Questo sito contribuisce alla audience di

Siamo Fatti di Pezzi di Mondo

Il mangiare è un rapporto di intimità. Mettiamo dentro di noi pezzi della realtà esterna; ingoiandoli li mandiamo ancora più dentro, dove vengono incorporati nella nostra materia, nel­la nostra carne e nel nostro sangue. È straordinario come noi trasformiamo alcune parti della realtà esterna nella nostra stessa sostanza. Quando mangiamo la distanza tra noi e il mon­do si riduce al minimo. Il mondo entra in noi; diventa noi. Noi siamo fatti di pezzi di mondo

Il rapporto con il cibo è strettamente connesso con il nostro rapporto con il mondo ed ognuno, attraverso il gesto di nutrirsi ,costruisce il proprio particolare pezzo di mondo. Le parole di un filosofo Robert Nozick ci aiutano capire meglio :

Il mangiare è un rapporto di intimità. Mettiamo dentro di noi pezzi della realtà esterna; ingoiandoli li mandiamo ancora più dentro, dove vengono incorporati nella nostra materia, nel­la nostra carne e nel nostro sangue. È straordinario come noi trasformiamo alcune parti della realtà esterna nella nostra stessa sostanza. Quando mangiamo la distanza tra noi e il mon­do si riduce al minimo. Il mondo entra in noi; diventa noi. Noi siamo fatti di pezzi di mondo.[1]

Questo solleva alcune questioni basilari.

C’è pericolo a in­gerire il mondo? Come possiamo saperlo e fidarci? Il mondo si cura abbastanza di noi da nutrirci? L’esempio usato da David Hume per formulare il problema dell’induzione era: «Come possiamo sapere che il pane, che ci ha nutriti in passato, continuerà a nutrirci anche in futuro?». L’esempio preferito di in­duzione di Bertrand Russell era: «Come possiamo sapere che domani il sole sorgerà?». Parlò anche di una gallina: la perso­na che le aveva sempre dato da mangiare questa mattina era venuta per uccidere.) È un caso che il problema dell’induzione si esprima come preoccupazione per una perdita, perdita del nutrimento, del calore e della luce, della sicurezza? Mangiare con qualcuno può essere un’importante forma di socializzazione - i Romani erano offesi con gli Ebrei che non volevano consumare i pasti con loro - un modo di condividere il nutrimento e l’incorporazione del mondo dentro di noi, oltre che di condividere sostanze, gusti, conversazioni, e momenti. L’intesa e l’intimità crescono quando allentiamo le nostre nor­mali barriere fisiche per ingerire qualcosa; non è un caso che quando vogliamo incontrare qualcuno spesso proponiamo di andare a mangiare insieme. L’amorevole preparazione del ci­bo, la sua bellezza, la sensualità del mangiare, la tranquilla e piacevole condivisione quotidiana dei pasti. Tutto questo può essere un modo di stare affettuosamente in­sieme per condividere un frammento di mondo. Per molti esseri umani il cibo significa fondamentalmente una cosa: la difficoltà, talvolta l’impossibilità, di trovarne. La distruzione del fisico e della persona che questo comporta è una cosa di cui dovremmo ri­cordarci sempre, anche quando studiamo il significato sociale e simbolico del cibo laddove ce n’è in abbondanza.)

Ma il mangiare ha , oltre la dimensione antropologica e sociale, quella individuale, profondamente ancorata al nostro essere nel mondo.

Quando il gesto di alimentarsi è attento, né distratto né esteticamente distaccato, che forma assume? Innanzitutto, la coscienza si concentra sull’atti­vità di ingerimento del cibo, non solo sulle qualità di quest’ul­timo. Incontriamo il cibo nell’anticamera della bocca e qui lo salutiamo. L’analizziamo e l’esploriamo, lo circondiamo, lo permeiamo di succhi, lo premiamo con la lingua contro il pala­to, lungo quello spigolo duro che sta subito sopra i denti, lo succhiamo e premiamo, lo spostiamo di qua e di là. Conoscia­mo appieno la sua composizione; non ha segreti o parti nasco­ste. Giochiamo con il cibo, ne diveniamo amici, gli diamo il benvenuto dentro di noi.Inoltre percepiamo la specificità del cibo, il suo gusto e la sua composizione, e perciò la qualità intrinseca della sua sostanza..­

Mangiare con consapevolezza dà inoltre forti emozioni: del mondo come fonte di nutrimento; di noi stessi in quanto degni di ricevere tale nutrimento, eccitamento, contatto primigenio con la madre nutrice; sicurezza di essere a casa propria nel mondo, legame con altre forme di vita, e anche gratitudine ­aggiungerà il religioso - per i frutti della creazione.

dott.ssa Laura Dalla Ragione

Responsabile AUSL 2 dell’ Umbria Centro Residenziale per i Disturbi del Comportamento Alimentare e del peso

BIBLIOGRAFIA

3) Regione dell’Umbria Direzione Regionale Sanità e Servizi Sociali: Linee Guida Disordini del Comportamento Alimentare. Maggio 2001.

4) Commissione di studio Ministeriale per l’Assistenza ai Pazienti con DCA (mar. 1997): Linee guida per la sperimentazione di un sistema integrato di servizi per prevenire e curare i DCA. Agenzia Sanitaria Italiana (ASI), Maggio 2002; p. 25-29.

5) Ministero della Sanità: Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2000; p. 166-168

Robert Nozick .La vita pensata. Meditazioni filosofiche. Bur 2004
Turbull S., Ward A., et al. (1996), “The demand for eating disorder care, An epidemiological study using the general practice research database”. British Journal of Psychiatry ,169, 705-712

Il contenuto pubblicato è originale ed esclusivo dell’autrice che ringrazio per la professionalità, la gentilezza e la sensibilità che dimostra avendolo proposto. Riproduzione Riservata e tutelata dalle norme vigenti in materia di diritto d’autore.

< <<< Pagina