Legge 392/1978

untitled Legge 27 luglio 1978, n. 392 Disciplina delle locazioni di immobili urbani. (EQUO CANONE) Preambolo La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente della[...]

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Legge 27 luglio 1978, n. 392

Disciplina delle locazioni di immobili urbani. (EQUO CANONE)

Preambolo

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; Il Presidente della Repubblica: Promulga
la seguente legge:

Articolo 1

Art. 1. (Durata della locazione).

La durata della locazione avente per oggetto immobili urbani per uso abitazione non può essere inferiore
a quattro anni. Se le parti hanno determinato una durata inferiore o hanno convenuto una locazione senza determinazione
di tempo la durata si intende convenuta per quattro anni. Il disposto del comma precedente non si applica quando
si tratti di locazioni stipulate per soddisfare esigenze abitative di natura transitoria.

Articolo 2

Art. 2. (Disciplina della sublocazione).

Il conduttore non può sublocare totalmente l’immobile, nè può cedere ad altri il contratto
senza il consenso del locatore. Salvo patto contrario il conduttore ha la facoltà di sublocare parzialmente
l’immobile, previa comunicazione al locatore con lettera raccomandata che indichi la persona del subconduttore,
la durata del contratto ed i vani sublocati.

Articolo 3

Art. 3. (Rinnovazione tacita).

Il contratto si rinnova per un periodo di quattro anni se nessuna delle parti comunica all’altra, almeno sei mesi
prima della scadenza, con lettera raccomandata, che non intende rinnovarlo. La stessa disciplina si applica ad
ogni altra successiva scadenza.

Articolo 4

Art. 4. (Recesso del conduttore).

é in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi
momento dal contratto dandone avviso al locatore, con lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in
cui il recesso deve avere esecuzione. Indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano
gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi
con lettera raccomandata.

Articolo 5

Art. 5. (Inadempimento del conduttore).

Salvo quanto previsto dall’art. 55, il mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista,
ovvero il mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori quando l’importo non pagato superi quello
di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione, ai sensi dell’art. 1455 del codice civile.

Articolo 6

Art. 6. (Successione nel contratto).

In caso di morte del conduttore, gli succedono nel contratto il coniuge, gli eredi ed i parenti ed affini con lui
abitualmente conviventi. In caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli
effetti civili dello stesso, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di
abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo. In caso di separazione consensuale
o di nullità matrimoniale al conduttore succede l’altro coniuge se tra i due si sia così convenuto.

Articolo 7

Art. 7. (Clausola di scioglimento in caso di alienazione).

é nulla la clausola che prevede la risoluzione del contratto in caso di alienazione della cosa locata.

Articolo 8

Art. 8. (Spese di registrazione).

Le spese di registrazione del contratto di locazione sono a carico del conduttore e del locatore in parti uguali.

Articolo 9

Art. 9. (Oneri accessori).

Sono interamente a carico del conduttore, salvo patto contrario, le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento
e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore, alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscaldamento
e del condizionamento dell’aria, allo spurgo dei pozzi neri e delle latrine, nonchè alla fornitura di altri
servizi comuni. Le spese per il servizio di portineria sono a carico del conduttore nella misura del 90%, salvo
che le parti abbiano convenuto una misura inferiore. Il pagamento deve avvenire entro due mesi dalla richiesta.
Prima di effettuare il pagamento il conduttore ha diritto di ottenere l’indicazione specifica delle spese di cui
ai commi precedenti con la menzione dei criteri di ripartizione. Il conduttore ha inoltre diritto di prendere visione
dei documenti giustificativi delle spese effettuate.

Articolo 10

Art. 10. (Partecipazione del conduttore all’assemblea dei condomini).

Il conduttore ha diritto di voto, in luogo del proprietario dell’appartamento locatogli, nelle delibere dell’assemblea
condominiale relative alle spese e alle modalità di gestione dei servizi di riscaldamento e di condizionamento
d’aria. Egli ha inoltre diritto di intervenire, senza diritto di voto, sulle delibere relative alla modificazione
degli altri servizi comuni. La disciplina di cui al primo comma si applica anche qualora si tratti di edificio
non in condominio. In tale ipotesi i conduttori si riuniscono in apposita assemblea convocati dal proprietario
dell’edificio o da almeno tre conduttori. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del codice civile
sull’assemblea dei condomini.

Articolo 11

Art. 11. (Deposito cauzionale).

Il deposito cauzionale non può essere superiore a tre mensilità del canone. Esso è produttivo
di interessi legali che debbono essere corrisposti al conduttore alla fine di ogni anno.

Articolo 12

Art. 12. (Equo canone degli immobili adibiti ad uso di abitazione).

Il canone di locazione e sublocazione degli immobili adibiti ad uso di abitazione non può superare il 3,85%
del valore locativo dell’immobile locato. Il valore locativo è costituito dal prodotto della superficie
convenzionale dell’immobile per il costo unitario di produzione del medesimo. Il costo unitario di produzione è
pari al costo base moltiplicato per i coefficienti correttivi indicati nell’art. 15. Gli elementi che concorrono
alla determinazione del canone di affitto, accertati dalle parti, vanno indicati nel contratto di locazione. Se
l’immobile locato è completamente arredato con mobili forniti dal locatore e idonei, per consistenza e qualità,
all’uso convenuto, il canone determinato ai sensi dei commi precedenti può essere maggiorato fino ad un
massimo del 30%. Le suddette modalità si applicano fino alla attuazione della riforma del catasto edilizio
urbano.

Articolo 13

Art. 13. (Superficie convenzionale).

La superficie convenzionale è data dalla somma dei seguenti elementi: a) l’intera superficie dell’unità
immobiliare; b) il 50% della superficie delle autorimesse singole; c) il 20% della superficie del posto macchina
in autorimesse di uso comune; d) il 25% della superficie di balconi, terrazze, cantine ed altri accessori simili;
e) il 15% della superficie scoperta di pertinenza dell’immobile in godimento esclusivo del conduttore; f) il 10%
della superficie condominiale a verde nella misura corrispondente alla quota millesimale dell’unità immobiliare.
é detratto il 30% dalla superficie dei vani con altezza utile inferiore a metri 1,70. Le superfici di cui
alle lettere a), b) e d) si misurano al netto dei muri perimetrali e di quelli interni. L’elemento di cui alla
lettera e) entra nel computo della superficie convenzionale fino ad un massimo non eccedente la superficie di cui
alla lettera a). Alla superficie di cui alla lettera a) si applicano i seguenti coefficienti: a) 1,00 per l’unità
immobiliare di superficie superiore a metri quadrati 70; b) 1,10 per l’unità immobiliare di superficie compresa
fra metri quadrati 46 e metri quadrati 70; c) 1,20 per l’unità immobiliare inferiore a metri quadrati 46.
I coefficienti di cui alle lettere b) e c) del quinto comma non si applicano agli immobili il cui stato di conservazione
e manutenzione è scadente ai sensi dell’art. 21.

Articolo 14

Art. 14. (Costo base).

Il costo base a metro quadrato per gli immobili, la cui costruzione è stata ultimata entro il 31 dicembre
1975, è fissato in: a) L. 250.000 per gli immobili situati in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia,
Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio; b) L. 225.000
per gli immobili situati in Campania, Abruzzi, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. La data
di ultimazione dei lavori è quella risultante dal certificato di abitabilità o, in mancanza, dal
certificato di ultimazione dei lavori presentato agli uffici delle imposte, oppure quella comunque accertata.

