D. Lgs. 151/2001

untitled DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2001, n.151 Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26-04-2001 Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della[...]

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DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2001, n.151

Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26-04-2001

Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e
della paternita’, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53.

Capo I

disposizioni generali

Art. 1.

Oggetto;

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 1, comma 5;

legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 17, comma 3)

1. Il presente testo unico disciplina i congedi, i riposi, i

permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla

maternita’ e paternita’ di figli naturali, adottivi e in affidamento,

nonche’ il sostegno economico alla maternita’ e alla paternita’.

2. Sono fatte salve le condizioni di maggior favore stabilite da

leggi, regolamenti, contratti collettivi, e da ogni altra

disposizione.

Art. 2.

Definizioni

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 1, comma 1, e 13)

1. Ai fini del presente testo unico:

a) per “congedo di maternita’” si intende l’astensione

obbligatoria dal lavoro della lavoratrice;

b) per “congedo di paternita’” si intende l’astensione dal lavoro

del lavoratore, fruito in alternativa al congedo di maternita’;

c) per “congedo parentale”, si intende l’astensione facoltativa

della lavoratrice o del lavoratore;

d) per “congedo per la malattia del figlio” si intende

l’astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del

lavoratore in dipendenza della malattia stessa;

e) per “lavoratrice” o “lavoratore”, salvo che non sia altrimenti

specificato, si intendono i dipendenti, compresi quelli con contratto

di apprendistato, di amministrazioni pubbliche, di privati datori di

lavoro nonche’ i soci lavoratori di cooperative.

2. Le indennita’ di cui al presente testo unico corrispondono, per

le pubbliche amministrazioni, ai trattamenti economici previsti, ai

sensi della legislazione vigente, da disposizioni normative e

contrattuali. I trattamenti economici non possono essere inferiori

alle predette indennita’.

Art. 3.

Divieto di discriminazione

1. E’ vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per

quanto riguarda l’accesso al lavoro indipendentemente dalle modalita’

di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attivita’, a

tutti i livelli della gerarchia professionale, attuata attraverso il

riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza,

secondo quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 1 della legge

9 dicembre 1977, n. 903.

2. E’ vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per

quanto riguarda le iniziative in materia di orientamento, formazione,

perfezionamento e aggiornamento professionale, per quanto concerne

sia l’accesso sia i contenuti, secondo quanto previsto dal comma 3

dell’articolo 1 della legge 9 dicembre 1977, n. 903.

3. E’ vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per

quanto riguarda la retribuzione, la classificazione professionale,

l’attribuzione di qualifiche e mansioni e la progressione nella

carriera, secondo quanto previsto dagli articoli 2 e 3 della legge

9 dicembre 1977, n. 903.

Art. 4.

Sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 11;

legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 10)

1. In sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti dal

lavoro, in virtu’ delle disposizioni del presente testo unico, il

datore di lavoro puo’ assumere personale con contratto a tempo

determinato o temporaneo, ai sensi, rispettivamente, dell’articolo 1,

secondo comma, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230, e

dell’articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 24 giugno 1997, n.

196, e con l’osservanza delle disposizioni delle leggi medesime.

2. L’assunzione di personale a tempo determinato e di personale

temporaneo, in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo ai

sensi del presente testo unico puo’ avvenire anche con anticipo fino

ad un mese rispetto al periodo di inizio del congedo, salvo periodi

superiori previsti dalla contrattazione collettiva.

3. Nelle aziende con meno di venti dipendenti, per i contributi a

carico del datore di lavoro che assume personale con contratto a

tempo determinato in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in

congedo, e’ concesso uno sgravio contributivo del 50 per cento.

Quando la sostituzione avviene con contratto di lavoro temporaneo,

l’impresa utilizzatrice recupera dalla societa’ di fornitura le somme

corrispondenti allo sgravio da questa ottenuto.

4. Le disposizioni del comma 3 trovano applicazione fino al

compimento di un anno di eta’ del figlio della lavoratrice o del

lavoratore in congedo o per un anno dall’accoglienza del minore

adottato o in affidamento.

