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D. Lgs. 157/1995

untitled Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157 (in Suppl. ordinario n. 52, alla Gazz. Uff. n. 104, del 6 maggio). Attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici di servizi. Art.[...]

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Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157

(in Suppl. ordinario n. 52, alla Gazz. Uff. n. 104, del 6 maggio).

Attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici di servizi.

Art. 1. Ambito di applicazione.

1. Le disposizioni del presente decreto si applicano per l’aggiudicazione, da parte delle amministrazioni aggiudicatrici
di cui all’art. 2, degli appalti di servizi il cui valore di stima sia pari o superiore a 200.000 ECU, IVA esclusa.

Art. 2. Amministrazioni aggiudicatrici.

1. Sono amministrazioni aggiudicatrici: le amministrazioni dello Stato, le regioni, le province, autonome di Trento
e Bolzano, gli enti pubblici territoriali, gli altri enti pubblici non economici, gli organismi di diritto pubblico
comunque denominati.

2. Nell’allegato 7 sono elencati, in modo non esaustivo, gli organismi di diritto pubblico di cui al comma 1.

Art. 3. Appalti pubblici di servizi.

1. Gli appalti pubblici di servizi sono contratti a titolo oneroso, conclusi per iscritto tra un prestatore di
servizi e un’amministrazione aggiudicatrice di cui all’art. 2, aventi ad oggetto la prestazione dei servizi elencati
negli allegati 1 e 2.

2. Per gli appalti di servizi di cui all’allegato 2 e per quelli in cui il valore di tali servizi prevalga rispetto
a quello dei servizi di cui all’allegato 1, il presente decreto si applica limitatamente ai soli articoli 8, comma
3, 20 e 21.

3. Gli appalti che, insieme alla prestazione di servizi, comprendono anche l’esecuzione di lavori, sono considerati
appalti di servizi qualora i lavori assumano funzione accessoria rispetto ai servizi e non costituiscano l’oggetto
principale dell’appalto.

4. Gli appalti che includono forniture e servizi sono considerati appalti di servizi quando il valore totale
di questi è superiore al valore delle forniture comprese nell’appalto.

5. Il presente decreto si applica anche agli appalti di servizi sovvenzionati, in misura superiore al 50 per
cento, da un’amministrazione aggiudicatrice ed aggiudicati dall’ente o soggetto sovvenzionato e collegati agli
appalti di lavori di cui all’art. 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 19 dicembre 1991, n.
406.

Art. 4. Calcolo dell’importo stimato dell’appalto.

1. Per effettuare il calcolo dell’importo stimato dell’appalto le amministrazioni aggiudicatrici si basano sulla
remunerazione complessiva dei prestatori di servizi, tenendo conto delle disposizioni che seguono.

2. La scelta del metodo di valutazione non deve essere compiuta allo scopo di eludere l’applicazione del presente
decreto; nessun insieme di servizi da appaltare può essere, inoltre, frazionato allo scopo di sottrarlo
alla sua applicazione.

3. In sede di valutazione dell’importo stimato dell’appalto occorre tener conto:

a) nel caso di servizi assicurativi, del premio da pagare;

b) nel caso di servizi bancari e altri servizi finanziari, di onorari, commissioni, interessi o altri tipi di
remunerazione;

c) nel caso di contratti comprendenti la progettazione, degli onorari o delle commissioni da pagare.

4. Quando un appalto di servizi rientrante tra quelli di cui al comma 3 sia ripartito in più lotti, il
suo valore, ai fini dell’applicazione del presente decreto, è dato dalla somma del valore dei singoli lotti;
il presente decreto non si applica, peraltro, per i lotti il cui valore stimato, al netto dell’IVA, sia inferiore
a 80.000 ECU, purchè il valore stimato complessivo dei lotti così esentati non superi il 20 per cento
del valore complessivo stimato di tutti i lotti.

5. Negli appalti in cui non sia determinato il prezzo complessivo, la base di calcolo dell’importo è
data:

a) per gli appalti di durata determinata pari o inferiore a quarantotto mesi, dal valore complessivo dell’appalto
per l’intera durata;

b) per gli appalti di durata indeterminata o superiore a quarantotto mesi, dal valore mensile moltiplicato per
quarantotto.

6. Per gli appalti che presentano carattere di regolarità o sono destinati ad essere rinnovati entro
un determinato periodo, il valore dell’appalto deve stabilirsi, alternativamente:

a) in base al valore complessivo dei contratti analoghi relativi alla stessa categoria di servizi, conclusi
nel corso dei dodici mesi o dell’esercizio finanziario precedente, rettificato, se possibile, per tener conto dei
cambiamenti in termini di quantità o di valore che potrebbero sopravvenire nei dodici mesi successivi al
contratto iniziale;

b) in base al valore complessivo stimato dei contratti per i dodici mesi successivi alla prima prestazione del
servizio o per tutta la durata dell’appalto quando questa sia superiore a dodici mesi.

7. Nei casi in cui l’appalto preveda espressamente delle opzioni, la base per il calcolo del valore del contratto
è data dal suo massimo valore complessivo autorizzato, comprendente gli elementi opzionali.

8. Per la determinazione del controvalore in moneta nazionale dell’ECU valgono le disposizioni di cui all’art.
1, commi 6 e 7, del decreto legislativo 24 luglio 1992, n. 358.

Art. 5. Appalti esclusi.

1. Il presente decreto non si applica agli appalti di lavori di cui al decreto del Presidente della Repubblica
19 dicembre 1991, n. 406, agli appalti di forniture di cui al decreto legislativo 24 luglio 1992, n. 358, e agli
appalti di lavori, di forniture o di servizi di cui alla direttiva 93/38/CEE e relative norme d’attuazione.