Articolo 15

Art. 15. (Coefficienti correttivi del costo base).

I coefficienti correttivi sono stabiliti in funzione del tipo, della classe demografica dei comuni, dell’ubicazione,
del livello di piano, della vetustà e dello stato di conservazione e manutenzione dell’immobile.

Articolo 16

Art. 16. (Tipologia).

In relazione alla tipologia si fa riferimento alla categoria catastale con i coefficienti risultanti dalla tabella
seguente: a) 2,00 per le abitazioni di tipo signorile (A/1); b) 1,25 per le abitazioni di tipo civile (A/2); c)
1,05 per le abitazioni di tipo economico (A/3); d) 0,80 per le abitazioni di tipo popolare (A/4); e) 0,50 per le
abitazioni di tipo ultrapopolare (A/5); f) 0,70 per le abitazioni di tipo rurale (A/6); g) 1,40 per le abitazioni
di tipo villini (A/7); h) 0,80 per le abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi (A/11). Qualora gli immobili non
risultino censiti in catasto, ed ai soli fini del comma precedente, la categoria catastale viene stabilita dall’ufficio
tecnico erariale sulla base delle categorie catastali delle unità immobiliari che siano ubicate nella stessa
zona censuaria ed abbiano caratteristiche analoghe. A tale fine gli interessati devono presentare all’ufficio tecnico
erariale competente per territorio apposita domanda corredata da una planimetria dell’immobile con una sommaria
descrizione dell’edificio, delle rifiniture dell’unità immobiliare locata nonchè degli impianti in
essa installati. L’ufficio provvede entro novanta giorni dalla richiesta senza obbligo di sopralluogo.

Articolo 17

Art. 17. (Classe demografica dei comuni).

In relazione alla classe demografica si applicano i seguenti coefficienti: a) 1,20 per gli immobili siti in comuni
con popolazione superiore a 400.000 abitanti; b) 1,10 per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore
a 250.000 abitanti; c) 1,05 per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti; d) 0,95
per gli immobili siti in comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti; e) 0,90 per gli immobili siti in comuni
con popolazione superiore a 10.000 abitanti; f) 0,80 per gli immobili siti in comuni con popolazione fino a 10.000
abitanti. Il numero degli abitanti di un comune è stabilito sulla base degli ultimi dati sulla popolazione
residente pubblicati dall’ISTAT.

Articolo 18

Art. 18. (Ubicazione).

In relazione all’ubicazione i consigli comunali dei comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti provvedono
a ripartire il territorio comunale in cinque zone alle quali si applicano i coefficienti della tabella seguente:
a) 0,85 per la zona agricola; b) 1 per la zona edificata periferica; c) 1,20 per la zona edificata compresa fra
quella periferica e il centro storico; d) 1,20 per le zone di pregio particolare site nella zona edificata periferica
o nella zona agricola; e) 1,30 per il centro storico. I consigli comunali devono provvedere alla ripartizione del
territorio comunale in zone entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge. Nei comuni con popolazione
non superiore ai 20.000 abitanti si applicano le perimetrazioni previste nell’art. 16 della legge 22 ottobre 1971,
n. 865, con i seguenti coefficienti: a) 0,85 per la zona agricola; b) 1 per il centro edificato; c) 1,10 per il
centro storico. All’interno delle zone di cui alle lettere b), c) ed e) del primo comma ed alle lettere b) e c)
del terzo comma i consigli comunali possono individuare edifici o comparti di edifici particolarmente degradati
ai quali si applica il coefficiente 0,90, in sostituzione dei coefficienti suindicati.

Articolo 19

Art. 19. (Livello di piano).

In relazione al livello di piano, limitatamente alle unità immobiliari situate in immobili costituiti da
almeno tre piani fuori terra, si applicano i seguenti coefficienti: a) 0,80 per le abitazioni situate al piano
seminterrato; b) 0,90 per le abitazioni situate al piano terreno; c) 1,00 per le abitazioni situate nei piani intermedi
e all’ultimo piano; d) 1,20 per le abitazioni situate al piano attico. Per le abitazioni situate al quarto piano
e superiori di immobili sprovvisti di ascensore, i coefficienti previsti alle lettere c) e d) del comma precedente
sono rispettivamente ridotti a 0,95 e 1,10.

Articolo 20

Art. 20. (Vetustà).

In relazione alla vetustà si applica un coefficiente di degrado per ogni anno decorrente dal sesto anno
successivo a quello di costruzione dell’immobile e stabilito nel modo seguente: a) 1% per i successivi quindici
anni; b) 0,50% per gli ulteriori trenta anni. Se si è proceduto a lavori di integrale ristrutturazione o
di completo restauro dell’unità immobiliare, anno di costruzione è quello della ultimazione di tali
lavori comunque accertato.

Articolo 21

Art. 21. (Stato di conservazione e manutenzione).

In relazione allo stato di conservazione e manutenzione dell’immobile si applicano i seguenti coefficienti: a)
1,00 se lo stato è normale; b) 0,80 se lo stato è mediocre; c) 0,60 se lo stato è scadente.
Per la determinazione dello stato di conservazione e manutenzione si tiene conto dei seguenti elementi propri dell’unità
immobiliare: 1) pavimenti; 2) pareti e soffitti; 3) infissi; 4) impianto elettrico; 5) impianto idrico e servizi
igienico-sanitari; 6) impianto di riscaldamento; nonchè dei seguenti elementi comuni: 1) accessi, scale
e ascensore; 2) facciate, coperture e parti comuni in genere. Lo stato dell’immobile si considera mediocre qualora
siano in scadenti condizioni tre degli elementi di cui sopra, dei quali due devono essere propri dell’unità
immobiliare. Lo stato dell’immobile si considera scadente qualora siano in scadenti condizioni almeno quattro degli
elementi di cui sopra, dei quali tre devono essere propri dell’unità immobiliare. Lo stato dell’immobile
si considera scadente in ogni caso se l’unità immobiliare non dispone di impianto elettrico o dell’impianto
idrico con acqua corrente nella cucina e nei servizi, ovvero se non dispone di servizi igienici privati o se essi
sono comuni a più unità immobiliari. Il Ministro dei lavori pubblici, con suo decreto da emanarsi
entro tre mesi dalla entrata in vigore della presente legge, indicherà analiticamente gli elementi di valutazione
fissati nei commi precedenti.

Articolo 22

Art. 22. (Immobili ultimati dopo il 31 dicembre 1975).

