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Celiachia: la spesa si fa al supermercato

Un aiuto concreto per i celiaci toscani: da qualche mese i consumatori intolleranti al glutine possono spendere i buoni forniti dal Servizio sanitario (Asl) anche al supermercato. La sperimentazione è partita a Livorno, ma ora si è estesa...

Fino a qualche mese fa, chi era affetto da celiachia (l’intolleranza alimentare al glutine, proteina contenuta in molti cereali, come grano, orzo, farro, segale), poteva spendere l’importo a propria disposizione solo in farmacia.

Da febbraio si può fare anche alla Coop. L’iniziativa, che porta la firma di Aic (Associazione Italiana Celiachia), Unicoop Tirreno, Unicoop Firenze e Regione Toscana, incontra sempre di più il favore dei clienti: a dimostrarlo è l’incremento dei buoni spesi nei negozi coinvolti, cui si sono aggiunti gli Ipercoop di

Sesto Fiorentino e Lastra a Signa,

i punti vendita di Gavinana, Ponte a Greve e Piazza Leopoldo a Firenze,

quelli di Borgo San Lorenzo,

Figline e Pontassieve.
Maggio è stato il mese che ha registrato il maggiore valore di prodotti distribuiti (quasi 9 mila euro). Nei quattro mesi la cifra complessiva raggiunta è stata di 18 mila euro. Quello di Gavinana a Firenze è stato il punto vendita più “frequentato” con il 31,6% del totale delle spese effettuate, per una cifra che sfiora i 6.000 euro. Spiega l’assessore regionale alla salute Enrico Rossi: “Negli ultimi anni si sta diffondendo una consapevolezza sempre maggiore nei confronti della celiachia, ed è per fortuna sempre più frequente trovare alimenti adatti e ristoranti che fanno menu senza glutine. Come Regione Toscana siamo attenti a questo problema già da tempo e stiamo cercando di fare tutto quanto è di nostra competenza perché i celiaci, che nella nostra Regione si calcola siano 36.000, anche se solo più di 5 mila sanno di esserlo, abbiano una vita il più possibile normale. I corsi di formazione per i ristoratori, un bollino blu identificativo per i ristoranti con menù senza glutine e i buoni al supermercato sono alcune iniziative che abbiamo messo in campo per andare incontro alle esigenze dei celiaci”.

La celiachia si può manifestare con diarrea, calo di peso, carenze vitaminiche, dolori, fragilità ossea e anemia: spesso l’unico sintomo nei pazienti adulti che pur lamentando dei disturbi non sospettano lontanamente di essere celiaci e continuano a mangiare di tutto.

Le conseguenze, a lungo andare, possono essere assai gravi: dermatiti erpetiformi, calcificazioni endocraniche con possibili attacchi epilettici, tumori intestinali. La malattia, che può essere ereditaria, si diagnostica con una biopsia dell’intestino tenue, che dimostra un appiattimento dei villi intestinali e quindi una minore capacità di assorbire gli alimenti; inoltre è possibile misurare gli anticorpi contro la gliadina, proteina derivata dal glutine e presente in quasi tutti i cereali. L’incidenza di questa intolleranza in Italia è stimata in un soggetto ogni 100/150 persone.

I celiaci, potenzialmente, sarebbero quindi 400 mila, ma ne sono stati diagnosticati attualmente circa un decimo. Ogni anno vengono effettuate 5.000 nuove diagnosi e nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento del 10% circa. L’unica terapia, al momento, è la dieta senza glutine, che deve essere rigorosissima.

Tra i progetti del Comitato scientifico nazionale, costituito dall’Associazione italiana celiachia (Aic) per coordinare tutte le ricerche sulla malattia, ci sono anche un vaccino e un iter diagnostico più semplice al quale poter sottoporre tutta la popolazione.

Obiettivi importanti, che richiedono tuttavia tempo e finanziamenti.

Franco Muzzi (redazione web Prontoconsumatore)

Anche Antonietta Montagna, Guida Agricoltura Biologica, ci parla di come Convivere con la Celiarchia, grazie anche a te..