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Nefertiti - La fine del periodo di Amarna 3°

Alla fine del periodo di Amarna, l’Egitto torna allo status quo, il nome di Akhenaton non sarà più pronunciato fino al 1907, quando alcuni archeologi si imbattono nei primi reperti risalenti a un regno fantasma intermedio di cui nelle datazioni ufficiali non resta più alcuna traccia. Un regno che certo a livello politico non si distingue per grande oculatezza: travolto dalle invasioni dei Mitanni e degli Ittiti in Asia Minore, destinato a perdere gli Stati vassalli di tutta l’area sirio-palestinese, con le casse reali gravemente provate dai nuovi investimenti e da un cessato apporto economico proveniente dalle provincie ormai perdute. Ma che a livello culturale, invece, costituisce una vera e propria e propria rivoluzione senza precedenti.

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Ancora oggi è possibile ammirare preziosi reperti dell’innovativa arte amarniana, in cui si contrappone alla staticità classica delle figure egiziane, altamente stilizzate, una diversa dinamicità, arricchita di particolari e di immagini naturali secondo il gusto importato da Micene. Per la prima volta, attraverso l’arte, vengono rappresentate scene di vita quotidiana, cosa mai tentata prima e che inaspettatamente riguarda anche la famiglia stessa del faraone ritratta in momenti non ufficiali e in atteggiamenti intimi, a volte anche impietosi. Di quest’epoca radiosa e innovativa rimangono poche ma preziose testimonianze, tra cui le Lettere di Amarna, la Stele della frontiera e l’Inno all’Aton, provenienti da Akhet-Aton; la Stele della restaurazione di Tutankhamon, il Testo dell’incoronazione, L’Editto di Haremhab e alcuni reperti artistici.

La tomba di Akhenaton è collocata a est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All’interno di essa, a memoria del loro straordinario legame, il faraone e la moglie Nefertiti sono raffigurati nudi e in condizioni di pari grado e medesimo status.
Fondamentale ispiratrice di questo rivoluzionario regime, Nefertiti mantiene il suo potere al fianco del sovrano per ben tredici anni, lasciando ipotizzare un reale periodo di co-reggenza. A causa della persecuzione indetta dai faraoni successivi nei confronti del “Faraone Eretico”, l’epoca di Amarna per molti versi è ancora avvolta nel mistero e poco si sa della vita di questa donna, anche se sembra ormai accertato che non fosse di sangue reale ma figlia di un generale dell’esercito, cosa che ne avrebbe forse facilitato l’ascesa al potere. Nefertiti dà ad Akhenaton sei figlie, ma nessun erede maschio, visto che il successore del faraone, Tutankhaton, poi diventato Tutankhamon, è in realtà figlio dell’altra moglie Kiya, meglio nota come “Colei che è molto Amata”, mentre il ruolo di consorte ufficiale spetta per tutto il regno a Nefertiti.