Per gli immobili adibiti ad uso di abitazione che sono stati ultimati dopo il 31 dicembre 1975, il costo base di
produzione a metro quadrato è fissato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro
dei lavori pubblici, di concerto con quello di grazia e giustizia, sentito il Consiglio dei Ministri, da emanare
entro il 31 marzo di ogni anno e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Il costo base di produzione
è determinato, anche in misura differenziata per regione o per gruppi di regioni, tenendo conto: a) dei
costi di produzione dell’edilizia convenzionata; b) dell’incidenza del contributo di concessione; c) del costo
dell’area, che non potrà essere superiore al 25% del costo di produzione; d) degli oneri di urbanizzazione
che gravano sul costruttore. Se, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o di quella di registro o di altra imposizione
fiscale, ovvero relativamente agli oneri delle assicurazioni obbligatorie o in base ad altre documentazioni di
origine pubblica, risultano costi maggiori di quelli indicati nel decreto ai sensi delle lettere a), b) e d) del
comma precedente, il costo base si modifica nei singoli casi, tenendo conto di tali maggiori costi. Il costruttore,
in quanto di sua spettanza, è tenuto a fornire al proprietario tali dati, se la richiesta venga fatta anteriormente
al primo trasferimento dell’immobile; in tal caso gli stessi elementi dovranno essere comunicati agli uffici del
catasto edilizio urbano. Agli effetti di cui sopra si tiene comunque conto del valore dell’immobile accertato ai
fini dell’imposta di registro relativa al suo trasferimento a qualsiasi titolo, in quanto il valore di riferimento
per la determinazione del canone è quello dei costi come sopra definiti. Ai fini della determinazione del
canone di locazione per gli immobili urbani ultimati dopo il 31 dicembre 1975, al costo base, determinato a norma
del presente articolo, si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 15 a 21; nelle ipotesi di cui al precedente
comma non si applicano i coefficienti previsti nell’art. 16 nei casi in cui il maggior costo riguardi il costo
di produzione. CFR[DPR 03.09.1990 n. 266 ET]

Articolo 23

Art. 23. (Riparazioni straordinarie).

Quando si eseguano sull’immobile importanti ed improrogabili opere necessarie per conservare ad esso la sua destinazione
o per evitare maggiori danni che ne compromettano l’efficienza in relazione all’uso a cui è adibito, o comunque
opere di straordinaria manutenzione di rilevante entità, il locatore può chiedere al conduttore che
il canone risultante dall’applicazione degli articoli precedenti venga integrato con un aumento non superiore all’interesse
legale sul capitale impiegato nelle opere e nei lavori effettuati, dedotte le indennità e i contributi di
ogni natura che il locatore abbia percepito o che successivamente venga a percepire per le opere eseguite. L’aumento
decorre dalla data in cui sono state ultimate le opere, se la richiesta è fatta entro trenta giorni dalla
data stessa; in caso diverso decorre dal primo giorno del mese successivo al ricevimento della richiesta. Le disposizioni
dei commi precedenti sono applicabili anche quando il locatore venga assoggettato a contributi di miglioria per
trasformazioni urbane nella zona in cui è situato l’immobile. Le controversie derivanti dall’applicazione
del presente articolo sono decise con le modalità indicate negli articoli 43 e seguenti.

Articolo 24

Art. 24. (Aggiornamento del canone).

Per gli immobili adibiti ad uso d’abitazione il canone di locazione definito ai sensi degli articoli da 12 a 23
è aggiornato ogni anno in misura pari al 75% della variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi
al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell’anno precedente. L’aggiornamento del canone
decorrerà dal mese successivo a quello in cui ne viene fatta richiesta con lettera raccomandata.

Articolo 25

Art. 25. (Adeguamento del canone).

Ciascuna delle parti, in ogni momento del rapporto contrattuale, ha diritto all’adeguamento del canone in relazione
all’eventuale mutamento degli elementi di cui agli articoli 13 e 15, escluso il parametro relativo alla vetustà
che si applica al momento del rinnovo contrattuale. L’adeguamento del canone avrà effetto dal mese successivo
a quello durante il quale sia stato richiesto mediante lettera raccomandata.

Articolo 26

Art. 26. (Ambito di applicazione).

Le disposizioni di cui al presente capo non si applicano: a) alle locazioni stipulate per soddisfare esigenze abitative
di natura transitoria, salvo che il conduttore abiti stabilmente nell’immobile per motivi di lavoro o di studio;
b) alle locazioni relative ad alloggi costruiti a totale carico dello Stato per i quali si applica il canone sociale
determinato in base alle disposizioni vigenti; c) alle locazioni relative ad alloggi soggetti alla disciplina dell’edilizia
convenzionata; d) alle locazioni relative ad immobili inclusi nelle categorie catastali A/8 e A/9. Le disposizioni
di cui agli articoli da 12 a 25 non si applicano alle locazioni concernenti gli immobili siti in comuni che al
censimento del 1971 avevano popolazione residente fino a 5.000 abitanti qualora, nel quinquennio precedente l’entrata
in vigore della presente legge, e successivamente ogni quinquennio, la popolazione residente non abbia subito variazioni
in aumento, o comunque l’aumento percentuale sia stato inferiore a quello medio nazionale, secondo i dati pubblicati
dall’ISTAT. Il comune provvede a dare pubblica notizia della condizione di cui al precedente comma e delle eventuali
variazioni.

Articolo 27

Art. 27. (Durata della locazione).

La durata delle locazioni e sublocazioni di immobili urbani non può essere inferiore a sei anni se gli immobili
sono adibiti ad una delle attività appresso indicate: 1) industriali, commerciali e artigianali; 2) di interesse
turistico comprese tra quelle di cui all’art. 2 della legge 12 marzo 1968, n. 326. La disposizione di cui al comma
precedente si applica anche ai contratti relativi ad immobili adibiti all’esercizio abituale e professionale di
qualsiasi attività di lavoro autonomo. La durata della locazione non può essere inferiore a nove
anni se l’immobile, anche se ammobiliato, è adibito ad attività alberghiere. Se è convenuta
una durata inferiore o non è convenuta alcuna durata, la locazione si intende pattuita per la durata rispettivamente
prevista nei commi precedenti. Il contratto di locazione può essere stipulato per un periodo più
breve qualora l’attività esercitata o da esercitare nell’immobile abbia, per sua natura, carattere transitorio.
Se la locazione ha carattere stagionale, il locatore è obbligato a locare l’immobile, per la medesima stagione
dell’anno successivo, allo stesso conduttore che gliene abbia fatta richiesta con lettera raccomandata prima della
scadenza del contratto. L’obbligo del locatore ha la durata massima di sei anni consecutivi o di nove se si tratta
di utilizzazione alberghiera. é in facoltà delle parti consentire contrattualmente che il conduttore
possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, mediante lettera raccomandata, almeno
sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione. Indipendentemente dalle previsioni contrattuali
il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso
di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata.

Articolo 28

Art. 28. (Rinnovazione del contratto).

Per le locazioni di immobili nei quali siano esercitate le attività indicate nei commi primo e secondo dell’art.
27, il contratto si rinnova tacitamente di sei anni in sei anni e, per quelle di immobili adibiti ad attività
alberghiere, di nove anni in nove anni; tale rinnovazione non ha luogo se sopravviene disdetta da comunicarsi all’altra
parte, a mezzo di lettera raccomandata, rispettivamente almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza. Alla prima scadenza
contrattuale, rispettivamente di sei o di nove anni, il locatore può esercitare la facoltà di diniego
della rinnovazione soltanto per i motivi di cui all’art. 29 con le modalità e i termini ivi previsti.

Articolo 29

Art. 29. (Diniego di rinnovazione del contratto alla prima scadenza).

