minuscolo embrione, probabilmente di  poche settimane appena di vita. Nulla da meravigliarsi dunque se, colpevole di tanto orrore, l’artefice di questo macabro esperimento erri giustamente a metà tra il mondo dei vivi e quelli dei morti, inquieto abitante di quel mondo sospeso di cui nulla ci è dato conoscere, agitando catene, sussurrando maledizioni, e facendo udire nella cappella il suono di un organo, accompagnato da strani bagliori e dai sinistri rumori di ruote che corrono sull’acciottolato, come quelle della sua incredibile carrozza senza cavalli nella sua ultima sfrenata corsa per gli angusti vicoli di Napoli.</p>
<p>A far rivivere questa leggenda provvede oggi l’Associazione Culturale NarteA con la sua visita teatralizzata intitolata Il Testamento di Pietra che pare abbia riscosso un incredibili successo, con esaurimento totale dei posti per la data del 9 e del 16 ottobre, tanto che l’associazione ha pensato di replicare con altre tre date, il 13 e il 20 novembre e l’ultimo appuntamento dell’anno per l’11 dicembre. <a href="http://www.nartea.com/component/content/article/34-notizie/252-il-cristo-velato-qriviveq-nella-visita-guidata-teatralizzata.html">La visita guidata teatralizzata Il testamento di pietra</a>, organizzata dall’Associazione Culturale NarteA, animerà la Cappella Sansevero con un percorso che fonderà storia, arte e teatro per dar vita ad una esperienza unica. Gli ospiti verranno accompagnati nell’affascinante mondo del principe Raimondo di Sangro, esaltando la sua genialità e il suo modo di schernire l’ignoranza e le leggende. Attraverso le statue del Queirolo, del Corradini, del Sanmartino, attraverso le Macchine Anatomiche e il principe stesso, gli ospiti verranno trasportati in un viaggio tra storia e alchimia, leggende e studi scientifici, e saranno resi partecipi della lotta fra il genio di un uomo e l’ignoranza dei più. Una perfetta sincronia fra visita guidata e spettacolo creerà un’atmosfera suggestiva e trascinerà il pubblico lontano dalla realtà dando voce alla storia nascosta tra quelle vicende e quei misteri del passato che, da sempre, suscitano interesse e curiosità.</p>
<p>Sabina Marchesi</p>
 
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	<title>Il Libro dei Misteri Svelati</title>
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	<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 20:18:25 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>crimini-irrisolti</category><category>enigmi-svelati</category><category>cicap</category><category>fenomeni paranormali</category><category>il libro dei misteri</category><category>silvano fuso</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/LibrodeiMisteri.jpg" class="left" border="0" width="165" height="250" alt="" /></p>
<p>Il “detective dei misteri”, l`uomo che smaschera le illusioni. Fantasmi e vampiri, apparizioni divine e Madonne piangenti, esperienze extracorporee di pre-morte e rapimenti extraterrestri, spiritismo e guarigioni miracolose attribuite a persone e oggetti con poteri magici, avvistamenti ufo, miracoli e fenomeni paranormali. </p>
<p>L’autore. Silvano Fuso, dottore di ricerca in scienze chimiche, è docente di chimica. Si occupa di didattica e divulgazione scientifica. Collabora con diverse riviste e siti Internet e ha pubblicato diversi libri di testo e di divulgazione, tra i quali: Realtà o illusione? Scienza, pseudoscienza e paranormale (Dedalo,1999), La scienza come gioco. Capire la realtà divertendosi (La Meridiana, 2004), Pinocchio e la scienza. Come difendersi da false credenze e bufale scientifiche (Dedalo, Bari 2006), Strategie dell’occulto. Come far apparire vere cose palesemente false (con I.Torre) (Armando, Roma 2007), I nemici della Scienza. Integralismi filosofici, religiosi e ambientalisti (Dedalo, Bari 2009), Superstizione: istruzioni per l’uso. In che cosa si crede e perché (CICAP, Padova 2010). È socio effettivo del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) e socio di Galileo 2001. Associazione per la libertà e la dignità della scienza. Per maggiori dettagli si veda la sua Home Page personale: www.silvanofuso.it. E-mail: silvanofuso@tin.it. </p>
<p>Il mistero è di moda. Popolari trasmissioni televisive, libri, giornali, riviste e siti Internet diffondono continuamente notizie sensazionalistiche di fenomeni di fronte ai quali la ragione e la scienza sarebbero incapaci di fornire una spiegazione. Ma tali fenomeni esistono realmente? La scienza è davvero impotente di fronte a essi? Se si va oltre all’approccio superficiale che caratterizza tanti media, ci si rende conto che le cose stanno ben diversamente. Ogniqualvolta la scienza si è impegnata nello studio di presunti fenomeni misteriosi è sempre riuscita a trovare una spiegazione. Illusioni cognitive, errori percettivi, eventi insoliti (ma perfettamente normali) che contraddicono le nostre aspettative, trucchi e imbrogli deliberati consentono di interpretare questi fenomeni senza bisogno di tirare in ballo altre dimensioni, poteri paranormali, entità disincarnate, esseri alieni o altre bizzarre e infondate congetture. Di fronte all’irrazionalità dilagante il libro vuole cercare di tenere accesa la fiammella della ragione e mostrare come l’indagine scientifica dei presunti misteri possa essere molto più affascinante e intellettualmente più appagante del sensazionalismo diffuso dai media. </p>
<p> Un’ indagine scientifica illumina il lato oscuro della credulità popolare. Ne Il libro dei misteri svelati, le apparizioni di creature fantastiche (fantasmi, zombie, vampiri, lupi mannari…), gli episodi di spiritismo, i poteri magici di volta in volta attribuiti a piramidi o a vetusti faraoni, gli ambigui episodi di lacrimazioni miracolose, le guarigioni inspiegabili o gli avvistamenti di creature extraterrestri, diventano episodi da spiegare per quello che sono: abili trucchi ascrivibili alla malafede di personaggi ambigui o, cosa ancora più interessante, semplici fenomeni fisici che la nostra ignoranza sulle leggi che governano la natura trasforma in fantomatici misteri. Con il rigore dello scienziato e la penna del grande divulgatore, Silvano Fuso passa in rassegna un incredibile catalogo di situazioni (soltanto apparentemente) paranormali e, smascherando falsi miti e abusati luoghi comuni, ricorda incessantemente come l’indagine razionale e scientifica sia più appagante dal punto di vista intellettuale ed emotivo rispetto a qualsiasi altra pseudo verità preconfezionata dai cultori del mistero a tutti i costi. </p>
 
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	<item>
	<title>Le Scienze Naturali sulla Scena del Crimine</title>
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	<pubDate>Wed, 19 May 2010 21:00:50 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>tecniche-investigative</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/RicostruzioneFacciale.jpg" class="left" border="0" width="432" height="287" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Normalmente, parlando di medico legale in senso strettamente accademico, si intende designare chi si occupa di autopsie, di perizie su viventi o ancora di accertamenti assicurativi. Ma esiste un’altra branca delle discipline forensi particolarmente importante, spesso trascurata invece dalle serie televisive di ogni ordine e tipo. Infatti, al di là delle ben più tradizionali scienze come la genetica, la tossicologia, la balistica, la dattiloscopia (esame delle impronte digitali) e la chimica, nel vasto mondo della medicina legale risulta determinante l’apporto, assai più vasto e ramificato, delle scienze naturali propriamente dette dove per “scienze naturali” si intende lo studio delle correlazioni esistenti tra organismi viventi e substrato terrestre. Ad esempio tutto quello che attiene lo studio e l’esame dei  pollini sugli indumenti di un cadavere, l’esame delle larve rinvenute sui resti umani, oppure l’analisi della stratigrafia e della geologia del suolo, tutti elementi utili per ricostruire cause, epoche e dinamiche del decesso. Ecco che allora in particolari situazioni critiche (ritrovamento di cadaveri carbonizzati, resti scheletrici occultati da decenni, corpi in avanzato stato di decomposizione) oltre alla figura già nota del patologo forense, intervengono sulla scena del crimine anche altri profili altamente professionali, altrettanto fondamentali per l’avanzamento delle indagini e per la soluzione del caso. Figure come quella dell’antropologo forense, deputato ad occuparsi dei resti scheletrici e dei cadaveri depezzati o smembrati, del botanico forense, utile per determinare l’epoca della morte grazie allo studio delle escrescenze floreali, piante o foglie presenti sul corpo, dell’entomologo, in grado di determinare l’epoca della morte in base allo stadio di sviluppo di determinate larve presenti sui resti esaminati, e a volte anche dell’archeologo, determinante per garantire un corretto recupero dei reperti e una loro corretta schedatura in base alle profondità e agli strati geologici di rinvenimento. In alcuni casi e in determinati ambiti viene richiesta anche la presenza di uno specialista ulteriore, il diatomologo, specializzato nello studio degli elementi planctonici di acque dolci o salate. Nell’ipotesi invece di resti scheletrizzati o carbonizzati, o sulla scena di un disastro di massa, come ad esempio sul teatro di un incidente aereo o di un attentato terroristico, è indispensabile anche l’intervento di un odontologo forense atto a identificare, separare, conservare e identificare correttamente i resti dentari. Per quanto poi il rigor mortis, il livor mortis  e l’algor mortis  spesso bastino da soli a fornire sufficienti indicazioni sull’epoca del decesso, in casi come quelli sopra esposti (resti scheletrici di difficile datazione o corpi carbonizzati)  è la botanica a farla da padrone. </p>
