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Dall'Emilia Romagna la sfida al Governo

Il segretario DS dell'Emilia Romagna Montanari: qui governiamo bene, è un esempio da valorizzare.

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“L’anno
scorso gli enti locali hanno fatto un capolavoro, riuscendo a parare i colpi dei
tagli del governo e a non ridurre i servizi sociali. Oggi che l’attacco si
ripete c’è il rischio concreto di non riuscire ad arginarlo”. Roberto
Montanari, segretario regionale dei Ds, lancia la manifestazione nazionale del
centrosinistra, che stasera si troverà unito a Bologna per dire no a una
finanziaria che “dimostra come la maggioranza sia divisa, priva di risorse
e di un progetto per il Paese”. “In Italia si sta diffondendo un senso
di insicurezza- spiega Montanari-. Aumentano i poveri ma ci sono vasti settori
di ceto medio che stanno scivolando in basso, a causa dei risultati di questo
governo: stagnazione, inflazione, mancata crescita, precarietà sociale. Ha
ragione il presidente Ciampi a dire che nel Paese ci sono energie, ma questo
governo le deprime. Bisogna dare uno sbocco politico al disagio. Accelerare la
costruzione di un’alternativa di governo”.

Perché avete scelto proprio l’Emilia Romagna per la manifestazione di
stasera?

“Perché qui governiamo bene e in modo opposto rispetto al
governo: basta pensare a temi come l’immigrazione, la scuola, la salute, il
sostegno alle imprese. E alla coalizione larga che governa la Regione, da
Rifondazione a Di Pietro. L’obiettivo è coniugare sviluppo e coesione
sociale, trasmettere un senso di sicurezza sul futuro: e lo facciamo nonostante
questo governo, che sta lacerando il tessuto democratico, rompe i rapporti
sociali e la concertazione, invita i cittadini a fare i furbi con i condoni e,
nonostante questo, racimola meno risorse dei governi dell’Ulivo che
combattevano l’evasione fiscale”.

Alcuni esponenti della Margherita, però, dicono che l’Emilia Romagna
corre il rischio di sedersi sul buon governo.

“Ma quale sedersi. Oggi non esiste buon governo senza innovazione.
Noi, a partire dal presidente Errani, siamo eternamente insoddisfatti dei
risultati raggiunti: ma siamo una delle regioni meglio governate in Europa.
Diamo una dimostrazione di come si potrebbe governare il Paese. Non è forse un
esempio che dovrebbe essere valorizzato da tutti per dimostrare che
un’alternativa al centrodestra è possibile a partire dai risultati ottenuti
dove governiamo?”.

Però anche qui si rischia di perdere terreno nella competitività.
L’ha detto anche il presidente degli industriali bolognesi Romano Volta.

“Giudico positivo il suo intervento all’assemblea annuale di
Assindustria, perché insiste sui tasti della ricerca e della concertazione: si
registra in ciò, oggetivamente, l’esatto contrario di quello che fa il
governo e la piena sintonia con il lavoro di Errani e della maggioranza che lo
sostiene”.

La Margherita ha sollevato il tema delle candidature per i sindaci,
reclamando più spazio.

“Per la verità non sono stati così grezzi e, come noi, sono
convinti che, se vogliamo vincere, il problema non va posto in termini vecchi,
di caselle da riempire. Il 1995 era un’altra epoca storica, non c’era
l’Ulivo: l’obiettivo, oggi, è trovare i candidati migliori e ce ne sono in
tutte le forze e le culture del centrosinistra. E poi non c’è diarchia tra Ds
e Margherita. Per vincere bisogna parlare alle persone e non solo alle
categorie, saper mobilitare le tante energie che ci sono nelle comunità, con
coalizioni larghe e un programma capace di creare identificazione. Insomma,
bisogna rinnovare la cultura politica: e questo richiede uno sforzo da parte dei
gruppi dirigenti di tutti i partiti, che devono dare segnali di apertura e
mettersi in discussione”.

I Ds potrebbero fare un passo indietro?

“E’ la vecchia politica che deve fare un passo indietro, perché
la buona politica faccia un passo avanti. Noi sappiamo che dobbiamo essere i
primi a fare queste scelte. Se i partiti pensano di imporre i candidati
rischiano di essere sconfitti dalle liste civiche. In questa regione il
centrodestra ha vinto quando si è nascosto dietro espressioni civiche; e quando
il centrosinistra non ha saputo interpretare il cambiamento, si è perso in
personalismi, fratture, lobbismi. Il nostro obiettivo è intercettare anche
quella fascia critica di cittadini che non stanno dentro i circuiti noti della
partecipazione: dialogare con tutte le espressioni della società, capire anche
quelle problematiche acute che possono dar vita a movimenti civici. Se riusciamo
a mettere in campo questa nuova cultura politica e la condividiamo, attraverso
nuove forme di partecipazione, poi verrà naturale anche il fatto che i
candidati a primarie responsabilità provengano da tutto l’arco del
centrosinistra. Se ragioniamo così non si tratta di un passo indietro di
qualcuno ,ma di un grosso passo avanti di tutta la coalizione”.

La spaccatura sulla fecondazione può rappresentare un ostacolo per la
lista unitaria alle europee?

“Non produrrà una battuta di arresto, anche se è stata una
scelta oscurantista che ha trovato grande opposizione anche tra dirigenti e
parlamentari della Margherita. Non va dimenticato, però, che i punti che ci
uniscono sono moltissimi e rilevanti: non faremo certo il favore a Berlusconi di
dividerci”.

A Bologna il candidato Cofferati batte molto sul tasto della
partecipazione.

“E’ giusto. Di più: il viaggio nei quartieri è stato un fatto
politico forte. Ora bisogna accelerare, trovare mille testimonial che provengano
da tutte le latitudini sociali, professionali e culturali. Insomma, mobilitare
le energie, valorizzare i talenti che Guazzaloca non ha saputo coinvolgere, per
portare Bologna verso nuovi traguardi di qualità dello sviluppo e della
convivenza civile e riconsegnarli il ruolo che gli compete in Italia e in
Europa”.