2. Il presente decreto non si applica, inoltre:

a) ai contratti aventi per oggetto l’acquisizione o la locazione, indipendentemente dalle modalità finanziarie,
di terreni, edifici esistenti o altri immobili o riguardanti, comunque, diritti inerenti a tali beni; i contratti
di servizi finanziari conclusi precedentemente, contestualmente o successivamente al contratto di acquisizione
o locazione rientrano, tuttavia, indipendentemente dalla forma, nel campo d’applicazione del presente decreto;

b) ai contratti aventi per oggetto l’acquisto, lo svolgimento, lo sviluppo, la produzione o la coproduzione
di programmi televisivi da parte delle emittenti e a quelli concernenti il tempo di trasmissione;

c) ai contratti aventi per oggetto servizi di telefonia, telex, radiotelefonia, radioavviso e radiotelecomunicazione
via satellite;

d) ai contratti aventi per oggetto servizi d’arbitrato e conciliazione;

e) ai contratti per servizi finanziari relativi all’emissione, all’acquisto, alla vendita e al trasferimento
di titoli o di altri strumenti finanziari e a quelli per i servizi forniti da banche centrali;

f) ai contratti relativi a servizi di ricerca e selezione del personale;

g) ai contratti per servizi di ricerca e di sviluppo diversi da quelli i cui risultati appartengono esclusivamente
alla amministrazione aggiudicatrice perchè li utilizzi nell’esercizio della propria attività, purchè
la prestazione del servizio sia interamente retribuita da tale amministrazione;

h) agli appalti pubblici di servizi aggiudicati a un ente che sia esso stesso un’amministrazione aggiudicatrice
ai sensi dell’art. 2, in base a un diritto di esclusiva di cui beneficia in virtù di disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative, purchè queste siano compatibili con il trattato;

i) agli appalti di servizi nel settore della difesa da aggiudicarsi in conformità all’art. 223 del trattato;

l) agli appalti relativi a servizi dichiarati segreti o la cui prestazione debba essere accompagnata, in base
a disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, da misure speciali di sicurezza ovvero quando lo esiga
la tutela degli interessi essenziali della sicurezza dello Stato;

m) agli appalti relativi a servizi regolati da specifiche norme procedurali e da aggiudicarsi in base:

1)a un accordo internazionale concluso con uno o più Stati estranei alle Comunità europee, concernente
servizi destinati alla realizzazione, all’utilizzazione o allo sfruttamento in comune di un progetto da parte degli
Stati firmatari;

2)a un accordo internazionale concluso in relazione alla presenza di truppe di stanza e concernente imprese
di uno Stato membro o estraneo alle Comunità europee;

3)alla procedura propria di un’organizzazione internazionale.

Art. 6. Procedure d’aggiudicazione.

1. Nel bando di gara l’amministrazione aggiudicatrice indica quale delle seguenti procedure intende utilizzare
per l’aggiudicazione dell’appalto:

a) il pubblico incanto;

b) la licitazione privata;

c) l’appalto concorso, per settori diversi da quelli indicati all’art. 26.2;

d) la trattativa privata.

2. Si intende per:

a) pubblico incanto, la procedura aperta in cui ogni impresa interessata può presentare un’offerta;

b) licitazione privata, la procedura ristretta alla quale partecipano soltanto le imprese invitate dall’amministrazione
aggiudicatrice;

c) appalto concorso, la procedura ristretta di cui alla lettera b), nella quale il candidato redige, in base
alla richiesta formulata dalla amministrazione aggiudicatrice, il progetto del servizio ed indica le condizioni
e i prezzi ai quali è disposto ad eseguire l’appalto;

d) trattativa privata, la procedura negoziata in cui l’amministrazione aggiudicatrice consulta le imprese di
propria scelta e negozia con una o più di esse i termini del contratto.

Art. 7. Trattativa privata.

1. Gli appalti del presente decreto possono essere aggiudicati a trattativa privata, previa pubblicazione di un
bando, nei seguenti casi:

a) in caso di offerte irregolari, dopo che siano stati esperiti un pubblico incanto, una licitazione privata
o un appalto concorso, oppure in caso di offerte che risultino inaccettabili in relazione a quanto disposto dagli
articoli 11, 12, comma 2, 18, 19 e da 22 a 25, purchè le condizioni dell’appalto non vengano sostanzialmente
modificate; le amministrazioni aggiudicatrici pubblicano, in questo caso, un bando di gara, a meno che ammettano
alla trattativa privata tutte le imprese che soddisfano i criteri di cui agli articoli da 11 a 16 e che, in occasione
delle suddette procedure, abbiano presentato offerte rispondenti ai requisiti formali della procedura d’appalto;

b) in casi eccezionali, quando la natura dei servizi o i rischi connessi non consentano la fissazione preliminare
e globale del prezzo;

c) in occasione di appalti in cui la natura dei servizi, specie se di natura intellettuale o se rientranti tra
quelli di cui alla categoria 6 dell’allegato 1, renda impossibile stabilire le specifiche degli appalti stessi
con sufficiente precisione perchè essi possano essere aggiudicati selezionando l’offerta migliore in base
alle norme delle procedure aperte o ristrette.

2. Gli appalti del presente decreto possono essere aggiudicati a trattativa privata, senza preliminare pubblicazione
di un bando di gara:

a) quando non vi è stata alcuna offerta o alcuna offerta appropriata dopo che sono stati esperiti un
pubblico incanto, una licitazione privata o un appalto concorso, purchè le condizioni iniziali dell’appalto
non siano sostanzialmente modificate;

b) qualora, per motivi di natura tecnica, artistica o per ragioni attinenti alla tutela di diritti esclusivi,
l’esecuzione dei servizi possa venire affidata unicamente a un particolare prestatore di servizi;

c) quando l’appalto fa seguito ad un concorso di progettazione e deve, in base alle norme applicabili, essere
aggiudicato al vincitore o a uno dei vincitori del concorso; in quest’ultimo caso, tuttavia, i vincitori devono
essere invitati a partecipare ai negoziati;

d) nella misura strettamente necessaria, qualora, per impellente urgenza determinata da avvenimenti imprevedibili
per l’amministrazione aggiudicatrice, non possano essere osservati i termini, di cui agli articoli 8, 9 e 10, per
il pubblico incanto, la licitazione privata, l’appalto concorso o la trattativa privata con pubblicazione di un
bando; le circostanze addotte per giustificare tale impellente urgenza non devono in alcun caso essere imputabili
alle amministrazioni aggiudicatrici;

e) per i servizi complementari non compresi nel progetto inizialmente preso in considerazione, nè nel
contratto inizialmente concluso, ma che, a causa di circostanze impreviste, siano diventati necessari per la prestazione
del servizio oggetto del progetto o del contratto, purchè siano aggiudicati al prestatore che fornisce questo
servizio, a condizione che:

1)tali servizi complementari non possano venire separati, sotto il profilo tecnico o economico, dall’appalto
principale senza recare gravi inconvenienti all’amministrazione, ovvero, pur essendo separabili dall’esecuzione
dell’appalto iniziale, siano strettamente necessari per il suo perfezionamento;

2)il valore complessivo stimato degli appalti aggiudicati per servizi complementari non può, tuttavia,
superare il 50 per cento dell’importo relativo all’appalto principale;

f) per nuovi servizi consistenti nella ripetizione di servizi analoghi già affidati allo stesso prestatore
di servizi mediante un precedente appalto aggiudicato dalla stessa amministrazione, purchè tali servizi
siano conformi a un progetto di base per il quale sia stato aggiudicato un primo appalto conformemente alle procedure
di cui al comma 3; in questo caso il ricorso alla trattativa privata, ammesso solo nei tre anni successivi alla
conclusione dell’appalto iniziale, deve essere indicato in occasione del primo appalto e il costo complessivo stimato
dei servizi successivi è preso in considerazione dall’amministrazione aggiudicatrice per la determinazione
del valore globale dell’appalto.

3. In ogni altro caso si applicano le procedure di cui all’art. 6, comma 1, lettere a), b) e c).

Art. 8. Forme di pubblicità.

1. Le amministrazioni aggiudicatrici rendono noto, non appena possibile, dopo l’inizio dell’esercizio finanziario,
con un avviso indicativo, il volume globale degli appalti per ciascuna delle categorie di servizi di cui all’allegato
1 che esse intendono aggiudicare nei dodici mesi successivi, qualora il loro valore complessivo stimato, tenuto
conto di quanto disposto dall’art. 4, risulti pari o superiore a 750.000 ECU, IVA esclusa.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono aggiudicare un appalto pubblico mediante le procedure di
cui all’art. 6, comma 1, lettere a), b) e c) e all’art. 7, comma 1, rendono nota tale intenzione con un bando di
gara.

3. Le amministrazioni che abbiano aggiudicato un appalto pubblico di servizi ne comunicano il risultato con
apposito avviso; per gli appalti di servizi di cui all’allegato 2 esse precisano, nell’avviso, se acconsentano
o meno alla loro pubblicazione; non sono, tuttavia, pubblicate le informazioni relative all’aggiudicazione di appalti
la cui divulgazione impedisca l’applicazione della legge o sia altrimenti contraria al pubblico interesse o sia
lesiva di legittimi interessi commerciali di imprese pubbliche o private o possa pregiudicare la concorrenza tra
prestatori di servizi.

4. I bandi e gli avvisi di cui ai commi 1, 2 e 3, adottati conformemente all’allegato 4, sono inviati il più
rapidamente possibile all’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee; nel caso della procedura
accelerata di cui all’art. 10, comma 8, detti bandi o avvisi sono inviati per telescritto, telegramma o telecopia.

5. L’avviso di cui al comma 3 è inviato, al più tardi, quarantotto giorni dopo l’aggiudicazione
dell’appalto.

6. La pubblicazione dei bandi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e, per estratto, su almeno
due quotidiani a carattere nazionale e sul quotidiano avente particolare diffusione nella regione dove si svolgerà
la gara non può aver luogo prima della data di spedizione, che deve esservi menzionata, dei bandi all’Ufficio
di cui al comma 4; la pubblicazione non deve contenere informazioni diverse da quelle pubblicate nella Gazzetta
Ufficiale delle Comunità europee.

7. La prova della data di spedizione incombe alle amministrazioni aggiudicatrici.

8. La lunghezza del testo di bandi e avvisi non può eccedere, di massima, le seicentocinquanta parole.

9. Le disposizioni di cui al presente articolo possono essere applicate anche per gare di importo inferiore
a quello di cui all’art. 1, ma almeno pari o superiore a 100.000 ECU.

Art. 9. Termini relativi ai pubblici incanti.

1. Per i pubblici incanti non può essere fissato un termine di ricezione delle offerte inferiore a cinquantadue
giorni dalla data di spedizione del bando di gara ai sensi dell’art. 8, comma 4.

2. Il termine per la ricezione delle offerte può essere ridotto a trentasei giorni qualora sia stato
pubblicato l’avviso indicativo di cui all’art. 8, comma 1.

3. I capitolati d’oneri e i documenti complementari, se richiesti in tempo utile, devono essere inviati agli
offerenti nei sei giorni dal ricevimento della richiesta da parte delle amministrazioni aggiudicatrici.

4. Le informazioni complementari sui capitolati d’oneri, se richieste in tempo utile, devono essere comunicate
almeno sei giorni prima del termine stabilito per la ricezione delle offerte.

5. Quando, in considerazione della mole dei capitolati d’oneri o dei documenti o informazioni complementari
non possano essere rispettati i termini di cui ai commi 3 e 4, oppure quando le offerte possono essere fatte solo
a seguito di una visita dei luoghi o previa consultazione in loco dei documenti allegati al capitolato d’oneri,
i termini di cui ai commi 1 e 2 debbono essere adeguatamente prolungati.

Art. 10. Termini relativi alla licitazione privata all’appalto concorso e alla trattativa privata.

1. Nella licitazione privata, nell’appalto concorso e nella trattativa privata con pubblicazione del bando di gara,
il termine di ricezione delle domande di partecipazione, stabilito dalle amministrazioni aggiudicatrici, non può
essere inferiore a trentasette giorni dalla data di spedizione del bando stesso; in conformità con le prescrizioni
del bando, le domande devono essere corredate dagli elementi necessari ai fini della scelta dei soggetti da invitare
ai sensi dell’art. 22, comma 1.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici invitano simultaneamente e per iscritto tutti i candidati prescelti a presentare
le rispettive offerte.