<p>In alcuni casi i residui botanici trovati impigliati sul corpo o sugli indumenti che lo ricoprono, possono indicare il mese o la stagione del delitto, o anche la datazione della fossa in cui il corpo è stato sepolto, tutti elementi particolarmente utili nei casi in cui i resti sono scheletrizzati, tenendo presente che in tal caso gli esami di laboratorio (analisi microscopiche o test biomolecari) non riescono a fornire alcuna datazione certa che garantisca un range di errore approssimativo inferiore ai dieci anni. Ecco che allora, molto più spesso di quanto non si creda, risulta più risolutivo ed affidabile l’esame delle condizioni ambientali che non quello dei resti stessi. Anche perché, come gli archeologici ben sanno, esistono particolari fattori collaterali che possono intervenire sulla normale decomposizione di un corpo, falsandone una possibile datazione. </p>
<p>Fenomeni come la saponificazione e la mummificazione, che si possono verificare in determinate contingenze ambientali e climatiche, in più di un caso hanno fuorviato gli inquirenti sulla datazione del decesso. </p>
<p>Rammentando che questi brevi articoli sono scritti per coloro che come lettori o come autori vogliono saperne di più sui metodi di indagine, di perizie, analisi e rilievi effettuati sulla scena del crimine, giova dire che gli elementi che comunemente concorrono alla decomposizione di un corpo sono vari e numerosi, alcuni dei quali tuttora sconosciuti. Vale la pena di ricordare infine una delle specializzazioni fondamentali non solo per identificare la causa della morte ma anche per identificare sesso, età, ceppo razziale di appartenenza e condizioni generali della vittima, ossia l’antropologia forense. Una disciplina che spesso, da sola, è stata risolutiva non solo per indicare epoca e modalità del decesso, ma anche per favorire l’identificazione dei resti grazie a sofisticate tecniche di ricostruzione facciale, effettuate in base a parametri tecnici antropometrici, o all’accertamento di particolari difetti fisici o abitudini alimentari della vittima che hanno consentito di restringere il campo di indagine e di concludere positivamente l’identificazione. </p>
<p>Si tratta del cosiddetto “profilo biologico” della vittima che consente di individuare correttamente i seguenti parametri: sesso, età, statura, taglia e peso probabile, razza, malattie, traumi, fratture, lesioni, stato di sviluppo (nelle donne spesso è possibile sapere anche se hanno o meno partorito), condizioni igieniche, abitudini alimentari, condizioni sociali ed economiche (a volte basta una protesi dentaria per determinare se si tratta dei resti di un senzatetto o di una persona abbiente mentre determinate afflizioni dell’impianto scheletrico possono portare a ipotizzare un tipo di lavoro specifico). Naturalmente non si tratta mai di identificazioni certe, ma sufficienti per ridurre la rosa delle possibilità e per condurre a successivi accertamenti comparativi. Da tenere presente in questo caso, oltre alla tecnica ben nota delle sovrapposizioni dentarie e scheletriche (protesi o radiografie) anche la possibilità di sovrapporre una foto della presunta vittima con le ossa del cranio. Se le foto a disposizione sono frontali e prese alla distanza giusta è possibile ricostruire un volto punto per punto rispetto alle ossa facciali con una precisione a volte sbalorditiva attraverso un esame meglio noto come “sovrapposizione cranio facciale” che si basa su precise misurazioni tra punti noti come la punta del mento e l’estremità laterale dello zigomo.  Uno di quei casi in cui insomma, anche i morti parlano. </p>
 
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	<description>Normalmente, parlando di medico legale in senso strettamente accademico, si intende designare chi si occupa di autopsie, di perizie su viventi o ancora di accertamenti assicurativi. Ma esiste un’altra[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Il sopralluogo giudiziario</title>
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	<pubDate>Wed, 19 May 2010 20:59:32 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>tecniche-investigative</category><category>scena del crimine</category><category>sopralluogo giudiziario</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/crime_scene_mgmt1_2405.gif" class="left" border="0" width="432" height="432" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Solitamente noto come analisi della scena del crimine, il sopralluogo giudiziario è un’operazione che viene svolta dagli addetti ai lavori secondo rigidi protocolli che hanno il duplice intento di non spezzare la catena delle prove e di conservare i reperti rinvenuti nella massima sterilità possibile, mantenendoli esenti da corruzione e da contaminazione. Tutto deve essere fatto bene e in fretta, prima che la scena del crimine si deteriori o venga esposta al passaggio di altre persone. Alcune prove, se mal repertate, potranno risultare poi inservibili per le successive analisi di laboratorio o, ancora peggio, dichiarate inutilizzabili in sede di dibattimento processuale.  </p>
<p>A far scattare la richiesta di un sopralluogo giudiziario, in genere, è una morte sospetta. Dopo la prima chiamata al pronto intervento, fatta da chi per primo ha rinvenuto il corpo, parte subito una pattuglia di carabinieri o di poliziotti. Una volta giunte sul posto e valutata la situazione, le forze dell’ordine  avvertono il magistrato o il Pm di turno. A seconda del tipo di relazione che riceve, il magistrato potrà decidere se inviare la salma all’obitorio, passando le competenze all’autorità sanitaria, o se far scattare il complesso meccanismo di un’indagine in piena regola. Basta il minimo dubbio che ci sia di mezzo un reato (omicidio, suicidio su istigazione, omissione di soccorso, morte in conseguenza di altro reato) a far innescare il procedimento. In ogni caso quando il magistrato, in piena e  totale autonomia, ritiene che si debba dar via alla prima attività tecnica (il sopralluogo giudiziario), intervengono le squadre omicidi locali e i reparti scientifici, che si incaricano di registrare e repertare tutto, immortalando la scena del crimine tramite fotografie e video, effettuando misurazioni e rilievi, repertando le prove rinvenute che siano esse oggetti, macchie di sangue, tracce, impronte o segni evidenti sul corpo della vittima. È solo a questo punto che scende in campo il medico legale, il quale potrebbe anche non far parte delle forze investigative vere e proprie, ma essere preso in prestito dalle università o dalle Asl locali. Il compito del medico legale sarà dunque quello di raccogliere il maggior numero possibile di elementi che possano contribuire a far luce sui tre punti che maggiormente interessano il magistrato: chi è la vittima, come è avvenuto il decesso e qual è l’epoca della morte. </p>
<p>Nel sud dell’Europa, in Italia e in Francia spesso il medico legale si reca da solo sulla scena del crimine a bordo della propria auto, convocato telefonicamente a casa sua da una chiamata del magistrato oppure provenendo dall’Istituto di appartenenza, se inserito nell’elenco dei medici di turno. Altre volte può essere prelevato ed accompagnato dalle volanti. Quando giunge sul posto, reca con sé  una valigetta contenente tutto il necessario per effettuare un sopralluogo, il suo compito, in breve, è quello di cercare di stabilire se vi siano indicazioni cruciali per indirizzare le indagini in una determinata direzione piuttosto che in un’altra. Prima che il corpo venga inviato all’obitorio, ogni singola impronta da contatto e ogni minima lesione vengono riprodotte dettagliatamente, misurate, fotografate e preservate tramite appositi calchi in un lungo e complesso esame che termina con il prelievo di tamponi per l’analisi di eventuali sostanze organiche presenti. Per quanto riguarda l’epoca della morte, l’esame, assai complesso, ruota attorno a tre fattori fondamentali: il livor, il rigor e l’algor. </p>
