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Wadi Doan

Un'incredibile oasi nel deserto di rocce e terra.

“Anna nello zainetto tattico mettici anche i rullini per la macchina fotografica”. E’ la voce squillante di Olga che mi sveglia. Le cinque ragazze che viaggiano con me stanno preparando il mio zainetto tattico in caso di sequestro. Eh sì perché secondo le mie perfide amiche i beduini yemeniti nel caso decidano di sequestrare qualcuno del nostro gruppo prenderanno sicuramente me.
Abbiamo avuto notizie di alcuni rapimenti avvenuti proprio nella zona in cui stiamo andando: Marib. Le ragazze sono “gentili” hanno pensato bene di prepararmi uno zainetto con qualche genere di conforto; hanno persino inserito una confezione (piccola) della loro preziosa nutella. Stando alle “signore”, dal momento che qui le donne non contano nulla io sono l’unico che possa avere qualche valore come ostaggio.

Stiamo attraversando la piana che porta al Wadi Doan, l’impressionante spaccatura che taglia il deserto a nord di Al Mukalla verso Shibam.
Successivamente da Shibam puntando ad ovest attraverso l’Hadhramawt andremo a Marib.
Ora siamo sulla pista che porta da Al Mukalla a Shibam. Stiamo attraversando uno dei deserti più caldi. Viaggiamo con una temperatura superiore ai 50°C. Il sole è accecante ed in questa parte di deserto tutta rocce e terra riarsa il riverbero è forte. I cespugli di erba grassa e dura sono rari. Saltuariamente s’intravede all’orizzonte qualche cammello. Le persone che si avventurano da queste parti sono rare perciò viaggiamo in sostanza da soli. Siamo in macchina da diverse ore e sento il bisogno di sgranchirmi le gambe. Ne parlo con l’autista Al-Ghadri, che ci fa anche da guida. Dice di avere pazienza che fra circa mezz’ora avrà una piacevole sorpresa per noi. Ad un certo punto abbandona la pista, punta ad est verso alcune rocce e si ferma. Scendo e mi dirigo verso le rocce. Quello che vedo è impressionante. All’improvviso si staglia un’enorme spaccatura e sul fondo di essa un’oasi con centinaia di migliaia di palme. Alcuni tetti bianchi lasciano intuire che ci sono delle case. Ci sono anche campi ben coltivati di un verde smeraldo che rilassa la vista. Si nota qualche punto nero nel mezzo di questi campi: sono i contadini al lavoro. Una visione incredibile, aveva ragione Ghadri la sorpresa è straordinaria. La spaccatura lunga circa 30 chilometri, larga poco più di cinque e profonda qualche centinaia di metri è il Wadi Doan. Lo si nota solo quando si è a pochi metri da esso. E’ attraversato da un fiume che fornisce l’acqua per le rigogliose coltivazioni della valle.
Questa notte dormiremo nel Wadi Doan in un funduq, una di quelle casette che viste da qua sembrano tanto invitanti.
Proseguiamo nel deserto fino ad incontrare la pista che ci porta nella valle. Domani si andrà a Shibam per poi proseguire nell’Hadhramawt. Pernotteremo nel deserto fra le dune in una tenda beduina con relativa scorta armata appunto perché le tribù sono in fermento. Al-Ghadri, che come tutti gli yemeniti preferisce parlare di affari solo con gli uomini ignorando completamente le donne, mi comunica che, per la nostra sicurezza, è assolutamente indispensabile procurarci una scorta armata.
Prendiamo contatto con dei beduini che ci faranno da guida e da scorta per tutto il tragitto attraverso il deserto.
Ma questa è un’altra storia.

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