Legge 359/1992

untitled Legge 8 agosto 1992, n. 359 (in Gazz. Uff., 13 agosto, n. 190). Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, recante misure urgenti per il risanamento della[...]

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Legge 8 agosto 1992, n. 359

(in Gazz. Uff., 13 agosto, n. 190).

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, recante misure urgenti per
il risanamento della finanza pubblica.

Art. 1.

1. Il decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333, recante misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica,
è convertito in legge con le modificazioni riportate in allegato alla presente legge.

Allegato

MODIFICAZIONI APPORTATE IN SEDE DI CONVERSIONE AL DECRETO-LEGGE 11 LUGLIO 1992, N. 333

All’art. 1, al comma 1:

le parole: <> sono soppresse; le parole:
< > sono sostituite dalle seguenti: < sportiva di cui all'articolo 1, comma 1, lettere b) e c), del>>; dopo le parole: < n. 65,>> sono inserite le seguenti: <>.

All’art. 3, il comma 2 è soppresso.

Dopo l’art. 5, è inserito il seguente:

<

1. Fino all'emanazione di un'organica disciplina per tutte le espropriazioni preordinate alla realizzazione
di opere o interventi da parte o per conto dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e degli altri
enti pubblici o di diritto pubblico, anche non territoriali, o comunque preordinate alla realizzazione di opere
o interventi dichiarati di pubblica utilità, l'indennità di espropriazione per le aree edificabili
è determinata a norma dell'art. 13, terzo comma, della legge 15 gennaio 1885, n. 2892, sostituendo in ogni
caso ai fitti coacervati dell'ultimo decennio il reddito dominicale rivalutato di cui agli articoli 24 e seguenti
del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,
n. 917. L'importo così determinato è ridotto del 40 per cento.

2. In ogni fase del procedimento espropriativo il soggetto espropriato può convenire la cessione volontaria
del bene. In tal caso non si applica la riduzione di cui al comma 1.

3. Per la valutazione della edificabilità delle aree, si devono considerare le possibilità legali
ed effettive di edificazione esistenti al momento dell'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio.

4. Per le aree agricole e per quelle che, ai sensi del comma 3, non sono classificabili come edificabili, si
applicano le norme di cui al titolo II della legge 22 ottobre 1971, n. 865 e successive modificazioni ed integrazioni.

5. Con regolamento da emanare con decreto del Ministro dei lavori pubblici ai sensi dell'art. 17 della legge
23 agosto 1988, n. 400, sono definiti i criteri e i requisiti per la individuazione della edificabilità
di fatto di cui al comma 3.

6. Le disposizioni di cui al presente articolo in materia di determinazione dell'indennità di espropriazione
non si applicano ai procedimenti per i quali l'indennità predetta sia stata accettata dalle parti o sia
divenuta non impugnabile o sia stata definita con sentenza passata in giudicato alla data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto.

7. Nella determinazione dell'indennità di espropriazione per i procedimenti in corso si applicano le
disposizioni di cui al presente articolo>>.

All’art. 6, al comma 1, le parole da: <> fino a: <<0,8 punti>> sono soppresse;
e sono aggiunte, in fine, le parole: < alla data di entrata in vigore del presente decreto e di ulteriori 0,2 punti a decorrere dal periodo di paga relativo
al mese di gennaio 1993. I versamenti riferiti ai periodi di paga compresi fra la data di entrata in vigore del
presente decreto e quella di entrata in vigore della relativa legge di conversione, eseguiti in misura superiore
a quella prevista dal presente comma, sono computati in diminuzione dei contributi dovuti per i periodi successivi,
fino a compensazione delle somme versate in eccesso>>.

L’art. 7 è sostituito dal seguente:

<

1. Per l'anno 1992 è istituita una imposta straordinaria immobiliare sul valore dei fabbricati e delle
aree fabbricabili individuate negli strumenti urbanistici vigenti, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi
uso destinati, ivi compresi quelli alla cui produzione oscambio è diretta l'attività dell'impresa,
posseduti alla data di entrata in vigore del presente decreto.