<p>Il rigor mortis è la rigidità che si instaura in seguito alla morte delle cellule. Quelle dei muscoli, per effetto dell’incipiente decomposizione, tendono a sovrapporsi l’una sull’altra provocando così una sorta di contrazione. Questo fenomeno inizia a manifestarsi circa otto ore dopo la morte per concludersi solitamente entro tre giorni dal decesso. Può subire variazioni in base alla temperatura e alle condizioni atmosferiche o ambientali, ma in genere è considerato un buon indicatore.</p>
<p>Il livor mortis (meglio noto come ipostasi) è la tipica colorazione rosea che il cadavere assume in determinate parti del corpo a causa dell’accumulo di sangue. In gergo tecnico sui verbali viene così descritto “sangue che si accumula nelle zone declivi rispetto la giacitura supina”. In pratica il sangue si riversa per via della forza di gravità nelle zone più basse del corpo, il che conferisce ad alcune parti del cadavere un anomalo color rosa rispetto al generale colorito bianco verdastro. Non solo, grazie al livor si può anche determinare se il corpo è stato spostato dopo la morte e anche con una certa approssimazione “quando”. Questo perché il sangue, se non è trascorso troppo tempo dalla morte, tende ancora a defluire quando si vari la posizione del cadavere, mentre se è trascorso molto tempo si fissa nei tessuti non lasciando più tracce in seguito ad ulteriori spostamenti. Se la colorazione rosata si sposta facilmente muovendo il corpo, sono trascorse meno di sei ore dal decesso, se non si sposta più si sono oltrepassate le dodici ore mentre se il fenomeno è presente solo parzialmente si è in un arco di tempo intermedio compreso tra le sei e le dodici ore.  Nel caso in cui premendo le dita sulle zone interessate dalle ipostasi, non appare nessun segno biancastro, sono passate quasi certamente più di dodici ore dalla morte.</p>
<p>Il rigor mortis invece, è un indicatore derivante dal raffreddamento progressivo del corpo. Partendo da una temperatura ipotetica di circa trentasette gradi, un cadavere tende a perdere normalmente un grado ogni ora. Anche qui può intervenire tutta una serie di fattori variabili in base alle condizioni del corpo, al tipo di temperatura esterna e alle condizioni ambientali, riassunte in una complessa formula nota come “monogramma di Hennsge”. La temperatura del cadavere viene presa per via rettale con l’ausilio di uno specifico termometro chiamato tanatoscopio. Riprodurre qui la formula con tutte le sue variabili sarebbe troppo complesso ma, tanto per fare un esempio, se la temperatura ambientale è di trentadue gradi e quella interna di diciotto si può presumere un intervallo dalla morte di circa quindici ore.</p>
<p>Nessuno di questi fattori è determinante, solamente se tutti e tre indicano una datazione compatibile con gli altri, il medico legale può pronunciarsi in maniera più specifica, sempre in riferimento però ad un arco di tempo variabile. Questo è il motivo per cui nelle fiction si sente spesso il medico proferire la fatidica frase “indico come epoca della morte un periodo compreso tra le sei e le quindici ore”. </p>
<p>Una volta ultimati tutti gli esami necessari, il medico legale dà il via libera per il trasferimento del corpo all’obitorio, le squadre della scientifica sono libere di proseguire le loro attività sulla scena del crimine, mentre ulteriori analisi di laboratorio condotte sul cadavere indicheranno successivamente agli investigatori eventuali piste da seguire. In questa seconda fase il medico legale chiama a raccolta un team di esperti, ciascuno dei quali fornirà il suo contributo alle indagini. Periti balistici, genetisti, biologi, entomologi, chimici, anatomopatologi, artisti forensi, archeologi, esperti di etnie, radiologi e tecnici di laboratorio. In questo, veramente, la realtà corrisponde a quanto vediamo nelle finzioni televisive, il cuore dell’indagine è un lavoro di gruppo che si basa in gran parte su esperienze precedenti, su dati tecnici, ma anche e soprattutto sulla sensibilità e sull’intuizione del singolo individuo.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20100519205932"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20100519205932?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20100519205932" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20100519205932&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fdelitti_e_misteri%2Finterventi%2F2010%2F05%2Fil-sopralluogo-giudiziario"/></p>
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	<description>Solitamente noto come analisi della scena del crimine, il sopralluogo giudiziario è un’operazione che viene svolta dagli addetti ai lavori secondo rigidi protocolli che hanno il duplice intento di[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Autopsia: Le cause della morte</title>
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	<pubDate>Wed, 19 May 2010 20:22:21 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>tecniche-investigative</category><category>anatomopatologo</category><category>autopsia</category><category>cause della morte</category><category>esame autoptico</category><category>in evidenza</category><category>referto medico legale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/CadavereAutopsia280x224.jpg" class="left" border="0" width="432" height="345" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Uno degli scopi principali nell’esecuzione di un’autopsia è quello di determinare la causa della morte e, nel caso della presenza di più ferite contemporaneamente, stabilire quali siano state inferte prima e quali dopo, quali avrebbero potuto essere fatali e se alcune di esse risultino inflitte dopo il decesso. Non ultimo ci si pone anche l’obiettivo di determinare se tali ferite, sia mortali che no, siano da addebitarsi a cause volontarie o accidentali, da un’autopsia può dipendere l’avvio o meno di un’inchiesta e il verdetto definitivo se la causa della morte sia da ascriversi a incidente, suicidio o delitto. Per questo, all’occorrenza, agli scrittori può tornare utile avere un minimo di dimestichezza con la terminologia tecnica e familiarizzarsi con il vario tipo di ferite che si possono riscontrare in un cadavere e che possono condurre al decesso. </p>
<p>Sarà anche utile sapere che il termine autopsia deriva dal greco e che appunto in Grecia questa pratica era già in uso 2500 anni fa, sia pure effettuata senza la dissezione completa. Nel nostro paese le autopsie vengono effettuate nei reparti di anatomia patologica o negli istituti di medicina legale da un medico specializzato, in genere un patologo legale. Secondo le norme vigenti in Italia, riportate nel regolamento di Polizia Mortuaria, l’esame autoptico può essere richiesto sia dal medico curante (qualora vi fossero dubbi sulla causa della morte), sia dalla Direzione Sanitaria della struttura ove è avvenuto il decesso, dai familiari o direttamente dalla Procura della Repubblica. Scopo finale è quello di determinare la storia clinica del soggetto, la causa reale della morte, la reale concatenazione degli eventi patologici occorsi, la gravità e la causa delle ferite riportate, l’ora precisa e le modalità del decesso. </p>
<p>L’autopsia segue normalmente delle fasi prestabilite e documentate. Prima si effettua un esame esterno seguito da una serie di accertamenti interni. Dopo aver osservato gli indumenti, le lacerazioni degli stessi e il loro stato di conservazione, si prosegue con un esame esterno del cadavere. Nel frattempo gli indumenti, sottoposti ad esame e repertati, vengono fotografati, catalogati e inviati alla sezione di Medicina Legale per gli altri accertamenti di laboratorio. Una volta che la vittima giace nuda sul tavolo settorio si procede poi ad esaminare le caratteristiche somatiche generali: peso, sesso, età, altezza, razza, stato generale, segni caratteristici, eventuali lesioni o fratture di epoca precedente per giungere poi alla ricerca delle cause della morte e all’analisi delle ferite presenti sul cadavere. Che si dividono in varie tipologie e possono dipendere da cause differenti, anche se spesso simili in apparenza.</p>
<p>Per Ferita Cutanea si intende qualsiasi tipo di interruzione della continuità della cute prodotta da un corpo contundente. La famosa ferita lacerocontusa è quella che mostra una lacerazione per strappamento con un alone intorno da addebitarsi ad ecchimosi. Si distingue poi la ferita da punta, se prodotta da un oggetto appuntito come un ago o un punteruolo, da taglio se provocata da una lama (coltello, forbici, rasoio, vetro), da punta e da taglio se provocata da un’arma appuntita e tagliente penetrata inizialmente con la punta, da fendente se invece prodotta da un oggetto tagliente e pesante (spada, roncola, ascia, scure, sciabola …).</p>