3. La lettera d’invito, il cui contenuto minimo è indicato nell’allegato 5, deve essere accompagnata
dal capitolato d’oneri e dai documenti complementari.

4. Nella licitazione privata e nell’appalto concorso il termine di ricezione delle offerte, stabilito dalle
amministrazioni aggiudicatrici, non può essere inferiore a quaranta giorni dalla data di spedizione della
lettera d’invito.

5. Il termine di cui al comma 4 può essere ridotto a ventisei giorni qualora sia stato pubblicato l’avviso
indicativo di cui all’art. 8, comma 1.

6. Le informazioni complementari sui capitolati d’oneri, se richieste in tempo utile, devono essere comunicate
ai candidati almeno sei giorni prima del termine stabilito per la ricezione delle offerte.

7. Quando le offerte possono essere fatte solo a seguito di un visita dei luoghi o previa consultazione in
loco dei documenti allegati al capitolato d’oneri, i termini di cui ai commi 4 e 5 debbono essere adeguatamente
prolungati.

8. Nei casi in cui l’urgenza renda inidonei i termini previsti nei commi 1 e 4, le amministrazioni giudicatrici
possono stabilire:

a) un termine di ricezione delle domande di partecipazione non inferiore a quindici giorni dalla data di spedizione
del bando di gara;

b) un termine di ricezione delle offerte non inferiore a dieci giorni dalla data di spedizione della lettera
d’invito.

9. Nei casi di cui al comma 8 l’amministrazione aggiudicatrice precisa, nel bando di gara, le ragioni d’urgenza
che giustificano l’abbreviazione dei termini; il termine di cui al comma 6 può, in tali casi, essere ridotto
a quattro giorni.

10. La domanda di partecipazione alle gare può effettuarsi, oltre che per lettera, anche con telegramma,
telescritto, telefono o telecopia; in tali ipotesi essa è comunque confermata con lettera da spedirsi non
oltre il termine di cui al comma 1.

11. Nei casi di cui al comma 8 le domande di partecipazione alle gare e gli inviti a presentare un’offerta
devono essere fatti per i canali più rapidi possibili; quando le domande vengono fatte mediante telegramma,
telescritto, telefono o telecopia esse devono essere confermate con lettera spedita prima della scadenza del termine
di cui alla lettera a) dello stesso comma 8.

Art. 11. Raggruppamenti di imprese.

1. L’applicazione delle disposizioni sui raggruppamenti di imprese contenute nell’art. 10 del decreto legislativo
24 luglio 1992, n. 358, è estesa agli appalti di cui all’allegato 1 al presente decreto.

Art. 12. Esclusione dalla partecipazione alle gare.

1. Fermo il disposto, per le imprese stabilite in Italia, del decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490 e successive
modificazioni e integrazioni, l’applicazione delle disposizioni sull’esclusione dalla partecipazione alle gare,
contenute nell’art. 11 del decreto legislativo 24 luglio 1992, n. 358, è estesa agli appalti di cui all’allegato
1 al presente decreto.

2. Le persone giuridiche che, in base alla legislazione dello Stato membro in cui sono stabilite, sono autorizzate
a svolgere la prestazione del servizio di cui si tratta, non possono essere escluse dalle gare sulla base di disposizioni
nazionali che non consentono l’esecuzione di tale prestazione da parte delle medesime; tuttavia, a esse può
essere richiesto di indicare, nell’offerta o nella domanda di partecipazione, il nome e le qualificazioni professionali
delle persone che effettuano la prestazione del servizio stesso. effettuano la prestazione del servizio stesso.

Art. 13. Capacità economica e finanziaria.

1. L’applicazione delle disposizioni concernenti il possesso della capacità economica e finanziaria, contenute
nell’art. 13 del decreto legislativo 24 luglio 1992, n. 358, è estesa agli appalti di cui all’allegato 1
al presente decreto e tiene conto dei servizi esperiti dalle imprese concorrenti.

Art. 14. Capacità tecnica.

1. La dimostrazione delle capacità tecniche dei concorrenti, negli appalti di cui all’allegato 1, può
essere fornita mediante:

a) l’elenco dei principali servizi prestati negli ultimi tre anni con l’indicazione degli importi, delle date
e dei destinatari, pubblici o privati, dei servizi stessi; se trattasi di servizi prestati a favore di amministrazioni
o enti pubblici, esse sono provate da certificati rilasciati e vistati dalle amministrazioni o dagli enti medesimi;
se trattasi di servizi prestati a privati, l’effettuazione effettiva della prestazione è dichiarata da questi
o, in mancanza, dallo stesso concorrente;

b) l’elenco dei titoli di studio e professionali dei prestatori di servizi e/o dei dirigenti dell’impresa concorrente
e, in particolare, dei soggetti concretamente responsabili della prestazione di servizi;

c) l’indicazione dei tecnici e degli organi tecnici, facenti direttamente capo, o meno, al concorrente e, in
particolare, di quelli incaricati dei controlli di qualità;

d) l’indicazione del numero medio annuo di dipendenti del concorrente e il numero di dirigenti impiegati negli
ultimi tre anni;

e) la descrizione delle attrezzature tecniche, dei materiali, degli strumenti, compresi quelli di studio e di
ricerca, utilizzati per la prestazione del servizio e delle misure adottate per garantire la qualità;

f) il controllo, effettuato dalla amministrazione o, per suo incarico, da un organismo ufficiale competente
del Paese in cui è stabilito il concorrente, allorchè il servizio da prestare sia complesso o debba
rispondere, eccezionalmente, a uno scopo determinato; il controllo verte sulla capacità di produzione e,
se necessario, di studio e di ricerca del concorrente e sulle misure utilizzate da quest’ultimo per il controllo
della qualità;

g) l’indicazione della quota di appalto che il concorrente intenda, eventualmente, subappaltare.

2. L’amministrazione aggiudicatrice precisa, nel bando di gara o nella lettera d’invito, quali dei suindicati
documenti e requisiti devono essere presentati o dimostrati.

3. Le informazioni di cui all’art. 13 e quelle di cui al comma 1 non possono eccedere l’oggetto dell’appalto;
l’amministrazione deve, comunque, tener conto dei legittimi interessi del concorrente relativi alla protezione
dei segreti tecnici e commerciali.