2. Soggetto passivo dell'imposta è il proprietario dell'immobile ovvero il titolare del diritto di usufrutto,
uso o abitazione sullo stesso anche se non residente nel territorio dello Stato; l'imposta è dovuta proporzionalmente
alla quota di possesso. Non sono soggetti passivi lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le comunità
montane, i consorzi tra detti enti, le unità sanitarie locali, le istituzioni sanitarie pubbliche autonome
di cui all'art. 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e gli istituti autonomi case popolari.

3. L'imposta è stabilita nella misura del 3 per mille del valore dei fabbricati e delle aree fabbricabili
individuate negli strumenti urbanistici vigenti. Il valore è costituito, per i fabbricati iscritti in catasto,
da quello che risulta applicando all'ammontare delle rendite catastali determinate dall'amministrazione del catasto
e dei servizi tecnici erariali a seguito della revisione generale disposta con il decreto del Ministro delle finanze
20 gennaio 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 31 del 7 febbraio 1990, un moltiplicatore pari a 100 per
le unità immobiliari classificate o classificabili nei gruppi catastali A, B e C, con esclusione delle categorie
A/10 e C/1, pari a 50 per quelle classificate o classificabili nel gruppo D non possedute nell'esercizio d'impresa
e nella categoria A/10, e pari a 34 per quelle classificate o classificabili nella categoria C/1. Per determinare
il valore dei fabbricati non ancora iscritti in catasto si fa riferimento alla rendita delle unità immobiliari
similari. Per le unità immobiliari urbane direttamente adibite ad abitazione principale del possessore e
dei suoi familiari, l'imposta è stabilita nella misura del 2 per mille del valore determinato ai sensi del
presente comma, diminuito di 50 milioni di lire. Per unità immobiliare direttamente adibita ad abitazione
principale deve intendersi quella nella quale il contribuente che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto
o altro diritto reale, e i suoi familiari, dimorano abitualmente. Per le unità immobiliari classificate
o classificabili nel gruppo D possedute nell'esercizio d'impresa, il valore è costituito dall'ammontare,
al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dalle scritture contabili applicando per ciascun anno di formazione
dello stesso i seguenti coefficienti: 1992: 1,02; 1991: 1,03; 1990: 1,05; 1989: 1,10; 1988: 1,15; 1987: 1,20; 1986:
1,30; 1985: 1,40; 1984: 1,50; 1983: 1,60; 1982 e precedenti: 1,70. Per le aree fabbricabili individuate negli strumenti
urbanistici vigenti, il valore è costituito dal valore venale in comune commercio ovvero, per le aree destinate
ad attività di pubblica utilità, dall'ammontare delle indennità che gli enti pubblici competenti
per lo svolgimento delle attività stesse hanno corrisposto o devono corrispondere.

4. Sono esenti dall'imposta:

a) le costruzioni o porzioni di costruzioni rurali di cui all'art. 39 del testo unico delle imposte sui redditi,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

b) i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto, purchè compatibile con le disposizioni
degli articoli 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze;

c) i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense
11 febbraio 1929, reso esecutivo con la legge 27 maggio 1929, n. 810;

d) i fabbricati appartenenti agli Stati esteri per i quali è prevista l'esenzione dall'imposta locale
sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;

e) i fabbricati posseduti dagli enti indicati all'art. 87, comma 1, lettera c), del citato testo unico delle
imposte sui redditi, non aventi finalità di lucro, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività
istituzionali di carattere didattico;

f) i fabbricati recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali di cui alla legge
5 febbraio 1992, n. 104;

g) i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all'art. 5-bis del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 601 e successive modificazioni;

h) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;

i) i fabbricati e le aree fabbricabili, nonchè le quote di essi, appartenenti ai soggetti che alla data
di entrata in vigore del presente decreto risultano sottoposti a fallimento, a liquidazione coatta amministrativa
o a concordato preventivo con cessione di beni.

