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Dieta uguale gusto!

Chi l’ha detto che il dimagrimento fa a cazzotti con il "gustamento"?

Fino a quando? Inutile sperare in un supporto da parte del dietologo che, salvo in casi particolari, dopo aver dato la dieta (non vi sembra che ci sia del sadismo nel suo modo di segnare i cibi consentiti e cancellare quelli vietati?) ritiene di aver svolto tutta la sua missione missionaria. Inutile supplicarlo di prescriverci qualcosa che smorzi la fame (o appetito che sia… c’è differenza, dicono), che acceleri il metabolismo, che salvi la vita (e pure i fianchi, le cosce e tutto ciò che abbonda e deborda).

Non so quanta psicologia metta un dietologo nel suo lavoro.

Un valido aiuto può essere il libro di Renata Mair, una terapista dell’alimentazione bolzanina, e di Roland Schöpf e Rudi Widmann, due chef anch’essi altoatesini, che hanno creato un ricettario benefico per la linea, la salute e l’occhio che, come dice il proverbio, anche vuole la sua parte: Dieta uguale gusto (Edition Raetia).

Gli autori hanno cucinato, assaggiato, rielaborato e poi ricucinato, fotografato, riassaggiato e giudicato “buona” o “cattiva” ogni ricetta. Quelle giudicate buone sono finite in questo libro. Qualche esempio che vi farà dire basta rinunce!, abbasso i sacrifici!: cocktail mediterraneo di verdure e frutta, insalata d’orzo con vinaigrette di lamponi, filetto di vitello affogato, cordon bleu di melanzane, strudel alle erbe aromatiche (a cui vi rimando tramite il link in calce). Ma, oltre ad offrire pietanze originali, gustose e dietetiche, esso offre validi consigli ed informazioni su quelle che vengono definite le “malattie del benessere”: sovrappeso, ipertensione, diabete, colesterolo.

Uno dei problemi fondamentali legati allo stile di vita odierno, scrive nella prefazione Richard Theiner, l’assessore provinciale alla sanità e alle politiche sociali, è rappresentato dall’eccesso di peso. In Italia ben 4 persone su 10 pesano troppo. Anche i bambini ne sono coinvolti.

Ora, tutti noi riusciamo ad essere obiettivi nei confronti del nostro fisico. Nel dubbio, comunque, calcoliamo il nostro BMI (l’indice di massa corporea o, se vogliamo essere trendy, il body mass index) che ci rivelerà se siamo o no in soprappeso. Farlo è semplicissimo: si divide il peso in chili per l’altezza in metri al quadrato. Se il risultato è meno di 18 siamo sottopeso (non mi accadrà mai!), se è tra 18 e 24,9 siamo normopeso (speriamo!), se è tra 25 e 30 sovrappeso (ahia!), oltre 30 adiposità (correre ai ripari!).

Fatto il calcolo non disperiamoci se il risultato è infausto. Chi l’ha detto che il dimagrimento fa a cazzotti con il “gustamento”?

di Loredana Limone

Guida Letteratura Gastronomica