<p>La Ferita d’Arma da Fuoco è una ferita prodotta sulla cute da un corpo esplosivo (proiettile) e può essere trapassante, con foro di entrata e di uscita, a fondo cieco, quando il proiettile rimane imprigionato tra i tessuti, oppure a semicanale se la superficie cutanea viene intaccata di striscio. Nel caso di fori di proiettile va ricordato che, di norma, la ferita, simile a un foro a stampo con margini sfrangiati, è di diametro inferiore rispetto alle dimensioni reali del proiettile, a causa della ritrazione elastica della pelle. Il proiettile nel suo passaggio attraverso la cute viene “pulito” da tutte le sostanze grasse che lo ricoprono e questo tipicamente produce un orlo di detersione concentrico rispetto alla ferita, meno visibile se il colpo viene sparato attraverso gli indumenti. Se il proiettile colpisce a distanza ravvicinata si nota spesso la pelle annerita e i peli bruciacchiati (non a caso si parla di un colpo sparato a bruciapelo). Se invece, quando il proiettile è partito, l’arma si trovava direttamente a contatto con la pelle non è raro riscontrata una ferita a forma stellata, a causa dei gas presenti nell’esplosione. Il percorso del proiettile nel corpo poi può proseguire in linea retta oppure essere deviato dalla presenza di ossa o organi interni, in molti casi la traiettoria del proiettile (linea immaginaria che si traccia tra il foro di ingresso e il foro di uscita) può essere utile per determinare la posizione della vittima (se seduta, sdraiata, eretta, accovacciata) e la distanza dell’aggressore al momento dello sparo, nonché in taluni casi anche la sua altezza e posizione. Il foro d’uscita del proiettile, invece, ha generalmente l’aspetto di una normale ferita lacero-contusa e spesso può venir confuso, ad un esame superficiale, con una ferita a sé stante.</p>
<p>Quando invece la causa della morte è un’ Asfissia Meccanica Violenta, si è in presenza di una forma di anossia causata meccanicamente, tale da impedire l’afflusso di aria ai polmoni. In questi casi il decesso può esser fatto risalire a varie casistiche, ognuna delle quali da ricondursi a situazioni accidentali, ad omicidio o a suicidio. Ad esempio l’ Asfissia da Posizione in genere è dovuta a difficoltà nei movimenti respiratori legata alla posizione del corpo (persone legate e ammanettate rinchiuse in un portabagagli). Anche nei casi di Annegamento si riscontra un’asfissia meccanica violenta determinata dalla penetrazione nelle vie respiratorie di un liquido esterno all’organismo. Ma anche in questo caso è importante procedere con gli accertamenti per distinguere tra l’annegamento accidentale e l’annegamento volontario (suicidio o omicidio). Altra forma di asfissia meccanica violenta è l’Impiccamento, dove l’asfissia viene generata da un laccio posto attorno al collo e messo in tensione a causa del peso del resto del corpo, in tal caso la causa della morte è per lo più da ascrivere a un suicidio, tenendo presente che lesioni più importanti a carico della colonna cervicale stanno a indicare un’impiccagione in cui la persona precipiti da una certa altezza e la caduta sia fermata dal laccio. Eventuali ipostasi agli arti inferiori e superiori possono aiutare a individuare il lasso di tempo in cui il corpo è rimasto in sospensione. Lo Strangolamento invece è un impedimento alla penetrazione di aria nei polmoni causata dalla compressione del collo della vittima, attuata mediante un laccio od altro mezzo che produca una pressione omogenea su tutta la circonferenza del collo. Lo Strangolamento incompleto si verifica quando la forza agisce solamente in una porzione del collo (un arto o un bastone premuto contro la trachea o lo schiacciamento contro il battente di una porta). Anche in questi casi è tipicamente presente un solco in corrispondenza dei punti ove ha agito il mezzo. Lo Strangolamento è quasi sempre di natura omicida, raramente accidentale. Diverso invece lo Strozzamento, cioè l’impedimento alla penetrazione di aria nei polmoni attraverso la compressione del collo della vittima da parte di un aggressore che utilizzi le mani o parti del suo corpo (avambraccio, ginocchio). In questi casi si è in presenza quasi sempre di omicidio volontario o preterintenzionale. </p>
 
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	<title>Matilde di Canossa - L&#039;artefice della resa di Enrico IV a 2°</title>
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	<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 18:55:29 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>storia-e-religione</category><category>enrico iv</category><category>la resa di canossa</category><category>matilde di canossa</category><category>riforma e controriforma</category><category>torquato tasso</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>> <img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/papa_gregorio_VII_con_matilde_di_canossa_riceve_il_penitente_enrico_IV_a_canossa_01_04.gif" class="left" border="0" width="250" height="183" alt="aa" /></p>
<p>Con un piglio decisamente maschile, Matilde di Canossa invia una proposta di matrimonio scritta al promesso sposo, migliaia di armati in corteo per dargli il benvenuto e organizza un festino nuziale che dura centoventi giorni, ma ciò nonostante, o forse proprio per questo, il matrimonio non viene consumato e Matilde si ritrova sola, nel 1090, a dover contrastare l’avanzata delle truppe del Sacro Romano Impero. La battaglia dura due lunghi anni nel corso dei quali tra alterne vicende e sanguinose battaglie, l’esercito di Matilde si asserraglia sugli Appennini attorno ai suoi castelli fortificati e, grazie alla fedeltà di vassalli e feudatari, riporta una serie di vittorie sul pur potente invasore imperiale. Nonostante il tradimento della città di Mantova, numerose altre potenze si coalizzano con Matilde che presto può contare sull’appoggio di Milano, Cremona, Lodi e Piacenza e sotto la sua protezione passano anche il figlio e la moglie dell’imperatore. Costretto dagli eventi, dunque, è lo stesso Enrico a conclamare vincitrice Matilde di Canossa, conferendole il titolo di Regina d’Italia e Vicaria Papale con l’incoronazione ufficiale che avviene nel 1111. Oggi le spoglie di Matilde riposano nella Basilica di San Pietro in Vaticano, a Roma, nella sontuosa tomba a opera di Gian Lorenzo Bernini nota come “Onore e Gloria d’Italia”, unica donna assieme alla regina Cristina di Svezia a riposare in quella che è la culla di tutta la Cristianità.  </p>
<p>Alla sua morte, senza eredi, il regno si frantuma, ma la figura di Matilde di Canossa viene mitizzata e perfino Dante Alighieri, che sente parlare della sua leggenda, inserisce il suo personaggio nell’XI canto del Paradiso, nel cerchio dei militanti per la fede. Poche donne nella storia italiana hanno avuto pari rilevanza e pari valore di questa indomita regina, condottiera di eserciti e paladina assoluta della cristianità, la più fedele alleata di Papa Gregorio VII nella lotta per acclamare la superiorità del potere divino su tutti i poteri terreni, fossero pure quelli dell’imperatore del Sacro Romano Impero.</p>
<p>Al di là delle celebrazioni agiografiche, però, Matilde di Canossa, donna inconsueta per i suoi tempi, non è solo la paladina mistica e ispirata del cristianesimo, ma anche un’abile condottiera e una fine stratega, feudataria colta e preparata, capace di circondarsi di esperti giuristi e preparatissimi cancellieri che la affiancano nell’amministrazione del potere, con rare attitudini al comando e la capacità di prevedere complotti e insubordinazioni. Riesce a regnare praticamente indisturbata per trent’anni su un territorio infido, fortemente frammentario, stretto tra i domini dell’imperatore e quelli della Chiesa, è la sovrana di uno “Stato cuscinetto” conteso e ambito da entrambe le parti che la vorrebbero come alleata. Per lungo tempo, Matilde riesce in un miracoloso equilibrio a mantenere una posizione imparziale, favorendo in egual modo le ragioni delle due parti avverse, tra le quali militano comunque suoi diretti parenti o protettori. Trionfo di questo eccelso bipolarismo è proprio il noto episodio di Canossa.</p>
<p>Al centro dell’aspra contesa tra le gerarchie ecclesiastiche che reclamano le loro funzioni pastorali contro la costante ingerenza del potere temporale e i sovrani del Sacro Romano Impero che invece rivendicano il loro diritto a nominare i successori del papa, Matilde di Canossa s’inserisce nel pieno della riforma gregoriana del regno italico fornendo alla fine sostegno militare e finanziario ai papi riformatori, in primis tra tutti Gregorio VII che la indica nella sua corrispondenza come “dilecta filia Petri”. Protettrice dei maggiori pensatori del suo tempo, da Anselmo di Lucca a Ugo di Die, da Bernardo degli Uberti a Placido di Nonantola, erige e mantiene chiese, monasteri e conventi, come quello prediletto di S. Benedetto Polirone in Mantova, che viene poi aggregato a Cluny nel 1077. Lì viene sepolta fino a che le sue spoglie non sono traslate dapprima a Castel Sant’Angelo e successivamente a San Pietro nel sontuoso monumento del Bernini. </p>
