Questo sito contribuisce alla audience di

La Sinistra giovanile sostiene il PACS

La battaglia per l'approvazione del Patto Civile di Solidarietà, in vista della manifestazione nazionale del 14 Febbraio.

Nuova pagina 1

La
battaglia affinché anche in Italia si approvi una legge analoga a quella
francese sul “Patto Civile di Solidarietà ” porta con sé le
differenze di interpretazione del concetto di libertà e le ragioni
fondanti la convivenza all’interno di una comunità che distinguono
profondamente sinistra e destra. L’idea di comunità propria di questa
destra è quella in cui lo stato è pressoché assente come regolatore
economico ma nel contempo ingerisce nelle più intime scelte individuali.
Il modello di stato che affianca a una totale libertà economica un
controllo sociale attraverso la limitazione della sfera individuale è
pericoloso e ricorda i peggiori regimi dello scorso e del presente secolo.

Diritto ad amare

E’ inaccettabile che in una
democrazia, in una terra che è stata la culla della civiltà si debba
lottare per affermare e rivendicare in maniera compiuta il diritto e la
libertà di amare. Sono pericolose e violente le culture politiche o le
interpretazioni conservatrici di un credo religioso e sono quanto mai
incivili le regole di uno stato che impongono chi si possa o non si possa
amare, quelle regole che negano la cittadinanza a un sentimento di amore o
che vogliano imporre verso chi lo si debba orientare. Oggi il diritto al
libero orientamento sessuale è negato per legge e ancora difficilmente
tollerato culturalmente.

Omofobia e intolleranza

Omofobia e intolleranza sono
sentimenti ancora molto radicati nella società e fomentati dai settori più
conservatori delle gerarchie ecclesiastiche da esponenti del centrodestra,
spesso mascherati da posizioni in difesa della famiglia o di valori
religiosi in cui però sia il messaggio evangelico che il sentimento
d’amore alla base del cristianesimo sono assenti. Nelle parole del Cardinale
Ratzinger, come in quelle di molti esponenti della Lega e di
alleanza nazionale, si usa il concetto di famiglia e non si esita a
colpevolizzare l’omosessualità in modo discriminatorio, generando
percorsi di esclusione nei luoghi di lavoro, nei rapporti sociali e
affettivi, innalzando muri che rendono più difficile la normale vita
relazionale delle persone omosessuali. Tutto questo è figlio di una
cultura da un lato debole perché ha bisogno di affermarsi negandone
un’altra, una cultura povera in sé, ma d’altro lato pericolosa perché
violenta e generatrice di discordia e conflitti.

il Patto Civile di Solidarietà

(Liberamente tratto dal documento di presentazione della proposta di legge
dell’On. Franco Grillini)

Cosa è il pacs e chi può
usufruirne? La proposta di legge sul PACS intende fornire la possibilità
di optare per uno strumento di regolazione più snello e leggero alle
coppie che non intendano impostare la propria vita sul matrimonio. Si
tratta in sostanza di prendere atto che il pluralismo della nostra società
non consente più, se non al prezzo di gravi e inutili costi sociali, di
imporre alle famiglie non tradizionali una drastica scelta fra due sole
opzioni: il matrimonio tradizionale da una parte, l’assenza assoluta di
qualsiasi riconoscimento giuridico e perfino di tutela in caso di eventi
imprevisti. La proposta di legge offre ai cittadini eterosessuali una
possibilità di scelta in più sulla regolamentazione della propria unione
e nel contempo mira a garantire almeno nella pratica anche ai cittadini
omosessuali una prima forma di regolamentazione e di riconoscimento
giuridico delle proprie unioni che non le confini obbligatoriamente, come
ora, nell’impossibilità di fruire di ogni e qualunque forma di tutela e
garanzia. Oggi a chi ha convissuto con una persona, magari per trent’anni,
può essere negato perfino il diritto di assistere il proprio partner
morente in ospedale; in caso di decesso si può impedire al testatore di
lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui ha
condiviso l’esistenza.

Un Diritto negato

Tutte le coppie che hanno scelto di
non sposarsi subiscono oggi questo trattamento discriminatorio, e lo
subiscono ancora di più le coppie omosessuali che non hanno potuto
nemmeno scegliere se sposarsi o meno, semplicemente perché l’attuale
legislazione matrimoniale italiana non prevede la possibilità di un
unione per due persone dello stesso sesso. Agli omosessuali italiani, che
come tutti gli esseri umani non hanno scelto il proprio orientamento
sessuale, e quindi affettivo, è oggi vietato di scegliere un qualunque
tipo di regolamentazione giuridica dei rapporti familiari e di coppia
creatisi attraverso convivenze stabili.

La situazione europea

Quasi tutti i paesi europei che
hanno provveduto a realizzare la piena parità di diritti per le coppie
omosessuali avevano del resto in precedenza adottato normative non
discriminatorie sulle famiglie non tradizionali o di fatto, di cui
potevano fruire anche le coppie omosessuali già prima dell’introduzione
delle leggi sui “matrimoni gay”. Leggi specifiche riconoscono
dignità e diritti alle coppie omosessuali in Francia, Germania, Olanda,
Belgio, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda,
Lussemburgo e nelle regioni spagnole di Catalogna, Aragona, Navarra. La
Gran Bretagna, la Svizzera e la Croazia stanno per approvare leggi
analoghe su proposta dei rispettivi governi.

Costituzione e “diritto di
famiglia”

Chi osteggia il progetto di legge,
solitamente richiama la difesa dell’articolo 29 della costituzione che
afferma: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come
società naturale fondata sul matrimonio”. La famiglia, però, come
tradizionalmente viene ancora rappresentata e definita, si è
profondamente trasformata, tanto che oggi, sia gli istituti di statistica,
sia i sociologi considerano ormai tramontato l’uso del termine al
singolare e sempre più parlano di “varie tipologie di
famiglie”. Oggi accanto alle famiglie scaturite dal matrimonio
religioso e/o civile, ci sono famiglie ricostituite (cioè nate dal
fondersi di famiglie precedentemente sciolte), famiglie dove è presente
solo un adulto e uno o più minori (divisioni legali, divorzi, morte del
coniuge), nuclei familiari formati da soggetti che condividono lo stesso
appartamento per suddividere le spese (anziani, ma anche studenti e
giovani appena entrati nel mondo del lavoro), formazioni sviluppatesi per
esigenze di solidarietà, di mutuo aiuto, di affinità. Sempre più
persone decidono di costruire un rapporto d’amore e di reciproca
solidarietà non utilizzando, o non potendo accedervi, l’istituto
matrimoniale. Non si tratta quindi né di modificare l’istituto del
matrimonio né di indebolire il concetto di famiglia fondato sul
matrimonio, ma di promuovere una legislazione nuova che possa recepire
queste formazioni sociali di unioni eterosessuali ed omosessuali. Nulla,
infatti, vieta il riconoscimento di altre forme di convivenza famigliare
che non limitino, compromettano o intacchino i diritti o la sfera di
autonomia delle famiglie tradizionali. La garanzia costituzionale
rinforzata di un diritto non implica di per sé anche l’obbligo
costituzionale di negare la parità di trattamento ad altri casi.
Affermare in modo particolarmente solenne e impegnativo i diritti di
qualcuno non equivale a vietare qualunque minimo riconoscimento dei
diritti di qualcun altro. Non solo quindi l’art. 29 non impone un
trattamento differenziato, ma la Costituzione nel suo complesso e
direttive di carattere europeo impongono al contrario parità di
trattamento e parità di diritti anche a nuclei familiari non tradizionali
quali le “famiglie di fatto”.