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Il quartiere che fa perdere peso

Progetto ideato a Londra: Via auto, telecomandi, fast food, strade anguste e marciapiedi larghi. «La dieta non basta, deve cambiare l'ambiente»

Un quarto dei britannici è obeso e le proiezioni dicono che entro il 2050 nove adulti su dieci e tre quarti dei bambini del Regno Unito saranno patologicamente sovrappeso.

Per invertire la tendenza il governo sta sfornando una serie impressionante di idee creative: dai corsi di cucina per i bambini delle elementari al rifiuto di cure a carico del servizio sanitario nazionale per i troppo grassi, all’assegnazione di premi a chi dimagrisce (quest’ultimo non è uno scherzo, sono stati messi in bilancio premi e incentivi per 75 milioni di sterline).

Ma questo attivismo politico non basta. E non bastano le diete per smaltire definitivamente i troppi chili accumulati. Il problema è che viviamo in un «ambiente obesogenico», pieno di automobili, telecomandi e fast food. Per battere il grasso bisogna ridisegnare radicalmente le zone urbane, costruire «slim city», città magre. L’appello viene dalla International Obesity Task Force, think tank con base a Londra. Il suo presidente, il professor Philip James, dice che «solo politici ingenui e male informati possono pensare di dare ai singoli cittadini l’onere di fare scelte più sane quando l’ambiente in cui vivono è il fattore principale del loro problema. Ed è ancora più insensato dire alla gente che deve solo aggiustare le proprie abitudini alimentari per risolvere questa epidemia».

Il cuore della strategia dev’essere nella pianificazione delle città, sostiene il professor James, che dirige la London School of Hygiene. La «slim city» ideale dovrebbe avere scuole con campi gioco, raggiungibili facilmente lungo piste ciclabili; case su pochi piani con scale larghe e comode e non ascensori; zone residenziali miste, che comprendano negozi, uffici, poli di svago: tutti collegati con percorsi pedonali o con i mezzi pubblici; strade strette e marciapiedi larghi. Insomma, tutta una serie di accorgimenti per scoraggiare l’uso dell’automobile.

L’esempio più vicino alla «città magra», secondo la Task Force è Oslo in Norvegia. Il problema è globale: si calcola che entro il 2015 ci saranno 2,3 miliardi di individui sovrappeso nel mondo e di questi, 700 milioni saranno obesi. «Inutile sognare che l’epidemia di obesità scompaia convincendo la gente a bere latte scremato», ammonisce il dottor James. La ricetta, dopo aver perso peso con una dieta è di fare attività per almeno 60-90 minuti al giorno e questo non si può fare se si vive nell’«ambiente obesogenico» dove si scende con l’ascensore fino al garage, si sale in auto, si va al lavoro, si torna a casa, ci si siede davanti al televisore dotati di telecomando e poi si mangia male.

Largo alle «città magre », dunque. In attesa di costruirle, il ministero dei Trasporti di Londra ha lanciato un nuovo piano: il «consigliere personale sui problemi del traffico». Questi consulenti vanno porta a porta nei quartieri, si informano sulle necessità della gente e consigliano il modo migliore per spostarsi con i mezzi pubblici o in bicicletta, fornendo mappe dei percorsi, orari degli autobus, tempi di percorrenza. Il progetto pilota è stato finanziato con 10 milioni di sterline (14 milioni di euro). I risultati sono stati eccellenti: nelle zone battute a tappeto l’uso dell’auto privata è sceso dell’11%; quello della bicicletta è cresciuto del 25% e i bus hanno il 13% di passeggeri in più.

fonte: Guido Santevecchi

Corriere.it