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Piccolo vademecum dei diritti dell'acquirente e del commerciante

Passiamo in rassegna le principali cause di lamentela dei consumatori per gli acquisti effettuati nei negozi.
1 - L’acquirente non gode di nessun “diritto di ripensamento“. Non è possibile acquistare un prodotto e poi cambiare semplicemente idea, pretendendo la restituzione del prezzo o la sostituzione. Il negoziante è tenuto a ritirare la merce e restituire il prezzo soltanto quando ciò che ha venduto è difettoso (infatti, il venditore risponde dei difetti anche se questi sono da imputare al produttore), oppure quando la merce è di natura o qualità diversa da quella che il consumatore aveva richiesto.

2 – Il “bonus” sostitutivo . Nei casi in cui dovrebbe avvenire la sostituzione o il rimborso, molti negozianti, invece del rimborso, rilasciano un “bonus” di pari importo per l’acquisto nello stesso negozio di altri prodotti, se manca quello sostitutivo per numero, taglia, modello, colore, eccetera. L’acquirente può accettare il bonus, oppure rifiutarlo e pretendere il rimborso. Nel primo caso, il negoziante dovrà consentirne l’utilizzazione entro un anno, in analogia con la prescrizione prevista dall’articolo 2955 del Codice civile.

3 - Indicazione del prezzo . La merce in vetrina o esposta al pubblico sui banchi di vendita deve riportare l’indicazione del prezzo. L’importo da pagare è quello, ed il negoziante non può pretenderne uno diverso. Se il consumatore ha pagato di più (perché, ad esempio, il lettore ottico alla cassa ha registrato un importo superiore rispetto a quello esposto al banco), avrà diritto al rimborso della differenza.

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