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anatomia e caratteristiche chimiche dei capelli

Tutto sull'anatomia e chinmica dei capelli.

Capelli: anatomia e chimica

di Paolo Gigli

La capigliatura umana sembra essere divenuta, con l’evoluzione, qualcosa di futile o inutile. Ma non è così! I capelli conservano la fondamentale funzione di farsi vedere e di essere visti.
Con l’acconciatura, i capelli, permettono di modificare l’aspetto esteriore. Un taglio od una acconciatura sbagliata può trasformarsi in una tragedia (e questo è oggi riconosciuto anche dalla Legge sicché un parrucchiere che sbaglia può essere denunciato per negligenza ed incapacità professionale). Con il taglio ‘giusto’ si possono affermare le proprie radici, il proprio sesso, pubblicizzare la propria religione, sfidare i professori, farsi nuovi amici, provocare uno scandalo, trovare l’anima gemella, opporsi alle consuetudini sociali, farsi licenziare.

Tutti i popoli della Terra, in ogni epoca, hanno elaborato un complesso codice di pettinature diverse per esprimere ogni tappa della vita, per comunicare il loro ruolo, il loro stato sociale e la loro identità culturale. Così per i monaci orientali il cranio rasato è simbolo di castità. I sacerdoti Ho delle tribù della Africa occidentale concepiscono i capelli come sede del Dio. I Masai posseggono la magia di ‘far pioggia’ solo finché non tagliano barba e capelli. I giornalisti televisivi di tutto il mondo si sono resi conto che con una pettinatura anonima acquistano credibilità.
I capelli sono un mezzo d’espressione ineludibile e, sapendolo leggere, rivelano persino ciò che talvolta vorremmo nascondere come l’età, l’etnia a cui apparteniamo, il credo politico, il grado di istruzione.
Ma tutto questo è ancora riduttivo e non basta a spiegare come da sempre, ed in tutte le civiltà, la capigliatura abbia rappresentato un elemento fondamentale della personalità, sostegno della bellezza, del fascino e della seduzione, talvolta del potere… e come, ancora ai giorni nostri, la capigliatura conservi un profondo valore simbolico.

Il fatto è che siamo ancestralmente abituati a considerare i capelli come un ‘attributo sessuale’ e, se i capelli non ci sono più, possiamo vivere questa condizione come una regressione ad uno stato, come quello infantile, nel quale non si sono ancora ben differenziati sessi e ruoli, con i diritti ed i poteri che essi comportano. La perdita dei capelli è pertanto inconsciamente vissuta come castrazione, perdita della virilità, della forza, della giovinezza, della mascolinità o femminilità.

È quindi comprensibile che le malattie del capello e/o del cuoio capelluto costituiscano un problema esistenziale e preoccupante, che mette in discussione l’immagine fisica e lo stato psichico degli uomini e delle donne che ne sono colpiti. La capigliatura diventa rapidamente fonte di disperazione quando si sfoltisce o solo diventa spenta e poco attraente. La calvizie è un problema che affligge solo in Italia circa nove milioni di persone, interessando, in forma più o meno grave, il 20% dei giovani maschi (20/30 anni) e il 50% degli uomini sopra i cinquanta anni. Questa grande diffusione la fa considerare, nel maschio, un fenomeno parafisiologico e quindi normale. Nella donna invece che sembra sempre più afflitta da problemi di capelli , forse per lo stress a cui è più soggetta nell’epoca moderna, la calvizie può essere sintomo di un quadro ormonale alterato e quindi deve essere curata con opportune terapie. Se è vero che spesso l’uomo accetta malvolentieri una calvizie precoce, per una donna questo problema può assumere i caratteri di una vera e propria tragedia. Vale quindi la pena di fare tutto il possibile per conservare una chioma sana e vigorosa, affidandosi finché è possibile alle opportune terapie preventive.

Nei casi invece di gravi calvizie, resistenti ad ogni tentativo di cura, si può ricorrere alle tecniche chirurgiche messe a punto ormai da anni e quindi affidabilissime.

