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Il farmaco non risolve l’anoressia

La psicoterapia, infatti, resta uno degli elementi fondamentali e regolarmente presente nel trattamento, che negli adolescenti è più orientata al coinvolgimento familiare, mentre negli adulti si avvale della terapia cognitivo comportamentale.

Quando il problema è il rifiuto del cibo, la forte volontà di perdere peso, un’immagine di sé distorta, la diagnosi è di tipo psichiatrico e va nella direzione dei disturbi alimentari, in particolare dell’anoressia nervosa. Un disturbo molto grave che colpisce prevalentemente le donne, ha un elevato tasso di mortalità e il più alto tasso di suicidio tra le malattie psichiatriche.

E, purtroppo, è anche molto resistente al trattamento che ha come obiettivo il recupero del peso corporeo, ma in realtà deve far fronte a tutti gli aspetti che caratterizzano il disturbo.

Ragion per cui lo sforzo può essere nutrizionale, psicologico o farmacologico, anche perché spesso coesistono psicopatologie come depressione, disordini ossessivi compulsivi o dovuti all’ansia.

La psicoterapia, infatti, resta uno degli elementi fondamentali e regolarmente presente nel trattamento, che negli adolescenti è più orientata al coinvolgimento familiare, mentre negli adulti si avvale della terapia cognitivo comportamentale. Anche la psicofarmacologia è una strategia piuttosto comune, per quanto non ci siano basi scientifiche forti a supporto e la letteratura è modesta.

Un insuccesso atteso e confermato

…..Tuttavia, la conferma dell’inefficacia è stata recentemente evidenziata da un studio su 93 pazienti, a detta degli autori il più ampio finora allestito, per lo meno sulla possibilità di evitare ricadute. Le pazienti, di età compresa tra 16 e 45 anni, infatti, entravano nello studio dopo aver raggiunto un indice di massa corporea (BMI) di almeno 19 e venivano avviate alla somministrazione di fluoxetina (un SSRI) o di un placebo, per 12 mesi unitamente a un sostegno terapeutico cognitivo comportamentale. La ricaduta è stata intesa come la perdita di peso fino a un indice di massa corporea inferiore a 16,5 o la comparsa di complicanze mediche o di altri disordini psichiatrici gravi o del rischio incombente di suicidio.

Ebbene la risposta al farmaco misurata come tempo trascorso fino alla ricaduta o come percentuale di pazienti che riuscivano a mantenere l’BMI almeno a 18,5, non differiva da quelle ottenute con il placebo. E anche la sospensione della terapia per fallimento non differiva tra i due gruppi.

Forse, l’unico esito positivo ottenuto con la fluoxetina era la riduzione significativa dei sintomi dell’ansia, ma escluso questo aspetto è evidente che il farmaco ha un ruolo limitato……..

FONTE Simona Zazzetta DICA 33, Fonte Walsh BT et al. Fluoxetine after weight restoration in anorexia nervosa: a randomized controlled trial. JAMA. 2006 Jun 14;295(22):2605-12

La Brioche alla marmellata..