5. Nelle aziende in cui operano lavoratrici autonome di cui al Capo

XI, e’ possibile procedere, in caso di maternita’ delle suddette

lavoratrici, e comunque entro il primo anno di eta’ del bambino o nel

primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento,

all’assunzione di personale a tempo determinato e di personale

temporaneo, per un periodo massimo di dodici mesi, con le medesime

agevolazioni di cui al comma 3.

Art. 5.

Anticipazione del trattamento di fine rapporto

(legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 7)

1. Durante i periodi di fruizione dei congedi di cui all’articolo

32, il trattamento di fine rapporto puo’ essere anticipato ai fini

del sostegno economico, ai sensi dell’articolo 7 della legge 8 marzo

2000, n. 53. Gli statuti delle forme pensionistiche complementari di

cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive

modificazioni, possono prevedere la possibilita’ di conseguire tale

anticipazione.

Capo II

tutela della salute della lavoratrice

Art. 6.

Tutela della sicurezza e della salute

(decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 1;

legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 9)

1. Il presente Capo prescrive misure per la tutela della sicurezza

e della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e

fino a sette mesi di eta’ del figlio, che hanno informato il datore

di lavoro del proprio stato, conformemente alle disposizioni vigenti,

fatto salvo quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 8.

2. La tutela si applica, altresi’, alle lavoratrici che hanno

ricevuto bambini in adozione o in affidamento, fino al compimento dei

sette mesi di eta’.

3. Salva l’ordinaria assistenza sanitaria e ospedaliera a carico

del Servizio sanitario nazionale, le lavoratrici, durante la

gravidanza, possono fruire presso le strutture sanitarie pubbliche o

private accreditate, con esclusione dal costo delle prestazioni

erogate, oltre che delle periodiche visite ostetrico-ginecologiche,

delle prestazioni specialistiche per la tutela della maternita’, in

funzione preconcezionale e di prevenzione del rischio fetale,

previste dal decreto del Ministro della sanita’ di cui all’articolo

1, comma 5, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n.

124, purche’ prescritte secondo le modalita’ ivi indicate.

Art. 7.

Lavori vietati

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 3, 30, comma 8, e 31,

comma 1; decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 3;

legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 12, comma 3)

1. E’ vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento

di pesi, nonche’ ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. I

lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono indicati dall’articolo

5 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n.

1026, riportato nell’allegato A del presente testo unico. Il Ministro

del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri

della sanita’ e per la solidarieta’ sociale, sentite le parti

sociali, provvede ad aggiornare l’elenco di cui all’allegato A.

2. Tra i lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono inclusi

quelli che comportano il rischio di esposizione agli agenti ed alle

condizioni di lavoro, indicati nell’elenco di cui all’allegato B.

3. La lavoratrice e’ addetta ad altre mansioni per il periodo per

il quale e’ previsto il divieto.

4. La lavoratrice e’, altresi’, spostata ad altre mansioni nei casi

in cui i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, d’ufficio o su

istanza della lavoratrice, accertino che le condizioni di lavoro o

ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna.

5. La lavoratrice adibita a mansioni inferiori a quelle abituali

conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente

svolte, nonche’ la qualifica originale. Si applicano le disposizioni

di cui all’articolo 13 della legge 20 maggio 1970, n. 300, qualora la

lavoratrice sia adibita a mansioni equivalenti o superiori.

6. Quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre

mansioni, il servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente

per territorio, puo’ disporre l’interdizione dal lavoro per tutto il

periodo di cui al presente Capo, in attuazione di quanto previsto

all’articolo 17.

7. L’inosservanza delle disposizioni contenute nei commi 1, 2, 3 e

4 e’ punita con l’arresto fino a sei mesi.

Art. 8.

Esposizione a radiazioni ionizzanti

(decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, art. 69)

1. Le donne, durante la gravidanza, non possono svolgere attivita’

in zone classificate o, comunque, essere adibite ad attivita’ che

potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un

millisievert durante il periodo della gravidanza.

2. E’ fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di

lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato.