Il diniego della rinnovazione del contratto alla prima scadenza di cui all’articolo precedente è consentito
al locatore ove egli intenda: a) adibire l’immobile ad abitazione propria o del coniuge o dei parenti entro il
secondo grado in linea retta; b) adibire l’immobile all’esercizio, in proprio o da parte del coniuge o dei parenti
entro il secondo grado in linea retta, di una delle attività indicate nell’art. 27 o, se si tratta di pubbliche
amministrazioni, enti pubblici o di diritto pubblico, all’esercizio di attività tendenti al conseguimento
delle loro finalità istituzionali; c) demolire l’immobile per ricostruirlo, ovvero procedere alla sua integrale
ristrutturazione o completo restauro, ovvero eseguire su di esso un intervento sulla base di un programma comunale
pluriennale di attuazione ai sensi delle leggi vigenti. Nei casi suddetti il possesso della prescritta licenza
o concessione è condizione per l’azione di rilascio; gli effetti del provvedimento di rilascio si risolvono
se, prima della sua esecuzione, siano scaduti i termini della licenza o della concessione e quest’ultima non sia
stata nuovamente disposta; d) ristrutturare l’immobile al fine di rendere la superficie dei locali adibiti alla
vendita conforme a quanto previsto nell’art. 12 della legge 11 giugno 1971, n. 426, e ai relativi piani comunali,
sempre che le opere da effettuarsi rendano incompatibile la permanenza del conduttore nell’immobile. Anche in tal
caso il possesso della prescritta licenza o concessione è condizione per l’azione di rilascio; gli effetti
del provvedimento di rilascio si risolvono alle condizioni previste nella precedente lettera c). Per le locazioni
di immobili adibiti all’esercizio di albergo, pensione o locanda, anche se ammobiliati, il locatore può
negare la rinnovazione del contratto nelle ipotesi previste dall’art. 7 della legge 2 marzo 1963, n. 191, modificato
dall’art. 4-bis del decreto-legge 27 giugno 1967, n. 460, convertito, con modificazioni, nella legge 28 luglio
1967, n. 628, qualora l’immobile sia oggetto di intervento sulla base di un programma comunale pluriennale di attuazione
ai sensi delle leggi vigenti. Nei casi suddetti il possesso della prescritta licenza o concessione è condizione
per l’azione di rilascio. Gli effetti del provvedimento di rilascio si risolvono alle condizioni previste nella
precedente lettera c). Il locatore può altresì negare la rinnovazione se intende esercitare personalmente
nell’immobile o farvi esercitare dal coniuge o da parenti entro il secondo grado in linea retta la medesima attività
del conduttore, osservate le disposizioni di cui all’art. 5 della legge 2 marzo 1963, n. 191, modificato dall’art.
4-bis del decreto-legge 27 giugno 1967, n. 460, convertito, con modificazioni, nella legge 28 luglio 1967, n. 628.
Ai fini di cui ai commi precedenti il locatore, a pena di decadenza, deve dichiarare la propria volontà
di conseguire, alla scadenza del contratto, la disponibilità dell’immobile locato; tale dichiarazione deve
essere effettuata, con lettera raccomandata, almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza, rispettivamente per le attività
indicate nei commi primo e secondo dell’art. 27 e per le attività alberghiere. Nella comunicazione deve
essere specificato, a pena di nullità, il motivo, tra quelli tassativamente indicati nei commi precedenti,
sul quale la disdetta è fondata. Se il locatore non adempie alle prescrizioni di cui ai precedenti commi
il contratto s’intende rinnovato a norma dell’articolo precedente.

Articolo 30

Art. 30. (Procedura per il rilascio).

Avvenuta la comunicazione di cui al terzo comma dell’art. 29 e prima della data per la quale è richiesta
la disponibilità ovvero quando tale data sia trascorsa senza che il conduttore abbia rilasciato l’immobile,
il locatore può convenire in giudizio il conduttore, osservando le norme previste dall’art. 46. La controversia
è di competenza del conciliatore qualora il canone annuo non superi lire seicentomila; negli altri casi
è di competenza del pretore. Competente per territorio è il giudice nella cui circoscrizione è
posto l’immobile. Sono nulle le clausole derogative dalla competenza per territorio. Alla prima udienza, se il
convenuto compare e non si oppone, il giudice ad istanza del locatore, pronunzia ordinanza di rilascio per la scadenza
di cui alla comunicazione prevista dall’art. 29. L’ordinanza costituisce titolo esecutivo e definisce il giudizio.
Nel caso di opposizione del convenuto il giudice esperisce il tentativo di conciliazione. Se il tentativo riesce
viene redatto verbale che costituisce titolo esecutivo. In caso contrario o nella contumacia del convenuto si procede
a norma dell’art. 420 e seguenti del codice di procedura civile. Il giudice, su istanza del ricorrente, alla prima
udienza e comunque in ogni stato del giudizio, valutate le ragioni addotte dalle parti e le prove raccolte, può
disporre il rilascio dell’immobile con ordinanza costituente titolo esecutivo.

Articolo 31

Art. 31. (Sanzioni).

Il locatore che abbia ottenuto la disponibilità dell’immobile per uno dei motivi previsti dall’art. 29 e
che, nel termine di sei mesi dall’avvenuta consegna, non abbia adibito l’immobile ad abitazione propria, del coniuge
o dei parenti entro il secondo grado in linea retta, o non abbia adibito l’immobile ad esercizio in proprio di
una delle attività indicate all’art. 27, ovvero non abbia rispettato i termini della concessione o quelli
del piano comunale di intervento per quanto attiene l’inizio dei lavori di demolizione, ricostruzione, ristrutturazione
o restauro dell’immobile ovvero, in caso di immobili adibiti ad esercizio di albergo, pensione o locanda, non abbia
completato i lavori di ricostruzione nel termine stabilito dal Ministero del turismo e dello spettacolo, è
tenuto, se il conduttore lo richiede, al ripristino del contratto, salvi i diritti acquistati da terzi in buona
fede, e al rimborso delle spese di trasloco e degli altri oneri sopportati, ovvero al risarcimento del danno nei
confronti del conduttore in misura non superiore a quarantotto mensilità del canone di locazione percepito
prima della risoluzione del contratto, oltre alle indennità previste ai sensi dell’art. 34. Il giudice,
oltre a determinare il ripristino o il risarcimento del danno, ordina al locatore il pagamento di una somma da
L. 500.000 a L. 2.000.000 da devolvere al comune nel cui territorio è sito l’immobile, ad integrazione del
fondo sociale previsto dal titolo III della presente legge.

Articolo 32

Art. 32. (Aggiornamento del canone).

Per i primi tre anni dall’inizio della locazione il canone nelle misure contrattualmente stabilite non può
essere aggiornato per eventuali variazioni del potere di acquisto della lira. Le parti possono convenire che dall’inizio
del quarto anno il canone sia aggiornato con riferimento alle variazioni verificatesi nel biennio precedente e
così successivamente con periodi di invariabilità non inferiori al biennio. Le variazioni in aumento
del canone non possono essere superiori al 75% di quelle, accertate dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo
per le famiglie di operai e impiegati.

Articolo 33

Art. 33. (Canone delle locazioni stagionali).

Il canone delle locazioni stagionali può essere aggiornato con le modalità di cui all’art. 32.

Articolo 34

Art. 34. (Indennità per la perdita dell’avviamento).

In caso di cessazione del rapporto di locazione relativo agli immobili di cui all’art. 27, che non sia dovuta a
risoluzione per inadempimento o disdetta o recesso del conduttore o a una delle procedure previste dal regio decreto
16 marzo 1942, n. 267, il conduttore ha diritto, per le attività indicate ai numeri 1) e 2) dell’art. 27,
ad una indennità pari a 18 mensilità dell’ultimo canone corrisposto; per le attività alberghiere
l’indennità è pari a 21 mensilità. Il conduttore ha diritto ad una ulteriore indennità
pari all’importo di quelle rispettivamente sopra previste qualora l’immobile venga, da chiunque, adibito all’esercizio
della stessa attività o di attività incluse nella medesima tabella merceologica che siano affini
a quella già esercitata dal conduttore uscente ed ove il nuovo esercizio venga iniziato entro un anno dalla
cessazione del precedente. L’esecuzione del provvedimento di rilascio dell’immobile è condizionata dall’avvenuta
corresponsione dell’indennità di cui al primo comma. L’indennità di cui al secondo comma deve essere
corrisposta all’inizio del nuovo esercizio.