4. Qualora le amministrazioni aggiudicatrici richiedano la presentazione di certificati rilasciati da organismi
indipendenti, attestanti che il concorrente osserva determinate norme in materia di garanzia della qualità,
esse fanno riferimento ai sistemi di garanzia della qualità basati sulla pertinente serie di norme europee
EN 29000, certificati da organismi conformi alla serie di norme europee EN 45000. Le amministrazioni aggiudicatrici
riconoscono i certificati equivalenti rilasciati da organismi stabiliti in altri Stati membri; esse ammettono,
parimenti, altre prove relative all’impiego di misure equivalenti di garanzia della qualità qualora il concorrente
non abbia accesso a tali certificati o non possa ottenerli nei termini richiesti.

Art. 15. Iscrizione nei registri professionali.

1. I concorrenti alle gare, se cittadini italiani o di altro Stato membro residenti in Italia, possono essere invitati
a provare la loro iscrizione nel registro della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura o nel
registro delle commissioni provinciali per l’artigianato o presso i competenti consigli nazionali degli ordini
professionali; per i cittadini di altri Stati membri, non residenti in Italia, può essere richiesta la prova
dell’iscrizione, secondo le modalità vigenti nel paese di stabilimento, in uno dei registri professionali
o commerciali istituiti in tale paese, ovvero la presentazione di una dichiarazione giurata o di idonea certificazione
attestanti detta iscrizione.

2. Se i concorrenti ad un appalto pubblico di servizi debbono, nello Stato membro in cui sono stabiliti, essere
in possesso di una particolare autorizzazione o appartenere a una particolare organizzazione ai fini della prestazione
del servizio in quello Stato, l’amministrazione aggiudicatrice può richiedere loro la prova del possesso
di tale autorizzazione ovvero dell’appartenenza a tale organizzazione.

Art. 16. Completamento e chiarimento dei documenti presentati.

1. Nei limiti previsti dagli articoli 12, comma 1, 13, 14, e 15, le amministrazioni aggiudicatrici invitano, se
necessario, i concorrenti a completare o a fornire chiarimenti in ordine al contenuto dei certificati, documenti
e dichiarazioni presentati.

Art. 17. Elenchi ufficiali di prestatori di servizi.

1. I concorrenti iscritti in elenchi ufficiali di prestatori di servizi possono presentare all’amministrazione
aggiudicatrice, per ogni appalto, un certificato d’iscrizione indicante le referenze che hanno permesso l’iscrizione
stessa e la relativa classificazione.

2. L’iscrizione di un prestatore di servizi in uno degli elenchi di cui al comma 1, certificata dall’autorità
che ha istituito l’elenco, costituisce, per le amministrazioni aggiudicatrici, presunzione d’idoneità alla
prestazione dei servizi, corrispondente alla classificazione del concorrente iscritto, limitatamente a quanto previsto
dagli articoli 14, comma 1, lettera b), e 15 del presente decreto, nonchè dagli articoli 11, comma 1, lettere
a), b) e c), e 13, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 24 luglio 1992, n. 358, estesi agli appalti
di cui all’allegato 1 in virtù degli articoli 12 e 13 che precedono.

3. I dati risultanti dall’iscrizione in uno degli elenchi di cui al comma 1 non possono essere contestati;
tuttavia, per quanto riguarda il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali può essere richiesta
ai concorrenti iscritti negli elenchi un’apposita certificazione aggiuntiva.

4. I cittadini di altri Stati membri debbono potersi iscrivere negli elenchi ufficiali di cui al comma 1 alle
stesse condizioni stabilite per i prestatori di servizi italiani; a tal fine, non possono, comunque, essere richieste
prove o dichiarazioni diverse da quelle previste dagli articoli da 12 a 15; le amministrazioni o gli enti che gestiscono
tali elenchi comunicano agli altri Stati membri nome e indirizzo degli organismi presso i quali possono essere
presentate le domande d’iscrizione.

5. I concorrenti agli appalti pubblici di servizi debbono poter partecipare alle gare indipendentemente dalla
loro iscrizione in elenchi di prestatori di fiducia eventualmente costituiti dalle singole amministrazioni aggiudicatrici.

Art. 18. Subappalto.

1. Nel capitolato d’oneri l’amministrazione aggiudicatrice richiede al concorrente di indicare nell’offerta la
parte dell’appalto che intenda eventualmente subappaltare a terzi.

2. L’indicazione di cui al comma 1 lascia impregiudicata la responsabilità dell’appaltatore aggiudicatario.

3. La disciplina del subappalto nel settore dei lavori pubblici contenuta nell’art. 18 della legge 19 marzo
1990, n. 55 e successive modifiche e integrazioni, si applica anche nelle ipotesi di subappalto nel settore degli
appalti pubblici di servizi.

Art. 19. Disposizioni in materia di protezione dell’impiego e di condizioni di lavoro.

1. L’amministrazione aggiudicatrice è tenuta a indicare, nel capitolato d’oneri, le autorità presso
le quali i concorrenti possono ottenere informazioni circa gli obblighi relativi alle vigenti disposizioni in materia
di protezione dell’impiego e di condizioni di lavoro e applicabili nel corso dell’esecuzione del contratto.

2. L’amministrazione aggiudicatrice, nel fornire le informazioni di cui al comma 1, chiede ai concorrenti di
precisare, senza che ciò osti all’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 25, che nel redigere le
offerte hanno tenuto conto degli obblighi connessi alle disposizioni in materia di sicurezza e protezione dei lavoratori,
nonchè alle condizioni del lavoro.

Art. 20. Prescrizioni tecniche.

1. Le specifiche tecniche di cui all’allegato 3 sono contenute nei capitolati d’oneri o nei documenti contrattuali
relativi a ciascun appalto.

2. Fatte salve le norme tecniche nazionali obbligatorie, in quanto compatibili con il diritto comunitario, le
specifiche tecniche di cui al comma 1 sono definite dalle amministrazioni aggiudicatrici con riferimento a norme
nazionali che recepiscono norme europee o ad omologazioni tecniche europee oppure a specifiche tecniche comuni.

