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La destra con il cuore (ed il cervello) altrove.

Intervento di Marco Filippeschi, segretario dei DS della Toscana.

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La berlusconizzazione di Forza Italia
toscana avanza. Da qualche settimana si parla di un sondaggio su Firenze e
sul resto della Toscana, commissionato e pagato da Forza Italia e proposto
agli altri partiti della coalizione. Ma la questione non sta nell’uso
del sondaggio. Sta nel modello inseguito, quello noto del «centro unico
di comando»: un uomo e un partito personale, scelti per proprio volere e
in diretta discendenza da Berlusconi, dotati di risorse finanziarie e
mediatiche in proprio. Una sola strategia e gli altri a traino. Tutto ciò
non può passare come niente fosse, non è solo un problema interno della
destra. Comunque, dato che si fanno scrivere tanti articoli su un
sondaggio, sarebbe bene conoscerne i risultati in forma integrale.
Domandiamo: la ricerca non conferma forse i tanti sondaggi già resi
pubblici e favorevoli al centrosinistra? Il sospetto che sia così è più
che giustificato.
Forza Italia dice: «per Firenze serve una
candidatura della società civile, capace di parlare all’elettorato che
vota svogliatamente a sinistra». Ci permettiamo di tradurre a nostro
modo, sulla base delle ricerche già pubblicate: 1. si conferma ciò che
è già emerso, vale a dire che a Firenze e nel resto della Toscana –
anche ad Arezzo – il centrosinistra è avanti e in crescita; con
differenze che hanno tante spiegazioni, anche il giudizio sui sindaci
uscenti è inequivoco: a partire da quello, positivo, che riguarda
Leonardo Domenici – uscito bene dall’attacco frontale Forza
Italia-Soderi sul Social forum e, ciò che più conta, rafforzato dal
crescere di una strategia progettuale e operativa per Firenze; 2. ma c’è
di più: dai sondaggi emerge un apprezzamento per la qualità della vita
in Toscana che, naturalmente, si riversa beneficamente anche sugli
amministratori: non a caso Firenze è prima nella classifica de “Il Sole
24 Ore” e la Toscana al secondo posto per reddito delle famiglie,
dietro, a brevissima distanza, ad un’altra regione “rossa”,
l’Emilia Romagna; 3. è difficile contrapporre a questo giudizio dei
cittadini le solite invettive: la Toscana “buco nero della democrazia”
(Tortoli), “terzo mondo d’Italia” (Antichi), “regione ingessata”
(Pera), “sistema di potere che costringe gli imprenditori a stare a
sinistra” (Bondi): occorre aggiustare un po’ il tiro; 4. in questo
quadro, però, le speranze di prevalere sono poche per la destra e allora
perché non provare a Firenze con un nome dalla «società civile»: non
importa se conosce poco i problemi di Firenze, basta che faccia parlare di
sé e si presti ad un esperimento, seppure improbabile, candidandosi anche
in extremis, puntando addirittura sull’«effetto sorpresa», dice
Verdini; 5. questa scelta poi ha un’altra virtù: evita ai politici di
destra di mettersi alla prova, col rischio di risultare “bruciati” ed
evita, in caso di risultato accettabile, che qualcuno tra i politici
cresca troppo e offuschi o riequilibri il gruppo di potere che si vuole
costruire e che tende a penalizzare la componente cattolica non allineata;
una candidatura «usa e getta», per qualcuno, come altre ce ne sono state
(il recentissimo fallimento di Pera a Viareggio parla da sé).

Come si vede sono tante le fragilità del nuovo
corso di Forza Italia toscana. In primo luogo mancano una lettura seria
della società toscana e di Firenze e un progetto politico alternativo. Le
uscite contro la Toscana, ultima quella di Bondi, non sono frutto del
caso: è il segno che si guarda alla nostra regione con le lenti
deformanti del berlusconismo e che la nostra destra ha non solo il cuore
ma anche il cervello altrove. Da qui il respiro cortissimo che si sente da
quelle parti. Mentre tutti, invece, dovremmo ricercare orizzonti e
standard concreti di livello europeo: questa sarebbe la competizione
davvero vitale tra le coalizioni, sulla quale chiamare la «società
civile» a lavorare e a rappresentarsi. Questa è la vera sfida per il
futuro dei partiti.

Dunque, non solo non si prende la distanza da
Berlusconi, ma l’asse Verdini-Bondi-Pera- Berlusconi cerca costruire un
apparato di potere e di appiattire tutta la coalizione su un modello
eccentrico rispetto al sentire di una larga maggioranza dei cittadini,
alle tradizioni politiche più radicate e ai bisogni veri d’innovazione
– perché, certo, ve ne sono – della Toscana. Questa, in fondo, è la
vera novità. Per il resto, cose già viste. «Camera di compensazione»,
progetti bipartisan per il 2009 galileiano di Firenze? Delle due una: o si
scopre il buco alla conca, come si dice in Toscana, perché le sedi di
confronto (istituzionali) già ci sono e i progetti sono in campo e si
discuteranno; oppure si tratta di modi neppure troppo eleganti per dire:
“ora dovete passere anche da noi, oltre che dal ministro Matteoli,
altrimenti…”. Un po’ poco per fare un’alternativa credibile.
Decisamente troppo in fatto di rilancio di quel centralismo senza idee che
la Toscana sta già pagando caro