Articolo 35

Art. 35. (Limiti).

Le disposizioni di cui all’articolo precedente non si applicano in caso di cessazione di rapporti di locazione
relativi ad immobili utilizzati per lo svolgimento di attività che non comportino contatti diretti con il
pubblico degli utenti e dei consumatori nonchè destinati all’esercizio di attività professionali,
ad attività di carattere transitorio, ed agli immobili complementari o interni a stazioni ferroviarie, porti,
aeroporti, aree di servizio stradali o autostradali, alberghi e villaggi turistici.

Articolo 36

Art. 36. (Sublocazione e cessione del contratto di locazione).

Il conduttore può sublocare l’immobile o cedere il contratto di locazione anche senza il consenso del locatore,
purchè venga insieme ceduta o locata l’azienda, dandone comunicazione al locatore mediante lettera raccomandata
con avviso di ricevimento. Il locatore può opporsi, per gravi motivi, entro trenta giorni dal ricevimento
della comunicazione. Nel caso di cessione, il locatore, se non ha liberato il cedente, può agire contro
il medesimo qualora il cessionario non adempia le obbligazioni assunte. Le indennità previste dall’art.
34 sono liquidate a favore di colui che risulta conduttore al momento della cessazione effettiva della locazione.

Articolo 37

Art. 37. (Successione nel contratto).

In caso di morte del conduttore, gli succedono nel contratto coloro che, per successione o per precedente rapporto
risultante da atto di data certa anteriore all’apertura della successione, hanno diritto a continuarne l’attività.
In caso di separazione legale o consensuale, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio,
il contratto di locazione si trasferisce al coniuge, anche se non conduttore, che continui nell’immobile la stessa
attività già ivi esercitata assieme all’altro coniuge prima della separazione legale o consensuale
ovvero prima dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimomo. Se l’immobile è adibito
all’uso di più professionisti, artigiani o commercianti e uno solo di essi è titolare del contratto,
in caso di morte gli succedono nel contratto, in concorso con gli aventi diritto di cui ai commi precedenti, gli
altri professionisti, artigiani o commercianti. Nelle ipotesi di recesso del titolare del contratto, succedono
nello stesso gli altri professionisti, artigiani o commercianti. In tal caso il locatore può opporsi alla
successione nel contratto, per gravi motivi, con le modalità di cui all’articolo precedente.

Articolo 38

Art. 38. (Diritto di prelazione).

Nel caso in cui il locatore intenda trasferire a titolo oneroso l’immobile locato, deve darne comunicazione al
conduttore con atto notificato a mezzo di ufficiale giudiziario. Nella comunicazione devono essere indicati il
corrispettivo, da quantificare in ogni caso in denaro, le altre condizioni alle quali la compravendita dovrebbe
essere conclusa e l’invito ad esercitare o meno il diritto di prelazione. Il conduttore deve esercitare il diritto
di prelazione entro il termine di sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione, con atto notificato al proprietario
a mezzo di ufficiale giudiziario, offrendo condizioni uguali a quelle comunicategli. Ove il diritto di prelazione
sia esercitato, il versamento del prezzo di acquisto, salvo diversa condizione indicata nella comunicazione del
locatore, deve essere effettuato entro il termine di trenta giorni decorrenti dal sessantesimo giorno successivo
a quello dell’avvenuta notificazione della comunicazione da parte del proprietario, contestualmente alla stipulazione
del contratto di compravendita o del contratto preliminare. Nel caso in cui l’immobile risulti locato a più
persone, la comunicazione di cui al primo comma deve essere effettuata a ciascuna di esse. Il diritto di prelazione
può essere esercitato congiuntamente da tutti i conduttori, ovvero, qualora taluno vi rinunci, dai rimanenti
o dal rimanente conduttore. L’avente titolo che, entro trenta giorni dalla notificazione di cui al primo comma,
non abbia comunicato agli altri aventi diritto la sua intenzione di avvalersi della prelazione, si considera avere
rinunciato alla prelazione medesima. Le norme del presente articolo non si applicano nelle ipotesi previste dall’art.
732 del codice civile, per le quali la prelazione opera a favore dei coeredi, e nella ipotesi di trasferimento
effettuato a favore del coniuge o dei parenti entro il secondo grado.

Articolo 39

Art. 39. (Diritto di riscatto).

Qualora il proprietario non provveda alla notificazione di cui all’articolo precedente, o il corrispettivo indicato
sia superiore a quello risultante dall’atto di trasferimento a titolo oneroso dell’immobile, l’avente diritto alla
prelazione può, entro sei mesi dalla trascrizione del contratto, riscattare l’immobile dall’acquirente e
da ogni altro successivo avente causa. Ove sia stato esercitato il diritto di riscatto, il versamento del prezzo
deve essere effettuato entro il termine di tre mesi che decorrono, quando non vi sia opposizione al riscatto, dalla
prima udienza del relativo giudizio, o dalla ricezione dell’atto notificato con cui l’acquirente o successivo avente
causa comunichi prima di tale udienza di non opporsi al riscatto. Se per qualsiasi motivo, l’acquirente o successivo
avente causa faccia opposizione al riscatto, il termine di tre mesi decorre dal giorno del passaggio in giudicato
della sentenza che definisce il giudizio.

Articolo 40

Art. 40. (Diritto di prelazione in caso di nuova locazione).

Il locatore che intende locare a terzi l’immobile, alla scadenza del contratto rinnovato ai sensi dell’art. 28,
deve comunicare le offerte al conduttore, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, almeno sessanta giorni
prima della scadenza. Tale obbligo non ricorre quando il conduttore abbia comunicato che non intende rinnovare
la locazione e nei casi di cessazione del rapporto di locazione dovuti a risoluzione per inadempimento o recesso
del conduttore o ad una delle procedure previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni,
relative al conduttore medesimo. Il conduttore ha diritto di prelazione se, nelle forme predette ed entro trenta
giorni dalla ricezione della comunicazione di cui al primo comma, offra condizioni uguali a quelle comunicategli
dal locatore. Egli conserva tale diritto anche nel caso in cui il contratto tra il locatore e il nuovo conduttore
sia sciolto entro un anno, ovvero quando il locatore abbia ottenuto il rilascio dell’immobile non intendendo locarlo
a terzi, e, viceversa, lo abbia concesso in locazione entro i sei mesi successivi.

Articolo 41

Art. 41. (Norme applicabili).

Ai contratti previsti nell’art. 27 si applicano le disposizioni degli articoli da 7 a 11. Le disposizioni di cui
agli articoli 38, 39 e 40 non si applicano ai rapporti di locazione di cui all’art. 35.

Articolo 42

Art. 42. (Destinazione degli immobili a particolari attività).

I contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani adibiti ad attività ricreative, assistenziali,
culturali e scolastiche, nonchè a sede di partiti o di sindacati, e quelli stipulati dallo Stato o da altri
enti pubblici territoriali in qualità di conduttori, hanno la durata di cui al primo comma dell’art. 27.
A tali contratti si applicano le disposizioni degli articoli 32 e 41, nonchè le disposizioni processuali
di cui al titolo I, capo III, ed il preavviso per il rilascio di cui all’art. 28.