Art. 21. Deroghe in materia di prescrizioni tecniche.

1. L’amministrazione aggiudicatrice può derogare alle disposizioni di cui all’art. 20, comma 2, qualora:
a) le norme, le omologazioni tecniche europee o le specifiche tecniche comuni non includano nessuna disposizione
in materia di accertamento della conformità, ovvero non esistano mezzi tecnici che permettano di stabilire
in modo soddisfacente la conformità di un prodotto a tali norme, omologazioni tecniche europee o specifiche
tecniche comuni; b) l’applicazione delle norme, delle omologazioni tecniche europee o delle specifiche tecniche
comuni comporti l’impiego di prodotti o materiali incompatibili con le apparecchiature già usate dall’amministrazione
aggiudicatrice, ovvero costi sproporzionati o difficoltà tecniche sproporzionate, purchè venga definita
contestualmente e per iscritto una strategia che consenta il passaggio, entro un determinato periodo di tempo,
alle indicate norme, omologazioni e specifiche; c) il progetto costituisca un’effettiva innovazione e risulti per
esso inadeguato il ricorso a norme europee, a omologazioni tecniche europee o a specifiche tecniche comuni già
esistenti; d) l’applicazione dell’art. 20, comma 2, pregiudichi l’attuazione della direttiva 86/361/CEE del Consiglio
del 24 luglio 1986, concernente la prima fase del reciproco riconoscimento della omologazione delle apparecchiature
terminali di telecomunicazioni, o della decisione 87/95/CEE del Consiglio del 22 dicembre 1986, relativa alla normalizzazione
del settore delle tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, ovvero di altri atti comunitari in specifici
settori relativi a servizi o a prodotti.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici che si avvalgono di quanto previsto nel comma 1, ne indicano, ogni qualvolta
ciò sia possibile, i motivi nel bando di gara oppure nei capitolati d’oneri e ne indicano, in ogni caso,
i motivi nella propria documentazione interna e li comunicano, previa loro richiesta, agli Stati membri e alla
Commissione CE.

3. In mancanza di norme europee, di omologazioni tecniche europee o di specifiche tecniche comuni, le specifiche
tecniche:

a) sono definite con riferimento alle specifiche tecniche nazionali, di cui sia riconosciuta la conformità
ai requisiti essenziali fissati dalle direttive comunitarie relative all’armonizzazione tecnica, secondo le procedure
previste nelle medesime e, in particolare, secondo le procedure stabilite nella direttiva 89/106/CEE del Consiglio
del 21 dicembre 1988, concernente i prodotti da costruzione;

b) possono essere definite con riferimento alle specifiche tecniche nazionali in materia di progettazione,
di calcolo e di realizzazione delle opere, nonchè di impiego dei materiali;

c) possono essere definite con riferimento ad altri documenti; in tal caso, deve essere fatto riferimento,
in ordine di preferenza, a:

1)norme nazionali che recepiscono norme internazionali riconosciute dall’Italia;

2)altre norme e omologazioni tecniche nazionali;

3)qualsiasi altra norma.

4. é vietata, salvo che sia giustificata dall’oggetto del contratto, l’introduzione, nelle relative clausole,
di prescrizioni tecniche che menzionino prodotti di una determinata fabbricazione o provenienza, ovvero ottenuti
mediante un particolare procedimento e che abbiano, quindi, l’effetto di favorire o di escludere determinati prestatori
di servizi; è, in particolare, vietata l’indicazione di marchi, brevetti o tipi, nonchè l’indicazione
di una origine o di una produzione determinata; tuttavia, tale indicazione, accompagnata dall’espressione < equivalente>>, è autorizzata quando l’oggetto del contratto non possa essere descritto diversamente
mediante specifiche sufficientemente precise e comprensibili per tutti gli interessati.

Art. 22. Scelta dei soggetti da invitare alle procedure ristrette.

1. Nella licitazione privata, nell’appalto concorso e nella trattativa privata l’amministrazione aggiudicatrice
sceglie, tra i candidati in possesso dei requisiti prescritti dagli articoli da 12 a 17, quelli da invitare per
la presentazione delle offerte ovvero per la trattativa; l’amministrazione si basa sulle informazioni ricevute
in merito alla situazione del prestatore di servizi, nonchè sulle informazioni e sulle formalità
necessarie per valutare le condizioni minime di natura economica e tecnica che devono essere soddisfatte.

2. Nella licitazione privata e nell’appalto concorso l’amministrazione aggiudicatrice può prevedere,
facendone menzione nel bando di gara, i numeri minimo e massimo di prestatori di servizi che intende invitare;
i limiti sono definiti in relazione alla natura del servizio da prestare, fermo restando che il numero minimo non
deve essere inferiore a cinque e quello massimo, almeno di norma, a venti prestatori di servizi; in ogni caso,
il numero di candidati invitati a presentare offerte deve essere sufficiente a garantire una concorrenza effettiva.

3. Nella trattativa privata indetta ai sensi dell’art. 7, comma 1, il numero dei candidati non può essere
inferiore a tre, purchè vi sia un numero sufficiente di candidati idonei.

4. Le amministrazioni aggiudicatrici rivolgono gli inviti, senza discriminazioni, ai cittadini di altri Stati
membri che soddisfano i requisiti necessari, alle stesse condizioni applicate ai cittadini italiani.

Art. 23. Criteri di aggiudicazione.

1. Fatte salve le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative riguardanti la remunerazione di particolari
servizi, gli appalti pubblici di servizi di cui al presente decreto sono aggiudicati in base a uno dei seguenti
criteri:

a) unicamente al prezzo più basso;

b) a favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa, valutabile in base ad elementi diversi, variabili
secondo il contratto in questione, quali, ad esempio, il merito tecnico, la qualità, le caratteristiche
estetiche e funzionali, il servizio successivo alla vendita, l’assistenza tecnica, il termine di consegna o esecuzione,
il prezzo.

