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I posti di lavoro che nessuno vuole

A dispetto della crisi e della crescita della disoccupazione in Italia, ci sono alcuni posti di lavoro che restano "scoperti".

Secondo uno studio della Confartigianato il 25% delle offerte di lavoro non riceve risposta. Sono i posti per professioni legati all’artigianato: vale a dire panettieri, pastai, gelatai, pasticceri, tagliatori di pietre, marmisti, falegnami, cuochi, sarti, tessitori…

Sembra paradossale ma è quanto emerge da tale indagine e che è stato pubblicato sul sito del quotidiano “La Repubblica”: in un periodo quindi di grave crisi occupazionale, nel quale ci si trova di fronte ad una inarrestabile emorragia di posti di lavoro, ci sono alcuni mestieri che nessuno vuole fare. Come mai? Come considerare i dati che emergono da tale ricerca?

Come sottolineato nell’articolo pubblicato, si tratta di posti di lavoro “dove il lavoro è fatica anche fisica e la manualità fondamentale. Posti che restano vacanti sia perché i candidati che si presentano sono pochi , sia perché quelli che ci provano non sono adatti.

La spiegazione più plausibile sembra legata alla mancanza di formazione per determinati mestieri, i giovani studiano e arrivano al diploma, magari seguono corsi di computer e di lingue, preferiscono attività di tipo “intellettuali”. Bisogna però anche considerare che molto dipende dall’inadeguatezza del sistema scolastico italiano e dalla mancanza di un “ponte”, di un collegamento diretto tra scuola e mondo del lavoro.

Mancano in molti casi i canali diretti che legano la scuola e il lavoro, pochi sono coloro i quali hanno la possibilità di intraprendere percorsi di stage e di tirocinio all’interno delle aziende, percorsi fondamentali per poter acquisire la praticità di determinati lavori.

Manca quindi la formazione: le aziende dal canto loro in molti casi pretendono che i profili da inserire all’interno siano già “formati”, dall’altro lato il sistema scolastico italiano non è strutturato per garantire una tale “formazione”.
La conseguenza è che dalle scuole italiane escono giovani con una formazione generica che non si riesce a collocare nel mondo del lavoro. E la lista dei disoccupati è destinata ad aumentare.