3. E’ altresi’ vietato adibire le donne che allattano ad attivita’

comportanti un rischio di contaminazione.

Art. 9.

Polizia di Stato, penitenziaria e municipale

(legge 7 agosto 1990, n. 232, art. 13;

legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 14)

1. Fermo restando quanto previsto dal presente Capo, durante la

gravidanza e’ vietato adibire al lavoro operativo le appartenenti

alla Polizia di Stato.

2. Per le appartenenti alla Polizia di Stato, gli accertamenti

tecnico-sanitari previsti dal presente testo unico sono devoluti al

servizio sanitario dell’amministrazione della pubblica sicurezza, in

conformita’ all’articolo 6, lettera z), della legge 23 dicembre 1978,

n. 833, e successive modificazioni.

3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano al personale

femminile del corpo di polizia penitenziaria e ai corpi di polizia

municipale.

Art. 10.

Personale militare femminile

(decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24, art. 4, comma 3)

1. Fatti salvi i periodi di divieto di adibire al lavoro le donne

previsti agli articoli 16 e 17, comma 1, durante il periodo di

gravidanza e fino a sette mesi successivi al parto il personale

militare femminile non puo’ svolgere incarichi pericolosi, faticosi

ed insalubri, da determinarsi con decreti adottati, sentito il

comitato consultivo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge

20 ottobre 1999, n. 380, dal Ministro della difesa, di concerto con i

Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle pari

opportunita’ per il personale delle Forze armate, nonche’ con il

Ministro dei trasporti e della navigazione per il personale delle

capitanerie di porto, e dal Ministro delle finanze, di concerto con i

Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle pari

opportunita’ per il personale del Corpo della guardia di finanza.

Art. 11.

Valutazione dei rischi

(decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 4)

1. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 7, commi 1 e 2, il

datore di lavoro, nell’ambito ed agli effetti della valutazione di

cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 19 settembre

1994, n. 626, e successive modificazioni, valuta i rischi per la

sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare i rischi di

esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o

condizioni di lavoro di cui all’allegato C, nel rispetto delle linee

direttrici elaborate dalla Commissione dell’Unione europea,

individuando le misure di prevenzione e protezione da adottare.

2. L’obbligo di informazione stabilito dall’articolo 21 del decreto

legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni,

comprende quello di informare le lavoratrici ed i loro rappresentati

per la sicurezza sui risultati della valutazione e sulle conseguenti

misure di protezione e di prevenzione adottate.

Art. 12.

Conseguenze della valutazione

(decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 5)

1. Qualora i risultati della valutazione di cui all’articolo 11,

comma 1, rivelino un rischio per la sicurezza e la salute delle

lavoratrici, il datore di lavoro adotta le misure necessarie

affinche’ l’esposizione al rischio delle lavoratrici sia evitata,

modificandone temporaneamente le condizioni o l’orario di lavoro.

2. Ove la modifica delle condizioni o dell’orario di lavoro non sia

possibile per motivi organizzativi o produttivi, il datore di lavoro

applica quanto stabilito dall’articolo 7, commi 3, 4 e 5, dandone

contestuale informazione scritta al servizio ispettivo del Ministero

del lavoro competente per territorio, che puo’ disporre

l’interdizione dal lavoro per tutto il periodo di cui all’articolo 6,

comma 1, in attuazione di quanto previsto all’articolo 17.

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 trovano applicazione al di

fuori dei casi di divieto sanciti dall’articolo 7, commi 1 e 2.

4. L’inosservanza della disposizione di cui al comma 1 e’ punita

con la sanzione di cui all’articolo 7, comma 7.

Art. 13.

Adeguamento alla disciplina comunitaria

(decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, articoli 2 e 8)

1. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale,

di concerto con il Ministro della sanita’, sentita la Commissione

consultiva permanente di cui all’articolo 26 del decreto legislativo

19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, sono recepite

le linee direttrici elaborate dalla Commissione dell’Unione europea,

concernenti la valutazione degli agenti chimici, fisici e biologici,

nonche’ dei processi industriali ritenuti pericolosi per la sicurezza

o la salute delle lavoratrici e riguardanti anche i movimenti, le

posizioni di lavoro, la fatica mentale e fisica e gli altri disagi

fisici e mentali connessi con l’attivita’ svolta dalle predette

lavoratrici.