2. Nel caso di aggiudicazione ai sensi del comma 1, lettera b), le amministrazioni aggiudicatrici devono menzionare,
nel capitolato d’oneri o nel bando di gara, i criteri di aggiudicazione di cui si prevede l’applicazione, possibilmente
nell’ordine decrescente d’importanza.

3. L’amministrazione aggiudicatrice può richiedere, nel bando di gara, che i concorrenti formulino l’offerta
precisando modalità atte ad assicurare, in caso di aggiudicazione in loro favore, l’efficace e continuativo
collegamento con la stessa amministrazione aggiudicatrice per tutta la durata della prestazione del servizio.

4. L’affidamento della progettazione non è compatibile con l’aggiudicazione, a favore dello stesso affidatario,
degli appalti pubblici relativi ai lavori e ai servizi progettati; della suddetta incompatibilità deve essere
data notizia nel bando di gara.

5. L’amministrazione aggiudicatrice comunica, entro dieci giorni dall’espletamento della gara, l’esito di essa
all’aggiudicatario e al concorrente che segue nella graduatoria.

6. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro competente per il settore
interessato sono stabiliti parametri di valutazione e di ponderazione degli elementi di cui al comma 1, lettera
b), volti a garantire, in relazione alla natura del servizio, un corretto rapporto prezzo-qualità.

Art. 24. Varianti.

1. Quando l’aggiudicazione avviene in base all’art. 23, comma 1, lettera b), l’amministrazione aggiudicatrice può
prendere in considerazione le varianti presentate dagli offerenti qualora esse siano conformi ai requisiti minimi
prescritti dalla stessa amministrazione.

2. L’amministrazione aggiudicatrice indica, nel bando di gara, se le varianti sono ammesse e, in tal caso, precisa,
nel capitolato d’oneri, i requisiti minimi che esse devono rispettare e le modalità per la loro presentazione.

3. L’amministrazione aggiudicatrice non può respingere la presentazione di una variante soltanto perchè
essa sia stata stabilita con specifiche tecniche definite con riferimento a norme nazionali che attuano norme europee
o a omologazioni tecniche europee oppure a specifiche tecniche comuni di cui all’art. 20, comma 2, o con riferimento
a specifiche tecniche nazionali di cui all’art. 21, comma 3, lettere a) e b).

4. Le amministrazioni aggiudicatrici che abbiano ammesso varianti a norma dei commi 1, 2 e 3, non possono respingere
una variante soltanto perchè configurerebbe, se accolta, un contratto di forniture anzichè un appalto
pubblico di servizi.

Art. 25. Offerte anormalmente basse.

1. Qualora talune offerte presentino carattere anormalmente basso rispetto alla prestazione, l’amministrazione
aggiudicatrice, prima di escluderle, chiede per iscritto le precisazioni in merito agli elementi costitutivi dell’offerta
ritenuti pertinenti e li verifica tenendo conto di tutte le spiegazioni ricevute.

2. L’amministrazione aggiudicatrice tiene conto, in particolare, delle giustificazioni riguardanti l’economia
del metodo di prestazione del servizio o le soluzioni tecniche adottate o le condizioni eccezionalmente favorevoli
di cui dispone il concorrente per prestare il servizio, oppure l’originalità del servizio stesso, con l’esclusione,
peraltro, di giustificazioni concernenti elementi i cui valori minimi sono stabiliti da disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative, ovvero i cui valori risultano da atti ufficiali.

3. Sono assoggettate alla verifica di cui ai commi 1 e 2 tutte le offerte che presentano una percentuale di
ribasso che superi di un quinto la media aritmetica dei ribassi delle offerte ammesse, calcolata senza tener conto
delle offerte in aumento.

4. Nella verifica delle offerte l’amministrazione aggiudicatrice tiene conto anche degli oneri eventualmente
connessi, per l’aggiudicatario, all’applicazione dell’art. 23, comma 3.

Art. 26. Concorsi di progettazione.

1. Le disposizioni che seguono disciplinano i concorsi di progettazione, anche se rientranti nei settori di cui
alla direttiva 93/38/CEE e relative norme nazionali di recepimento.

2. I concorsi di progettazione sono procedure intese a fornire all’amministrazione o al soggetto aggiudicatore,
soprattutto nel settore della pianificazione territoriale, dell’urbanistica, dell’architettura e dell’ingegneria
civile, nonchè in quello dell’elaborazione dati, un piano o un progetto, selezionati da una commissione
giudicatrice in base ad una gara, con o senza assegnazione di premi.

3. Le presenti disposizioni si applicano ai concorsi di progettazione organizzati nel contesto di una procedura
di aggiudicazione di appalti di servizi il cui valore stimato al netto dell’IVA sia pari o superiore: a) a 200.000
ECU per gli appalti di servizi di cui all’art. 1 del presente decreto; b) a 400.000 ECU per gli appalti di servizi
di cui all’art. 9, comma 1, lettera a), del decreto legislativo di attuazione della direttiva 93/38/CEE; c) a 600.000
ECU per gli appalti di servizi di cui all’art. 9, comma 1, lettera b), del decreto legislativo di attuazione della
direttiva 93/38/CEE.

4. Le presenti disposizioni di applicano, inoltre, a tutti i concorsi di progettazione nei quali l’importo complessivo
dei premi di partecipazione ai concorsi e dei versamenti a favore dei partecipanti non sia inferiore a 200.000
ECU Nel caso di concorsi indetti dai soggetti aggiudicatori di cui all’art. 9, comma 1, lettera a) o lettera b),
del decreto legislativo di attuazione della direttiva 93/38/CEE, tale valore è portato, rispettivamente,
a 400.000 ECU e a 600.000 ECU.

5. L’amministrazione aggiudicatrice che intende indire un concorso di progettazione pubblica un bando di concorso.

6. Le regole per organizzare i concorsi sono stabilite in conformità del presente decreto e messe a
disposizione degli interessati alla partecipazione.

7. Fermo il disposto di cui all’art. 12, comma 2, l’ammissione dei partecipanti ai concorsi di progettazione
non può essere limitata al territorio nazionale o a parte di esso.