Articolo 43

Art. 43. (Improcedibilità della domanda).

La domanda concernente controversie relative alla determinazione, all’aggiornamento e all’adeguamento del canone
non può essere proposta se non è preceduta dalla domanda di conciliazione di cui all’articolo seguente.
L’improcedibilità è rilevabile, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento.

Articolo 44

Art. 44. (Tentativo obbligatorio di conciliazione).

La domanda di conciliazione concernente la determinazione, l’aggiornamento e l’adeguamento del canone è
presentata al giudice competente. Il giudice convoca le parti, con comunicazione da effettuarsi a cura della cancelleria,
per una udienza da tenersi non oltre quindici giorni dalla presentazione della domanda di conciliazione, per l’amichevole
componimento della vertenza. Se le parti si conciliano, viene redatto processo verbale sottoscritto dalle parti
e dal giudice e depositato in cancelleria. Il processo verbale costituisce titolo esecutivo. Se la conciliazione
non riesce, il giudice ne dà atto nel verbale. Nell’udienza di cui sopra il giudice può essere affiancato
da due esperti, uno per ciascuna delle parti, che possono sceglierli anche nell’ambito delle organizzazioni di
inquilini o di proprietari. Le parti possono partecipare all’udienza personalmente o a mezzo di procuratore speciale
e possono farsi assistere dal difensore.

Articolo 45

Art. 45. (Ricorso al giudice).

Se il tentativo di conciliazione non riesce, o comunque decorso il termine di novanta giorni dalla presentazione
della domanda di cui all’articolo precedente, le parti possono chiedere al giudice la determinazione del canone.
La controversia è di competenza del conciliatore qualora il canone di cui si chiede la determinazione, l’aggiornamento
o l’adeguamento non sia superiore a L. 50.000 mensili; negli altri casi è di competenza del pretore. Le
controversie relative alle opere di conservazione dell’immobile di cui all’art. 23, alle indennità di cui
all’art. 34 e alla indennità per i miglioramenti di cui agli articoli 1592 del codice civile e 12 del regio
decreto-legge 18 gennaio 1937, n. 975, convertito, con modificazioni, nella legge 30 dicembre 1937, n. 2651, sono
di competenza del pretore qualunque ne sia il valore. Sono nulle le clausole derogative dalla competenza per territorio.
In primo grado la parte può stare in giudizio personalmente, quando il valore della causa non ecceda L.
50.000 mensili nelle controversie previste dal comma secondo e L. 600.000 in quelle previste dal comma terzo. Fino
al termine del giudizio il conduttore è obbligato a corrispondere, salvo conguaglio, l’importo non contestato.

Articolo 46

Art. 46. (Rinvio alle norme relative al procedimento sulle controversie individuali di lavoro).

Il procedimento per le controversie di cui agli articoli 30 e 45, per tutto ciò che non è regolato
dalla presente legge, è disciplinato dagli articoli 414, 415, 416, 417, commi secondo, terzo, quarto e quinto,
418, 419, 420, 421, comma primo, 422, 424, 429, commi primo e secondo, 430 del codice di procedura civile e dall’art.
431 dello stesso codice, in quanto applicabile. Si applica altresì l’art. 145 delle disposizioni di attuazione
del codice di procedura civile.

Articolo 47

Art. 47. (Poteri istruttori del giudice).

Il giudice può disporre d’ufficio, in qualsiasi momento, l’ispezione dell’immobile e l’ammissione di ogni
mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonchè
la richiesta di informazioni, sia scritte sia orali, alle associazioni di categoria indicate dalle parti.

Articolo 48

Art. 48. (Passaggio dal rito ordinario al rito speciale).

Il pretore o il conciliatore, quando rileva che una causa promossa nelle forme ordinarie riguarda una delle controversie
previste negli articoli 30 e 45, fissa con ordinanza l’udienza di cui all’art. 420 del codice di procedura civile
e il termine perentorio entro il quale le parti dovranno provvedere all’eventuale integrazione degli atti introduttivi
mediante deposito di memorie e documenti di cancelleria. Qualora la causa non rientri nella rispettiva competenza
per valore, il pretore o il conciliatore la rimette con ordinanza non impugnabile al giudice competente, fissando
un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione.

Articolo 49

Art. 49. (Passaggio dal rito speciale al rito ordinario).

Il giudice, quando rileva che una causa promossa nelle forme stabilite nel presente capo riguarda una controversia
diversa da quelle previste negli articoli 30 e 45, qualora la causa non rientri nella sua competenza, la rimette
con ordinanza al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione
con rito ordinario. In tal caso le prove acquisite avranno l’efficacia consentita dalle norme ordinarie.

Articolo 50

Art. 50. (Incompetenza del giudice).

Quando una causa relativa alle controversie di cui agli articoli 30 e 45 sia stata proposta dinanzi a giudice incompetente,
l’incompetenza può essere eccepita dal convenuto soltanto nella memoria difensiva di cui all’art. 416 del
codice di procedura civile, ovvero rilevata d’ufficio dal giudice non oltre l’udienza di cui all’art. 420 dello
stesso codice. Quando l’incompetenza sia stata eccepita o rilevata ai sensi del comma precedente, il giudice rimette
la causa al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione.

Articolo 51

Art. 51. (Delle impugnazioni).

L’appello contro la sentenza del conciliatore o del pretore nei processi relativi alle controversie previste negli
articoli 30 e 45, si propone, rispettivamente, al pretore o al tribunale. Il procedimento di appello, per tutto
ciò che non è regolato dalla presente legge, è disciplinato dagli articoli 434, 435, 436,
437, commi primo, secondo e terzo, 438, primo comma, del codice di procedura civile. é applicabile la disposizione
di cui al secondo comma dell’art. 429 dello stesso codice.

Articolo 52

Art. 52. (Cambiamento del rito in appello).

Il giudice, se ritiene che il procedimento in primo grado non si sia svolto secondo il rito prescritto, procede
a norma degli articoli 48 e 49.

Articolo 53

Art. 53. (Consulente tecnico in appello).

Il giudice, nell’udienza di cui al primo comma dell’art. 437 del codice di procedura civile, può nominare
un consulente tecnico rinviando ad altra udienza da fissarsi non oltre venti giorni. Il consulente deve depositare
il proprio parere non oltre dieci giorni prima della nuova udienza.

Articolo 54

Art. 54. (Clausola compromissoria).

é nulla la clausola con la quale le parti stabiliscono che le controversie relative alla determinazione
del canone siano decise da arbitri.

Articolo 55

Art. 55. (Termine per il pagamento dei canoni scaduti).

La morosità del conduttore nel pagamento dei canoni o degli oneri di cui all’art. 5 può essere sanata
in sede giudiziale per non più di tre volte nel corso di un quadriennio se il conduttore alla prima udienza
versa l’importo dovuto per tutti i canoni scaduti e per gli oneri accessori maturati sino a tale data, maggiorato
degli interessi legali e delle spese processuali liquidate in tale sede dal giudice. Ove il pagamento non avvenga
in udienza, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare
un termine non superiore a giorni novanta. In tal caso rinvia l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza
del termine assegnato. La morosità può essere sanata, per non più di quattro volte complessivamente
nel corso di un quadriennio, ed il termine di cui al secondo comma è di centoventi giorni, se l’inadempienza,
protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte
dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.
Il pagamento, nei termini di cui ai commi precedenti, esclude la risoluzione del contratto.