2. Con la stessa procedura di cui al comma 1, si provvede ad

adeguare ed integrare la disciplina contenuta nel decreto di cui al

comma 1, nonche’ a modificare ed integrare gli elenchi di cui agli

allegati B e C, in conformita’ alle modifiche alle linee direttrici e

alle altre modifiche adottate in sede comunitaria.

Art. 14.

Controlli prenatali

(decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 7)

1. Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per

l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero

visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbono essere

eseguiti durante l’orario di lavoro.

2. Per la fruizione dei permessi di cui al comma 1 le lavoratrici

presentano al datore di lavoro apposita istanza e successivamente

presentano la relativa documentazione giustificativa attestante la

data e l’orario di effettuazione degli esami.

Art. 15.

Disposizioni applicabili

(decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 9)

1. Per quanto non diversamente previsto dal presente Capo, restano

ferme le disposizioni recate dal decreto legislativo 19 settembre

1994, n. 626, e successive modificazioni, nonche’ da ogni altra

disposizione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Capo III

congedo di maternita’

Art. 16.

Divieto di adibire al lavoro le donne

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 4, comma 1 e 4)

1. E’ vietato adibire al lavoro le donne:

a) durante i due mesi precedenti la data presunta del parto,

salvo quanto previsto all’articolo 20;

b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo

intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto;

c) durante i tre mesi dopo il parto;

d) durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto,

qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella

presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di

maternita’ dopo il parto.

Art. 17.

Estensione del divieto

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 4,

commi 2 e 3, 5, e 30, commi 6, 7, 9 e 10)

1. Il divieto e’ anticipato a tre mesi dalla data presunta del

parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione

all’avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o

pregiudizievoli. Tali lavori sono determinati con propri decreti dal

Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentite le

organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative. Fino

all’emanazione del primo decreto ministeriale, l’anticipazione del

divieto di lavoro e’ disposta dal servizio ispettivo del Ministero

del lavoro, competente per territorio.

2. Il servizio ispettivo del Ministero del lavoro puo’ disporre,

sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi

del Servizio sanitario nazionale, ai sensi degli articoli 2 e 7 del

decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, l’interdizione dal

lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, fino al periodo di

astensione di cui alla lettera a), comma 1, dell’articolo 16, per uno

o piu’ periodi, la cui durata sara’ determinata dal servizio stesso,

per i seguenti motivi:

a) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di

preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate

dallo stato di gravidanza;

b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute

pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;

c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre

mansioni, secondo quanto previsto dagli articoli 7 e 12.

3. L’astensione dal lavoro di cui alla lettera a) del comma 2 e’

disposta dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, secondo le

risultanze dell’accertamento medico ivi previsto. In ogni caso il

provvedimento dovra’ essere emanato entro sette giorni dalla

ricezione dell’istanza della lavoratrice.

4. L’astensione dal lavoro di cui alle lettere b) e c) del comma 2

puo’ essere disposta dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro,

d’ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della

propria attivita’ di vigilanza constati l’esistenza delle condizioni

che danno luogo all’astensione medesima.

5. I provvedimenti dei servizi ispettivi previsti dai presente

articolo sono definitivi.

Art. 18.

Sanzioni

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 31, comma 1)

1. L’inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 16 e

17 e’ punita con l’arresto fino a sei mesi.

Art. 19.

Interruzione della gravidanza

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 20)

1. L’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei

casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n.

194, e’ considerata a tutti gli effetti come malattia.

2. Ai sensi dell’articolo 17 della legge 22 maggio 1978, n. 194, la

pena prevista per chiunque cagioni ad una donna, per colpa,

l’interruzione della gravidanza o un parto prematuro e’ aumentata se

il fatto e’ commesso con la violazione delle norme poste a tutela del

lavoro.

Art. 20.

