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Ultimi interventi

  • Matilde di Canossa - L'artefice della resa di Enrico IV a 2°

    A consolidare ulteriormente il suo potere giunge la famosa “umiliazione di Canossa”, che avviene il 1° gennaio 1077, quando Matilde si rende protagonista della grande mediazione diplomatica che costringe Enrico IV a sottomettersi a papa Gregorio VII nel corso della lotta per le investiture. Per ottenere la revoca della scomunica che grava sul suo capo, l’imperatore del Sacro Romano Impero è costretto a umiliarsi a piedi nudi, in ginocchio, sotto una bufera di neve, e ad attendere in penitenza per tre giorni e tre notti il perdono papale davanti alle porte serrate del Castello di Canossa. Il compromesso tra i due storici poteri medioevali, però, dura poco e Matilde si aspetta da un momento all’altro la discesa dell’imperatore al comando delle sue truppe. Per prepararsi alla difesa, organizza il suo matrimonio con il duca Guelfo IV in concordato con il nuovo papa Urbano II.

  • Matilde di Canossa - La santa alleata di Papa Gregorio VII 1°

    La prima donna di potere in epoca medioevale, Mathilde von Tuszien, meglio nota come la grancontessa Matilde di Canossa, nasce a Mantova nel 1046. Potente feudataria, contessa, duchessa, marchesa e regina, è passata alla storia come la più ardente sostenitrice del Papato nella famosa lotta per le investiture e artefice assoluta della conversione di Enrico IV. Padrona incontrastata di tutti i territori italici situati a Nord dello Stato papale, incoronata regina dalle dirette mani dell’imperatore, dopo essere entrata in possesso, nel 1076, di un vastissimo territorio comprendente le odierne Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, al cui centro si trova Canossa, nell’Appennino reggiano, vive in un periodo straordinario caratterizzato da aspre battaglie, intrighi, scomuniche papali, lotte intestine e religiose. Riesce a dominare un panorama politico, dove mai nessuna donna prima ha trovato spazio, grazie alle sue doti innate di saggezza, lungimiranza e attitudine al comando.

  • Nefertiti - La fine del periodo di Amarna 3°

    Alla fine del periodo di Amarna, l’Egitto torna allo status quo, il nome di Akhenaton non sarà più pronunciato fino al 1907, quando alcuni archeologi si imbattono nei primi reperti risalenti a un regno fantasma intermedio di cui nelle datazioni ufficiali non resta più alcuna traccia. Un regno che certo a livello politico non si distingue per grande oculatezza: travolto dalle invasioni dei Mitanni e degli Ittiti in Asia Minore, destinato a perdere gli Stati vassalli di tutta l’area sirio-palestinese, con le casse reali gravemente provate dai nuovi investimenti e da un cessato apporto economico proveniente dalle provincie ormai perdute. Ma che a livello culturale, invece, costituisce una vera e propria e propria rivoluzione senza precedenti.

  • Nefertiti e Akhenaton: Il periodo di Amarna 2°

    Per la prima volta questa nuova divinità, il dio Aton, non ha sembianze antropomorfe o zoomorfe, anzi non viene mai raffigurato sotto alcun aspetto che non sia quello di un sole i cui raggi sono braccia terminanti con mani, alcune delle quali reggono l’ankh, il simbolo della vita e questo contribuisce a rendere il suo culto poco fruibile. Tuttavia il faraone è il faraone e in qualche modo Akhenaton, nonostante l’aperta ostilità del clero devoto ad Amon, riesce a imporre questo nuovo credo e sposta la capitale dell’Alto e del Basso Egitto da Tebe, la favolosa “Città delle Cento Porte”, al nuovo insediamento di Amarna.

  • Nefertiti - La “sacerdotessa” del faraone Akhenaton 1°

    Nefertiti, che in antico egizio significa “La Bella che Giunge”, è forse la più famosa regina di tutta la storia d’Egitto, vissuta nel XIV secolo a.C., sposa prediletta di Amenophis IV, meglio noto con il nome di Akhenaton. L’unica moglie di un faraone che non si è limitata a interpretare il ruolo di grande sposa reale, ma che ha avuto parte attiva e determinante nella gestione del potere, influenzando le scelte politiche e religiose durante i tredici anni del suo regno al fianco del marito. L’unica in assoluto in tutta la tradizione iconografica egizia a essere rappresentata nella ritrattistica ufficiale con la corona doppia, simbolo indiscusso dell’autorità del sovrano reggente, emblema che di prammatica spettava al solo faraone.