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Al-Khazneh Farun 2

Oltre il deserto: l’incredibile Petra (seconda parte)

Sono a dorso di cammello da circa un’ora e mi sento tutto indolenzito. La sella, di legno, gentilmente ricoperta da un tappeto ruvido, che ad ogni passo del cammello va ostinatamente a cozzare contro il mio coccige mi provoca dei dolori lancinanti. Per evitare gli urti me ne sto proteso in avanti in equilibrio precario. I peli irti del tappeto trafiggono i jeans e si conficcano nella carne, probabilmente avro’ delle abrasioni. Ho bisogno di molto esercizio per poter affrontare un viaggio a cammello nel deserto, credevo di essere preparato ma mi rendo conto che al massimo riusciro’ a rimanere in sella per quattro – cinque ore. Non e’ faticoso e’ solo disagevole. Penso ancora alle antiche carovane che attraversavano questo deserto quando in lontananza vedo diversi animali in fila indiana. Sara’ una carovana? Man mano che ci avviciniamo noto che sono solo dei cammelli che si disperdono nel deserto alla ricerca di qualche ciuffo d’erba da brucare. Le prime luci dell’alba rendono la scena suggestiva. Il cielo si sta tingendo di rosa, ogni tanto da qualche anfratto si vede sgattaiolare via un animale: il deserto si sta animando.

Sono due ore che viaggiamo, la guida mi conforta dicendo che ci sono ancora dieci minuti di cammino dopo di che saliremo sui pick-up per circa un’ora.
Il viaggio con i pick-up si svolge senza problemi. Giungo all’ingresso della zona archeologica. Scelgo un bel cavallo dal pelo rossiccio: e’ il tipico stallone arabo. Altero, nervosetto, dall’aspetto regale. Mi incammino tranquillamente, all’orizzonte s’intravede il Siq la gola che permette l’accesso a Petra. Poco prima di accedere alla gola il cavallo si lancia al galoppo come se avesse ricevuto un ordine. La sensazione e’ piacevole, sono un po’ preoccupato perche’ il terreno e’ cosparso di rocce e grossi ciottoli. Il cavallo, evidentemente, conosce molto bene il percorso e non sbaglia un passo. La gola ha le pareti spioventi ed uno stretto passaggio obbligato, all’uscita appare l’imponente Al-Khazneh Farun la tomba del re nabateo Aretas IV. E’ una visione incredibile: un’edificio imponente scavato nella roccia, di un colore rosa con striature giallo ocra e marrone.
Scendo e comincio l’esplorazione. Entro nella tomba di re Aretas IV, la sala e’ spoglia non c’e’ nulla, tutto e’ stato asportato. Mi immaginavo di trovare statue scolpite nella roccia e altre suppellettili per abbellire il luogo; invece niente. Le tombe nabatee, come avro’ modo di osservare piu’ tardi, sono tutte spoglie. Il lusso era la facciata.
Tutta la citta’ abbonda di tombe simili piu’ o meno grandi. E’ una citta’ meravigliosa che il tempo sta sgretolando.
Mi immagino Johann Ludwig Burckhardt quando nel 1812 mise piede per la prima volta, deve essere stato colto dalla stessa emozione che coglie me ora.
Indimenticabile.

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