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Un manifesto per la tutela del risparmio

Un articolo del segretario Piero Fassino chiarisce la posizione dei DS in merito al caso Parmalat.

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Sono
rimasto francamente stupito nel leggere su “Il Sole 24 ore” un
corsivo, in cui si accreditano incertezze di posizione dei DS sul caso
Parmalat.

Non è così e basterebbe leggere le interviste da me concesse al Sole 24
ore (23 dicembre) e al Corriere della Sera (8 gennaio).

In ogni caso, affinchè le cose siano chiare, riassumo le valutazioni dei
DS.

1. Quel che intanto sconcerta i cittadini è che nella vicenda Parmalat
nessuno dei suoi attori abbia fatto quel che doveva: l’azienda ha
consapevolmente falsificato i bilanci; chi doveva verificare quei bilanci
li ha certificati come buoni quando sapeva che erano falsi; le società di
rating hanno accreditato un’affidabilità finanziaria di Parmalat che
non c’era; le banche hanno venduto ai loro clienti obbligazioni a rischio
come se fossero Bot garantiti dello Stato; gli organi di controllo e
vigilanza non sono riusciti a prevenire il crack.

Si pongono almeno due temi: può un sistema vivere senza principi etici e
rispetto di norme e regole? E chi ha responsabilità vuole quantomeno
assumersele?

2. Impedire che si abbiano nuovi casi Parmalat, richiede una riforma degli
istituti di controllo e vigilanza capace di soddisfare tre esigenze:
stabilità del sistema finanziario; trasparenza del mercato e dei
comportamenti delle imprese; tutela della concorrenza.

Un’unica autorità non appare la soluzione più adeguata per perseguire
quegli obiettivi, che possono perfino essere in conflitto.

Nettamente preferibile è una riorganizzazione su tre pilastri: alla Banca
d’Italia la vigilanza sulla stabilità del sistema; alla Consob poteri
– più forti di quelli attuali – per assicurare trasparenza;
all’Antitrust la tutela della concorrenza, ivi compresa la concorrenza
nel sistema bancario, individuando modalità di coordinamento con le
funzioni di Banca d’Italia.

3. Questo riordino non risolve tuttavia un altro nodo sofferente: il
rapporto di fiducia tra cittadino e sistema bancario. Il signor Rossi che
ha 10 – 20 – 30.000 euro da investire vuole avere la garanzia che il
prodotto finanziario che la sua banca gli offre sia sufficientemente
sicuro.

E a questa domanda non si può rispondere semplicemente esibendogli un
documento di certificazione, peraltro falso. Meno che meno gli si può
dire di accertare da solo se quell’investimento è sicuro.

Il cittadino vuole potersi fidare della banca a cui si rivolge e la banca
deve assumere verso il cliente tutte le responsabilità che questo
rapporto fiduciario comporta.

4. Si pone in modo non meno cruciale il tema del rapporto tra sistema
bancario e imprese. E’ accettabile che Callisto Tanzi fosse membro del
Consiglio di amministrazione di una delle banche più esposte con Parmalat?

E che massimi dirigenti del principale istituto bancario parmense fossero
stati scelti proprio sulla base della loro familiarità di relazioni con
il gruppo Parmalat?

E’ possibile introdurre regole che evitino intrecci perversi, clamorosi
conflitti di interesse e alterazione delle condizioni di parità e di
libera concorrenza tra le imprese?

5. Risulta evidente che l’attuale sistema sanzionatorio non appare
adeguato a reprimere frodi, falsificazioni, manipolazione di bilanci e di
loro certificazione. E’ fin troppo citato il fatto che dopo il caso
Enron, l’amministrazione Bush sia ricorsa – prima di tutto per
restituire fiducia ai cittadini – a un severissimo inasprimento delle
pene. Lasciando da parte ogni recriminazione retrospettiva, vogliamo
seriamente verificare se le attuali norme del diritto societario – a
partire da quelle sul falso in bilancio – e del diritto fallimentare
siano adeguate a tutelare aziende, amministratori onesti, azionisti e
risparmiatori?

6. Occorre, infine, porsi il problema di quali regole possano essere
adottate su scala sopranazionale per governare mercati finanziari globali
rispetto ai quali strumenti di vigilanza e controllo solo nazionali
risultano obiettivamente inadeguati.

Questi punti sono stati ripetutamente espressi da me, da Pierluigi Bersani,
da Vincenzo Visco, da Mauro Agostini e da altri esponenti DS. Ed è a quei
punti che si ispira un “Manifesto per la tutela del risparmio” che
proporremo nei prossimi giorni.

Con queste posizioni ho partecipato anche all’incontro di riflessione
promosso da Aspen, fermo restando che adesso il confronto e la ricerca
delle soluzioni più efficaci deve svilupparsi in Parlamento con uno
sforzo da parte di tutti per costruire soluzioni credibili e condivise.

Come si vede è del tutto infondato accreditare nostre incertezze che non
ci sono.