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Il Testamento di Pietra

Poche città possono fare concorrenza a Roma quanto a misteri, delitti e fantasmi del passato. Una di queste è Napoli che vanta uno dei misteri più affascinanti e uno dei luoghi più enigmatici al mondo: La Cappella di SanSevero. Qui l'associazione culturale NarteA sta organizzando una interessante visita teatralizzata a metà tra lo spettacolo e la visita guidata. Un modo come un altro per avvicinarsi alla storia ed essere rapiti dalla magia inesprimibile del passato.

Il leggendario Principe di Sansevero, nato nel 1710 e misteriosamente morto nel 1771, è una delle figure più emblematiche e misteriose della città partenopea, di lui si narrano leggende ed epopee tali da infiammare anche la più flemmatica delle fantasie. Raimondo di Sangro, magnificentissimo Principe dei Sansevero di Napoli, fu grande naturalista e uomo di scienza, filosofo, poeta, scrittore, pensatore, astronomo e guerriero. Munifico e generoso mecenate di tutte le arti, era dedito a studi e a discipline esoteriche e mistiche che avrebbero fatto invidia a Cagliostro e al tempo stesso fu autore di invenzioni rivoluzionarie in netto anticipo sui tempi che invece avrebbero fatto valida concorrenza a Leonardo Da Vinci.

Maniaco e strambo, come del resto furono tutti i grandi uomini, viveva di fissazioni, una delle quali era quella di possedere la carrozza più grande di tutte, fosse pure più larga di quella dello stesso Re di Napoli. Al punto che il passaggio del suo cocchio divenne leggendario perché era stato costruito proprio di stretta misura per gli angusti vicoli della città partenopea, tanto che ne sfiorava i muri da parte a parte, e i passanti erano costretti a gettarsi a precipizio nei portoni, quando lo vedevano sopraggiungere, per non essere travolti dal suo cammino. Ma non gli bastò certo detenere questo singolare primato, quello di possedere la carrozza più larga dei suoi tempi, per essere consacrato al mito ed alla storia. Pare infatti che tra le altre sue prodezze sia anche riuscito a progettare un bizzarro dispositivo che consentiva al suo cocchio di muoversi, anche se solo per brevi tratti, senza essere trainato da cavalli, con qualche mezzo di propulsione sconosciuto per l’epoca, e a disegnare un mezzo anfibio, straordinariamente simile a uno dei nostri moderni sommergibili, decisamente in anticipo sui tempi.

Buona parte delle sue vicende, e delle sue incredibili scoperte e invenzioni, sono state riportate dall’esimio storico Benedetto Croce, nel suo Storie e Leggende Napoletane. Sulle orme poi di Cagliostro, il leggendario principe di San Severo si dedicava anche agli studi occulti, riuscendo dopo anni e anni di esperimenti a distillare uno stupefacente filtro di resurrezione, che lo metteva in grado di far rivivere, come fece il Dr. Frankestein nell’opera letteraria di Mary Shelley, i cadaveri rinvenuti nei cimiteri, negli ospedali e negli obitori. Peccato però che decise di sperimentarlo su se stesso, e per tale apposito scopo diede ordine al suo fidatissimo schiavo negro di ucciderlo e poi di sezionare il suo corpo, e di rinchiudere i pezzi in un baule, che non doveva essere aperto prima di una certa data, al fine di consentire al filtro magico di espletare completamente la sua azione rigenerante. Ma Raimondo di Sangro non fece i conti con i suoi avidissimi eredi e parenti, che bramosi di impossessarsi dei suoi averi e tesori, aprirono il forziere prima del tempo previsto, incuriositi dall’atteggiamento del servitore che lo sorvegliava a vista notte e giorno. Fu così che le misere spoglie dell’eminentissimo Principe di San Severo, non ancora perfettamente rigenerate, videro anzitempo la luce del sole. Il corpo semidecomposto si sollevò davanti agli occhi terrorizzati dei suoi discendenti, per gridare loro qualche atavica maledizione, e poi ricadde su se stesso sgretolandosi, condannando il Principe alla morte eterna.