Flessibilita’ del congedo di maternita’

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 4-bis;

legge 8 marzo 2000,n. 53, art. 12, comma 2)

1. Ferma restando la durata complessiva del congedo di maternita’,

le lavoratrici hanno la facolta’ di astenersi dal lavoro a partire

dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi

successivi al parto, a condizione che il medico specialista del

Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico

competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi

di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla

salute della gestante e del nascituro.

2. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto

con i Ministri della sanita’ e per la solidarieta’ sociale, sentite

le parti sociali, definisce con proprio decreto l’elenco dei lavori

ai quali non si applicano le disposizioni del comma 1.

Art. 21.

Documentazione

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 4, comma 5, e 28)

1. Prima dell’inizio del periodo di divieto di lavoro di cui

all’articolo 16, lettera a), le lavoratrici devono consegnare al

datore di lavoro e all’istituto erogatore dell’indennita’ di

maternita’ il certificato medico indicante la data presunta del

parto. La data indicata nel certificato fa stato, nonostante

qualsiasi errore di previsione.

2. La lavoratrice e’ tenuta a presentare, entro trenta giorni, il

certificato di nascita del figlio, ovvero la dichiarazione

sostitutiva, ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente

della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

Art. 22.

Trattamento economico e normativo

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 6, 8 e 15, commi 1 e 5;

legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 3, comma 2;

decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito

dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, art. 6, commi 4 e 5)

1. Le lavoratrici hanno diritto ad un’indennita’ giornaliera pari

all’80 per cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo

di maternita’, anche in attuazione degli articoli 7, comma 6, e 12,

comma 2.

2. L’indennita’ e’ corrisposta con le modalita’ di cui all’articolo

1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito dalla legge

29 febbraio 1980, n. 33, ed e’ comprensiva di ogni altra indennita’

spettante per malattia.

3. I periodi di congedo di maternita’ devono essere computati

nell’anzianita’ di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli

relativi alla tredicesima mensilita’ o alla gratifica natalizia e

alle ferie.

4. I medesimi periodi non si computano ai fini del raggiungimento

dei limiti di permanenza nelle liste di mobilita’ di cui all’articolo

7 della legge 23 luglio 1991, n. 223, fermi restando i limiti

temporali di fruizione dell’indennita’ di mobilita’. I medesimi

periodi si computano ai fini del raggiungimento del limite minimo di

sei mesi di lavoro effettivamente prestato per poter beneficiare

dell’indennita’ di mobilita’.

5. Gli stessi periodi sono considerati, ai fini della progressione

nella carriera, come attivita’ lavorativa, quando i contratti

collettivi non richiedano a tale scopo particolari requisiti.

6. Le ferie e le assenze eventualmente spettanti alla lavoratrice

ad altro titolo non vanno godute contemporaneamente ai periodi di

congedo di maternita’.

7. Non viene cancellata dalla lista di mobilita’ ai sensi

dell’articolo 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223, la lavoratrice

che, in periodo di congedo di maternita’, rifiuta l’offerta di

lavoro, di impiego in opere o servizi di pubblica utilita’, ovvero

l’avviamento a corsi di formazione professionale.

Art. 23.

Calcolo dell’indennita’

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 16)

1. Agli effetti della determinazione della misura dell’indennita’,

per retribuzione s’intende la retribuzione media globale giornaliera

del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed

immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto

inizio il congedo di maternita’.

2. Al suddetto importo va aggiunto il rateo giornaliero relativo

alla gratifica natalizia o alla tredicesima mensilita’ e agli altri

premi o mensilita’ o trattamenti accessori eventualmente erogati alla

lavoratrice.

3. Concorrono a formare la retribuzione gli stessi elementi che

vengono considerati agli effetti della determinazione delle

prestazioni dell’assicurazione obbligatoria per le indennita’

economiche di malattia.

4. Per retribuzione media globale giornaliera si intende l’importo

che si ottiene dividendo per trenta l’importo totale della

retribuzione del mese precedente a quello nel corso del quale ha

avuto inizio il congedo. Qualora le lavoratrici non abbiano svolto

l’intero periodo lavorativo mensile per sospensione del rapporto di

lavoro con diritto alla conservazione del posto per interruzione del

rapporto stesso o per recente assunzione si applica quanto previsto

al comma 5, lettera c).

