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La globalizzazione del disturbo

Nel mondo contemporaneo, le preoccupazioni estetiche per l'im­magine del proprio corpo si concentrano molto sul peso e sul grasso. Molte persone grasse si vergognano dolorosamente di esserlo. Molte persone si sentono grasse senza esserlo. Nelle società industriali avanzate, un numero sempre più elevato di individui, soprattutto donne, dedica grande attenzione e preoccu­pazione al controllo del peso e dell'immagine per mezzo di diete, esercizio fisico e altri comportamenti, più o meno nocivi.

Nel mondo contemporaneo, le preoccupazioni estetiche per l’im­magine del proprio corpo si concentrano molto sul peso e sul grasso. Molte persone grasse si vergognano dolorosamente di esserlo. Molte persone si sentono grasse senza esserlo.

Nelle società industriali avanzate, un numero sempre più elevato di individui, soprattutto donne, dedica grande attenzione e preoccu­pazione al controllo del peso e dell’immagine per mezzo di diete, esercizio fisico e altri comportamenti, più o meno nocivi.

Il fenomeno disegna lo sfondo sul quale va collocato e interpre­tato il progressivo aumento dei disturbi del comportamento alimen­tare. L’incriminazione dell’obesità da parte della medicina e la stigmatizzazione sociale del corpo grasso - soprattutto del corpo femminile grasso - sono fatti recenti adatti a fronteggiare la carenza, permanente o ricorrente, di nutri­mento. Solo da pochi decenni e in una parte limitata del mondo si è presentato il problema di amministrare un’offerta di cibo sovrabbon­dante e seduttiva. La capacità di accumulo di riserve adipose ha cessato di avere una funzione preziosa per la sopravvivenza e ha acquistato il carattere di un fenomeno inutile, anzi morboso.

L’interesse per il sovrappeso come grande problema medico è nato nel Novecento. Nel secolo scorso, come abbiamo già ricordato, le grandi compagnie di assicurazione americane avviarono una serie di studi che si concluse nel 1959 con la pubblicazione delle tabelle del peso desiderabile sulla base della minima mortalità (Build and blood pressure study, Mlic). Nella stessa epoca, dall’inizio del Nove­cento in poi, con esasperazioni periodiche, la magrezza si è imposta come uno dei requisiti fondamentali della bellezza, soprattutto fem­minile. La valutazione medica dell’obesità come patologia e la pre­scrizione di trattamenti ritenuti idonei per contrastarla si è confusa con ideali estetici e mode imposte dai mezzi di comunicazione di massa.

Il problema si è esasperato a partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Una generazione fa, negli Stati Uniti, la media delle modelle pesava 1′8% in meno della media delle donne americane della stessa età; oggi pesa il 23% in meno. La forbice tra il peso ideale proposto dagli stereotipi mediatici e il peso reale della popolazione si è sempre più aperta. Sono dati che aiutano a comprendere la diffusa insoddisfazione femminile per il proprio corpo e la ricerca di esilità irrealistiche.

A questo intreccio confuso di indicazioni mediche e stereotipi estetici di massa, soprattutto femminili, si deve il fatto che il 90% delle persone in cura per obesità sono donne, benché i rischi per la salute siano maggiori per gli uomini. E un numero sempre più elevato di donne, soprattutto giovani, dei nostri tempi riferisce di sentirsi sovrappeso senza esserlo e intraprende diete dimagra nti, senza alcun razionale scientifico.

Può essere utile ricordare ancora pochi dati fra i vari emersi in ricerche epidemiologiche condotte nel corso degli ultimi quindici anni. Gli studi erano diretti a misurare la prevalenza dei disturbi del compor­tamento alimentare, clinici e subliminali, in vasti campioni di popolazio­ni scolastiche romane. Tra le informazioni raccolte una riguardava il giudizio sul proprio peso corporeo. Il 30% circa delle ragazze, di età compresa fra i 15 e i 20 anni, si giudicava grassa .Quasi una su tre .Inoltre , e questo è l’aspetto più importante ,l’indice di massa corporea medio delle delle ragazze che si giudicavano sovrappeso non era maggiore di quello delle altre in una misura che fosse statisticamente significativa.

Sono davvero tante, dunque, le ragazze che, suggestionate dalle mode del tempo, si giudicano grasse in misura indipendente dal loro peso reale o, comunque, sproporzionata e che affidano al tentativo di dimagrire la soluzione di conflitti, insoddisfazioni, problemi psicolo­gici di varia natura. Sono persone che non correrebbero gravi rischi di sovrappeso ma che, sulla base di una cattiva accettazione della propria immagine fisica e della corporeità, attraverso la moltiplicazio­ne delle diete, creano un rapporto ossessivo con il peso e con l’atto di mangiare, sviluppano disturbi del comportamento alimentare più o meno conclamati e infine, qualche volta, cadono, paradossalmente, in un’autentica obesità. L’incidenza crescente dei casi di anoressia nervosa e di bulimia nervosa in tutti i paesi occidentali industrializzati e in Giappone misura solo la punta di un iceberg la cui massa è formata dai frequenti e segreti disturbi subliminali del comportamento alimentare (subthreshold eating disorders) e da disturbi dell’immagine corporea.

Su questa linea, non pochi ricercatori ritengono che il trattamento degli eccessi ponderali sia, non di rado, un maltrattamento responsa­bile per via iatrogena di vari problemi, in particolare disturbi di tipo anoressico e, soprattutto, bulimico.

L’insoddisfazione per il corpo e il suo peso e la paura d’ingrassa­re cominciano presto, verso gli otto anni, come abbiamo verificato anche in Italia. Uno studio condotto su 501 alunni (F = 226; età media = 10,8) di scuola elementare (ultimi due anni) e scuola media inferiore (tutti e tre gli anni) ha mostrato una presenza, precoce e inquietante, di disagio del corpo e disturbi dell’alimentazione.

Dei soggetti esaminati, uno su quattro (24%) temeva di essere giudicato grasso e il 6% riferiva un grado elevato di insoddisfazione del corpo. Già in queste età, le ragazzine segnalano problemi con l’alimentazio­ne e il peso più spesso dei maschi.

Il genere influisce sulla valutazione del proprio corpo e del proprio peso. Nelle donne, l’insoddisfazione del corpo tende ad esprimersi nella forma “non sono abbastanza magra”. Nei maschi il motivo più comune di scontentezza è “non sono abbastanza muscoloso-.

Anche l’orientamento sessuale modula diversamente il rapporto con il peso. Le donne eterosessuali perseguono una magrezza magg­iore di quelle omosessuali. I maschi omosessuali ricercano una magrezza maggiore dei maschi eterosessuali.

dott.ssa Laura Dalla Ragione

Responsabile AUSL 2 dell’ Umbria Centro Residenziale per i Disturbi del Comportamento Alimentare e del peso

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