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Nefertiti e Akhenaton: Il periodo di Amarna 2°

Per la prima volta questa nuova divinità, il dio Aton, non ha sembianze antropomorfe o zoomorfe, anzi non viene mai raffigurato sotto alcun aspetto che non sia quello di un sole i cui raggi sono braccia terminanti con mani, alcune delle quali reggono l’ankh, il simbolo della vita e questo contribuisce a rendere il suo culto poco fruibile. Tuttavia il faraone è il faraone e in qualche modo Akhenaton, nonostante l’aperta ostilità del clero devoto ad Amon, riesce a imporre questo nuovo credo e sposta la capitale dell’Alto e del Basso Egitto da Tebe, la favolosa “Città delle Cento Porte”, al nuovo insediamento di Amarna.

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Così, per la prima volta nella storia d’Egitto, il potere politico si trova riunito con quello religioso nelle salde mani di una sola persona, il Faraone, che è al tempo stesso sovrano, sacerdote e divinità. La nuova capitale viene realizzata in pochissimo tempo presso l’attuale pianura di Tell-El-Amarna, a circa duecento chilometri a sud del Cairo, e viene chiamata Akhetaton, “L’orizzonte del Dio Sole”, un orizzonte simboleggiato dal disco solare racchiuso tra due monti, esattamente lo stesso sfondo morfologico della piana di Amarna, dove, tra le alture circostanti, si trovano due monti separati da una spaccatura tra i quali sorge il sole. Nel cuore della città viene edificato il nuovo tempio di Aton, che funge anche da palazzo reale e centro culturale. Il pavimento è disegnato con figure di guerrieri asiatici e nubiani e le pietre che delimitano la città e i templi formano una serie di rettangoli perfetti che riproducono in proporzione la superficie dell’area di Amarna. Il popolo, che segue il Faraone per pura necessità, rimane però fedele alle antiche divinità e subisce di malavoglia l’imposizione del nuovo credo, fino a che Akhenaton, alla morte della regina madre, ancora legata alle tradizionali divinità tebane, emana un editto che di fatto sconsacra tutte i culti degli antichi dei, i cui nomi vengono cancellati da monumenti, templi, steli ed iscrizioni. Il clero viene disperso, i templi chiusi o abbattuti, i beni religiosi confiscati, con le pattuglie di soldati, al comando del faraone stesso, che girano per il Paese a cancellare ogni traccia delle antiche divinità e a scoraggiarne l’adorazione. Tutti fattori questi che, interpretati a posteriori, contribuiscono a fare della riforma di Akhenaton più una dittatura politica che non una mera rivoluzione religiosa. Ma anche, indiscutibilmente, un’innovazione sensazionale in grado di lasciare nella storia d’Egitto una profonda traccia culturale che passa dall’abolizione di alcune forme rituali all’elevazione della consorte a parità di status e di reggenza, fino a una profonda influenza sulle forme artistiche ed espressive, sancita dall’abbandono delle vecchie forme rituali stilizzate in favore di rappresentazioni altamente rivoluzionarie di carattere più naturalistico, giunte fino a noi per mezzo dei pochi ma pregevoli esempi della nuova arte amarniana, che, in assoluto, non conosce precedenti. Mai nella storia è stata attuata una simile riforma così radicale che investe praticamente tutti i campi di attuazione e di espressione di un regno.

La stessa sorte della damnatio memoriae si ritorce però contro Akhenaton alla fine del suo impero, condiviso per tutto il tempo con la regina consorte Nefertiti. Nelle raffigurazioni ufficiali i due sovrani vengono ritratti nudi, a grandezza naturale e nelle medesime proporzioni, con la figura della regina consorte che non appare mai subordinata, anzi spesso la si può vedere rappresentata in battaglia, in atteggiamenti tipicamente maschili e con i vessilli del faraone. Nessuno, prima, aveva mai osato tanto. Tuttavia, il fiorire di questa rivoluzionaria cultura cessa immediatamente con la morte del Faraone che avviene nell’anno 1352 a.C. Il suo successore, Tutankhaton, figlio di Kiya, moglie secondaria di Akhenaton, è l’ultimo discendente della stirpe regale iniziata con Thutmose I, spaventato dalla crescente ostilità della vecchia casta sacerdotale che sta tramando una sua destituzione, ripristina immediatamente le antiche tradizioni, si converte al culto secolare di Amon, muta il suo nome in Tutankhamon e riporta la capitale a Tebe. Il nome di Akhenaton scompare definitivamente dalla cronologia ufficiale, Amarna e i templi da lui eretti vengono abbattuti e il materiale utilizzato per altre costruzioni, le sue gesta cancellate da stele e iscrizioni e perfino gli anni del suo regno sono soppressi nelle datazioni storiche, causando non poca confusione nel lavoro di ricostruzione e di studio dei moderni archeologi, che a volte stentano ad interpretare le poche tracce oggi sopravvissute di colui che è passato alla storia come il “Faraone Eretico”.

Prosegue con Nefertiti - La fine del periodo di Amarna

Nefertiti e Akhenaton - L'epoca di Amarna

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