Articolo 56

Art. 56. (Modalità per il rilascio).

Col provvedimento che dispone il rilascio, il giudice, tenuto conto delle condizioni del conduttore e del locatore
e delle ragioni per le quali viene disposto il rilascio stesso, fissa anche la data della esecuzione entro il termine
massimo di mesi sei ovvero, in casi eccezionali, di mesi dodici dalla data del provvedimento. Nelle ipotesi di
cui all’art. 55 per il caso in cui il conduttore non provveda al pagamento nel termine assegnato, la data dell’esecuzione
non può essere fissata oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine concesso per il pagamento. Trascorsa
inutilmente la data fissata, il locatore promuove l’esecuzione ai sensi degli articoli 605 e seguenti del codice
di procedura civile.

Articolo 57

Art. 57. (Esenzioni fiscali ed onorari professionali).

Gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi alle cause per controversie locatizie attribuite dalla presente
legge alla competenza del conciliatore ed ai provvedimenti di cui all’art. 44 sono esenti dall’imposta di bollo
e di registro; negli stessi casi gli onorari di avvocato e procuratore sono ridotti alla metà.

Articolo 58

Art. 58. (Durata dei contratti in corso soggetti a proroga).

I contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani adibiti ad uso di abitazione e soggetti a proroga secondo
la legislazione vigente si considerano prorogati ed hanno la durata prevista nell’art. 1 con le seguenti decorrenze:
a) dal 1º gennaio 1979, per i contratti stipulati anteriormente al 31 dicembre 1952; b) dal 1º luglio
1979, per i contratti stipulati fra il 1º gennaio 1953 ed il 7 novembre 1963; c) dal 1º gennaio 1980,
per i contratti stipulati dopo il 7 novembre 1963.

Articolo 59

Art. 59. (Recesso del locatore).

Nei casi di cui all’articolo precedente il locatore può recedere in ogni momento dal contratto dandone comunicazione
al conduttore mediante lettera raccomandata e con un preavviso di almeno sei mesi: 1) quando abbia la necessità,
verificatasi dopo la costituzione del rapporto locatizio, di destinare l’immobile ad uso abitativo, commerciale,
artigianale o professionale proprio, del coniuge o dei parenti in linea retta entro il secondo grado; 2) quando,
volendo disporre dell’immobile per abitazione propria, del coniuge o dei propri parenti in linea retta fino al
secondo grado oppure quando, trattandosi di ente pubblico o comunque con finalità pubbliche, sociali, mutualistiche,
cooperativistiche, assistenziali o di culto che voglia disporre dell’immobile per l’esercizio delle proprie funzioni,
offra al conduttore altro immobile idoneo per cui sia dovuto un canone di locazione proporzionato alle condizioni
del conduttore medesimo e comunque non superiore del 20% al canone del precedente immobile e assuma a suo carico
le spese di trasloco. Quando l’opposizione del conduttore all’azione del locatore risulti infondata, questi potrà
essere esonerato dalle spese di trasloco; 3) quando l’immobile locato sia compreso in un edificio gravemente danneggiato
che debba essere ricostruito o del quale debba essere assicurata la stabilità e la permanenza del conduttore
impedisca di compiere gli indispensabili lavori; 4) quando il proprietario intenda demolire o trasformare notevolmente
l’immobile locato per eseguire nuove costruzioni o, trattandosi di appartamento sito all’ultimo piano, quando intenda
eseguire sopraelevazioni a norma di legge, e per eseguirle sia indispensabile per ragioni tecniche lo sgombero
dell’appartamento stesso; 5) quando l’immobile locato sia di interesse artistico o storico, ai sensi della legge
1º giugno 1939, n. 1089, nel caso in cui la competente sovraintendenza riconosca necessario ed urgente che
si proceda a riparazioni o restauri, la cui esecuzione sia resa impossibile dallo stato di occupazione dell’immobile;
6) quando il conduttore può disporre di altra abitazione idonea alle proprie esigenze familiari nello stesso
comune ovvero in un comune confinante; 7) quando il conduttore, avendo sublocato parzialmente l’immobile, non lo
occupa nemmeno in parte, con continuità. Si presume l’esistenza della sublocazione quando l’immobile risulta
occupato da persone che non sono alle dipendenze del conduttore o che non sono a questo legate da vincoli di parentela
o di affinità entro il quarto grado, salvo che si tratti di ospiti transitori. La presunzione non si applica
nei confronti delle persone che si sono trasferite nell’immobile assieme al conduttore; 8) quando il conduttore
non occupa continuativamente l’immobile senza giustificato motivo. Nelle ipotesi di cui ai numeri 4) e 5) del precedente
comma, il possesso della licenza o concessione è condizione per l’azione di rilascio. Gli effetti del provvedimento
di rilascio si risolvono alle condizioni previste nella lettera c) dell’art. 29. Alla procedura per il rilascio
dell’immobile si applicano le norme di cui ai precedenti articoli 30 e 56.

Articolo 60

Art. 60. (Ripristino del rapporto e risarcimento del danno).

Il provvedimento che dispone il rilascio dell’immobile in conseguenza dell’esercizio da parte del locatore del
diritto di recesso, perde efficacia se il locatore, nel termine di sei mesi da quando ha riacquistato la disponibilità
dell’immobile, non lo adibisca all’uso per il quale aveva agito ovvero, nei casi di cui ai numeri 3), 4) e 5) dell’art.
59, non inizi, nel suddetto termine, i lavori per i quali è stata rilasciata licenza o concessione. Il conduttore
ha diritto, nei confronti del locatore e dei suoi aventi causa, al ripristino del contratto di locazione, salvi
i diritti acquisiti dai terzi in buona fede, e al rimborso delle spese di trasloco e degli altri oneri sopportati,
ovvero a sua scelta al risarcimento del danno da determinarsi dal giudice in misura non inferiore a 12 e non superiore
a 48 mensilità del canone, oltre ad un equo indennizzo per le spese di trasloco. Il giudice, oltre a determinare
il ripristino o il risarcimento, ordina al locatore il pagamento di una somma da L. 500.000 a L. 2.000.000 da devolvere
al comune nel cui territorio è sito l’immobile, ad integrazione del fondo sociale di cui al titolo III della
presente legge.

Articolo 61

Art. 61. (Acquirente dell’immobile locato).

La facoltà di recesso nel caso previsto dal n. 1) dell’art. 59 non può essere esercitata da chi ha
acquistato l’immobile per atto tra vivi finchè non siano decorsi almeno due anni dalla data dell’acquisto.
Il termine è ridotto ad un anno se nei confronti dell’acquirente è in corso un procedimento di rilascio
non dovuto a morosità ovvero se l’acquirente è cittadino emigrato in un paese straniero in qualità
di lavoratore e intenda rientrare in Italia per risiedervi stabilmente. Quando l’immobile è stato donato
a causa di matrimonio o costituito in fondo patrimoniale e il matrimonio sia stato celebrato, il termine di cui
al primo comma si computa dal giorno in cui il dante causa ha acquistato il diritto sull’immobile.

Articolo 62

Art. 62. (Canone dei contratti soggetti a proroga).

