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- 100 CALORIE +2000 PASSI

Per combattere il sovrappeso nei bambini, spesso anticamera dell’obesità , si può ricorrere ad una 'ricetta' estremamente semplice ma che si è dimostrata altamente efficace: diminuire la dieta giornaliera dei piccoli di 100 calorie aumentare la loro normale attività fisica con 2000 passi in più al giorno. A sostenere la validità di questo approccio, basato su piccoli cambiamenti nello stile di vita dei bambini, sono i pediatri americani:

Per combattere il sovrappeso nei bambini, spesso anticamera dell’obesità , si può ricorrere ad una ‘ricetta’ estremamente semplice ma che si è dimostrata altamente efficace:

diminuire la dieta giornaliera dei piccoli di 100 calorie

aumentare la loro normale attività fisica con 2000 passi in più al giorno.

A sostenere la validità di questo approccio, basato su piccoli cambiamenti nello stile di vita dei bambini, sono i pediatri americani: due semplici regole che, se rispettate nel tempo, affermano, possono prevenire soprappeso e obesità nei più giovani.

Proprio questi piccoli cambiamenti nello stile di vita quotidiano, dunque, possono rappresentare un arma vincente nella lotta all obesità infantile che, soprattutto in America, sta assumendo le dimensioni di una ‘epidemia’. E a dimostrarlo è uno studio condotto dalla University of Colorado, presentato in occasione del Congresso delle societa accademiche americane di pediatria in corso a san Francisco. Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato un campione rappresentato da 216 famiglie con almeno un figlio in sovrappeso o forte soprappeso.

Al problema dell’obesità in aumento nella popolazione pediatrica sono state dedicate varie sessioni del congresso, ed é emerso anche un altro aspetto singolare: il rischio di soprappeso è maggiore nei bambini le cui madri hanno al contrario sofferto la scarsità di cibo nel corso della propria esistenza.

Queste madri, più delle altre, tendono infatti a nutrire i figli con cibi ipercalorici o, comunque, in eccesso.

“Ci troviamo dinanzi a un paradosso ha concluso la coordinatrice dello studio, Emily Feinberg poiché si è visto che proprio tra le mamme cresciute in nuclei familiari in cui la disponibilità di cibo non era sempre garantita, il rischio di iper-alimentare i figli era di due volte superiore rispetto alle altre donne”.