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Procreazione assistita: uno schiaffo alle Donne

Un'intervento di Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale delle donne DS

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Al Senato una
maggioranza, ottenuta grazie alle astensioni, ha chiuso, con un passo
oscurantista e blindato, ogni disponibilità per cambiare e migliorare la
legge sulla fecondazione assistita. Il Governo, purtroppo con l’aiuto di
alcuni voti della Margherita, ha approvato i primi articoli di un testo
isolato in Europa, punitivo per le donne, umiliante per scienziati e
medici. Senza il minimo senso del pudore si puniscono le speranze di
migliaia di persone. Quelle migliaia di uomini e di donne che vorrebbero
essere genitori. E nello stesso tempo si preclude una strada importante
alla ricerca di cure per patologie oggi inguaribili.

Una ragnatela di divieti ingabbia la responsabilità e la libertà delle
persone. Norme illiberali, inapplicabili, discriminatorie prevalgono così
su un diritto mite, chiaro e praticabile. Si colpisce il principio della
laicità e del pluralismo etico che sono un dovere del legislatore e unica
bussola per norme sagge. Nel nostro Paese la sterilità, ormai
riconosciuta come malattia, è in aumento. Circa il venti per cento delle
coppie non riesce ad avere figli. Eppure, grazie alle tecniche
procreative, pur in mancanza di una legislazione, sono nati almeno 6.000
bambini che godono di ottima salute. Una buona legge, e noi vogliamo una
buona legge, dovrebbe partire da questa realtà.

Chi ricorre alla fecondazione assistita deve essere aiutato a fare un atto
d’amore in più. Non messo in gravi difficoltà né impaurito da un
clima di pregiudizi, di fantasmi sulle opportunità della medicina per
curare una malattia. Alla volontà di un confronto rispettoso si è
risposto tentando confusamente la strada di uno Stato Etico. Basta un
esempio. La bocciatura dell’emendamento per consentire il ricorso alla
procreazione assistita anche per le coppie portatrici di malattie
genetiche trasmissibili. Così, se questa legge entrerà in vigore, in
caso di embrioni malati, si avrà solo la possibilità di ricorrere ad un
eventuale successivo aborto terapeutico.

Martedì, se non maturerà un soprassalto di ragionevolezza, rimarrà il
paradossale divieto alla revoca del consenso da parte delle donne dopo la
fecondazione, ponendo l’obbligo ­ impraticabile - all’impianto. Ma il
testo, allo stato attuale, prevede altre fortissime limitazioni: il no
alla crioconservazione, l’obbligo di non produrre più di tre embrioni
alla volta e di impiantarli tutti - prescrivendo una tecnica contraria
alla deontologia professionale dei medici e dannosa per la salute delle
donne - , il divieto di ricerca sugli embrioni, compresi quelli non
vitali. Infine si precluderà sempre e comunque la possibilità di
accedere alla fecondazione eterologa. Un’ipocrisia che darà vita a un
turismo procreativo discriminatorio: chi è ricco andrà all’estero, gli
altri potranno solo rinunciare. E, per quanto mi riguarda, rimango
perplessa sull’esclusione delle single: quante donne, per scelta o per
destino, hanno tirato su i figli da sole?

Il nostro presente, con i progressi della scienza e della medicina, pone
in modo ricorrente la necessità di governare materie eticamente
sensibili, cercando soluzioni il più possibile vicine al principio di
speranza e di responsabilità. Il governo, invece, ha voluto una prova di
forza, rivendicando come propria questa legge: altro che funzione di
dialogo dell’Aula. Certo, c’è ansia di dare un collante in più a una
maggioranza in crisi e un bisogno di legittimazione verso settori di
gerarchie ecclesiastiche. Ma quanto ci amareggia di più è che alcune
senatrici e senatori del centrosinistra abbiano rinunciato a ricercare una
mediazione alta come è avvenuto nei momenti migliori della storia della
Repubblica.

La libertà di coscienza appartiene a tutti e ne abbiamo il massimo
rispetto. Tuttavia, il legislatore ha un dovere in più: quello di fare
proprio il valore del pluralismo morale e culturale, con soluzioni sagge,
capaci di costruire un’etica pubblica condivisa. Anche per questo è
essenziale che il dialogo si riapra. Per quanto ci riguarda, staremo dalla
parte della laicità dello Stato, di una visione cosmopolita e liberale,
di una modernità umanizzante, del rispetto per le donne e per il mondo
della scienza.