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Codice europeo contro l'anoressia

«I creatori di moda dimostrino che normale è bello: lo spieghino soprattutto alle adolescenti che sono più facilmente influenzabili»

… da noi si è esaltata la bellezza normale

il corpo

che non è fatto soltanto di ossa

il viso

che non ha lo sguardo perso nel vuoto

ma è solare e felice di vivere….

«Deve essere una sfida per gli stilisti e gli industriali della moda. Basta con le donne belle e dannate: provino a vestire anche noi, anche le donne normali».

Il ministro Emma Bonino, responsabile degli Affari europei e del Commercio estero, ha appena letto l’agenzia che riporta la notizia di un’altra giovane vittima dell’anoressia, ancora in Brasile, ancora nel mondo della moda, a due giorni di distanza dalla morte della modella Ana Carolina Reston: «E’ un male oscuro che non riguarda soltanto il mondo delle modelle, certo, e che coinvolge molte ragazze, in molti Paesi del mondo».

Quindi, ministro, crede che sia eccessivo mettere sotto accusa il mondo della moda?
«Infatti, nessuno accusa nessuno. L’anoressia è un disagio molto diffuso, un male dell’anima, una difficoltà del vivere che si esprime in quel modo, con il rifiuto del cibo. Ma è indubbio che lo stereotipo dettato sulle passerelle e rimbalzato sui giornali e alla televisione ci presenta una donna alta, magrissima, con il naso perfetto, il corpo scolpito nel marmo, l’espressione drammatica e un po’ torbida, come se la perfezione portasse malumore… Si evoca un mondo perfetto che ha un unico difetto: non esiste».

Gli operatori della moda sostengono che le ragazze sottopeso non sfilano più da qualche anno. Ne è convinta?
«Guardi, ne parlavo anche ieri con Silvia Fendi. Nell’Italia degli anni 60 la bellezza era in carne. Oggi sono poche le donne che ricalcano quei canoni e sono molto raramente sulle passerelle. Ma, certo, come è cambiato quel modello una volta, può cambiare ancora».

Come arrivare a questa trasformazione?
«Anzitutto condivido l’idea del sindaco Moratti: Letizia ha ragione, serve un codice deontologico ed etico degli stilisti. A loro, poi, io propongo anche una sfida».

Una sfida?
«Certamente. Provino a rendere eleganti le donne normali. Farlo con Naomi e con le altre top model non è difficile, visto che per loro hanno già provveduto le loro mamme. Lo facciano anche con chi non è altissima, magari ha qualche chilo di troppo e un fisico non sempre sodo. Gli stilisti dimostrino che normale è bello: lo spieghino soprattutto alle adolescenti che sono più facilmente influenzabili e che hanno meno armi di una donna matura per sorridere di fronte ai modelli di finta perfezione. Ci provino e, lo dico da ministro del Commercio, si accorgeranno che anche i loro fatturati ne risentiranno positivamente».

L’anoressia è un problema tutto italiano?
«Assolutamente no. Anche nelle altre culture il problema esiste, così come esistono la bulimia e la depressione. Forse nella nostra società e nel mondo occidentale sono più diffusi: ma il disagio giace ovunque, nascosto sotto coltri di finzione. Coinvolge ragazze sempre più giovani, che spesso rifiutano perfino di ammettere la malattia, e coinvolge le loro famiglie che entrano in un vortice di disperazione di fronte all’impossibilità di combattere il male».

Quindi?
«E’ giusto che il messaggio parta da Milano e dall’Italia, città e Paese della moda. Ma è giusto farne un discorso sovranazionale. Ne parlerò con i miei colleghi e ci saranno molte occasioni per farlo. Intanto, un’idea ce l’ho».

Spieghi.
«Perché alle prossime sfilate milanesi non mettiamo in passerella anche qualche taglia 44 ? Sempre a Milano, in marzo, organizzeremo un grande convegno di donne imprenditrici italiane e di tutta l’area del Mediterraneo: sarebbe bello poter dire a loro che da noi si è esaltata la bellezza normale, il corpo che non è fatto soltanto di ossa, il viso che non ha lo sguardo perso nel vuoto ma è solare e felice di vivere».

Di Elisabetta Soglio