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10 cose da sapere sull’obesità

Obesità: Le Strategie

6) Le cause dell’epidemia di obesità sono complesse. La struttura della società moderna, le politiche e lo sviluppo socioeconomico (sempre più persone vivono in grandi città, si spostano in macchina, lavorano

sedute al computer, acquistano cibi e bevande confezionati, ecc) hanno contribuito a creare un “ambiente obesogenico”, che incoraggia cioè comportamenti a rischio di condurre all’obesità.

Due terzi della popolazione nella Regione europea dell’Oms vive in grandi paesi e città, e la percentuale sta aumentando. Di conseguenza, non è utile né corretto biasimare i singoli individui obesi o sovrappeso.

7) Le abitudini alimentari delle persone sono molto cambiate negli ultimi decenni e la quantità di cibo a disposizione è globalmente aumentata. In media,

una donna ha bisogno di 2000 calorie al giorno per mantenere il proprio peso,

mentre per gli uomini il valore è di 2500 calorie.

Nel 1961, la quantità giornaliera di calorie disponibile era di 2300 a persona. Valore che è salito a 2800 nel 1998 e che potrebbe superare 3000 entro il 2015. Inoltre i prezzi degli alimenti sono diminuiti nel tempo: il prezzo reale di riso, grano, mais, grasso e zucchero è sceso di circa il 60% tra il 1960 e il 2000.

All’inizio del ventesimo secolo il consumo pro capite annuale di zucchero era inferiore a cinque chili, cifra che è salita ad almeno quaranta chili. Il consumo di frutta e verdura è insufficiente: secondo l’Oms, solo il 30% dei ragazzi e il 37% delle ragazze tra i 13 e i 15 anni mangia frutta ogni giorno. Essendoci più cibo a disposizione, però, i consumi alimentari sono in aumento.

8) In Europa occidentale almeno due terzi degli adulti non svolge sufficiente attività fisica e la situazione continua a peggiorare. Secondo l’Oms, un adulto dovrebbe fare almeno trenta minuti al giorno di attività fisica moderata: passeggiare, andare in bicicletta, gioco, lavori domestici, giardinaggio, ballo o anche fare le scale a piedi, se non attività sportive vere e proprie. I bambini dovrebbero fare ogni giorno almeno sessanta minuti diattività fisica.

L’ambiente in cui le persone vivono (casa, scuola, lavoro…) spesso scoraggia l’attività fisica, se si considera che, in Europa, il 50% degli spostamenti in macchina copre distanze inferiori ai cinque chilometri. Distanze che potrebbero essere coperte in bicicletta in 15-20 minuti o di buon passo in 30-50 minuti.

Secondorecenti ricerche fatte in Danimarca e Regno Unito, una regolare attività fisica moderata può allungare la vita di una persona di 3-5 anni.

9) Le strategie per contrastare questa epidemia dovrebbero incoraggiare

abitudini alimentari corrette, attraverso la riduzione del consumo di grassi e zuccheri, incentivando le persone a mangiare più frutta e verdura, oltre che mirare a un aumento dei livelli di attività fisica.

Dovrebbero essere incentivate sane abitudini alimentari, ancherendendole più economiche, in negozi, luoghi di lavoro e mense scolastiche, evitando invece di promuovere alimenti e bevande ipercalorici.

Questi ultimi dovrebbero essere resi meno facilmente reperibili e sostituiti da prodotti nuovi o con migliori caratteristiche nutrizionali.

Le opportunità di svolgere quotidianamente attività fisica, come il trasporto attivo, dovrebbero essere rese accessibili e disponibili per tutta la popolazione mediante programmi a livello scolastico e lavorativo. È quindi essenziale coinvolgere tutti i gruppi sociali e avere il sostegno degli enti locali, fino a raggiungere governi e organizzazioni internazionali.

Per le diete delle persone c’è bisogno della partecipazione attiva di imprese private: dai produttori di generi alimentari ai supermercati, dai ministeri (responsabili di attività commerciali, agricole, sanitarie, trasporti, lavoro, pianificazione urbana, istruzione e sport) agli stessi enti locali e comunità.

I mass media possono contribuire molto alla promozione di stili di vita sani, sottolineando che diete equilibrata e attività fisica portano considerevoli vantaggi non solo per la salute, ma anche a livello economico e di sviluppo.

10) L’Oms sostiene gli sforzi per affrontare il problema dell’obesità. Nel 2004 gli Stati membri hanno approvato la Strategia globale su diete, attività fisica e salute, il cui scopo consistenel promuovere la salute pubblica mediante abitudini alimentari sane e attività fisica. Le tematiche affrontate comprendono il ruolo dei sistemi sanitari, le politiche alimentari e agricole, misure fiscali e regolamenti, i sistemi di indagine e monitoraggio, l’educazione e la comunicazione per il consumatore (compresi marketing,

reclami sanitari e etichettatura), oltre a scuola, trasporti e politiche urbane che possono aiutare a compiere scelte migliori a livello nutrizionale e di attività fisica. La Regione europea dell’Oms è all’avanguardia da questo punto di vista, facilitando il dialogo tra i responsabili dell’elaborazione di politiche, esperti nel settore sanitario, il settore privato, le organizzazioni non governative, internazionali e i mass media. In particolare, vale la pena ricordare la Conferenza ministeriale Oms sulla lotta all’obesità, organizzata a Istanbul dal 15 al 17 novembre 2006, sotto l’egida del governo turco.

Francesco Branca, Consulente regionale

per nutrizione e sicurezza alimentare

Faith Kilford, Ufficio comunicazione

Telefono: +45 3917 1717

Fax: +45 3917 1818

E-mail: obesity@euro.who.int

www.euro.who.int/obesity/

Conferenza ministeriale europea

per la lotta all’obesità

I s t a n b u l , T u r c h i a , 1 5 - 1 7 n o v e m b r e 2 0 0 6

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