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Il Grande Fratello Dietologo

Perdi peso e diventerai una star televisiva». Con questo annuncio, nel 2002 la BBC ha lanciato un invito agli inglesi sovrappeso perché partecipassero a una sperimentazione clinica che confrontava quattro fra le diete più diffuse nel mondo anglosassone: Atkins, Slim Fast, Weight Watchers Rosemary Conley. Alcuni mesi dopo l’annuncio, alcune persone fra le trecento selezionate per la sperimentazione, sono state seguite per sei mesi in un reality-show simile al nostro «Grande Fratello». Con la differenza che la Tv britannica, che ha finanziato lo studio, ha seguito le «cavie» nei loro sforzi di perder peso, peraltro nella cornice di uno studio scientifico in piena regola, pubblicato il mese scorso sul British Medical Journal.

Perdi peso e diventerai una star televisiva».

Con questo annuncio, nel 2002 la BBC ha lanciato un invito agli inglesi sovrappeso perché partecipassero a una sperimentazione clinica che confrontava quattro fra le diete più diffuse nel mondo anglosassone:

Atkins,

Slim Fast,

Weight Watchers

Rosemary Conley.

Alcuni mesi dopo l’annuncio, alcune persone fra le trecento selezionate per la sperimentazione, sono state seguite per sei mesi in un reality-show simile al nostro «Grande Fratello». Con la differenza che la Tv britannica, che ha finanziato lo studio, ha seguito le «cavie» nei loro sforzi di perder peso, peraltro nella cornice di uno studio scientifico in piena regola, pubblicato il mese scorso sul British Medical Journal.

Per stabilire se i programmi di restrizione calorica funzionano, e in che misura, la ricerca ha diviso i partecipanti in cinque gruppi: il primo non ha dovuto sottoporsi a nessuna dieta, continuando a mangiare normalmente. Gli altri quattro gruppi sono stati assegnati ai quattro programmi alimentari, molto diversi fra loro sia per il tipo e le quantità dei cibi prescritti, sia per il metodo di apprendimento (la Weight Watchers e la Rosemary prevedono dei corsi, mentre le altre due si basano su un semplice manuale).

Risultato?

Queste diete funzionano, ma col passar del tempo perdono efficacia. Dopo sei mesi, tutti i soggetti che avevano seguito i programmi per dimagrire, hanno infatti perso peso e grasso corporeo rispetto al gruppo che non ha seguito diete. Sei, in media, i chili persi, di cui 4,5 chili di grasso (pari al 5-10 per cento del peso corporeo), senza che emergessero grosse differenze tra un programma e l’altro.

La dieta Atkins ha determinato un calo più pronunciato nel primo mese, ma al termine dei sei mesi, non è risultata più efficace degli altri interventi. Peraltro, solo la Weight Watchers, oltre a far perdere chili, ha provocato una diminuzione significativa del colesterolo e degli zuccheri nel sangue, un segnale importante per la salute del cuore e per i rischi di diabete connessi all’ingrassamento. «Questo studio ci dà però anche risultati meno positivi — spiega David Arterburn, del Center for Health Studies di Seattle, fra i principali esperti di comparazioni fra diete — . A un anno di distanza, poco più della metà dei pazienti ha dato notizie di sé e fornito i dati richiesti dai ricercatori che conducevano lo studio. E di questi, solo il 45 per cento stava ancora seguendo il programma a cui era stato assegnato inizialmente: 9 la dieta Atkins, 20 il programma Weight Watchers, 9 il programma Slim Fast e 20 il piano di Rosemary Conley».

I programmi che continuavano a essere più seguiti anche a distanza di tempo erano quelli che prevedevano un supporto didattico (incontri di gruppo nel programma Weight Watchers e partecipazione a sessioni ginniche nel Rosemary Conley); al contrario, nei programmi «fai da te» (dieta Atkins compresa), dopo i primi 6 mesi, le persone hanno riacquistato peso in misura superiore. Nulla di male quindi a seguire questi programmi, che possono risultare utili per perdere qualche chilo se si è motivati e aiutati da esperti.

Ma si sappia che queste diete sono più efficaci nel breve periodo, e spesso vengono abbandonate facendo recuperare il peso così faticosamente perduto.

«Soprattutto il ricorso a diete commerciali non è un metodo per contrastare l’epidemia di obesità che affligge sempre più il mondo industrializzato — continua Arterburn — . Basti dire che negli Stati Uniti circa la metà delle donne e il 36% degli uomini hanno cercato di perdere peso ricorrendo a questi programmi, spendendo 35 miliardi di dollari. E ciononostante in America nei primi anni del Duemila gli obesi sono passati dal 30 al 32% della popolazione».

Luca Carra