<p>Tra la Riforma cattolica e la Controriforma protestante, Matilde di Canossa diventa il simbolo della libertà italiana contro lo strapotere degli imperatori tedeschi. In linea con le caratteristiche delle eroine celebrate da Torquato Tasso nella “Gerusalemme Liberata”, regina e condottiera, la sua figura preconizza, con secoli di anticipo, i fulgori dell’epoca patriottica e risorgimentale, un fulgido esempio di orgoglio nazionale e di lotta contro l’usurpatore straniero.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>Donizone, Vita di Matilde di Canossa, Milano, Jaca Book, 2008</p>
<p>Fumagalli Vito, Matilde di Canossa. Potenza e solitudine di una donna del Medioevo, Bologna, Il Mulino, 1996</p>
<p>Ghirardini Lino L., Ho incontrato Matilde, Reggio Emilia, Bizzocchi, 2006</p>
<p>Golinelli Paolo, Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo, Milano, Camunia, 1991</p>
<p>Golinelli Paolo, I poteri dei Canossa. Da Reggio Emilia all’Europa, Bologna, Il Mulino, 1994</p>
<p>Golinelli Paolo, I mille volti di Matilde, Milano, Federico Motta, 2003</p>
<p>Golinelli Paolo, Matilde e i Canossa, Milano, Mursia, 2007</p>
<p>Overmann Alfred, La contessa Matilde di Canossa, Roma, Bonsignori Editore, 1980</p>
<p>Santini Maria, Matilde di Canossa, Milano, Simonelli, 2005</p>
<p>Santunione Giovanni, Inseguendo un mito. Matilde di Canossa. Storia, leggende, scandali, luoghi, itinerari per conoscere la grande contessa, Modena, Il Fiorino, 2005</p>
<p>Spike Michèle K., La contessa Matilde, Reggio Emilia, Aliberti, 2007</p>
<p>Vandano Vittoria, La vita e il tempo di Gregorio VII, Milano, Mondadori, 1970<br />
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    <p><map name="google_ad_map_20090702185529"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090702185529?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090702185529" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090702185529&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fdelitti_e_misteri%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fmatilde-di-canossa-lartefice-della-resa-di-enrico-iv-a-2%25c2%25b0-2"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>&gt; 
Con un piglio decisamente maschile, Matilde di Canossa invia una proposta di matrimonio scritta al promesso sposo, migliaia di armati in corteo per dargli il benvenuto e organizza un festino[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Matilde di Canossa - La santa alleata di Papa Gregorio VII 1°</title>
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	<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 18:50:09 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>storia-e-religione</category><category>goffredo il gobbo</category><category>matilde di canossa</category><category>papa gregorio vii</category><category>re enrico iv</category><category>resa di canossa</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matildedicanossaritratto.jpg" class="left" border="0" width="202" height="250" alt="" /></p>
<p>Matilde di Canossa (1046 - 1115)</p>
<p>«Corde pio flagrans Mathildis lucida lampas. Arma voluntatem, famulos, gazam proprianque, excitat, expendit, instigat, proelia gessit. Singula si fingam, quae fecit nobilis ista, carmina sic crescens, sunt ut numero sine stelle.» - «Matilde, splendente fiaccola che arde in cuore pio. Aumentò in numero armi, volontà e vassalli, profuse il proprio principesco tesoro, causò e condusse battaglie. Se dovessi citare ad una ad una le opere compiute da questa nobile signora, i miei versi aumenterebbero a tal punto da divenire innumerevoli come le stelle». (Donizone, Vita Mathildis, libro II, prologo II). </p>
<p>Matilde è figlia di Bonifacio III detto il “Tiranno”, della potente famiglia feudale dei Canossa, marchesi di Toscana e discendenti dal ceppo Longobardo, e di Beatrice di Lotaringia, imparentata con i più nobili casati del suo tempo tra cui quello dei duchi di Borgogna, dei duchi di Svevia, degli Imperatori Enrico III ed Enrico IV, e dei papi Stefano IX e Leone IX. Il casato nobiliare di Beatrice è superiore a quello di Bonifacio e così la madre è in grado d’impartire alla figlia un tipo di educazione decisamente inconsueto per la sua epoca, tanto che alla piccola viene insegnato fin da subito a padroneggiare sia il tedesco che il francese. Matilde vive nel castello di Canossa tra banchetti e festini sontuosi, fino all’età di sei anni, quando assiste al primo dramma della sua vita. Il 6 maggio 1052 il padre Bonifacio viene ucciso in un agguato durante una battuta di caccia e muore la sera del giorno dopo tra orribili agonie, con la gola trapassata da una freccia avvelenata. Impossibilitata a governare da sola, con tre figli ancora piccoli, Beatrice si appoggia ai pontefici e all’imperatore Enrico III, ma nonostante queste altolocate protezioni, nel 1053, quasi simultaneamente muoiono avvelenati i due fratelli maschi di Matilde. Le lotte per il potere ignorano ancora le donne, che non sono mai state considerate un pericolo, ma la storia, fino a quel momento, evidentemente non ha fatto ancora i conti con Matilde di Canossa.</p>
<p>Morto il papa Leone IX, il maggior protettore di Beatrice e Matilde, il potere papale passa nelle mani di Vittore II e l’imperatore Enrico III prende con sé in Germania madre e figlia, sottraendo loro le terre. Alla sua morte, le due donne riescono a rientrare nei loro possedimenti e a porsi sotto la vigilanza di Goffredo il Barbuto, cugino di Leone IX, che contrae matrimonio con Beatrice e promette Matilde in sposa a Goffredo il Gobbo, suo figlio naturale. Questi progetti vengono però ostacolati dal nuovo imperatore del Sacro Romano Impero, Enrico IV, che costringe il novello sposo a fuggire, lasciando madre e figlia alla guida di possedimenti ancora più estesi. Nel 1057 muore papa Vittore II mentre era ospite dei Canossiani e gli succede papa Stefano IX, imparentato con Goffredo, il patrigno di Matilde. È questo l’anno in cui il pontificato introduce il conclave dei cardinali, il solo abilitato alla nomina del nuovo pontefice, secondo una consuetudine in atto ancora oggi, e si allontana dalle politiche del Sacro Romano Impero. Per non perdere del tutto l’appoggio delle potenze esterne, il nuovo papa si affida all’alleanza dei Canossa che acquisiscono ufficialmente il diritto-dovere di protezione dei pontefici, con tutto quel che ne consegue. Nel 1061 muore, sempre alla corte dei Canossa, il nuovo Papa Benedetto X e a quel punto il Sacro Romano Impero tenta di riacquisire il controllo sul papato, nominando autonomamente un nuovo pontefice, Onorio II, in contrapposizione ad Alessandro II che è il candidato dei Canossa. In un breve e confuso periodo regnano così due papi contemporaneamente e alfine, per dirimere la questione, si organizza un conclave nel feudo dei Canossa al quale Onorio II non si presenta nel timore di perdere la vita, lasciando così libera la strada alla piena legittimazione di Alessandro II.</p>
<p>Nel 1069, alla morte del patrigno costretto in esilio, Matilde onora gli accordi matrimoniali presi da quest’ultimo quando lei era ancora bambina e per convalidare il diritto a titoli e possedimenti, convola a nozze forzate con il figlio di questi, Goffredo il Gobbo, raggiungendolo in Lotaringia. Da lui ha una bambina che però muore poco dopo il parto. Matilde, gravemente provata dalla gravidanza e sentendo la sua vita in pericolo, fugge nel 1072 e ripara dalla madre, a Canossa. Dopo un tentativo vano di riconquistare la moglie, anche Goffredo il Gobbo perde la vita in un attentato, nel 1076, lasciando Matilde vedova e libera, proprietaria di un regno sempre più vasto, di cui rimane l’unica sovrana incontrastata alla morte della madre che avviene nello stesso anno. A soli 30 anni di età, domina su un regno che dai confini del Lazio si estende fino alle rive del lago di Garda e comprende la marca di Tuscia, i ducati di Modena, Reggio e Mantova, i vasti territori di Parma, Brescia, Bologna, tutto il Veronese e la città di Ferrara. </p>
<p>Continua con Matilde di Canossa - L&#8217;artefice della resa di Enrico IV 2° <a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/"><img class="left" src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/CANE20OSSA.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="239"   height="287" /></a><br clear="both" /><br />