Se questa forse può essere “solo” una leggenda, così non è per gli incredibili scheletri metallici che giacciono al riparo di uno dei vecchi armadi della storica cappella dei SanSevero di Napoli. Si tratta di corpi umani, appartenenti probabilmente a due degli schiavi negri della famiglia dei SanSevero, cui, con l’applicazione di qualche strana diavoleria alchemica, è stato asciugato l’involucro esterno composto da acqua, epidermide, sangue e muscoli, riducendo lo scheletro a una fitta ossatura di vasi capillari e arteriosi, perfettamente metallizzati.
Non si conosce ancora nel campo della medicina o in quello della scienza un procedimento capace di ottenere un simile risultato, anche se incombe pesantemente il sospetto che questa “tecnica” sconosciuta sia comunque all’epoca stata applicata sui corpi delle inconsapevoli vittime, quando erano ancora vive. In nessun modo risulta possibile descrivere l’orrore che queste due creature essiccate e metallizzate ispirano nello spettatore, soprattutto quando ci si rende conto che non si tratta come si potrebbe pensare a prima vista, di modellini, o statue, o scheletri dorati, ma di vere e proprie persone disidratate mentre erano ancora vive.

Ulteriori implicazioni di ordine umano e morale subentrano quando, abbassando gli occhi, ci si accorge che ai piedi di uno dei scheletri, quello della donna, riposa compostamente uno scheletro minuscolo, che sembrerebbe essere quello di un girino, se non fosse per la forma del teschio, di inconfondibile foggia umana. La schiava negra era, infatti, incinta, e il suo piccolo giace al suolo, muto e innocente testimone della disidratazione e progressiva essicazzione del corpo della madre, che ne ha disciolto la placenta facendo precipitare a terra il minuscolo embrione, probabilmente di poche settimane appena di vita. Nulla da meravigliarsi dunque se, colpevole di tanto orrore, l’artefice di questo macabro esperimento erri giustamente a metà tra il mondo dei vivi e quelli dei morti, inquieto abitante di quel mondo sospeso di cui nulla ci è dato conoscere, agitando catene, sussurrando maledizioni, e facendo udire nella cappella il suono di un organo, accompagnato da strani bagliori e dai sinistri rumori di ruote che corrono sull’acciottolato, come quelle della sua incredibile carrozza senza cavalli nella sua ultima sfrenata corsa per gli angusti vicoli di Napoli.

A far rivivere questa leggenda provvede oggi l’Associazione Culturale NarteA con la sua visita teatralizzata intitolata Il Testamento di Pietra che pare abbia riscosso un incredibili successo, con esaurimento totale dei posti per la data del 9 e del 16 ottobre, tanto che l’associazione ha pensato di replicare con altre tre date, il 13 e il 20 novembre e l’ultimo appuntamento dell’anno per l’11 dicembre. La visita guidata teatralizzata Il testamento di pietra, organizzata dall’Associazione Culturale NarteA, animerà la Cappella Sansevero con un percorso che fonderà storia, arte e teatro per dar vita ad una esperienza unica. Gli ospiti verranno accompagnati nell’affascinante mondo del principe Raimondo di Sangro, esaltando la sua genialità e il suo modo di schernire l’ignoranza e le leggende. Attraverso le statue del Queirolo, del Corradini, del Sanmartino, attraverso le Macchine Anatomiche e il principe stesso, gli ospiti verranno trasportati in un viaggio tra storia e alchimia, leggende e studi scientifici, e saranno resi partecipi della lotta fra il genio di un uomo e l’ignoranza dei più. Una perfetta sincronia fra visita guidata e spettacolo creerà un’atmosfera suggestiva e trascinerà il pubblico lontano dalla realtà dando voce alla storia nascosta tra quelle vicende e quei misteri del passato che, da sempre, suscitano interesse e curiosità.

Sabina Marchesi

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