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Perché mangiamo come mangiamo?

Quando decidiamo se mangiare o meno qualcosa siamo davvero noi a scegliere? Che cosa influenza il nostro comportamento

Perché mangiamo? Nella nostra società ricca e benestante quasi sempre le motivazioni sono diverse dall’unica pienamente giustificabile: ovvero perché ne abbiamo bisogno per nutrirci e sopravvivere.

In genere nessuno di noi pensa a cosa lo spinge a scegliere un alimento piuttosto che un altro, pochi si rendono conto di quale sia la quantità di cibo giusta per il proprio fabbisogno calorico.

In questo modo, inavvertitamente ci lasciamo influenzare da elementi esterni, dall’ambiente e dalle persone che ci circondano e finiamo per mangiare in modo sconsiderato.

Il professor Brian Wansink è direttore del Food and Brand Lab presso la Cornell University (Usa) e conduce da otto anni studi sul modo di alimentarsi delle persone. É uscito ieri in America il suo libro «Mindless Eating» (Bantam), che raccoglie la maggior parte del materiale derivato dai suoi studi, uniti a un pizzico di ironia e alcuni consigli dietologici.

Uno degli esperimenti condotti su ignari commensali, ha dimostrato che l’illusione ottica di avere la pentola sempre piena, porta a consumare quasi il doppio del passato di verdure che si mangerebbe normalmente. Ma anche un piatto più grande o un cucchiaio più capiente bastano a illuderci che la quantità di cibo sia quella adeguata.

Altre osservazioni hanno dimostrato come si viene facilmente influenzati da chi ci sta accanto a tavola: solitamente ci si adegua alla quantità di nutrimento che ingeriscono i nostri commensali, mentre se si è distratti da un grande schermo televisivo, per esempio, si fa meno caso da cosa e quanto mangiano i vicini di sedia.

Ulteriore ipotesi avvalorata dai dati acquisiti dal laboratorio è quella che chi ha fatto sport si sente spesso autorizzato a mangiare più del solito, assumendo più calorie di quelle che in realtà ha consumato.

Infine esistono stimoli consueti che ci spingono a comprare cibo senza aver nemmeno lontanamente percepito i morsi della fame: fattori economici (se per esempio lo snack è gratis), il vedere altre persone mangiare o il profumo di un alimento che ci piace molto.
Nel suo libro Wansink, che non si ritiene un salutista e non crede con i suoi studi di aver trovato la soluzione all’obesità dilagante, suggerisce però alcuni semplici consigli per diventare più responsabili nella propria alimentazione e magari perdere qualche chilo di troppo senza molta fatica.

Per esempio:

sedersi a tavola vicino alla persona che mangia più lentamente;
iniziare a mangiare sempre per ultimi;
accompagnare i cibi calorici con un buon contorno di verdure;
mettere nel piatto solo due cose per volta;
non mangiare mai direttamente dalla confezione;
avvolgere il cibo che ci può tentare nella carta stagnola, in modo da non vederlo ogni volta che si apre il frigo.

fonte:Valentina Tubino