Il canone di cui agli articoli 12 e 24 si applica ai contratti previsti nell’art. 58 dall’inizio del sesto anno
a decorrere dalla entrata in vigore della presente legge ed il canone è adeguato in relazione all’eventuale
mutamento degli elementi di cui agli articoli 13 e 15. Fino alla data suddetta il canone di locazione corrisposto
dal conduttore, calcolato al netto degli oneri accessori, può essere aumentato a richiesta del locatore,
a decorrere dal primo giorno del quarto mese successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, nella
misura del 20% all’anno per i primi due anni e del 15% all’anno per gli anni successivi della differenza risultante
tra il canone definito ai sensi dell’art. 12 ed il canone attualmente corrisposto. Se il canone attualmente corrisposto
è superiore a quello definito ai sensi dell’art. 12 si applicano le disposizioni dello stesso art. 12 e
quelle dell’art. 24 a partire dal primo giorno del quarto mese successivo alla entrata in vigore della presente
legge. Ove alcuni parametri, coefficienti o altri elementi necessari per la determinazione del canone a norma dell’art.
12 non siano noti in tempo utile, gli adeguamenti del canone di locazione di cui ai precedenti commi si applicano
tenendo conto di tutti gli altri elementi noti, salvo i conguagli che decorreranno in ogni caso dalle date di cui
ai commi precedenti. Le parti possono liberamente concordare modalità diverse sempre che il canone definito
non superi quello risultante dall’applicazione degli articoli 12 e 24.

Articolo 63

Art. 63. (Aggiornamento del canone dei contratti in corso soggetti a proroga)

Per i primi due anni a decorrere dalla entrata in vigore della presente legge il canone di locazione relativo ai
contratti previsti nell’art. 58 non è aggiornato per gli effetti di cui all’art. 24. Dall’inizio del terzo
anno il canone di locazione è aggiornato in base alla variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei
prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatasi nell’anno precedente. Se le variazioni sono
in aumento, di esse si applica soltanto: il 20% dall’inizio del terzo anno; il 40% dall’inizio del quarto anno;
il 60% dall’inizio del quinto anno; il 75% dall’inizio del sesto anno. In ogni caso con l’integrale applicazione
dell’equo canone l’aggiornamento di cui all’art. 24 si applica nella intera misura ivi prevista.

Articolo 64

Art. 64. (Particolari contratti soggetti a proroga).

Ai contratti di locazione di cui all’art. 26, comma primo, lettera d) e comma secondo, soggetti a proroga secondo
la legislazione vigente, si applicano per la durata le disposizioni dell’art. 58. Fino al termine di tale durata
il canone può essere modificato a richiesta del locatore mediante aggiornamento annuale, in base al 75%
della variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati,
verificatasi nell’anno precedente.

Articolo 65

Art. 65. (Contratti in corso non soggetti a proroga).

Le disposizioni degli articoli 1 e 3 si applicano anche ai contratti in corso alla data di entrata in vigore della
presente legge e non soggetti a proroga, detraendosi, per la determinazione della durata prevista all’art. 1, il
tempo già trascorso dall’inizio della locazione o, in caso di intervenuto rinnovo contrattuale, dalla data
di esso. La disposizione di cui al comma precedente si applica anche ai contratti per i quali, alla data di entrata
in vigore della presente legge, è in corso procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finita
locazione. Il canone di cui agli articoli 12 e 24 si applica ai contratti di cui al presente articolo a partire
dall’inizio del secondo anno a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, ed il canone è adeguato
in relazione all’eventuale mutamento degli elementi di cui agli articoli 13 e 15. Fino alla data suddetta il canone
di locazione corrisposto dal conduttore, calcolato al netto degli oneri accessori, può essere aumentato
su richiesta del locatore a decorrere dal primo giorno del quarto mese successivo a quello di entrata in vigore
della presente legge nella misura del 50% della differenza risultante fra il canone definito ai sensi dell’art.
12 ed il canone attualmente corrisposto. Se il canone attualmente corrisposto è superiore a quello definito
ai sensi dell’art. 12 si applicano le disposizioni dello stesso art. 12 e quelle dell’art. 24 a partire dal primo
giorno del quarto mese successivo all’entrata in vigore della presente legge. Ai contratti di locazione di cui
all’art. 26, comma primo, lettera d) e comma secondo, non soggetti a proroga, si applicano le disposizioni di cui
ai commi primo e secondo del presente articolo. Fino alla scadenza di cui al primo comma il canone può essere
modificato, su richiesta del locatore, soltanto mediante aggiornamento annuale, in base al 75% della variazione,
accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nell’anno
precedente.

Articolo 66

Art. 66. (Oneri accessori conglobati nel canone).

Gli oneri accessori che, nei rapporti in corso, siano stati posti a carico del conduttore e conglobati nel canone,
non possono essere computati in misura superiore al 10% del canone pattuito qualora il contraente interessato non
ne provi l’importo effettivo.

Articolo 67

Art. 67. (Contratti in corso soggetti a proroga).

I contratti di locazione di cui all’art. 27 in corso al momento dell’entrata in vigore della presente legge e soggetti
a proroga secondo la legislazione vigente si considerano prorogati ed hanno la seguente durata: a) anni 4, i contratti
stipulati prima del 31 dicembre 1964; b) anni 5, i contratti stipulati tra il 1º gennaio 1965 ed il 31 dicembre
1973; c) anni 6, i contratti stipulati dopo il 31 dicembre 1973. La durata di cui sopra decorre dal giorno e dal
mese, successivi alla entrata in vigore della presente legge, corrispondenti a quelli di scadenza previsti nel
contratto di locazione; ove tale determinazione non sia possibile, dallo stesso giorno di entrata in vigore della
presente legge. é in facoltà delle parti di stipulare anche prima della scadenza sopra prevista un
nuovo contratto di locazione secondo le disposizioni del capo III, titolo I, della presente legge.

Articolo 68

Art. 68. (Aumenti del canone).

Nei contratti di locazione o sublocazione di cui al precedente articolo il canone corrisposto dal conduttore, calcolato
al netto degli oneri accessori, può essere a richiesta del locatore, aumentato a decorrere dal primo giorno
del mese successivo a quello di entrata in vigore della presente legge per il restante periodo di durata del contratto,
nelle misure seguenti: 1) non superiore al 15% all’anno, per i contratti stipulati anteriormente al 31 dicembre
1964; 2) non superiore al 10% all’anno per i contratti stipulati fra il 1º gennaio 1965 ed il 31 dicembre
1973; 3) non superiore al 5% all’anno per i contratti stipulati dopo il 31 dicembre 1973.

Articolo 69

Art. 69. (Diritto di prelazione in caso di nuova locazione e indennità per l’avviamento commerciale).

Alle scadenze di cui alle lettere a), b) e c) dell’art. 67 e a quelle di cui all’art. 71, il locatore deve comunicare,
mediante raccomandata con avviso di ricevimento da inviarsi almeno sessanta giorni prima di tale scadenza, a quali
condizioni intende proseguire la locazione ovvero le condizioni offerte da terzi per la locazione dell’immobile.
L’obbligo non ricorre quando il conduttore abbia comunicato al locatore che non intende rinnovare la locazione
e nei casi di cessazione del rapporto per inadempimento o recesso del conduttore o qualora sia in corso una delle
procedure previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni, a carico del conduttore
medesimo. Tale obbligo non ricorre inoltre quando il locatore non intende procedere al rinnovo della locazione
per i motivi indicati all’art. 29. Il conduttore deve rendere noto al locatore, entro trenta giorni dalla comunicazione
di cui al primo comma, se intende pr

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