5. L'imposta è riscossa mediante versamento diretto con le modalità previste ai fini delle imposte
sui redditi. Il versamento deve essere effettuato nel mese di settembre 1992. Tuttavia il versamento può
essere effettuato entro il 15 dicembre 1992; in tal caso le somme versate oltre il 30 settembre 1992 devono essere
maggiorate del 3 per cento a titolo di interessi, senza applicazione di soprattasse.

6. Per l'anno 1992 è istituita una imposta straordinaria sull'ammontare dei depositi bancari, postali
e presso istituti e sezioni per il credito a medio termine, conti correnti, depositi a risparmio e a termine, certificati
di deposito, libretti e buoni fruttiferi, da chiunque detenuti; sono esclusi i buoni postali fruttiferi, i libretti
di risparmio di previdenza indicati all'art. 41, primo comma, della legge 7 agosto 1982, n. 526, la raccolta interbancaria
e intercreditizia, nonchè i depositi e i conti correnti intrattenuti dal Tesoro presso il sistema bancario
e l'amministrazione postale e quelli detenuti da rappresentanze diplomatiche e consolari estere in Italia o da
enti e organismi internazionali che godono della esenzione dalle imposte sui redditi. L'amministrazione postale
e le aziende ed istituti di credito sono tenuti ad operare, con obbligo di rivalsa nei confronti dei correntisti
e depositanti, una ritenuta del 6 per mille commisurata all'ammontare risultante dalle scritture contabili alla
data del 9 luglio 1992. L'imposta è versata entro il 15 settembre 1992 con le modalità previste per
il versamento delle ritenute di cui all'art. 26, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600.

7. Per la liquidazione, l'accertamento, la riscossione, le sanzioni e i rimborsi delle imposte di cui al presente
articolo nonchè per il contenzioso si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi. Le
imposte straordinarie di cui al presente articolo non sono deducibili ai fini delle imposte sui redditi>>.

All’art. 8, al comma 5, sono aggiunte, in fine, le parole: <<; l'ILOR pagata in applicazione delle disposizioni
del presente comma non è deducibile ai fini delle imposte sui redditi>>.

All’art. 10: il comma 5 è sostituito dal seguente: <<5. Il canone di concessione previsto dall'art.
51 della convenzione tra il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni e la SIP-Società italiana per
l'esercizio telefonico p.a. per la concessione dei servizi di telecomunicazioni nazionali ad uso pubblico, approvata
con decreto del Presidente della Repubblica 13 agosto 1984, n. 523, è elevato al 3,5 per cento. La disposizione
si applica a partire dall'esercizio in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Entro il 31 ottobre
di ciascun anno deve essere versata, a titolo di acconto, una somma pari ad un settimo del canone dovuto per l'anno
precedente; per l'anno 1992 la somma da versare a titolo di acconto è pari ad un sesto di quella dovuta
per il 1991>>; è aggiunto, in fine, il seguente comma: <<6-bis. Con decreti del Ministro delle
finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, saranno approvate la nuova tariffa dell'imposta di bollo di cui all'allegato
A al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642 e successive modificazioni, nonchè
la nuova tariffa delle tasse sulle concessioni governative annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 641 e successive modificazioni. A tal fine si dovrà tenere conto delle variazioni di importo
disposte con il presente decreto apportando alle tariffe stesse le modificazioni necessarie per inserirvi le voci
di imposta o di tassa previste in disposizioni diverse dalle predette tariffe, per razionalizzare i singoli articoli
e voci di tariffa e per ridurre il loro numero mediante accorpamenti di quelli compresi nelle singole parti; nell'attuazione
della razionalizzazione e degli accorpamenti potranno essere apportate variazioni ai singoli importi, in misura
non superiore al 20 per cento in aumento, e in misura non superiore al 40 per cento in diminuzione. Sarà
comunque assicurato nel complesso un gettito non inferiore a quello previsto a seguito dell'applicazione delle
disposizioni dell'art. 9 e dei comuni da 1 a 6 del presente articolo>>.