8. Se ai concorsi di progettazione partecipa un numero limitato di candidati, le amministrazioni e soggetti
aggiudicatori stabiliscono criteri selettivi chiari e non discriminatori; in ogni caso il numero dei candidati
da invitare deve garantire un’effettiva concorrenza.

9. La commissione giudicatrice è composta unicamente da persone fisiche indipendenti dai partecipanti
al concorso.

10. Ogni qualvolta ai concorrenti sia richiesta una particolare qualificazione professionale, almeno un terzo
dei membri della commissione giudicatrice deve possedere la stessa qualificazione o una equipollente.

11. La commissione giudicatrice è autonoma nelle sue decisioni e nei suoi pareri, che sono presi in base
a progetti presentati in modo anonimo e solo in base ai criteri specificati nel bando di concorso di cui all’allegato
6A.

12. L’amministrazione che abbia espletato un concorso di progettazione invia all’Ufficio delle pubblicazioni
delle Comunità europee un avviso in merito ai risultati della procedura, conforme all’allegato 6B; per i
concorsi di cui ai commi 3 e 4, primo periodo, l’avviso deve essere inviato entro quarantotto giorni dalla chiusura
del concorso; per i concorsi di cui ai commi 3 e 4, secondo periodo, detto termine è pari a giorni sessanta.

13. Le disposizioni di cui all’art. 8, comma 1, lettera a), del decreto legislativo di attuazione della direttiva
93/38/CEE si applicano anche con riguardo ai concorsi di progettazione.

14. Le amministrazioni e i soggetti aggiudicatori per quanto di rispettiva competenza, nel rispetto delle disposizioni
che precedono, fissano le regole necessarie per l’espletamento dei concorsi di progettazione, tenendo conto, in
relazione ai settori di applicazione e alla specificità della progettazione, del regolamento previsto dall’art.
3 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e successive modifiche ed integrazioni.

Art. 27. Adempimenti procedurali e comunicazioni alla Commissione CE.

1. L’amministrazione aggiudicatrice, nei quindici giorni dal ricevimento della relativa istanza scritta, comunica
ai richiedenti i motivi del rigetto della loro domanda di invito o della loro offerta, nonchè il nome dell’aggiudicatario.

2. L’amministrazione aggiudicatrice comunica, ai concorrenti che lo richiedano per iscritto, i motivi che l’hanno
indotta a rinunciare all’aggiudicazione di un appalto oggetto di una gara ovvero di avviare una nuova procedura;
essa comunica tale decisione anche all’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee.

3. Nel caso di aggiudicazione dell’appalto con le modalità di cui all’art. 23, comma 1, lettera a),
l’amministrazione aggiudicatrice comunica alla Commissione CE il rifiuto delle offerte ritenute troppo basse.

4. Per ogni appalto concluso l’amministrazione aggiudicatrice redige un verbale contenente almeno le seguenti
informazioni: a) il nome e l’indirizzo dell’amministrazione stessa; b) l’oggetto e il valore dell’appalto; c) i
nomi dei concorrenti presi in considerazione e i motivi della loro scelta; d) i nomi dei concorrenti esclusi e
i motivi dell’esclusione; e) il nome dell’aggiudicatario e le motivazioni della scelta della sua offerta e, se
nota, la parte di appalto che il medesimo intende subappaltare a terzi; f) le circostanze che, ai sensi dell’art.
7, giustificano il ricorso alla trattativa privata.

5. Il verbale di cui al comma 4, o un suo estratto, è comunicato, dietro sua richiesta, alla Commissione
CE.

6. Con apposita relazione l’amministrazione aggiudicatrice precisa alla Commissione CE, dietro sua richiesta,
le ragioni che l’hanno indotta ad utilizzare la procedura negoziata ai sensi dell’art. 7, comma 2, lettera a).

7. Ogni accordo internazionale concluso con le modalità di cui all’art. 5, comma 2, lettera m), n. 1),
è comunicato alla Commissione CE.

Art. 28. Prospetti statistici.

1. Le amministrazioni aggiudicatrici redigono e trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per il coordinamento delle politiche comunitarie, entro il 31 luglio di ogni anno, un prospetto statistico recante
il numero ed il valore degli appalti di servizi da esse aggiudicati e disciplinati dal presente decreto, distinguendo,
possibilmente, secondo le procedure, le categorie di servizi e la nazionalità del soggetto aggiudicatario;
nel caso delle procedure negoziate, suddivise secondo l’art. 7, commi 1 e 2, dovrà essere, inoltre, precisato
il numero e il valore degli appalti attribuiti a ciascuno Stato membro o Paese terzo.

2. A partire dal 31 ottobre 1995 e con cadenza biennale il Dipartimento per il coordinamento delle politiche
comunitarie cura la trasmissione alla Commissione CE dei prospetti statistici di cui al comma 1.

Art. 29. Computo dei termini.

1. Il computo dei termini previsti nel presente decreto è effettuato secondo le disposizioni del regolamento
CEE - Euratom n. 1182/71 del Consiglio del 3 giugno 1971.

Art. 30. Procedure di ricorso.

1. Le disposizioni in materia di violazioni del diritto comunitario contenute negli articoli 12 e 13 della legge
19 febbraio 1992, n. 142, sono estese agli appalti disciplinati dal presente decreto.

Art. 31. Adeguamento delle leggi delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano.

1. Le leggi delle regioni, nelle materie di propria competenza, devono rispettare le disposizioni contenute nel
presente decreto per quanto attiene agli ambiti soggettivi e oggettivi di operatività, nonchè in
materia di procedure di aggiudicazione, di forme di pubblicità, di termini procedurali, di riunione di imprese,
di requisiti soggettivi di partecipazione, di iscrizione nei registri professionali e negli elenchi ufficiali di
prestatori di servizi, di subappalto, di prescrizioni tecniche non discriminatorie, di scelta dei soggetti da invitare
alle procedure ristrette, di criteri d’aggiudicazione, di varianti, di verifica delle offerte anomale, di concorso
di progettazione, di adempimenti procedurali e di comunicazione agli organi della CE, di rilevazioni statistiche.

2. Sono fatte salve le competenze esclusive delle regioni a statuto speciale e le competenze delle province
autonome di Trento e di Bolzano.

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