Questo fino a quando le tracce di questa donna faraone, regnante a fianco del marito e ispiratrice di una riforma senza precedenti, scompaiono improvvisamente verso il tredicesimo anno del regno di Amarna. Per lungo tempo si è ipotizzato che la sovrana fosse caduta in disgrazia, e che fosse succeduta al suo posto Kiya. Oggi tuttavia sono state avanzate nuove, suggestive ipotesi su questo improvviso ribaltamento sulla scena della figura di “Consorte Ufficiale”. Infatti, proprio in coincidenza con la scomparsa virtuale di Nefertiti dal panorama politico e religioso, ecco apparire al fianco del faraone Akhenaton un correggente mai citato prima e sulla cui genealogia, nascita o storia, non si ha notizia alcuna. Apparso praticamente dal nulla, il coreggente Smenkhkara è una figura ibrida, ritratta spesso a fianco del sovrano in atteggiamenti incestuosi, identificato da alcuni come un fratello amatissimo, da altri come un figlio, la sua presenza al fianco del faraone e la loro evidente intimità, di cui resta traccia nell’iconografia ufficiale, ha spesso lasciato intendere una supposta omosessualità di Akhenaton. Eppure l’apparizione di questo personaggio, che stranamente coincide con la scomparsa dalle scene di Nefertiti, aprirebbe il campo a un’ipotesi molto più suggestiva, sebbene mai del tutto provata. Eletta a sacerdotessa ufficiale del nuovo culto, ritratta spesso con le effigi del potere, assurta a un’importanza senza precedenti, equiparata in tutto e per tutto al faraone stesso, forse Nefertiti assume la co-reggenza ufficiale sotto le mentite spoglie di questo nuovo personaggio, per pure ragioni politiche. Né uomo né donna, Smenkhkara è destinato a regnare a fianco del faraone, probabilmente gli sopravvive per qualche anno, per poi passare il testimone a Tutankhaton. Nel 1907, nella tomba KV55 a Biban el-Moluk, nella Valle dei Re, T. M. Davis rinviene la sua probabile sepoltura, mentre di quella di Nefertiti, che pure ha avuto tanta straordinaria importanza, non vi è ancora traccia. In un sarcofago destinato a contenere i resti di una principessa o di una regina, viene rinvenuta una mummia adorna del tipico copricapo a forma di avvoltoio, appannaggio esclusivo delle regine consorti, il braccio sinistro serrato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco, che mostra ancora una disposizione funebre riservata esclusivamente alle regine o alle principesse. Ma il corpo, in pessimo stato di conservazione, viene identificato come di genere maschile, e la sepoltura attribuita a Smenkhkara. Eppure la tradizione egizia vuole che i sovrani e i correggenti vengano sepolti con entrambe le braccia incrociate sul petto, per poter tenere saldi i fregi del comando. Forse la regina consorte Nefertiti, che in vita diventa correggente sotto le mentite spoglie di Smenkhkara e assume per motivi politici una falsa identità maschile, in morte ritorna a essere se stessa: principessa, regina, sacerdotessa ed ispiratrice di un culto di cui oggi la damnatio memoriae non ci lascia quasi più nulla.

Questa ipotesi sarebbe anche accreditata dal fatto che nei cartigli ufficiali Smenkh-ka-ra viene chiamato dal faraone “Prediletto di Akhenaton”, quasi lo stesso identico appellativo a suo tempo riconosciuto a Nefertiti nel suo nuovo nome amarniano di Nefer-Neferu-aton “Bella è la perfezione di Aton”. Comunque sia, di questa splendida e superba “Signora del Nilo”, oggi ci resta il reperto numero 21.300 del museo di Berlino, un busto magnifico e altamente rappresentativo dell’antica arte di Amarna, finemente lavorato e dipinto, ornato con lamine auree, lapislazzuli, malachite e calcedonio, rinvenuto nel 1912 durante gli scavi di quello che risultò poi essere il laboratorio del grande capo scultore Thutmosis a Tell El Amarna. Oggi il busto di Nefertiti, che ci riporta la sua straordinaria bellezza, è esposto all’Altes Museum di Berlino, dove è stata spostata la bellissima mostra “Agyptisches Museum und Papyrussammlung” nel 2006.

Bibliografia
Bramini Alfio, Akhenaton. Il faraone maledetto, Reggio Calabria, Falzea, 2006
Busi Graziella S., Nefertiti. L’ultima dimora. Il giallo della tomba KV 55, Torino, Ananke, 2002
Cimmino Franco, Akhenaton e Nefertiti. Storia dell’eresia amarniana, Milano, Bompiani, 2002
Hornung Erik, Akhenaton. La religione della luce nell’antico Egitto, Roma, Salerno, 1999
Montserrat Dominic, Akhenaton. L’antico Egitto tra storia e fantasia, Genova, ECIG, 2005
Reeves Nicholas, Akhenaten: Egypt’s False Prophet, Londra, Thames & Hudson, 2005
Tyldesley Joyce A., Nefertiti: Egypt’s Sun Queen, New York, Viking, 1998
Vandenberg Philipp, Nefertiti, Milano, SugarCo, 1992

L'epoca di Amarna

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