All’art. 11: il comma 2 è sostituito dal seguente: <<2. Nei contratti di locazione relativi ad
immobili non compresi fra quelli di cui al comma 1, stipulati o rinnovati successivamente alla data di entrata
in vigore della legge di conversione del presente decreto, le parti, con l'assistenza delle organizzazioni della
proprietà edilizia e dei conduttori maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro organizzazioni
provinciali, possono stipulare accordi in deroga alle norme della citata legge n. 392 del 1978. La disposizione
si applica per i contratti ad uso abitativo limitatamente ai casi in cui il locatore rinunzi alla facoltà
di disdettare i contratti alla prima scadenza a meno che egli intenda adibire l'immobile agli usi o effettuare
sullo stesso le opere di cui, rispettivamente, agli articoli 29 e 59 della citata legge n. 392 del 1978. Resta
ferma l'applicazione, per i contratti indicati nel presente comma, degli articoli 24 e 30 della citata legge n.
392 del 1978>>; è aggiunto, in fine, il seguente comma: <<2-bis. Nei casi in cui, alla prima
scadenza del contratto successiva alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
le parti non concordino sulla determinazione del canone, il contratto stesso è prorogato di diritto per
due anni>>.

All’art. 14, è aggiunto, in fine, il seguente comma: <<4-bis. Fino alla emanazione di una nuova
disciplina, le società per azioni derivate dalla trasformazione di cui agli articoli 15 e 18 esercitano,
nei medesimi limiti e con i medesimi effetti, le attribuzioni in materia di dichiarazione di pubblica utilità
e di necessità e di urgenza, già spettanti agli enti originari>>.

All’art. 15: al comma 2, le parole: <<è pari al valore che sarà determinato con la procedura
di cui all'articolo 16, comma 2, ed è accertato in via provvisoria>> sono sostituite dalle seguenti:
<<è accertato>>; il comma 3 è sostituito dal seguente: <<3. Le azioni delle società
di cui al comma 1, unitamente a quelle della BNL S.p.a., sono attribuite al Ministero del tesoro. Il Ministro del
tesoro eserciterà i diritti dell'azionista d'intesa con i Ministri del bilancio e della programmazione economica,
dell'industria, del commercio e dell'artigianato e delle partecipazioni statali. Sono parimenti attribuite al Ministero
del tesoro le partecipazioni della Cassa depositi e prestiti nell'IMI S.p.a. e negli altri istituti di intermediazione
creditizia e finanziaria. Le minusvalenze derivanti nel bilancio della Cassa depositi e prestiti dal trasferimento
al Ministero del tesoro delle partecipazioni di cui al presente comma sono poste a carico del fondo di riserva
della Cassa stessa>>.

L’art. 16 è sostituito dal seguente:

<

1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro
del tesoro predispone un programma di riordino delle partecipazioni di cui all'art. 15 e lo trasmette, d'intesa
con i Ministri del bilancio e della programmazione economica, dell'industria, del commercio e dell'artigianato
e delle partecipazioni statali, al Presidente del Consiglio dei Ministri. Il programma di riordino delle partecipazioni
di cui all'art. 15 è finalizzato alla valorizzazione delle partecipazioni stesse, anche attraverso la previsione
di cessioni di attività e di rami di aziende, scambi di partecipazioni, fusioni, incorporazioni ed ogni
altro atto necessario per il riordino.

2. Il programma deve prevedere la quotazione delle società partecipate derivanti dal riordino delle attuali
partecipazioni e l'ammontare dei ricavi da destinare alla riduzione del debito pubblico.

3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri invia il programma di riordino alle competenti Commissioni parlamentari
che esprimono il proprio parere entro il termine previsto dai regolamenti di ciascuna Camera. Decorso tale termine,
il programma è approvato dal Consiglio dei Ministri e diviene esecutivo>>.

L’art. 17 è soppresso.

All’art. 19, al comma 1, le parole: <> sono soppresse.

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