<a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/1"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_CANE20OSSA.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="108" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/2"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_CANOSSA2001.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="130" height="92" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/3"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_CARTINA2003.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="130" height="108" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/4"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_EnricoIV.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="130" height="118" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/5"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_MATILDE2001.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="130" height="117" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/6"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_Matilde20di20canossa201.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="130" height="122" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/7"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_matildedicanossaritratto.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="105" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/8"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_Matilde_di_Canossa_by_webby04.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="87" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/9"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_PAESAGGIO.jpg" alt="Matilde di Canossa" width="130" height="124" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/matilde-di-canossa/10"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/matilde-di-canossa/thn_papa_gregorio_VII_con_matilde_di_canossa_riceve_il_penitente_enrico_IV_a_canossa_01.gif" alt="Matilde di Canossa" width="130" height="95" /></a></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090702185009"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090702185009?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090702185009" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090702185009&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fdelitti_e_misteri%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fmatilde-di-canossa-la-santa-alleata-di-papa-gregorio-vii"/></p>
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	<description>Matilde di Canossa (1046 - 1115)
«Corde pio flagrans Mathildis lucida lampas. Arma voluntatem, famulos, gazam proprianque, excitat, expendit, instigat, proelia gessit. Singula si fingam, quae fecit[...]</description>
	
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	<title>Nefertiti - La fine del periodo di Amarna 3°</title>
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	<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 23:07:01 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>storia-e-religione</category><category>akhenaton</category><category>il culto del dio aton</category><category>il periodo di amarna</category><category>nefertiti</category><category>smenkhkara</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/AmarnaHand_02.jpg" class="left" border="0" width="250" height="209" alt="dfdsfds" /></p>
<p>Ancora oggi è possibile ammirare preziosi reperti dell’innovativa arte amarniana, in cui si contrappone alla staticità classica delle figure egiziane, altamente stilizzate, una diversa dinamicità, arricchita di particolari e di immagini naturali secondo il gusto importato da Micene. Per la prima volta, attraverso l’arte, vengono rappresentate scene di vita quotidiana, cosa mai tentata prima e che inaspettatamente riguarda anche la famiglia stessa del faraone ritratta in momenti non ufficiali e in atteggiamenti intimi, a volte anche impietosi. Di quest’epoca radiosa e innovativa rimangono poche ma preziose testimonianze, tra cui le Lettere di Amarna, la Stele della frontiera e l’Inno all’Aton, provenienti da Akhet-Aton; la Stele della restaurazione di Tutankhamon, il Testo dell’incoronazione, L’Editto di Haremhab e alcuni reperti artistici.</p>
<p>La tomba di Akhenaton è collocata a est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All’interno di essa, a memoria del loro straordinario legame, il faraone e la moglie Nefertiti sono raffigurati nudi e in condizioni di pari grado e medesimo status.<br />
Fondamentale ispiratrice di questo rivoluzionario regime, Nefertiti mantiene il suo potere al fianco del sovrano per ben tredici anni, lasciando ipotizzare un reale periodo di co-reggenza. A causa della persecuzione indetta dai faraoni successivi nei confronti del “Faraone Eretico”, l’epoca di Amarna per molti versi è ancora avvolta nel mistero e poco si sa della vita di questa donna, anche se sembra ormai accertato che non fosse di sangue reale ma figlia di un generale dell’esercito, cosa che ne avrebbe forse facilitato l’ascesa al potere. Nefertiti dà ad Akhenaton sei figlie, ma nessun erede maschio, visto che il successore del faraone, Tutankhaton, poi diventato Tutankhamon, è in realtà figlio dell’altra moglie Kiya, meglio nota come “Colei che è molto Amata”, mentre il ruolo di consorte ufficiale spetta per tutto il regno a Nefertiti.</p>
<p>Questo fino a quando le tracce di questa donna faraone, regnante a fianco del marito e ispiratrice di una riforma senza precedenti, scompaiono improvvisamente verso il tredicesimo anno del regno di Amarna. Per lungo tempo si è ipotizzato che la sovrana fosse caduta in disgrazia, e che fosse succeduta al suo posto Kiya. Oggi tuttavia sono state avanzate nuove, suggestive ipotesi su questo improvviso ribaltamento sulla scena della figura di “Consorte Ufficiale”. Infatti, proprio in coincidenza con la scomparsa virtuale di Nefertiti dal panorama politico e religioso, ecco apparire al fianco del faraone Akhenaton un correggente mai citato prima e sulla cui genealogia, nascita o storia, non si ha notizia alcuna. Apparso praticamente dal nulla, il coreggente Smenkhkara è una figura ibrida, ritratta spesso a fianco del sovrano in atteggiamenti incestuosi, identificato da alcuni come un fratello amatissimo, da altri come un figlio, la sua presenza al fianco del faraone e la loro evidente intimità, di cui resta traccia nell’iconografia ufficiale, ha spesso lasciato intendere una supposta omosessualità di Akhenaton. Eppure l’apparizione di questo personaggio, che stranamente coincide con la scomparsa dalle scene di Nefertiti, aprirebbe il campo a un’ipotesi molto più suggestiva, sebbene mai del tutto provata. Eletta a sacerdotessa ufficiale del nuovo culto, ritratta spesso con le effigi del potere, assurta a un’importanza senza precedenti, equiparata in tutto e per tutto al faraone stesso, forse Nefertiti assume la co-reggenza ufficiale sotto le mentite spoglie di questo nuovo personaggio, per pure ragioni politiche. Né uomo né donna, Smenkhkara è destinato a regnare a fianco del faraone, probabilmente gli sopravvive per qualche anno, per poi passare il testimone a Tutankhaton. Nel 1907, nella tomba KV55 a Biban el-Moluk, nella Valle dei Re, T. M. Davis rinviene la sua probabile sepoltura, mentre di quella di Nefertiti, che pure ha avuto tanta straordinaria importanza, non vi è ancora traccia. In un sarcofago destinato a contenere i resti di una principessa o di una regina, viene rinvenuta una mummia adorna del tipico copricapo a forma di avvoltoio, appannaggio esclusivo delle regine consorti, il braccio sinistro serrato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco, che mostra ancora una disposizione funebre riservata esclusivamente alle regine o alle principesse. Ma il corpo, in pessimo stato di conservazione, viene identificato come di genere maschile, e la sepoltura attribuita a Smenkhkara. Eppure la tradizione egizia vuole che i sovrani e i correggenti vengano sepolti con entrambe le braccia incrociate sul petto, per poter tenere saldi i fregi del comando. Forse la regina consorte Nefertiti, che in vita diventa correggente sotto le mentite spoglie di Smenkhkara e assume per motivi politici una falsa identità maschile, in morte ritorna a essere se stessa: principessa, regina, sacerdotessa ed ispiratrice di un culto di cui oggi la damnatio memoriae non ci lascia quasi più nulla.</p>
<p>Questa ipotesi sarebbe anche accreditata dal fatto che nei cartigli ufficiali Smenkh-ka-ra viene chiamato dal faraone “Prediletto di Akhenaton”, quasi lo stesso identico appellativo a suo tempo riconosciuto a Nefertiti nel suo nuovo nome amarniano di Nefer-Neferu-aton “Bella è la perfezione di Aton”. Comunque sia, di questa splendida e superba “Signora del Nilo”, oggi ci resta il reperto numero 21.300 del museo di Berlino, un busto magnifico e altamente rappresentativo dell’antica arte di Amarna, finemente lavorato e dipinto, ornato con lamine auree, lapislazzuli, malachite e calcedonio, rinvenuto nel 1912 durante gli scavi di quello che risultò poi essere il laboratorio del grande capo scultore Thutmosis a Tell El Amarna. Oggi il busto di Nefertiti, che ci riporta la sua straordinaria bellezza, è esposto all’Altes Museum di Berlino, dove è stata spostata la bellissima mostra “Agyptisches Museum und Papyrussammlung” nel 2006.</p>
<p>Bibliografia<br />
Bramini Alfio, Akhenaton. Il faraone maledetto, Reggio Calabria, Falzea, 2006<br />