L’APPARATO PILOSEBACEO

Dal punto di vista anatomico il capello va analizzato insieme alla ghiandola sebacea ed al muscolo erettore del pelo. Questa microscopica struttura prende il nome di apparato pilosebaceo ed è invaginata in profondità nel derma. Il capello è costituito da una porzione esterna chiamata fusto, e da una interna detta radice che termina con un’espansione a clava denominata bulbo.

GHIANDOLA SEBACEA
È posta lateralmente al follicolo pilifero e ha il compito di produrre il SEBO, sostanza grassa acida a pH medio 3,5, orientativamente così composta (sulla superficie cutanea): trigliceridi 30-42%, cere 20-25%, acidi grassi liberi 15-25%, squalene 9-12%, idrocarburi ramificati 4-8%, colesterolo esterificato 2-3%, colesterolo libero 1-1,5%, altre sostanze come di e monogliceridi, glicerolo ecc 3-5%).
Il sebo ha due funzioni principali:
1) contribuire, con il sudore, alla formazione del film idro-lipidico di superficie, emulsione acqua in olio che protegge la superficie cutanea dalle aggressioni chimiche (detergenti, solventi, inchiostri ecc) e batteriche;
2) lubrificare e impermeabilizzare la superficie esterna del capello via via che questo si allunga.
Il dotto escretore della ghiandola sebacea si apre nella parte superiore del follicolo in modo da lubrificare il capello prima ancora che quest’ultimo appaia sulla superficie cutanea. Sul cuoio capelluto la produzione totale di sebo è di 650 - 700 mg nelle 24 ore. Il film idrolipidico, dopo asportazione con detergente, si ricostituisce in tempi brevi (3 - 6 ore) anche se la ghiandola sebacea non sembra, al contrario di quanto comunemente affermato, poter aumentare la propria attività rispetto al normale.
Il sebo non ha la possibilità di spostarsi in modo autonomo lungo il fusto del capello. Il fatto che i capelli possano nuovamente ‘ungersi’ dopo il lavaggio deriva, con ogni probabilità, dalla riduzione della tensione superficiale (determinata da forze fisiche presenti fra le ‘tegole’ della cuticola di due o più capelli), associata ai continui sfregamenti. La velocità di migrazione del sebo aumenta se i capelli vengono continuamente toccati con le mani o pettinati. Inoltre, nei soggetti ai quali si ‘ungono’ facilmente i capelli, il sebo si presenta più fluido e quindi con più alta velocità di migrazione.
Nei soggetti con seborrea (vedi) l’abbondanza di sebo provoca numerosi inconvenienti estetici come adesione delle polveri ambientali, dei residui cheratinici, delle sostanze di rifiuto veicolate dal sudore e ‘impiastricciamento’ dei cosmetici applicati.
La produzione delle ghiandole sebacee è controllata dagli ormoni circolanti, in particolare dagli androgeni di origine gonadica e surrenalica (il più attivo in tal senso sembra essere l’androstandiolo). Le ghiandole producono attivamente sebo durante la vita fetale e poi dopo i 9-10 anni. La produzione di sebo subisce una brusca e notevole riduzione nella donna alla menopausa mentre nell’uomo diminuisce in genere lentamente dopo i 68 - 70 anni di età.

La composizione del sebo è la seguente:

1) acidi grassi liberi 30%
2) gliceridi 29%
3) esteri della cera 20%
4) squalene 11%
5) colesterolo 4%
6) vari 6%

MUSCOLO PILO-ERETTORE
È disposto obliquamente a lato della ghiandola sebacea dalla parte dell’angolo ottuso formato dall’asse del follicolo con la superficie orizzontale dell’epidermide. Delle due inserzioni, quella profonda è sulla guaina epiteliale esterna a livello della parte inferiore del terzo medio del follicolo (sulla zona protuberante) mentre quella superficiale si àncora al derma papillare per mezzo di fibre dissociate su un’area relativamente vasta .
La sua funzione è, contraendosi, di raddrizzare il pelo (‘orripilazione’): l’aria che rimane intrappolata fra i peli si riscalda a contatto con la superficie corporea ed essendo una cattiva conduttrice di calore ripara il corpo dal freddo ambientale. Secondo alcuni Autori la contrazione del muscolo pilo-erettore potrebbe favorire, per compressione, lo svuotamento della ghiandola sebacea. Il muscolo è assente nei peli di tipo lanuginoso.