5. Nei confronti delle operaie dei settori non agricoli, per

retribuzione media globale giornaliera s’intende:

a) nei casi in cui, o per contratto di lavoro o per la

effettuazione di ore di lavoro straordinario, l’orario medio

effettivamente praticato superi le otto ore giornaliere, l’importo

che si ottiene dividendo l’ammontare complessivo degli emolumenti

percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero

dei giorni lavorati o comunque retribuiti;

b) nei casi in cui, o per esigenze organizzative contingenti

dell’azienda o per particolari ragioni di carattere personale della

lavoratrice, l’orario medio effettivamente praticato risulti

inferiore a quello previsto dal contratto di lavoro della categoria,

l’importo che si ottiene dividendo l’ammontare complessivo degli

emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per

il numero delle ore di lavoro effettuato e moltiplicando il quoziente

ottenuto per il numero delle ore giornaliere di lavoro previste dal

contratto stesso. Nei casi in cui i contratti di lavoro prevedano,

nell’ambito di una settimana, un orario di lavoro identico per i

primi cinque giorni della settimana e un orario ridotto per il sesto

giorno, l’orario giornaliero e’ quello che si ottiene dividendo per

sei il numero complessivo delle ore settimanali contrattualmente

stabilite;

c) in tutti gli altri casi, l’importo che si ottiene dividendo

l’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di

paga preso in considerazione per il numero di giorni lavorati, o

comunque retribuiti, risultanti dal periodo stesso.

Art. 24.

Prolungamento del diritto alla corresponsione

del trattamento economico

(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 17;

decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito

dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, art. 6, comma 3)

1. L’indennita’ di maternita’ e’ corrisposta anche nei casi di

risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall’articolo 54, comma

3, lettere b) e c), che si verifichino durante i periodi di congedo

di maternita’ previsti dagli articoli 16 e 17.

2. Le lavoratrici gestanti che si trovino, all’inizio del periodo

di congedo di maternita’, sospese, assenti dal lavoro senza

retribuzione, ovvero, disoccupate, sono ammesse al godimento

dell’indennita’ giornaliera di maternita’ purche’ tra l’inizio della

sospensione, dell’assenza o della disoccupazione e quello di detto

periodo non siano decorsi piu’ di sessanta giorni.

3. Ai fini del computo dei predetti sessanta giorni, non si tiene

conto delle assenze dovute a malattia o ad infortunio sul lavoro,

accertate e riconosciute dagli enti gestori delle relative

assicurazioni sociali, ne’ del periodo di congedo parentale o di

congedo per la malattia del figlio fruito per una precedente

maternita’, ne’ del periodo di assenza fruito per accudire minori in

affidamento, ne’ del periodo di mancata prestazione lavorativa

prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale.

4. Qualora il congedo di maternita’ abbia inizio trascorsi sessanta

giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e la lavoratrice si

trovi, all’inizio del periodo di congedo stesso, disoccupata e in

godimento dell’indennita’ di disoccupazione, ha diritto

all’indennita’ giornaliera di maternita’ anziche’ all’indennita’

ordinaria di disoccupazione.

5. La lavoratrice, che si trova nelle condizioni indicate nel comma

4, ma che non e’ in godimento della indennita’ di disoccupazione

perche’ nell’ultimo biennio ha effettuato lavorazioni alle dipendenze

di terzi non soggette all’obbligo dell’assicurazione contro la

disoccupazione, ha diritto all’indennita’ giornaliera di maternita’,

purche’ al momento dell’inizio del congedo di maternita’ non siano

trascorsi piu’ di centottanta giorni dalla data di risoluzione del

rapporto e, nell’ultimo biennio che precede il suddetto periodo,

risultino a suo favore, nell’assicurazione obbligatoria per le

indennita’ di maternita’, ventisei contributi settimanali.