Busi Graziella S., Nefertiti. L’ultima dimora. Il giallo della tomba KV 55, Torino, Ananke, 2002<br />
Cimmino Franco, Akhenaton e Nefertiti. Storia dell’eresia amarniana, Milano, Bompiani, 2002<br />
Hornung Erik, Akhenaton. La religione della luce nell’antico Egitto, Roma, Salerno, 1999<br />
Montserrat Dominic, Akhenaton. L’antico Egitto tra storia e fantasia, Genova, ECIG, 2005<br />
Reeves Nicholas, Akhenaten: Egypt’s False Prophet, Londra, Thames &#038; Hudson, 2005<br />
Tyldesley Joyce A., Nefertiti: Egypt’s Sun Queen, New York, Viking, 1998<br />
Vandenberg Philipp, Nefertiti, Milano, SugarCo, 1992</p>
<p> <a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/"><img class="left" src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/akhen.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="349"   height="480" /></a><br clear="both" /><br />
<a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/1"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_akhen.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="94" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/2"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_AmarnaHand.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="130" height="109" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/3"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_amarna.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="113" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/4"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_Amarna1.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="130" height="91" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/5"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_amarna3.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="130" height="114" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/6"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_amarnadaughters.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="130" height="108" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/7"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_androgino.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="87" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/8"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_Armarnaprincesses.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="130" height="94" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/9"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_ElAmarnaTablet15cmh.gif" alt="L'epoca di Amarna" width="89" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/10"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_image002.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="105" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/lepoca-di-amarna/11"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/lepoca-di-amarna/thn_KempLecturefull.jpg" alt="L'epoca di Amarna" width="106" height="130" /> </a></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090627230701"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090627230701?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090627230701" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090627230701&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fdelitti_e_misteri%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fnefertiti-la-fine-del-periodo-di-amarna-3%25c2%25b0"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Ancora oggi è possibile ammirare preziosi reperti dell’innovativa arte amarniana, in cui si contrappone alla staticità classica delle figure egiziane, altamente stilizzate, una diversa dinamicità,[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Nefertiti e Akhenaton: Il periodo di Amarna 2°</title>
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	<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 22:34:26 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>storia-e-religione</category><category>akhenaton</category><category>faroni egizi</category><category>il culto monoteistico in egitto</category><category>il dio aton</category><category>nefertiti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/akhenaton3_01.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="ak" /></p>
<p>Così, per la prima volta nella storia d’Egitto, il potere politico si trova riunito con quello religioso nelle salde mani di una sola persona, il Faraone, che è al tempo stesso sovrano, sacerdote e divinità. La nuova capitale viene realizzata in pochissimo tempo presso l’attuale pianura di Tell-El-Amarna, a circa duecento chilometri a sud del Cairo, e viene chiamata Akhetaton, “L’orizzonte del Dio Sole”, un orizzonte simboleggiato dal disco solare racchiuso tra due monti, esattamente lo stesso sfondo morfologico della piana di Amarna, dove, tra le alture circostanti, si trovano due monti separati da una spaccatura tra i quali sorge il sole. Nel cuore della città viene edificato il nuovo tempio di Aton, che funge anche da palazzo reale e centro culturale. Il pavimento è disegnato con figure di guerrieri asiatici e nubiani e le pietre che delimitano la città e i templi formano una serie di rettangoli perfetti che riproducono in proporzione la superficie dell’area di Amarna. Il popolo, che segue il Faraone per pura necessità, rimane però fedele alle antiche divinità e subisce di malavoglia l’imposizione del nuovo credo, fino a che Akhenaton, alla morte della regina madre, ancora legata alle tradizionali divinità tebane, emana un editto che di fatto sconsacra tutte i culti degli antichi dei, i cui nomi vengono cancellati da monumenti, templi, steli ed iscrizioni. Il clero viene disperso, i templi chiusi o abbattuti, i beni religiosi confiscati, con le pattuglie di soldati, al comando del faraone stesso, che girano per il Paese a cancellare ogni traccia delle antiche divinità e a scoraggiarne l’adorazione. Tutti fattori questi che, interpretati a posteriori, contribuiscono a fare della riforma di Akhenaton più una dittatura politica che non una mera rivoluzione religiosa. Ma anche, indiscutibilmente, un’innovazione sensazionale in grado di lasciare nella storia d’Egitto una profonda traccia culturale che passa dall’abolizione di alcune forme rituali all’elevazione della consorte a parità di status e di reggenza, fino a una profonda influenza sulle forme artistiche ed espressive, sancita dall’abbandono delle vecchie forme rituali stilizzate in favore di rappresentazioni altamente rivoluzionarie di carattere più naturalistico, giunte fino a noi per mezzo dei pochi ma pregevoli esempi della nuova arte amarniana, che, in assoluto, non conosce precedenti. Mai nella storia è stata attuata una simile riforma così radicale che investe praticamente tutti i campi di attuazione e di espressione di un regno. </p>
<p>La stessa sorte della damnatio memoriae si ritorce però contro Akhenaton alla fine del suo impero, condiviso per tutto il tempo con la regina consorte Nefertiti. Nelle raffigurazioni ufficiali i due sovrani vengono ritratti nudi, a grandezza naturale e nelle medesime proporzioni, con la figura della regina consorte che non appare mai subordinata, anzi spesso la si può vedere rappresentata in battaglia, in atteggiamenti tipicamente maschili e con i vessilli del faraone. Nessuno, prima, aveva mai osato tanto. Tuttavia, il fiorire di questa rivoluzionaria cultura cessa immediatamente con la morte del Faraone che avviene nell’anno 1352 a.C. Il suo successore, Tutankhaton, figlio di Kiya, moglie secondaria di Akhenaton, è l’ultimo discendente della stirpe regale iniziata con Thutmose I, spaventato dalla crescente ostilità della vecchia casta sacerdotale che sta tramando una sua destituzione, ripristina immediatamente le antiche tradizioni, si converte al culto secolare di Amon, muta il suo nome in Tutankhamon e riporta la capitale a Tebe. Il nome di Akhenaton scompare definitivamente dalla cronologia ufficiale, Amarna e i templi da lui eretti vengono abbattuti e il materiale utilizzato per altre costruzioni, le sue gesta cancellate da stele e iscrizioni e perfino gli anni del suo regno sono soppressi nelle datazioni storiche, causando non poca confusione nel lavoro di ricostruzione e di studio dei moderni archeologi, che a volte stentano ad interpretare le poche tracce oggi sopravvissute di colui che è passato alla storia come il “Faraone Eretico”.</p>
<p>Prosegue con Nefertiti - La fine del periodo di Amarna</p>
<p> <a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/"><img class="left" src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/Akhenatoncrowned1.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="211"   height="274" /></a><br clear="both" /><br />
