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Mai fragole a dicembre

Il piacere della tavola secondo le stagioni

Non sono più i pomodori di una volta. Quante volte l’abbiamo detto, con un sospiro rassegnato, dopo aver assaggiato un’insalata senza profumi né sapore? Concetto applicabile all’elenco pressoché infinito di cibi che arrivano ogni giorno sulle nostre tavole, sempre meno riconoscibili e appetitosi.

Eppure, l’apparente irrimediabilità del ‘c’era una volta’ non ci ha ancora sconfitti. L’agricoltura intrisa di chimica, gli allevamenti intensivi che più intensivi non si può, i formaggi plasticati e i pesci monoporzione fanno parte di un mondo che ci piace sempre meno. Perché coincidono con la progressiva distruzione di quel paradiso di cose buone e sane che ‘madre terra’ garantisce da tempo immemore, una sciagura capace di contaminare fino in fondo la nostra salute e il nostro buonumore. Chi ha mai assaggiato un bicchiere di latte appena munto, un’albicocca del Vesuvio, un boccone di pane di Altamura, un uovo di gallina lasciata razzolare sull’aia (ce ne sono ancora!) sa che il palato ci può comunicare emozioni meravigliose. La rivolta, partita vent’anni fa con il varo dell”arca’ di Slow Food - dove vennero per la prima volta fatti virtualmente salire i prodotti a rischio di estinzione -, è approdata negli ultimi anni alle Comunità del cibo e alle coltivazioni libere dal cappio delle multinazionali del gusto, una vera rete virtuosa allargata al pianeta intero. Ricondurre il pericoloso delirio di onnipotenza alimentare degli ultimi anni al semplice buon senso e riscoprire tutto ciò che è semplicemente buono, pulito e giusto è più facile di quanto sembri.

Basta cominciare a pretendere, al supermercato come al ristorante, che ci vengano dati cibi saporiti e sani.

Ma per farlo, prima bisogna conoscerli. Licia Granello, dipanando pagina dopo pagina una sorta di almanacco dei cibi e delle stagioni, ci insegna ad andare incontro agli alimenti invece che subirne l’arrivo sul mercato: riconoscere frutta e verdura di campo da quelle palestrate, carni e formaggi davvero artigianali da imitazioni truffaldine. E dopo l’acquisto, i piccoli trucchi che ne proteggono l’essenza, con citazione d’obbligo per i luoghi e i locali dove vale la pena andare a cercarli.

A patto, però, di scegliere sempre i mesi giusti. Anche per questo: mai fragole a dicembre.

di Licia Granello
Ed. Mondadori