6. La lavoratrice che, nel caso di congedo di maternita’ iniziato

dopo sessanta giorni dalla data di sospensione dal lavoro, si trovi,

all’inizio del congedo stesso, sospesa e in godimento del trattamento

di integrazione salariale a carico della Cassa integrazione guadagni,

ha diritto, in luogo di tale trattamento, all’indennita’ giornaliera

di maternita’.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche

ai casi di fruizione dell’indennita’ di mobilita’ di cui all’articolo

7 della legge 23 luglio 1991, n. 223.

Art. 25.

Trattamento previdenziale

(decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564,

art. 2, commi 1, 4, 6)

1. Per i periodi di congedo di maternita’, non e’ richiesta, in

costanza di rapporto di lavoro, alcuna anzianita’ contributiva

pregressa ai fini dell’accreditamento dei contributi figurativi per

il diritto alla pensione e per la determinazione della misura stessa.

2. In favore dei soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori

dipendenti e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive

dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’, la

vecchiaia e i superstiti, i periodi corrispondenti al congedo di

maternita’ di cui agli articoli 16 e 17, verificatisi al di fuori del

rapporto di lavoro, sono considerati utili ai fini pensionistici, a

condizione che il soggetto possa far valere, all’atto della domanda,

almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto

di lavoro. La contribuzione figurativa viene accreditata secondo le

disposizioni di cui all’articolo 8 della legge 23 aprile 1981, n.

155, con effetto dal periodo in cui si colloca l’evento.

3. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti

ed ai fondi sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria per

l’invalidita’, la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti

dalle disposizioni di cui al comma 2 sono addebitati alla relativa

gestione pensionistica. Per i soggetti iscritti ai fondi esclusivi

dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidita’ e la

vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle disposizioni di

cui al comma 2 sono posti a carico dell’ultima gestione pensionistica

del quinquennio lavorativo richiesto nel medesimo comma.

Art. 26.

Adozioni e affidamenti

(legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 1)

1. Il congedo di maternita’ di cui alla lettera c), comma 1,

dell’articolo 16 puo’ essere richiesto dalla lavoratrice che abbia

adottato, o che abbia ottenuto in affidamento un bambino di eta’ non

superiore a sei anni all’atto dell’adozione o dell’affidamento.

2. Il congedo deve essere fruito durante i primi tre mesi

successivi all’effettivo ingresso del bambino nella famiglia della

lavoratrice.

Art. 27.

Adozioni e affidamenti preadottivi internazionali

(legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 1;

legge 4 maggio 1983, n. 184, art. 31, comma 3, lettera n),

e 39-quater, lettere a) e c)

1. Nel caso di adozione e di affidamento preadottivo

internazionali, disciplinati dal Titolo III della legge 4 maggio

1983, n. 184, e successive modificazioni, il congedo di maternita’ di

cui al comma 1 dell’articolo 26 spetta anche se il minore adottato o

affidato abbia superato i sei anni e sino al compimento

della maggiore eta’.

2. Per l’adozione e l’affidamento preadottivo internazionali, la

lavoratrice ha, altresi’, diritto a fruire di un congedo di durata

corrispondente al periodo di permanenza nello Stato straniero

richiesto per l’adozione e l’affidamento. Il congedo non comporta

indennita’ ne’ retribuzione.

3. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la

procedura di adozione certifica la durata del congedo di cui al comma

1 dell’articolo 26, nonche’ la durata del periodo di permanenza

all’estero nel caso del congedo previsto al comma 2 del presente

articolo.

Capo IV

Congedo di paternita’

Art. 28.

Congedo di paternita’

(legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-bis, commi 1 e 2)

1. Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta

la durata del congedo di maternita’ o per la parte residua che

sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave

infermita’ della madre ovvero di abbandono, nonche’ in caso di

affidamento esclusivo del bambino al padre.

2. Il padre lavoratore che intenda avvalersi del diritto di cui al

comma 1 presenta al datore di lavoro la certificazione relativa alle

condizioni ivi previste. In caso di abbandono, il padre lavoratore ne

rende dichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del decreto del

Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

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