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Matilde di Canossa - L'artefice della resa di Enrico IV a 2°

A consolidare ulteriormente il suo potere giunge la famosa “umiliazione di Canossa”, che avviene il 1° gennaio 1077, quando Matilde si rende protagonista della grande mediazione diplomatica che costringe Enrico IV a sottomettersi a papa Gregorio VII nel corso della lotta per le investiture. Per ottenere la revoca della scomunica che grava sul suo capo, l’imperatore del Sacro Romano Impero è costretto a umiliarsi a piedi nudi, in ginocchio, sotto una bufera di neve, e ad attendere in penitenza per tre giorni e tre notti il perdono papale davanti alle porte serrate del Castello di Canossa. Il compromesso tra i due storici poteri medioevali, però, dura poco e Matilde si aspetta da un momento all’altro la discesa dell’imperatore al comando delle sue truppe. Per prepararsi alla difesa, organizza il suo matrimonio con il duca Guelfo IV in concordato con il nuovo papa Urbano II.

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Con un piglio decisamente maschile, Matilde di Canossa invia una proposta di matrimonio scritta al promesso sposo, migliaia di armati in corteo per dargli il benvenuto e organizza un festino nuziale che dura centoventi giorni, ma ciò nonostante, o forse proprio per questo, il matrimonio non viene consumato e Matilde si ritrova sola, nel 1090, a dover contrastare l’avanzata delle truppe del Sacro Romano Impero. La battaglia dura due lunghi anni nel corso dei quali tra alterne vicende e sanguinose battaglie, l’esercito di Matilde si asserraglia sugli Appennini attorno ai suoi castelli fortificati e, grazie alla fedeltà di vassalli e feudatari, riporta una serie di vittorie sul pur potente invasore imperiale. Nonostante il tradimento della città di Mantova, numerose altre potenze si coalizzano con Matilde che presto può contare sull’appoggio di Milano, Cremona, Lodi e Piacenza e sotto la sua protezione passano anche il figlio e la moglie dell’imperatore. Costretto dagli eventi, dunque, è lo stesso Enrico a conclamare vincitrice Matilde di Canossa, conferendole il titolo di Regina d’Italia e Vicaria Papale con l’incoronazione ufficiale che avviene nel 1111. Oggi le spoglie di Matilde riposano nella Basilica di San Pietro in Vaticano, a Roma, nella sontuosa tomba a opera di Gian Lorenzo Bernini nota come “Onore e Gloria d’Italia”, unica donna assieme alla regina Cristina di Svezia a riposare in quella che è la culla di tutta la Cristianità.

Alla sua morte, senza eredi, il regno si frantuma, ma la figura di Matilde di Canossa viene mitizzata e perfino Dante Alighieri, che sente parlare della sua leggenda, inserisce il suo personaggio nell’XI canto del Paradiso, nel cerchio dei militanti per la fede. Poche donne nella storia italiana hanno avuto pari rilevanza e pari valore di questa indomita regina, condottiera di eserciti e paladina assoluta della cristianità, la più fedele alleata di Papa Gregorio VII nella lotta per acclamare la superiorità del potere divino su tutti i poteri terreni, fossero pure quelli dell’imperatore del Sacro Romano Impero.

Al di là delle celebrazioni agiografiche, però, Matilde di Canossa, donna inconsueta per i suoi tempi, non è solo la paladina mistica e ispirata del cristianesimo, ma anche un’abile condottiera e una fine stratega, feudataria colta e preparata, capace di circondarsi di esperti giuristi e preparatissimi cancellieri che la affiancano nell’amministrazione del potere, con rare attitudini al comando e la capacità di prevedere complotti e insubordinazioni. Riesce a regnare praticamente indisturbata per trent’anni su un territorio infido, fortemente frammentario, stretto tra i domini dell’imperatore e quelli della Chiesa, è la sovrana di uno “Stato cuscinetto” conteso e ambito da entrambe le parti che la vorrebbero come alleata. Per lungo tempo, Matilde riesce in un miracoloso equilibrio a mantenere una posizione imparziale, favorendo in egual modo le ragioni delle due parti avverse, tra le quali militano comunque suoi diretti parenti o protettori. Trionfo di questo eccelso bipolarismo è proprio il noto episodio di Canossa.

Al centro dell’aspra contesa tra le gerarchie ecclesiastiche che reclamano le loro funzioni pastorali contro la costante ingerenza del potere temporale e i sovrani del Sacro Romano Impero che invece rivendicano il loro diritto a nominare i successori del papa, Matilde di Canossa s’inserisce nel pieno della riforma gregoriana del regno italico fornendo alla fine sostegno militare e finanziario ai papi riformatori, in primis tra tutti Gregorio VII che la indica nella sua corrispondenza come “dilecta filia Petri”. Protettrice dei maggiori pensatori del suo tempo, da Anselmo di Lucca a Ugo di Die, da Bernardo degli Uberti a Placido di Nonantola, erige e mantiene chiese, monasteri e conventi, come quello prediletto di S. Benedetto Polirone in Mantova, che viene poi aggregato a Cluny nel 1077. Lì viene sepolta fino a che le sue spoglie non sono traslate dapprima a Castel Sant’Angelo e successivamente a San Pietro nel sontuoso monumento del Bernini.

Tra la Riforma cattolica e la Controriforma protestante, Matilde di Canossa diventa il simbolo della libertà italiana contro lo strapotere degli imperatori tedeschi. In linea con le caratteristiche delle eroine celebrate da Torquato Tasso nella “Gerusalemme Liberata”, regina e condottiera, la sua figura preconizza, con secoli di anticipo, i fulgori dell’epoca patriottica e risorgimentale, un fulgido esempio di orgoglio nazionale e di lotta contro l’usurpatore straniero.

Bibliografia

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La resa di Canossa

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