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"I limiti di un computer sono quelli di chi lo usa".

Non so chi sia l'autore di questa illuminante affermazione, trovata per caso tra le maglie della Rete, ma è certamente uno spunto per riflettere su tutti i luoghi comuni legati all'apprendimento di Internet che in molti possiedono ancora.

In questi anni di attività formativa nel settore Internet, ho senz’altro incontrato persone molto diverse tra loro, vuoi per età, vuoi per sesso, per professione o per provenienza. Gente che, per un motivo o per l’altro, aveva la voglia, la necessità, il dovere, la curiosità di imparare ad usare Internet. Durante i nostri corsi io e tutte queste persone ci siamo trovati, volenti o nolenti, e almeno per qualche ora, a tu per tu con la Rete. Ebbene, questa esperienza ha demolito, uno per uno, tutti i luoghi comuni sull’apprendimento che in molti, me compreso, possedevamo inizialmente. Innanzitutto: non è assolutamente vero che chi è più giovane impara prima e meglio; non è necessariamente vero che chi studia o lavora in un settore tecnico-scientifico è mentalmente più avvantaggiato; non è inevitabilmente vero che gli uomini sono più portati delle donne nei confronti dell’informatica. Ho avuto corsisti non più giovani che possedevano una freschezza intellettuale spesso assente nei ragazzi, i professionisti e gli studenti provenienti dal ramo umanistico erano spesso i più curiosi e ricettivi, e in generale quando si tratta di imparare qualcosa di nuovo le donne sono, rispetto agli uomini, più umili e attente, e questo le rende naturalmente predisposte all’apprendimento. In ogni caso, capiamoci, non è questo il punto. Più semplicemente, oggi ho imparato a riconoscere e a dividere queste persone in due strane categorie: chi parte col piede giusto e chi no. “Per me questo è arabo e non ci capirò mai niente”, “io e il computer non abbiamo un buon rapporto”, “tanto poi lascio fare a mio fratello che studia ingegneria”, “io non parlo una sillaba di inglese, come faccio?” sono le frasi tipiche di chi ha già deciso di non voler imparare ancora prima di cominciare. Chi parte col piede giusto invece rispetto alla materia in questione non ha pregiudizi di sorta, è curioso senza essere ossessivo, è umile ma al tempo stesso esigente, e si comporta come se stesse intrapredendo un viaggio in un paese nuovo e affascinante.