<a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/1"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/thn_Akhenatoncrowned1.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="100" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/2"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/thn_akhenaton.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="100" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/3"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/thn_akhenaton1.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="82" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/4"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/thn_akhenaton3.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="97" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/5"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/thn_blueap4.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="107" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/6"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/thn_E77akhenaton.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="130" height="111" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/7"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-e-akhenaton-lepoca-di-amarna/thn_musee_akhenaton.jpg" alt="Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna" width="86" height="130" /></a></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090627223426"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090627223426?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090627223426" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090627223426&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fdelitti_e_misteri%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fnefertiti-e-akhenaton-il-periodo-di-amarna-2%25c2%25b0"/></p>
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	<description>Così, per la prima volta nella storia d’Egitto, il potere politico si trova riunito con quello religioso nelle salde mani di una sola persona, il Faraone, che è al tempo stesso sovrano, sacerdote e[...]</description>
	
	</item>
    
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	<title>Nefertiti - La “sacerdotessa” del faraone Akhenaton 1°</title>
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	<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 22:14:25 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sabina Marchesi</dc:creator>
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    <category>storia-e-religione</category><category>akhenaton</category><category>epoca di amarna</category><category>faraoni egizi</category><category>nefertiti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nefertiti (1370 a.C. - 1330 a.C.)</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti_bw_a_01.jpg" class="left" border="0" width="186" height="250" alt="nefernefer" /></p>
<p>Dotata di straordinaria bellezza, adorata dal popolo, osannata e celebrata come “Dama piena di Grazia” e “Dotata di Tutte le Virtù”, Nefertiti ci appare nelle immagini di corte intenta a distribuire doni ai sudditi dal balcone del palazzo, fiera alla guida del suo carro, colta nell’atto di colpire con una mazza il nemico, impegnata a presentare sacre offerte al Sole, tutte simbologie codificate che di solito nella tradizione egizia spettano esclusivamente all’unico sovrano reggente, il Faraone. Di lei ci sono pervenute alcune opere di scultura che la rappresentano, a volte raffigurata come una dea, a volte come il faraone attualmente in carica, con il capo sormontato dall’alto copricapo blu e dalla corona doppia, simboli da sempre riservati esclusivamente al sovrano. La sua tomba non è ancora stata ritrovata, ma si sa con certezza che Akhenaton stesso ha voluto la sua effigie riprodotta sui quattro angoli del sarcofago nel quale avrebbe dovuto essere sepolto al momento della morte, in aperta violazione al protocollo che avrebbe previsto la vigilanza e tutela del sepolcro delle quattro dee tradizionali: Iside, Nephthys, Selket e Neith. Ma del resto questa non è l’unica infrazione alle regole sacre della religione faraonica ufficiale attuata da Akhenaton, passato alla storia come il primo re monoteista di tutti i tempi, promotore di una profonda e innovativa riforma di cui si suppone che la stessa Nefertiti sia stata la prima e fondamentale ispiratrice.</p>
<p>Akhenaton, meglio noto come il “Faraone Eretico”, si fa artefice di una profonda innovazione culturale che contrappone l’adorazione di un solo dio al credo politeista in vigore fin dall’inizio dell’era egizia. In realtà, sotto questa pseudo rivoluzione religiosa si nasconde una concreta politica anti-tebana già iniziata dal padre, Amenophis o Amenhotep III, “Re delle Due Terre”, che dà inizio alla costruzione, ai confini del deserto, di uno splendido palazzo circondato da un grande parco, conosciuto come lo “Splendore di Aton”, per contrastare appunto il crescente potere del tempio principale del dio Amon nel sito di Karnak, da cui il clero tebano, sempre in grado di controllare e di gestire almeno in parte l’autorità del faraone, rappresenta un concreto pericolo, giungendo perfino a intromettersi nelle questioni di successione al trono. Alla morte del faraone Amenophis III, sale al trono come reggente del figlio la regina Tiye, mentre a dodici anni Amenophis IV, decimo faraone della XVIII dinastia, prende in sposa una bellissima fanciulla nubiana di nome Nefertiti, “La Bella che viene da Lontano”, destinata ad avere grandissima influenza nell’imposizione del nuovo credo religioso.</p>
<p>Proseguendo l’opera di contrasto nei confronti della pericolosa influenza della casta sacerdotale devota ad Amon, i due sovrani decidono di instaurare un nuovo culto religioso dedicato al dio Aton, di cui il Faraone possa essere l’unico sacerdote-divinità, il solo in grado di fungere da tramite tra il dio e il suo popolo. Attribuendosi la funzione di rivelatore e interprete della volontà del dio Aton agli uomini, Amenophis s’identifica, al tempo stesso, come figlio della nuova divinità e suo unico sacerdote, cambia il suo nome, che significa “Pace di Amon” in Akhenaton, “Aton è soddisfatto”, mentre la sposa Nefertiti diventa Nefer-nefru-aten, “Aton è Perfetto nella sua Bellezza”. Questa rivoluzione, a lungo termine, è però destinata a fallire perché taglia via inesorabilmente, oltre alla casta minacciosa e infida dei sacerdoti tebani, anche secoli di tradizione che hanno sempre visto nelle divinità di Horus e di Osiride l’assicurazione di un transito certo verso l’aldilà e la garanzia di una vita eterna, il vero cardine portante della società egizia, rischiando di lasciare un vuoto incolmabile.</p>
<p>Prosegue con la seconda parte - Nefertiti e l&#8217;epoca di Amarna<br />
<a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/"><img class="left" src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/nefertiti.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="421"   height="432" /></a><br clear="both" /><br />
<a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/1"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_nefertiti.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="126" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/2"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_Nefertiti1.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="92" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/3"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_nefertiti12.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="114" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/4"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_Nefertiti2.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="74" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/5"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_nefertiti23.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="130" height="59" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/6"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_nefertiti28.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="130" height="88" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/7"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_nefertiti29.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="78" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/8"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_nefertiti7.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="109" height="130" /></a><a href="http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/galleria/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/9"><img class="gallerythumb"  src="http://static.blogo.it/guide/delitti_e_misteri/nefertiti-sacerdotessa-di-akenathon/thn_nefertiti8.jpg" alt="Nefertiti Sacerdotessa di Akenathon" width="100" height="130" /</a/></a></p>
 
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	<description>Nefertiti (1370 a.C. - 1330 a.C.)
 
Dotata di straordinaria bellezza, adorata dal popolo, osannata e celebrata come “Dama piena di Grazia” e “Dotata di Tutte le Virtù”, Nefertiti ci appare nelle[...]</description>
	
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